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Editoriali Tutti gli illeciti di Equitalia: intervista all’avv. Alberto Goffi

Editoriali Pubblicato il 21 dicembre 2012

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> Editoriali Pubblicato il 21 dicembre 2012

Intervista all’avv. Alberto Goffi sull’azione di Equitalia, a volte al confine con l’illegittimità.

Equitalia è davvero così iniqua come tutti dicono o, invece, si limita a fare ciò che la legge le consente? É lecito e giusto il modo in cui riscuote i tributi? È così efficiente nella lotta all’evasione? Ne abbiamo parlato con l’avv. Alberto Goffi, consigliere regionale del Piemonte e autore del libro: “É Qui l’Italia? – Viaggio tra tasse killer e fisco iniquo”.

LLPT: Lei, da anni, ha intrapreso una convinta battaglia contro Equitalia. Cosa denuncia, in particolare, dell’attività svolta da quest’ultima?

Alberto Goffi: Ritengo che siano tanti gli aspetti gravi e quindi denunciabili dell’agire di Equitalia. Innanzitutto, il fatto di trattare i cittadini come se fossero tutti evasori: purtroppo le vere vittime di Equitalia non sono coloro che evadono milioni di euro al fisco bensì persone normali, impiegati, operai, pensionati ed imprenditori di piccolo e medio calibro, in generale quindi i titolari di partita iva, e sempre più spesso anche i lavoratori dipendenti. Si tratta di persone che hanno una storia di trasparenza e di serietà, che hanno sempre dichiarato regolarmente, attraverso la compilazione dell’F23 e F24 o del DM10, ma al momento di versare si trovano in difficoltà per svariate cause. Tra tutte: calo del fatturato dovuto alla crisi economica, problemi di salute e malattie, ritardato o mancati pagamenti da parte della P.A. ed errori degli agenti della riscossione (fenomeno delle cartelle pazze).

Gli “altri”, quelli delle fasce alte, è risaputo che tasse ed imposte riescono a non pagarle. E nella peggiore delle ipotesi, se proprio vengono “scoperti” dalla G.d.F. o dall’Agenzia dell’Entrate ottengono sconti e dilazioni che un cittadino normale non otterrebbe mai (ne sono un esempio i casi di Sofia Loren, Alberto Tomba, Valentino Rossi, Pavarotti, ecc).

LLPT: Questo modo di agire inevitabilmente indigna i cittadini. Quali sono le conseguenze?

A.G.: Ora un’intera nazione sembra essere indignata. Gli italiani affondano in un mare di tasse con una pressione fiscale diretta che ha superato il 55%, non c’è settimana in cui non sentiamo parlare di piccoli e medi imprenditori che si sono suicidati, lo scorso anno sono fallite 11.615 aziende lasciando a casa almeno 50mila persone, ogni giorno chiudono 100 negozi e altrettante famiglie perdono la casa. Si aggiunga l’IMU e la benzina che occa i 2 euro al litro.

Il nostro è un Paese dove chi non assolve ai propri doveri fiscali lo fa anche perché non riconosce nello Stato impositore la capacità di restituire con servizi adeguati i sacrifici fatti attraverso il versamento dei contributi. Ma ancora peggio, per molti lo Stato viene percepito come un nemico, un’entità astratta, non composta di esseri viventi con i loro sentimenti e senso di responsabilità. Lo Stato non è più un esempio, se liquida i propri fornitori con ritardi che arrivano fino a 1500 giorni, e poi tramite Equitalia pretende dai contribuenti il pagamento delle tasse (pur derivanti da regolare dichiarazione) entro 60 giorni, pena l’aggiunta di interessi che raddoppiano l’importo dovuto e l’applicazione di procedure che bloccano conti correnti, autoveicoli e beni immobili di proprietà.

LLPT: Quindi Lei ritiene che non ci sia una proporzione tra quanto chiesto ai cittadini italiani e quanto loro offerto dallo Stato in termini di servizi?

A.G.: Esatto, ma non solo. È nello stesso rapporto credito-debito tra Stato e cittadino che non c’è corrispondenza. Infatti, nel cittadino vengono spontanee queste domande: Ma perché i debiti pagati in ritardo da parte dello Stato e della P.A. non sono soggetti a interessi? Perché non si può rispettare il semplice meccanismo della compensazione, per il quale se io devo 100 allo Stato e al contempo vanto un credito di 80 da esso, posso saldare pagando solo la differenza?

Lo Stato è così solerte nel pretendere i pagamenti dalle aziende, poi impiega in media 4 mesi, che salgono ad 8 nell’edilizia, per liquidare i suoi fornitori. Questo è inaccettabile, per di più con una direttiva europea che vincola le aziende pubbliche a pagare i propri fornitori entro e non oltre 60 giorni. La situazione attuale rischia di mettere in ginocchio l’economia dell’intero Paese: come può sopravvivere una piccola ditta individuale o a conduzione familiare se viene pagata con un anno e mezzo di ritardo? Così vengono superate dalle multinazionali, le uniche in grado di poter sopportare queste condizioni. Ma così si rischia di far morire le piccole realtà imprenditoriali. Si pensi al record negativo che in Piemonte detiene l’ASL 6 di Ciriè (TO) che arriva a pagare i suoi fornitori con un ritardo di 510 giorni. Mentre Equitalia pretende che si saldi una cartella esattoriale entro 60 giorni.

Sempre più spesso è lo Stato a tradire l’impresa. Lo Stato non paga i lavori pubblici eseguiti dagli imprenditori edili (per un importo di oltre 70 miliardi di euro) e pur essendo debitore chiede il rispetto di tutti i balzelli entro 60 giorni altrimenti scattano i meccanismi di Equitalia, oltre che l’infamante accusa di “evasore”.

Lo Stato non garantisce una giustizia civile capace di assicurare il pagamento delle prestazioni di lavoro. Lo Stato ha una tassazione e una pressione contributiva tra le più elevate d’Europa e di contro offre servizi pubblici e infrastrutture non all’altezza. Lo Stato non è competitivo per costo del lavoro e qualità del capitale umano, per burocrazia, per politiche creditizie.

LLPT: Equitalia assume il ruolo del soggetto “forte” che arriva nel giro di pochi mesi a spogliare il debitore di tutti i suoi beni finché il debito non si è estinto. Essa ricorre a strumenti fortemente limitativi: ipoteca, fermo amministrativo, pignoramento. Tutto questo si può giustificare con la necessità di lotta contro l’evasione fiscale?

A.G.: Equitalia, in realtà, è forte coi deboli e debole con gli evasori veri. Perché Equitalia opera iscrivendo a ruolo crediti già accertati dall’Agenzia delle Entrate, dall’Inps e da altri enti, il più delle volte derivanti da corrette dichiarazioni dei redditi, sanzioni al Codice della Strada ed altro, che nulla hanno a che fare con l’evasione fiscale e non fornisce alcun contributo nella lotta all’evasione.

LLPT: In caso di errori di Equitalia, il cittadino è adeguatamente tutelato?

A.G.: Purtroppo difendersi da eventuali eccessi o errori di Equitalia non è facile e non è alla portata di tutti. Di sicuro si va incontro a perdite di tempo, e spesso anche di denaro, nell’affrontare estenuanti ricorsi per riuscire a trattare ad armi pari con lo Stato. Perché con Equitalia si è invertito l’onere della prova: l’Erario ti accusa di evasione e spetta a te dimostrare che non c’è stata. Il principio è quello del solve et repete: di fronte a una pretesa ingiusta, puoi sgolarti quanto vuoi ma prima sganci il denaro al Fisco e poi, se ti va bene, richiedi al giudice il maltolto.

LLPT: Secondo Lei, come dovrebbe cambiare l’attività di riscossione dello Stato tramite Equitalia?

A.G: Ritengo che lo Stato debba essere più “umano” nei confronti del suo popolo. Per fare ciò, dovrebbe: 1) comprendere la differenza tra evasori e persone in difficoltà, punendo pesantemente l’evasore scovato dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate e prevedendo piani di rientro del debito più flessibili e procedure meno aggressive (riduzione di sanzioni e interessi) e meno invasive per i contribuenti morosi o in stato di malattia accertata; 2) far compensare i debiti con i crediti: lo Stato liquida i propri fornitori con ritardi che arrivano fino a 1500 giorni, e poi pretende dai contribuenti il pagamento delle tasse entro 60 gg, pena l’aggiunta di sanzioni e interessi che raddoppiano l’importo dovuto oltre all’applicazione di procedure che bloccano conti correnti, autoveicoli e beni immobili di proprietà; 3) invertire l’onere della prova, ovvero risolvere gli errori del fisco senza che questi ricadano sulle spalle di contribuenti sempre più poveri.

LLPT: A gennaio Lei ha presentato una proposta alternativa per la riscossione dei tributi locali. In cosa consiste?

A.G.: Si tratta di una proposta di legge per creare un ente di riscossione regionale, o meglio una Direzione, sotto l’assessorato al bilancio, in alternativa ad Equitalia per la riscossione dei tributi locali (dalle multe alla tassa raccolta rifiuti, dall’ICI al bollo auto), che applichi norme meno vessatorie nei confronti dei contribuenti. Sarà così il Piemonte la prima regione in Italia ad avere un suo ente con il triplice scopo di: ridurre l’aggio della riscossione e tutte le altre voci a carico del contribuente, quali interessi di mora, sanzioni, aggi, interessi di rateizzazione, spese di notifica, ecc.., poter compensare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione con i debiti (per es. se una ditta artigiana aspetta ancora il pagamento di un lavoro da parte di un ente pubblico può rivalersi non pagando il bollo del furgone, recuperando così una parte di ciò che gli spetterebbe), creare una rete capillare di sportelli sulla base del modello austriaco, per bilanciare la posizione del contribuente con quella dello Stato. Si tratta di realizzare un sistema di riscossione più favorevole verso i contribuenti, che consenta di mantenere sul territorio le risorse recuperate. Questo sarebbe un esempio concreto di attuazione di un federalismo pragmatico, realizzabile in tempi brevi senza alcuna riforma costituzionale.

LLPT: La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato.

 

AG: Grazie anche a voi per il servizio che svolgete per i cittadini. Il vostro portale, oltre ad essere originale, è anche molto utile per tutti.

In copertina: foto prelevata dal sito www.inequitalia.it


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