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Lo sai che? Quando multa va prescrizione

Lo sai che? Pubblicato il 9 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 maggio 2018

Tempi e termini tecnici per la notifica prima della scadenza della multa: dopo quanto tempo scattano la decadenza e la prescrizione della contravvenzione stradale. 

Gran parte delle multe (circa il 60%) non vengono pagate perché i Comuni non sono in grado di riscuoterle, un po’ per decorso dei termini, un po’ perché gli automobilisti non hanno beni intestati e non possono subire pignoramenti. Sembra un dato enorme che, addirittura, sale in alcune città del sud Italia mentre decresce in altre parti più virtuose. Di fatto, anche le multe hanno una data di scadenza. La prescrizione e la decadenza dal potere di riscuotere le contravvenzioni stradali si rivela spesso una grossa mannaia per la pubblica amministrazione: come vedremo a breve, ci sono dei termini stretti per notificare gli atti al proprietario del mezzo e, se non vengono rispettati, nulla è più dovuto. Stabilire quando la multa va in prescrizione è molto facile e in questo articolo cercheremo di comprendere quali sono i tempi e i termini tecnici, nonché come si fa il calcolo. 

Tempi per la notifica del verbale

Il primo termine che va rispettato è quello di notifica della multa. Essa deve avvenire entro 90 giorni da quello della trasgressione. Ad esempio, se una persona viene fotografata dall’autovelox, per un eccesso di velocità, il 1° gennaio, la multa deve essergli spedita non oltre i successivi 90 giorni, ossia entro il 31 marzo. Fa fede la data del timbro postale, quella cioè che viene apposta dall’ufficio nel momento in cui riceve la raccomandata. Se la notifica invece avviene a mani, tramite un messo comunale, fa fede il giorno effettivo della consegna. 

Molti Comuni cercano di far slittare in avanti l’inizio del calcolo dei 90 giorni, facendolo partire non già dal giorno della violazione ma da quello in cui viene compilato in verbale in ufficio. Ciò tuttavia, come ha più volte detto la Cassazione, è illegittimo perché garantirebbe alla polizia la possibilità di godere di tutto il tempo che vuole per la notifica della contravvenzione (basta temporeggiare prima di avviare il procedimento di verifica e constatazione dell’illecito).

Solo in caso di obiettiva difficoltà nell’identificazione del trasgressore, il termine di 90 giorni può essere posticipato, il che avviene quando ad esempio si tratta di una targa estera.

Se si tratta di una multa per divieto di sosta, il verbale lasciato sul parabrezza dell’auto non si considera come notifica (è solo una comunicazione di cortesia). Resta quindi il dovere, per l’ufficio, di notificare nei successivi 90 giorni, la contravvenzione a casa del conducente.

Se invece la contestazione è immediata, il termine di 90 giorni è già rispettato. Si pensi al caso dell’automobilista che passa col rosso al semaforo e dopo pochi metri viene fermato dalla macchina della polizia che gli rilascia la contravvenzione. In tale ipotesi non c’è bisogno della successiva spedizione a casa della multa. Quindi il problema del rispetto dei termini non si pone a monte.

Se, infine, la multa viene notificata alla PEC del proprietario dell’auto, si considera la data in cui l’email giunge nella sua casella di posta elettronica e non quella in cui il destinatario l’ha aperta. Anche se questi non era più in possesso delle credenziali di accesso alla propria PEC o per guasti alla linea internet non ha potuto scaricare la posta, la notifica si considera ugualmente effettuata.

Non ci sono modi per allungare il termine di 90 giorni per la notifica della multa: o viene rispettato, e quindi la contravvenzione è valida, oppure viene sforato, e in tal caso di può chiedere l’annullamento della stessa. Vedremo a breve come fare.

Come chiedere l’annullamento della multa notificata dopo 90 giorni

Se la multa viene notificata dopo 90 giorni, l’automobilista può chiederne lo sgravio presentando un’istanza in autotutela (con raccomandata a/r o PEC) all’ufficio che l’ha emessa. La mancata risposta si considera diniego. È quindi bene presentare anche ricorso al giudice o al prefetto visto che detta istanza non sospende i termini per l’impugnazione.

Per impugnare la multa scaduta si può:

  • fare ricorso entro 30 giorni dalla notifica al giudice di pace;
  • fare ricorso entro 60 giorni dalla notifica al Prefetto. In caso di mancata risposta entro 180 giorni (220 se il ricorso, anziché essere inoltrato prima alla polizia viene, spedito direttamente al Prefetto), l’impugnazione si considera accolta. In caso però di rigetto, il Prefetto emette un’ordinanza ingiunzione in cui condanna l’automobilista a pagare il doppio della somma. Tale ordinanza può essere impugnata nei successivi 30 giorni al giudice di pace.

Termine di prescrizione della multa

Se la multa viene notificata nel rispetto dei 90 giorni, l’automobilista ha:

  • 5 giorni di tempo per pagare con lo sconto del 30%;
  • 60 giorni di tempo per pagare in misura ridotta (quello cioè indicato nel verbale). 

In caso di ulteriore, egli dovrà pagare la multa in misura piena, secondo quanto indicato dalla norma.

Leggi Dopo quanto tempo scade la multa?

Se però, nei successivi 5 anni l’automobilista non riceve alcun sollecito di pagamento, la multa cade in prescrizione e, quindi, non va più pagata.

Il termine di prescrizione della multa è quindi di cinque anni che decorrono dall’ultima richiesta di pagamento (o meglio, dalla data di spedizione della stessa). Ogni diffida o intimazione di pagamento interrompe questo termine e lo fa decorrere nuovamente da capo (quindi, dinanzi a una amministrazione attenta che, prima della scadenza del quinquennio, invia periodicamente un sollecito, la prescrizione potrebbe non compiersi mai).

Se, dopo la notifica della multa, il contribuente per cinque anni di seguito non riceve alcun atto, né la cartella esattoriale, la multa scade ossia va in prescrizione.

Invece l’arrivo della cartella di pagamento interrompe il termine di cinque anni e lo fa decorrere di nuovo da capo. Se però dopo la notifica della cartella esattoriale decorrono altri cinque anni senza che sia intervenuto un ulteriore sollecito, un fermo auto o un pignoramento, la cartella esattoriale cade ugualmente in prescrizione. Quindi, se dopo tale termine dovesse giungere un atto della riscossione si può impugnarlo presso il giudice di pace nei successivi 60 giorni.

Il fermo auto deve essere proceduto da un preavviso nei 30 giorni prima, altrimenti è nullo.

Se arriva un preavviso di fermo auto senza che mai sia stata notificata la cartella di pagamento, il fermo è illegittimo.

Leggi l’approfondimento: Dalla multa alla cartella di pagamento.

La scadenza della cartella esattoriale per multa stradale

Una sentenza recente delle Sezioni Unite della Cassazione ha chiarito che la cartella cade in prescrizione dopo cinque anni anche se, nei 60 giorni dopo la sua notifica, non viene impugnata e quindi diventa definitiva. Se però il contribuente fa opposizione contro la multa o contro la cartella e, con sentenza, il giudice gli dà torto, il termine di prescrizione è di dieci anni perché, in questo caso, si considera il termine di prescrizione degli atti giudiziali (che è sempre decennale).


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