Diritto e Fisco | Editoriale

Si può vietare il cellulare al lavoro?

8 maggio 2018


Si può vietare il cellulare al lavoro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2018



Tenere il cellulare acceso durante il servizio o la telefonata di pochi secondi può essere causa di sanzione disciplinare del dipendente?

Il tuo capo, di recente, ha redarguito alcuni dipendenti per averli sorpresi, durante le mansioni, a parlare con il cellulare. Da allora ha affisso un cartello sui corridoi dell’azienda in cui è scritto chiaramente “È vietato il cellulare al lavoro”. Si tratta di un nuovo ordine che, come c’era da aspettarsi, ha creato un vespaio di polemiche. Tanto infatti non è previsto né all’interno del regolamento aziendale, né dal contratto collettivo nazionale, il cui testo hai spulciato con attenzione alla ricerca di qualche previsione a riguardo. Il capo però insiste: a suo avviso, quando si lavora non si può parlare con il cellulare personale che, pertanto, non andrebbe neanche tenuto in tasca o, quantomeno, dovrebbe restare spento tutto il tempo. Del resto, qualsiasi comunicazione aziendale avviene o tramite terminale o con gli apparecchi telefonici fissi collocati negli uffici, per cui non c’è ragione di portare con sé lo smartphone o di tenerlo sotto controllo. A te invece sembra una costrizione inutile e frutto solo di un atteggiamento vessatorio. Tua moglie, i tuoi figli o la loro scuola potrebbero aver bisogno di comunicarti qualcosa di importare o quantomeno lasciarti un messaggio. Quindi insisti per esercitare il tuo diritto all’informazione e alla comunicazione. Chi ha ragione? Si può vietare il cellulare al lavoro? Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento.

Vi sono un gran numero di sentenze (tra Cassazione e tribunali) che confermano la legittimità del licenziamento del dipendente che utilizza il cellulare aziendale per fini personali. È proprio di quest’anno una pronuncia della Cassazione [1] secondo cui si può licenziare in tronco (ossia per giusta causa e, quindi, senza preavviso) il dipendente che utilizza il cellulare aziendale in maniera spropositata, facendo telefonate a pagamento per 8mila euro, non inerenti il lavoro, a numeri a tariffazione non geografica, giustificandosi col fatto di essere depresso. Per i giudici, infatti, il dipendente avrebbe potuto sottoporsi a cure appropriate, anziché utilizzare uno strumento aziendale con relativo addebito economico sul datore.

Ed ancora: è sanzionabile con il licenziamento la condotta del dipendente che usa il cellulare di servizio per inviare un massiccio numero di messaggi per scopi privati; il telefonino messo a disposizione del lavoratore da parte dell’azienda, infatti, non si deve considerare come un “benefit” ma come un vero e proprio “strumento di lavoro”.

Come queste decisioni ve ne sono tante altre, ma nessuna prende in considerazione il caso dell’uso del telefonino personale, ma solo quello assegnato dal capo per ragioni di servizio. Sembra quindi che a pesare di più sul giudizio negativo relativo alla condotta del dipendente non sia tanto la perdita di tempo al cellulare, sottratto al lavoro, quanto il costo per l’azienda. Il che, con i nuovi contratti flat, tutto incluso, farebbe anche venir meno il danno, visto che la bolletta resta sempre la stessa a prescindere dall’utilizzo del dispositivo.

Eppure non è così. Non vi è dubbio che, come il dipendente non può assentarsi dal lavoro per molto tempo (sottraendosi così alle mansioni per le quali viene pagato), altrettanto non può abbandonare le propria attività per parlare al telefono. Tanto è vero che la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente che chatta su internet o perde intere giornate su Facebook. In un famoso caso la Cassazione [2] ha ritenuto legittima la creazione, da parte del datore di lavoro, di un falso profilo Facebook attraverso il quale “chattare” con il lavoratore al fine di verificare l’uso da parte dello stesso del telefono cellulare durante l’orario di lavoro. Tale comportamento non si deve considerare vietato dalla Statuto dei lavoratori trattandosi di un’attività di controllo che non ha ad oggetto l’attività lavorativa ed il suo esatto adempimento ma l’eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente, idonei a ledere il patrimonio aziendale sotto il profilo del regolare funzionamento e della sicurezza degli impianti.

Da quest’ultima decisione è possibile intuire che non è solo la bolletta elevata a giustificare il divieto dell’uso del cellulare al lavoro ma anche l’impiego del tempo, da parte del lavoratore (almeno in forma massiccia), che invece dovrebbe essere usato per svolgere le normali attività retribuite.

C’è un’altra sentenza del Tribunale di Milano [3] che val la pena citare: secondo i giudici meneghini, è legittimo il licenziamento disciplinare irrogato al lavoratore che utilizza il telefono cellulare aziendale in maniera impropria al di fuori delle finalità istituzionali e per scopi futili in danno economico del datore di lavoro, per di più destinando a tale pratica una parte dell’orario di lavoro. È proprio quest’ultimo passaggio che fa intuire come ben possa il datore di lavoro vietare l’uso del cellulare durante le attività.

Ma attenzione: il divieto di usare il cellulare è una cosa, il divieto di portarlo con sé sul luogo di lavoro o di tenerlo acceso è un’altra. Difatti, da un lato, il datore di lavoro non può eseguire perquisizioni sui dipendenti. Dall’altro, anche a voler scrivere un cartello con l’indicazione “è vietato il cellulare al lavoro”, il rispetto del divieto poi non potrebbe mai essere verificato in via preventiva con ispezioni sui vestiti o nelle borse dei dipendenti. Resterebbe quindi lettera morta.

In ogni caso, il punto principale è che, se il contratto collettivo o quello aziendale non vietano l’uso del cellulare durante il lavoro, anche il semplice utilizzo momentaneo non può costituire di certo una causa di licenziamento, così come la sbirciatina ogni tanto per verificare la presenza di messaggi o di chiamate urgenti.

Anche il tempo dedicato al cellulare non è sempre “uguale per tutti”. Bisogna infatti effettuare una valutazione sulla base delle mansioni affidate al dipendente: se una guardia giurata si distrae al cellulare è un comportamento di una certa serietà; un po’ meno invece se la stessa condotta la pone in essere un impiegato.

note

[1] Cass. sent. n. 3315/2018.

[2] Cass. sent. n. 10955/2015.

[3] Trib. Milano, sent. del 10.10.2006.


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1 Commento

  1. Il direttore mi chiama sul mio cellulare privato per comunicarmi direttive lavorative. Ora vorrebbe farmi una lettera di richiamo perché ho usato il cellulare durante le ore di lavoro. Per me é inamissibile. Puo farlo.?

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