Diritto e Fisco | Editoriale

Come si impugna un contratto

8 maggio 2018


Come si impugna un contratto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2018



Azioni di nullità, annullabilità, inadempimento e rescissione del contratto: termini e modalità per contestare la scrittura privata.

Avrai certamente sentito usare la locuzione «impugnare un contratto». Il termine impugnare significa “contestare”, chiedere al giudice l’annullamento o la modifica; esso deriva dal latino antico “in pugnare” ossia “combattere contro”. Chi impugna un contratto è chi ha qualcosa da ridire o sulla sua validità (ad esempio ritiene che la firma non sia sua o gli sia stata estorta con l’inganno o la violenza), o sulla sua esecuzione (ad esempio l’adempimento non è stato eseguito correttamente) o sulla sua interpretazione (ad esempio quando un’espressione ambigua viene intesa in modo differente dalle due parti, ciascuna ovviamente a proprio vantaggio). In verità, se si cerca nella legge una descrizione di come si impugna un contratto non si trova un’unica soluzione ed anzi il termine è fin troppo generico per poterlo ricondurre ad una sola procedura. Possiamo dire che esistono diverse forme di impugnazione a seconda del tipo di contestazione che si vuol sollevare, così come diversi sono i termini e le condizioni . In questo articolo non possiamo che dare le indicazioni più generiche, quanto meno per sapere di cosa si parla quando si chiede come si impugna un contratto.

Cosa significa impugnare un contratto?

Innanzitutto, quando si dice impugnare un contratto si intende riferirsi a un giudizio davanti a un giudice: un processo ordinario di tipo civile, patrocinato grazie all’assistenza dell’avvocato. L’impugnazione, in verità, parte già da un primo contatto informale tra le parti, un atto di contestazione che può essere orale o, preferibilmente, scritto. Di solito, nel momento in cui si dà mandato a un avvocato ad assistere una parte nella impugnazione del contratto questi provvede a inviare una prima diffida volta a tentare una soluzione bonaria della vicenda.

Quando si può impugnare un contratto?

Per capire come si impugna un contratto dobbiamo prima stabilire per quali cause è possibile la contestazione. Eccole qui di seguito elencate. Per maggiori chiarimenti sul punto leggi anche Scrittura privata: come annullarla.

Annullabilità del contratto

Il contratto è annullabile quando:

  • è stato firmato da un soggetto minore d’età;
  • è stato firmato da un soggetto incapace di intendere e volere: sia che si tratti di interdetto o inabilitato, sia che si tratti di una persona che, nel momento in cui ha apposto la firma o comunque si è obbligato, era in una situazione di incoscienza (si pensi all’ubriaco o a colui che è sotto l’effetto di stupefacenti);
  • è stato concluso sotto minaccia fisica o psicologica (cosiddetto annullamento per violenza): si pensi a una persona che costringa un’altra a firmare la vendita di una azienda sotto l’estorsione di un possibile incendio ai locali;
  • è stato truffato con artifici e raggiri (cosiddetto annullamento per dolo) su uno degli elementi essenziali del contratto;
  • ha concluso l’affare per un errore: ad esempio una persona che paga un oggetto un prezzo elevato credendo che sia oro e invece è bronzo);
  • quando il contratto è stato concluso a condizioni inique, accettate dalla necessità – nota alla controparte – di salvare sé o altri da un pericolo di danno grave alla persona (ad esempio, un’ambulanza privata che chiede 10mila euro per un passaggio in ospedale a chi sta rischiando la vita). È la cosiddetta rescissione. Ricorre anche nel caso in cui una persona, spinta da un bisogno, ha accettato un contratto a un corrispettivo di oltre il doppio del valore.

Nullità del contratto

Il contratto è invece nullo quando:

  • manca un elemento essenziale come la firma, l’indicazione dei soggetti, l’oggetto della prestazione, il prezzo, la ragione del contratto stesso (la cosiddetta causa) e, quando lo richiede la legge, la forma scritta. Ad esempio, in alcune ipotesi determinati contratti vanno siglati necessariamente davanti al notaio (si pensi a una compravendita di una casa) o comunque registrati (la locazione);
  • la firma viene disconosciuta dal contraente.

Risoluzione per inadempimento

Uno dei tipici casi in cui si contesta un contratto è quando non viene adempiuto correttamente. Si pensi al caso in cui un soggetto si impegna ad eseguire dei lavori per un altro ma questi non sono eseguiti a regola d’arte e, perciò, non intende pagare il corrispettivo o pretende uno sconto. Un altro tipico caso è quello in cui si acquista un bene che però dopo poco è risultato difettoso. In tutte tali ipotesi siamo in presenza di un inadempimento contrattuale.

Una classica forma di inadempimento contrattuale è quella di chi non paga il prezzo pattuito, situazione che determina la necessità del recupero crediti.

In caso di inadempimento, non si ha una vera e propria impugnazione del contratto visto che la scrittura è corretta e non viziata; l’elemento di contrasto quindi non è il contratto in sé ma la sua successiva esecuzione che non è avvenuta per come convenuto nel documento.

Cosa bisogna fare per impugnare un contratto?

La prima cosa da fare per impugnare un contratto è rispettare i termini previsti dalla legge. Essi variano a seconda del tipo di contestazione:

  • se si contesta un vizio di annullabilità del contratto (ossia l’incapacità, la minore età, la violenza, il dolo, l’errore o la rescissione) bisogna agire entro massimo 5 anni dalla sottoscrizione del contratto o da quando si è venuti a conoscenza del vizio;
  • se si contesta un vizio di nullità, non ci sono termini da rispettare. Si può agire in qualsiasi momento, a meno che non si sia eseguito il contratto conoscendone il vizio, nel qual caso tale comportamento costituisce una sanatoria;
  • se si contesta l’inadempimento ci sono 10 anni di tempo per poter chiedere l’esecuzione della prestazione.

Il secondo gradino è ovviamente munirsi di un avvocato. Di solito il legale invita prima la controparte a rispettare l’accordo o a considerarlo nullo o inefficace. Se l’invito – che viene inviato con diffida – non sortisce effetti, si inizia la causa vera e propria, ossia il processo davanti al giudice.

La causa ha una durata quasi mai inferiore a tre anni e i costi sono anticipati dalla parte che inizia le ostilità. Se il contratto è stato stipulato con un’assicurazione, una banca o un altro intermediario finanziario o se ha ad oggetto un bene immobile, una locazione, un comodato o l’affitto di un’azienda, prima della causa è necessario tentare una conciliazione: si tratta della cosiddetta mediazione obbligatoria volta a trovare una soluzione pacifica tra le parti. Le spese di inizio del procedimento sono a carico di entrambi i contraenti e per il primo incontro si pagano 40 euro a testa. Se si procede avanti nella vertenza “bonaria” si pagherà il compenso al mediatore, altrimenti si può direttamente andare in causa.

Chi può impugnare un contratto?

In base al tipo di vizio, cambiano anche i soggetti che possono impugnare un contratto. In particolare:

  • l’annullamento può essere richiesto solo dalla parte il cui interesse è stato leso (di solido la controparte contrattuale). Ad esempio, se un contratto viene stilato da un incapace, l’annullabilità può essere richiesta dai suoi tutori; se un contratto è stato stipulato con dolo, è la parte frodata soltanto che può impugnarlo;
  • la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse. Ad esempio, se una donazione di una casa viene fatta senza il notaio, a farla valere possono anche essere gli eredi del donante.

Il contratto concluso da una parte incapace può essere impugnato dal rappresentante legale o anche personalmente dall’incapace stesso. Se si tratta di un contratto di vendita legittimati all’azione sono anche l’erede della parte e il terzo avente causa.

Se l’incapace è un condannato in stato di interdizione legale l’azione può essere intentata da chiunque vi abbia interesse.

La sentenza

All’esito della causa il giudice emetterà una sentenza in cui deciderà la sorte del contratto e potrà:

  • dichiararlo nullo sin dall’origine in caso di nullità o comunque annullarlo: in tal caso ordina la restituzione delle prestazioni già eseguite e, se la parte “innocente” ha subito un danno, ordina la parte colpevole di versare un risarcimento. Il danno va comunque dimostrato;
  • in caso di inadempimento di una delle due parti: ordinare all’altra di adempiere coattivamente o, in alternativa, sciogliere il contratto e ordinare il risarcimento del danno.

Nel caso in cui la sentenza non venga adempiuta, la parte danneggiata può agire in esecuzione forzata. Si tratta di un procedimento volto a pignorare i beni del debitore, venderli all’asta e con il ricavato soddisfare le proprie ragioni di credito. Se vengono pignorate somme come denaro, stipendi o conti correnti in banca non c’è neanche bisogno dell’asta e le somme vengono riconosciute direttamente al creditore nei limiti della somma che il giudice gli ha riconosciuto con la sentenza di condanna.

La convalida del contratto annullabile

In alternativa all’impugnazione si può decidere di convalidare il contratto. Con la convalida un contraente conferma il contratto viziato rendendolo definitivo. Consiste in una sostanziale rinuncia all’azione che ha effetto per il solo convalidante. Non preclude quindi l’esercizio dell’azione di annullamento agli altri soggetti legittimati.

La convalida può essere eseguita dal contraente al quale spetta promuovere l’azione di annullamento.

Il contraente può convalidare il contratto secondo due modalità alternative:

  • un atto esplicito che menzioni il contratto e i motivi specifici della sua annullabilità e che contenga la dichiarazione di volerlo convalidare (convalida espressa o esplicita). Quanto alla forma per alcuni è libera, per altri è scritta, per altri ancora è necessaria quella richiesta per la stipulazione del contratto da convalidare;
  • volontaria esecuzione del negozio annullabile (convalida tacita), se conosceva il motivo di annullabilità. In questo caso è necessario fornire la prova dell’acquisita certezza della causa di annullabilità. Anche l’esecuzione parziale può essere valutata come volontà di convalida dell’intero contratto.

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