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Regole per aprire un b&b

25 Maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Maggio 2018



Aprire un bed and breakfast è più semplice di quanto potresti pensare. Ma attenzione ai dettagli.

Il bed and breakfast (b&b) è un servizio, consistente almeno nel pernottamento e nella prima colazione, offerto dal proprietario di un immobile privato – che vi abita e lo conduce, da solo o insieme alla propria famiglia – caratterizzato da un numero limitato di camere e di posti letto, variabile a seconda delle differenti normative regionali (tutte, in qualche modo, ispirate alla normativa nazionale [1]) secondo la tabella qui riportata:

REGIONE Massimo numero di Camere Massimo numero di Posti Letto
  Abruzzo 4 10
  Basilicata 4 / 6 8 / 12
  Calabria 4 8
  Campania 3 6
  E. Romagna 3 6
  Friuli V.G. 4 8
  Lazio 3 6
  Liguria 3
  Lombardia 3 12
  Marche 3 6
  Molise 3 6
  Piemonte 3 6
  Puglia 6 10
  Sardegna 3 6
  Sicilia 5 20
  Toscana 6 12
  Prov. Trento 3
  Prov. Bolzano 6
  Umbria 3 8
  Valle d’Aosta 3 6
  Veneto 3

Il proprietario abita in una parte del fabbricato diversa da quella adibita alla ricezione degli ospiti.

L’attività del b&b può essere svolta per l’intero anno solare o soltanto in periodi determinati.

Gli adempimenti burocratici

Per aprire un b&b non sono richiesti molti documenti.

La prima cosa che deve fare il proprietario dell’immobile è presentare la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) presso il comune nel quale risiede, servendosi di un modulo prestampato che solitamente può essere ritirato allo Sportello unico delle attività produttive (Suap) presso lo stesso comune. In tale comunicazione andranno precisati i prezzi relativi all’affitto, che poi dovranno essere affissi alla porta di ogni camera.

La documentazione da allegare alla Scia si differenzia da regione a regione anche se, per solito, vanno comunque presentati la planimetria dell’appartamento, il contratto di proprietà o di affitto e la polizza di assicurazione per la responsabilità civile derivante da danni eventualmente subiti dai clienti.

I costi per l’istruttoria di questa pratica, variabili da comune a comune, possono arrivare a 300 euro.

Bisognerà poi avviare le procedure – curate dall’Azienda autonoma provinciale per l’incremento turistico (Aapit) territorialmente competente – relative sia alla classificazione della struttura ricettiva (da una a tre stelle) e sia alla verifica e alla trasmissione delle generalità degli ospiti alle competenti autorità di pubblica sicurezza.

Requisiti richiesti per il b&b

Per quanto concerne i requisiti oggettivi è evidente – ma giova sempre precisarlo – che tutti gli ambienti, all’interno del fabbricato, adibiti ad attività ricettivo-turistica devono possedere i requisiti di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico dell’edificio e degli impianti in esso presenti previsti dalla legge [2]. In una parola, la cosiddetta agibilità.

Ogni regione fissa il numero minimo di metri quadrati per ciascun posto letto.

La superficie minima in rapporto alle camere è di 14 mq. per la doppia e 8 mq. per la singola.

Per ogni tipo di stanza all’interno della camera affittata (camera da letto, bagno, ecc.) è previsto un arredamento basilare obbligatorio, variabile in virtù di quanto stabiliscono le norme regionali.

Circa i requisiti soggettivi, essi sono costituiti dal possesso, da parte del gestore, dei requisiti morali richiesti per il rilascio di autorizzazioni di polizia [3], dall’assenza di condizioni ostative ai sensi della normativa antimafia nonché dalla mancanza di condanne per sfruttamento della prostituzione.

Altre condizioni da rispettare sono:

  • che la disposizione delle stanze sia tale che il singolo cliente della struttura possa raggiungere la propria senza essere costretto a passare per altre camere da letto
  • che le camere vengano pulite ogni giorno, mentre la biancheria va cambiata almeno due volte alla settimana e comunque in coincidenza con l’arrivo di un nuovo ospite
  • che il gestore risieda o domicili presso la struttura o, secondo quanto stabilito da alcune regioni, che egli abiti per lo meno nei pressi del b&b. In ogni caso, il gestore deve essere sempre reperibile
  • che bevande e alimenti somministrati alla clientela non siano in alcun modo manipolati dal gestore.

B&b senza partita Iva

L’esercizio di un b&b non è considerato attività d’impresa. Questo comporta, in particolare, che il gestore della struttura non sarà obbligato a iscriversi alla camera di commercio né al registro delle imprese. Soprattutto, non dovrà necessariamente possedere una partita Iva. Tutto ciò, a conferma del fatto che l’apertura di un bed and breakfast non richiede adempimenti burocratici particolarmente complessi.

Va comunque considerato che sarà possibile esercitare un b&b senza partita Iva solo a condizione che si tratti di attività svolta non abitualmente e, in ogni caso, senza una specifica organizzazione di mezzi ad essa dedicata. Dunque, è necessario che l’attività ricettiva venga sospesa per un determinato numero di giorni, anche non consecutivi, variabile a seconda della normativa regionale.

note

[1] Legge 29 marzo 2001 n. 135

[2] Dpr 380/2001, art. 24

[3] Art. 11 del Regio decreto n. 773 del 1931 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza – Tulps)


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3 Commenti

  1. Molte note indicate in questo articolo non sono esatte.. Ogni regione ha facoltà di legiferare in materia di turismo per cui, purtroppo, ciò che va bene in una regione non va bene in un altra. E delle informazioni generiche risultano fuorvianti

    1. Le note richiamano alcune delle norme che regolano la materia, dunque non si comprende quali sarebbero le inesattezze. Quando nell’articolo si fa riferimento ad aspetti rispetto ai quali la normativa varia da regione a regione, di ciò si fa espressa menzione. Le informazioni fornite nell’articolo non sono generiche ma generali (sono due concetti molto diversi).

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