Diritto e Fisco | Editoriale

Infortunio sul lavoro

8 maggio 2018


Infortunio sul lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2018



Infortuni e malattie professionali: denuncia all’Inail e pagamento dell’indennità a seguito del danno. La misura del risarcimento in base al tipo di inabilità sul lavoro.

Nonostante ogni anno si celebri la giornata dei lavoratori e quella delle vittime del lavoro, gli infortuni che avvengono annualmente nelle aziende italiane sono ancora troppo elevati rispetto alla media degli altri Paesi europei. In parte sono dovuti all’assenza di sistemi di sicurezza e di prevenzione da parte del datore; in parte sono  la conseguenza della quotidiana esposizione a determinati ambienti o a fattori di rischio, a volte stressanti, a volte nocivi, a volte semplicemente ripetitivi (ad esempio, il semplice fatto di restare una giornata davanti a un terminale può comportare dei problemi alla vista o al tunnel carpale per l’uso del mouse; l’utilizzo continuo di un’auto per spostamenti può portare a problemi di schiena, ecc.). L’infortunio sul lavoro viene comunque coperto dall’INAIL attraverso una particolare procedura di denuncia da parte del datore di lavoro. Lo scopo è quello di garantire al lavoratore un indennizzo per il danno subìto che possa compensarlo, oltre che per la patologia in sé, anche per la perdita di reddito che di lì fino alla guarigione (o, nei casi più gravi, fino alla pensione) possa conseguire. In questa guida cercheremo di capire, quindi, come funziona l’infortunio sul lavoro, quando va fatta la denuncia e chi vi deve provvedere, quali sono i risarcimenti riconosciuti al danneggiato.

Differenza tra infortunio e malattia professionale

Quando si parla di infortunio sul lavoro si fa, di solito, riferimento a due diverse categorie di rischio:

  • l’infortunio vero e proprio: si tratta di una lesione derivata, durante il lavoro, da una causa violenta; è ad esempio la caduta dalle scale, l’esplosione di una macchina, la scossa elettrica, ecc.;
  • la malattia professionale: è invece il caso di una patologia scaturita non a seguito di un evento improvviso, ma dalla ripetizione quotidiana e continuativa delle proprie mansioni (l’esalazione di polveri nocive, rumori oltre le soglie di tollerabilità, l’esposizione a raggi, ecc.). Dunque, la malattia, a differenza dell’infortunio, si crea nel tempo e non in un solo momento.

La rapidità dell’evento costituisce il criterio distintivo dell’infortunio sul lavoro rispetto alla malattia professionale.

Quali sono le conseguenze dell’infortunio o della malattia professionale?

Dall’infortunio sul lavoro o dalla malattia professionale scaturiscono di solito due conseguenze:

  1. l’inabilità al lavoro
  2. la morte.

L’inabilità sul lavoro

L’inabilità che può derivare da infortunio o malattia professionale può essere di tre tipi:

  1. permanente assoluta, quando, in seguito ad un infortunio, il lavoratore perde completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;
  2. permanente parziale, quando l’infortunio diminuisce in modo permanente l’attitudine al lavoro, in misura superiore al 10%;
  3. temporanea assoluta, quando il lavoratore, in seguito all’infortunio, è impedito totalmente al lavoro per più di 3 giorni.

L’obbligo di assicurare i lavoratori all’INAIL

La legge impone al datore di lavoro di assicurare tutti i propri dipendenti presso l’INAIL onde tutelarli da tutti i rischi che possono derivare dall’ambiente lavorativo e che possono determinare un infortunio sul lavoro o una malattia professionale. Quest’obbligo scaturisce tanto dalla costituzione quanto dal codice civile.

L’assicurazione INAIL tutela i lavoratori dal rischio di infortunio sul lavoro e malattia professionale.

Quando l’INAIL risarcisce l’infortunio sul lavoro

L’assicurazione dell’INAIL scaturisce tutte le volte in cui l’infortunio o la malattia siano stati determinati in occasione del lavoro. In pratica il lavoro deve aver determinato il rischio, anche se poi questo è avvenuto al di fuori dell’orario di lavoro. In particolare è necessario che vi sia un rapporto di causa-effetto tra il danno patito e l’attività lavorativa svolta (la seconda cioè deve essere causa del primo). Non è sufficiente un semplice collegamento marginale o la semplice coincidenza temporale. Ad esempio, una persona cardiopatica che subisce un infarto sul lavoro non può dare la colpa al datore di lavoro se non è l’ambiente lavorativo la causa del danno.

Affinché vi sia questo rapporto di causa-effetto tra l’evento (l’infortunio o la malattia professionale) e l’ambiente lavorativo è necessario che il rischio sia:

  • specifico proprio: ossia tipico della prestazione lavorativa;
  • ambientale, legato quindi ad una lavorazione pericolosa protetta;
  • specifico improprio: cioè legato ad un’attività connessa allo svolgimento delle mansioni;
  • generico aggravato, che si determina in presenza di condizioni che sottopongono il lavoratore a un rischio più intenso e frequente (come ad esempio l’infortunio in itinere).

Invece l’INAIL non risarcisce per i rischi generici o quelli determinati dalla condotta volontaria e arbitraria del dipendente, tale da non poter essere neanche prevista ed evitata. È quest’ultimo il cosiddetto rischio elettivo ossia quel rischio causato dalla condotta del lavoratore, volontaria ed arbitraria, eccezionale, abnorme ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, ovvero illogica ed estranea alle finalità produttive; diretta a soddisfare un impulso meramente personale del lavoratore; comportante un rischio diverso da quello cui il lavoratore sarebbe assoggettato.

Esempi di infortuni sul lavoro

Tanto per fare qualche esempio, riportiamo qui di seguito alcuni esempi di infortuni sul lavoro:

  • l’aggressione subita da un dipendente da parte di estranei sul luogo di lavoro;
  • un infarto a seguito di una furibonda lite con il datore di lavoro
  • la caduta accidentale di un dipendente recatosi in banca per riscuotere la retribuzione (difatti il luogo di lavoro comprende, oltre ad ogni luogo in cui il lavoratore si reca per volontà o disposizione del datore di lavoro, anche quello dove egli si reca a riscuotere lo stipendio);
  • la caduta di un muratore da una impalcatura;
  • incidente durante un permesso sindacale.

Rientra nell’infortunio sul lavoro il cosiddetto infortunio in itinere, quello cioè nel tragitto tra casa e lavoro durante il normale percorso.

Malattie professionali

In questa categoria bisogna distinguere due tipi di malattie:

  • malattie tabellate: sono quelle inserite in un particolare elenco dell’INAIL. Chi si ammala di una di queste malattie è esonerato dall’onere della prova di dimostrare che la causa è stata determinata dall’ambiente lavorativo. il lavoratore deve provare soltanto lo svolgimento di mansioni rientranti nell’ambito delle lavorazioni tabellate e l’esistenza di una malattia espressamente prevista;
  • malattie non tabellate: sono quelle che non rientrano nelle predette tabelle, ma che non per questo non vengono risarcite. Tuttavia qui spetta all’infortunato dimostrare la dipendenza della malattia dal lavoro.

Presupposti della malattia professionale

La malattia professionale è indennizzabile a condizione che:

  • sia contratta nell’esercizio delle attività assicurate;
  • sia determinata dalla cosiddetta “causa lenta”, cioè una graduale, lenta e progressiva azione lesiva sull’organismo del lavoratore (diversamente dall’infortunio sul lavoro che si caratterizza per una lesione determinata da una causa violenta);
  • sia dipesa dall’ambiente lavorativo.

Come denunciare l’infortunio sul lavoro o la malattia professionale

Quando si verifica l’infortunio sul lavoro scattano una serie di obblighi e adempimenti a carico del datore di lavoro, del medico che presta la prima assistenza e del lavoratore. In particolare:

  • il lavoratore deve informare subito il datore di lavoro di qualsiasi infortunio subito in azienda, anche lieve. Se non lo fa può essere dichiarato decaduto dal diritto all’indennità economica temporanea per i giorni anteriori alla notizia;
  • il medico o la struttura sanitaria che presta la prima assistenza (non più il datore di lavoro) sono obbligati a trasmettere il certificato medico di infortunio o di malattia professionale. La comunicazione va inviata all’INAIL in forma telematica entro le 24 ore del giorno successivo all’evento ma solo per quanto riguarda gli infortuni la cui prognosi sia superiore a 3 giorni. Il datore di lavoro che ha inviato la denuncia all’INAIL è esonerato dall’invio del certificato medico. Qualora l’inabilità si protragga per più tempo, l’obbligo di denuncia decorre dal quarto giorno;
  • per gli infortuni mortali o quelli la cui prognosi sia superiore a 30 giorni, il datore di lavoro deve denunciare l’evento all’Autorità di pubblica sicurezza del comune in cui si è verificato l’evento, nei seguenti modi: a) per i datori di lavoro soggetti all’obbligo assicurativo, l’adempimento è assolto con l’invio all’INAIL della denuncia di infortunio; b) i datori di lavoro non soggetti all’obbligo assicurativo INAIL devono darne comunicazione all’Autorità entro 2 giorni dall’evento.

Infortuni sul lavoro: entro quanto tempo va inviata la denuncia all’Inail?

La denuncia dell’infortunio sul lavoro va inviata telematicamente all’INAIL entro:

  • 2 giorni da quello in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell’infortunio
  • entro 24 ore dall’infortunio se da esso deriva la morte o il pericolo di morte del lavoratore.

Come viene pagato l’infortunio sul lavoro o la malattia professionale?

Al lavoratore che ha subito un infortunio sul lavoro oppure una malattia professionale spetta l’indennizzo dell’INAIL solo quando dall’evento sia derivata:

  • l’inabilità temporanea assoluta al lavoro;
  • l’inabilità permanente parziale o assoluta al lavoro;
  • la morte del lavoratore.

Inabilità temporanea

In caso di inabilità temporanea assoluta al lavoro (in pratica si deve trattare di una malattia guaribile durante la quale, però, il dipendente non deve essere in grado di recarsi al lavoro) spetta una indennità giornaliera, calcolata cioè sul numero dei giorni di assenza dal lavoro. In particolare:

  • il giorno dell’infortunio, il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore il 100% della retribuzione, ridotto al 60% dal primo al terzo giorno (cosiddetto periodo di carenza dell’assicurazione) successivi all’evento. L’obbligo suddetto sussiste anche nei casi in cui la guarigione avvenga entro il periodo di carenza;
  • dal quarto giorno successivo a quello in cui è avvenuto l’infortunio o si è manifestata la malattia professionale e fino al novantesimo giorno di inabilità assoluta, l’INAIL corrisponde all’infortunato un’indennità giornaliera nella misura del 60% della propria retribuzione giornaliera (art. 68 del DPR 1124/65);
  • se l’inabilità si protrae oltre 90 giorni, anche non continuativi, la misura dell’indennità giornaliera è elevata al 75% della retribuzione giornaliera.

Le indennità per inabilità temporanea sono pagate in via posticipata a periodi non eccedenti i 7 giorni e il datore di lavoro non può rifiutarsi di anticiparle, qualora l’INAIL ne faccia richiesta. L’ammontare anticipato sarà rimborsato al datore di lavoro alla fine di ogni mese.

In caso di ricovero in un istituto di cura, l’istituto assicuratore ha facoltà di ridurre di 1/3 l’indennità per inabilità temporanea .

Inabilità permanente

Nel caso in cui l’infortunio o la malattia professionale abbiano provocato una inabilità permanente (ossia non guaribile e che comporta postumi per tutto il resto della vita del danneggiato) spetta un indennizzo del danno biologico parametrato al coefficiente di cui alle relative tabelle, costituito:

  • dall’erogazione in capitale, se la menomazione è pari o superiore al 6% ed inferiore al 16%;
  • dall’erogazione in forma di rendita se la menomazione è superiore al 16%. Le menomazioni di grado pari o superiori al 16% danno diritto ad un’ulteriore quota di rendita per l’indennizzo delle conseguenze delle stesse.

Morte

In caso di morte del lavoratore, ai superstiti spettano due misure:

– un assegno funerario: si tratta di un indennizzo “una tantum”;

– una rendita nelle seguenti misure:

  • al coniuge spetta nella misura del 50% della retribuzione, fino alla morte o a nuovo matrimonio;
  • ai figli, spetta nella misura del 20% della retribuzione, fino a 18 anni, 21 se studenti di scuola superiore, 26 se universitari e fino alla morte se inabili;
  • agli orfani di entrambi i genitori o di un solo genitore naturale o di genitore divorziato spetta nella misura del 40%, fino ai termini di cui al punto precedente;
  • agli ascendenti (in mancanza di figli) a carico del defunto spetta il 20%, sino alla morte;
  • fratelli o sorelle conviventi e a carico (in mancanza di coniugi e figli) spetta il 20% nei limiti previsti per i figli.

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1 Commento

  1. Quando l’Inail riconosce l’infortunio e viene confermato da sentenza passata in giudicato ed invece il procedimento civile di primo grado, di appello, di cassazione per il riconoscimento danni lo esclude … qualcosa non quadra. Io commento che giustizia non esiste e che è necessario, per non fallire economicamente, farsela da soli. Leggi e sentenze, infatti, non sono da rispettare da parte dei cittadini, cosi come non le rispettano i giudici.

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