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Ape volontaria: cosa fare se la richiesta viene respinta

10 maggio 2018


Ape volontaria: cosa fare se la richiesta viene respinta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 maggio 2018



La mia richiesta di certificazione del diritto all’Ape volontaria presentata il 17/02/2018 è stata respinta il 6/4/2017 (tramite email senza motivazione); presumo che il motivo sia perché sono percettore di pensione; decorrenza della pensione di vecchiaia 1.12.2017 (nato ad aprile 1951). Nel DPCM 150 si legge (articolo 3) : “Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra il 1° maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto .. possono richiedere…. la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla suddetta data di maturazione dei requisiti”. Quindi per me l’Inps non doveva respingere la mia domanda ma certificare che il diritto è relativo solo al periodo che va dal 1.5.2017 alla data del raggiungimento della pensione (7 mesi). Questo per consentirmi di fare (entro il 18/aprile) la domanda di APE per il recupero dei ratei arretrati. È corretto? Posso chiedere la revisione del provvedimento?

L’art.1 co.167 della L.232/2016, la legge di Bilancio 2017, che ha istituito l’Ape, enuncia che: “L’APE può essere richiesto dagli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che, al momento della richiesta di APE, hanno un’età anagrafica minima di 63 anni e che maturano il diritto a una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi, purché siano in possesso del requisito contributivo minimo di venti anni e la loro pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’APE richiesta, sia pari o superiore, al momento dell’accesso alla prestazione, a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell’assicurazione generale obbligatoria. Non possono ottenere l’APE coloro che sono già titolari di un trattamento pensionistico diretto.”

Il DPCM 150/2017, all’art.2 comma 2, enuncia: “2. Il requisito anagrafico che consente la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi dalla data di domanda di APE”.

Vero è che il comma 3 dello stesso articolo enuncia, come correttamente riportato dal lettore: “3. Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra il 1° maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto, come certificata dall’Inps ai sensi dell’articolo 5, possono richiedere, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, attraverso la domanda di Ape di cui all’articolo 7, la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla suddetta data di maturazione dei requisiti.”

Tuttavia, quest’articolo non cancella le precedenti disposizioni del decreto attuativo stesso e della legge di Bilancio 2017, per le quali il mancato riconoscimento di una pensione diretta, per il diritto all’Ape, deve essere verificato al momento di presentazione della domanda.

Tant’è che il comma 4, difatti, ribadisce, richiamando proprio il comma 167 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2017: “4. Non possono ottenere l’Ape i soggetti già titolari di un trattamento pensionistico diretto ai sensi dell’articolo 1, comma 167, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.”

Vero è che l’inoltro tardivo della domanda è un fatto non imputabile al lettore, in quanto lo strumento è stato attivato con fortissimi ritardi.

Nonostante ciò, l’art.5 comma 2 ribadisce che “2. La certificazione del diritto all’Ape è effettuata tenendo conto delle disposizioni e condizioni vigenti al momento della domanda di certificazione, sulla base degli elementi e delle informazioni presenti negli archivi dell’Inps.”

In pratica, l’attivazione tardiva della misura ha fatto sì che, di fatto, possano ottenere gli arretrati soltanto coloro che hanno diritto all’Ape, in quanto non aventi ancora maturato il diritto alla pensione.

Disposizioni normative a parte, è indubbio che i forti ritardi abbiano comunque generato un danno; vero è che, in ogni caso, anche gli arretrati sono parte del prestito pensionistico, e come tali devono essere restituiti con gli interessi, quindi si può parlare di danno solo limitatamente all’aspettativa relativa all’erogazione delle mensilità di liquidità in un’unica soluzione. Aspettativa non basata, comunque, sulla legge di Bilancio, ma sul solo decreto attuativo, in quanto già considerava i forti ritardi nell’erogazione.

In definitiva, si potrebbe comunque intentare un ricorso sulla sola base dell’art.2 co.3 DPCM 150/2017, ma l’esito molto probabilmente sarebbe negativo a causa delle differenti disposizioni citate, che fissano il momento della verifica dell’assenza di trattamento pensionistico diretto alla presentazione della domanda di Ape. Relativamente all’aspettativa di erogazione degli arretrati, parlando di cifre liquidate a titolo di prestito e non definitive, la quantificazione del danno sarebbe piuttosto esigua, tale da sconsigliare un’azione legale in merito.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci  


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3 Commenti

  1. Buongiorno,
    sia a me che ad un mio amico l’ape è stata rifiutata dalla banca con motivazione generica senza una specifica chiara . Abbiamo cercato di capire se avessimo commesso un errore nella compilazione della domanda ma non è possibile avere alcun contatto, neanche via mail, con la banca. Inoltre, volendo correggere l’eventuale errore, l’inoltro di una nuova domanda è subordinato al rilascio di nuova certificazione del diritto da parte dell’Inps che arriverà tra 60 gg. Mi sembra assurdo che non ci possa essere una forma di dialogo chiarificatorio con la banca.

  2. Anche a me è successa la stessa cosa. Banca Intesa ha respinto la mia domanda per “Crif – difformità finanziarie”.
    Premesso che come da indicazioni dell’inps (circolare 28/2018) “Alla data di presentazione della domanda di APE, l’importo massimo deve essere tale da
    determinare una rata di ammortamento mensile che, sommata ad eventuali rate per prestiti
    con periodo di ammortamento residuo superiore alla durata del periodo di erogazione
    dell’APE, non risulti superiore al trenta per cento dell’importo mensile del trattamento
    pensionistico, al netto di eventuali rate per debiti erariali e di eventuali assegni divorzili, di
    mantenimento dei figli e di assegni stabiliti in sede di separazione tra i coniugi, indicati
    dal richiedente nella domanda di APE.”
    Io ci rientro perfettamente ma non so a chi dirlo.
    Ho sentito la direzione generale dell’INps che mi dice di non poter far nulla con Banca Intesa ma che l’ha sollecitata ad aprire un canale di comunicazione ora inesistente..Risposta banca: ci penseremo…(!)
    Ho chiamato anche la direzione generale della banca a Torino e cadono dalle nuvole.. Rispondono di consultare il sito Bankitalia..!
    Praticamente, scusate il termine, ..una presa per il culo!
    Che vergogna!!
    Ora ho richiesto nuovamente la certificazione all’Inps (2 mesi di attesa) e poi ci riproverò..
    Intanto ho perso il diritto agli arretrati!
    Che si può fare?
    Grazie
    Giuseppe Cavalletti

  3. La mia domanda invece e stata rifiutata dalla banca in quanto non avevo dichiarato un prestito della mia banca per 6000 euro che rendo dal mese di >novembre 2017 e scadenza prestito Novembre 2021, importo rata 154,00
    Nessuno mi sa dire nulla ho provato ancora oggi all’Inps , sembra che si debba fare nuovamente tutto il percorso ,cioè , richiesta del certificazione diritto e poi riinoltrare domanda . tempi ulteriori 3 mesi minimo .

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