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Lo sai che? Dieta del figlio: quale genitore decide?

Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2018

Vegana o vegetariana: si può imporre una particolare dieta al figlio se l’altro genitore non è d’accordo? Come si fa a stabilire se la scelta è lesiva della salute del giovane?

Vegani, vegetariani e onnivori: è uno scontro che sta diventando sempre più forte quello che riguarda la corretta dieta alimentare, tra chi ritiene non giusto e non salutare mangiare la carne di animale e chi, invece, è più fedele alle “tradizioni”. Ma fin quando le decisioni riguardano la propria persona, ciascuno è libero di fare ciò che vuole. I problemi sorgono invece quando si vorrebbe imporre una particolare dieta del figlio: quale genitore decide? In questo caso, non è tanto una questione di rispettare le scelte ideologiche del padre o della madre quanto di come queste possono influire sulla salute del giovane in una fase delicata della vita come quella della crescita. L’argomento sta occupando diversi giudici e, sul punto, sono state già emesse diverse sentenze. Ad arricchire la giurisprudenza vi è anche l’allargamento delle frontiere a numerosi extracomunitari che adottano delle scelte alimentari sulla base delle proprie convinzioni religiose, acquisite e stabili nei loro paesi di origine, ma che non possono essere considerate vincolanti in Italia.

Vediamo le ultime decisioni più importanti in materia di dieta del figlio. Sono tutte accomunate dal medesimo fine: non deve prevalere tanto la sensibilità, il rispetto delle specie animali o del credo ideologico, ma l’interesse materiale del minore.

Secondo il Tar di Bolzano [1], non esiste un diritto assoluto di consumare pasti conformi alle proprie convinzioni etico-filosofiche (nella fattispecie, menù a dieta vegana) all’interno di una scuola pubblica. La possibilità di scegliere una dieta non a base di carne incontra dei limiti sia esterni, posti dall’esistenza di diritti costituzionali di pari rango, che interni, connaturati all’assetto organizzativo dell’amministrazione e dal sistema di erogazione del servizio in questione. In un contesto quale quello dei servizi scolastici per l’infanzia, organizzato secondo principi di uguaglianza e universalità, il diritto del singolo va coordinato con le esigenze di bilancio dell’amministrazione e con la necessità di un controllo delle risorse finanziarie, sottoposte sempre più a vincoli stringenti. Ciò si frappone alla possibilità di assecondare ogni singola richiesta di dieta personalizzata, quando la stessa non sia motivata da ragioni di salute.

Secondo il Tribunale dei minorenni di Cagliari [2] non si può parlare di violazioni dei doveri inerenti alla responsabilità genitoriale da parte dei genitori che scelgano una dieta vegana per il figlio minore, ma solo se questa viene eseguita correttamente, secondo le indicazioni degli specialisti, in modo da non creare alcun pregiudizio per la crescita del bambino.

In tema di regime alimentare del figlio – scrive il Tribunale di Roma [3] – in caso di disaccordo tra i genitori, deve optarsi per la scelta conforme alla normalità statistica che maggiormente garantisce il benessere del minore, il quale deve pertanto seguire una dieta priva di restrizioni alimentari. Quindi, secondo i giudici della Capitale, in assenza di evidenze scientifiche che dimostrino che la dieta vegana non è dannosa per il minore, bisogna consentire a quest’ultimo di mangiare di tutto, quindi anche la carne.

Posto che la decisione sul regime alimentare del figlio minore, con riferimento alla dieta da seguire alla mensa scolastica, in quanto inerente alla salute, rientra tra quelle di maggiore interesse, e pertanto, in caso di dissenso tra i genitori, è rimessa al giudice, deve optarsi, una volta accertato che non vi sono specifiche esigenze sanitarie (es. allergie, intolleranze), secondo un criterio di normalità statistica, per la dieta ordinariamente adottata per gli altri alunni, trattandosi di regime sottoposto a controlli pubblici, e che maggiormente garantisce il benessere e la corretta crescita dei minori. Nel caso di specie, la madre, vegana, voleva che la figlia seguisse anche presso la mensa scolastica una dieta con esclusione di carne, pesce, latte e derivati, uova, ecc.; il tribunale, a fronte del dissenso del padre, ha accertato che la minore, pur se in buono stato di salute, si pone nella fascia di minore accrescimento.

Di diverso avviso è un precedente del Tribunale di Monza [4] secondo cui, una volta che venga accertato – tramite consulenza tecnica del tribunale – che la dieta vegana non è causa di malnutrizione in un bambino, il giudice può disporre che il Comune, affidatario del minore, comunichi alla scuola frequentata dal bambino una dieta vegana con le integrazioni raccomandate e controlli medici periodici. Pertanto, il minore può essere sottoposto a dieta vegana se questa non risulti inadeguata sulla base di specifico accertamento di un perito e vengano effettuate, allorché suggerite dal consulente tecnico, le integrazioni alimentari ed i controlli medici necessari.

note

[1] Tar Bolzano, sent. n. 35/2018.

[2] Trib. Minorenni Cagliari, sent. del 9.06.2017.

[3] Trib. Roma ent. del 19.10.2016.

[4] Trib. Monza, sent. del 5.07.2016.


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