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Bancomat: accertamento fiscale se si fanno pochi prelievi

6 Maggio 2017


Bancomat: accertamento fiscale se si fanno pochi prelievi

> Business Pubblicato il 6 Maggio 2017



Dubbio di evasione fiscale e di nero con assenza di prelievi bancari.

Si potrebbe arrivare ad un’eventuale accertamento fiscale, a seguito di mancata movimentazione in uscita sul conto e quindi  per totale assenza di prelievi bancari: l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedersi come possa il contribuente mantenere se stesso e la propria famiglia senza attingere dal reddito guadagnato e, quindi, dal proprio conto corrente.

In questi casi, il dubbio di evasione fiscale è più che legittimo. Dubbio che potrebbe essere avvalorato qualora il contribuente viva da solo o il coniuge sia disoccupato.

Ridotti prelievi bancomat: chi viene controllato?

I controlli di questo tipo sono rari (benché possibili) e, di norma, devono essere accompagnati da indici presuntivi di particolare gravità.

Tramite il redditometro (che valuta la capacità di spesa non del singolo contribuente ma di tutto il nucleo familiare), difatti, nella semplice assenza di prelievi sul conto, l’Agenzia delle Entrate non potrebbe automaticamente presumere la presenza di redditi non dichiarati, e questo perché, ad esempio, ben potrebbe essere che il contribuente si mantenga con il sostegno economico proveniente dai propri cari.

Per il fisco ci dovrebbero essere  altre  presunzioni in grado di corroborare quello che è un semplice sospetto, ad esempio:

  • il trovarsi in presenza di un contribuente sposato con un disoccupato,
  • il fatto che i genitori non siano più in vita o, comunque, siano in condizioni di povertà,
  • il fatto che il contribuente non conviva con altre persone.

Naturalmente si tratta di una lista non esclusiva di possibili segnali attraverso i quali il Fisco potrebbe essere insospettito in presenza di uno scarso numero di prelievi bancari.

Controlli incrociati

Come è ormai noto che esiste la possibilità tecnica che tali controlli vengano effettuati: le recenti modifiche normative, che hanno istituito alle banche dati telematiche, hanno difatti fornito una forte spinta al potere di controllo dell’Agenzia. Il Fisco ad esempio potrebbe incrociare i dati risultanti dall’Anagrafe Tributaria (ove risulta la dichiarazione dei redditi del contribuenti) con l’Anagrafe dei rapporti finanziari o i cosiddetti conti correnti dove  i dati sono praticamente in tempo reale.

Da anni ormai il risparmio è sotto il mirino dell’Agenzia delle Entrate, come abbiamo avuto modo di descrivervi ampiamente nel nostro approfondimento Il fisco ci spia.

Come funziona il redditometro

Il metodo con cui il Fisco riesce a individuare l’evasione fiscale è il raffronto tra le spese sostenute dal contribuente e i redditi indicati nella dichiarazione.

Il sistema è meglio noto come  «redditometro» e riesce a controllare la capacità di acquisto dei contribuenti e la possibilità degli stessi di mantenere determinati beni. Non basta insomma dimostrare di aver i soldi per acquistare una casa, una barca, un’automobile: è necessario che venga dimostrata anche la possibilità di mantenere quei beni. Se il Fisco rileva un’incongruenza tra le entrate familiari e le spese tipicamente derivanti da questo genere di spesa, procederà ad un accertamento. Uomo avvisato…

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Autore immagine: Google Immagini


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4 Commenti

  1. Ottimo articolo, che descrive un caso tutt’altro che raro, ossia quello del cittadino accusato infondatamente di evasione sulla base delle spese che ha fatto (o che non ha fatto), e che si trova gravato di provare il contrario, ossia di non aver mai evaso.
    Al riguardo segnalo un orientamento giurisprudenziale particolarmente garantista che può essere utile ai tanti contribuenti che si trovano “accusati” di evasione per effetto della notifica di un accertamento c.d. redditometrico.
    Tale orientamento giurisprudenziale (tra le sentenze di questo tenore: sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Varese, n. 439 del 2016, e sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano, n. 3788 del 2014) riduce incisivamente l’onere probatorio a carico del contribuente (chiamato in questi casi ad offrire una prova difficilissima: ossia quella di non aver evaso), ritenendo sufficiente provare di aver legittimamente posseduto le disponibilità, senza ritenere necessario provare “anche” (doppia prova) l’impiego delle stesse.
    Colgo l’occasione per complimentarmi per l’ottimo sito, ampiamente informativo e sempre aggiornatissimo.
    Avv. Federico Pau

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