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Assegno familiare: come si calcola nella convivenza di fatto?

12 maggio 2018


Assegno familiare: come si calcola nella convivenza di fatto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2018



Sono dipendente di una società spa dal dicembre 2017, assunto a tempo determinato “1 anno” con legge 68 iscritto alle categorie protette. Ho una invalidità civile al 100%, ho la legge 104 con aggravamento comma 3 riconosciuta. A quanto equivale l’assegno ANF, considerando che ho una compagna convivente “disoccupata” e due figlie avute da lei, rispettivamente nate nel 2011 e 2013. Posso avere altre agevolazioni/aiuti economici in considerazione delle mie gravità?

Per capire a quanto potrebbe ammontare l’assegno Anf, cioè l’assegno al nucleo familiare, innanzitutto è opportuno chiarire quali familiari possono entrare a far parte del nucleo ai fini degli Anf.

Il nucleo familiare per l’erogazione dell’assegno Anf deve essere individuato in relazione al richiedente (generalmente il lavoratore dipendente genitore). Il nucleo ai fini Anf è normalmente composto dal richiedente, lavoratore dipendente o titolare di una pensione o un’indennità di disoccupazione, e dai seguenti altri familiari:

– il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;

– figli legittimi o legittimati ed equiparati (adottivi, affiliati, naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio del coniuge, affidati dai competenti organi a norma di legge, anche ai servizi sociali, anche non conviventi, in caso di separazione dei coniugi), di età inferiore a 18 anni o maggiorenni inabili senza limiti di età, purché non coniugati;

– i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno 4 figli e tutti di età inferiore ai 26 anni;

– i figli maggiorenni ed equiparati che si trovino, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nella assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro; – i fratelli, le sorelle e i nipoti del richiedente (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi siano orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati. 

Nel caso di specie, dunque, nel nucleo familiare si deve tener conto di 3 componenti, il richiedente (il lettore) ed i due figli. A questo proposito, il messaggio 5171/2016 dell’Inps chiarisce che, ai fini della determinazione del reddito complessivo rilevante per gli Anf, per i nuclei in cui è presente una convivenza di fatto, può essere assimilata ai nuclei familiari coniugali la sola situazione dei “conviventi di fatto” che abbiano stipulato il “contratto di convivenza” e solo se nello stesso contratto è definita con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.

La convivenza di fatto quindi deve essere stabile e regolata da un “contratto di convivenza”, che deve contenere:

– l’indicazione della residenza;

– le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune.

Solo in questo caso la “convivenza di fatto” è equiparata al “classico” nucleo familiare, quindi è possibile considerare tutti i reali componenti.

La tabella Anf da considerare, nel caso specifico, è dunque la tabella 15: riguarda i nuclei con un solo genitore e almeno un figlio minore (e almeno un componente inabile).

Attenzione: perché il componente del nucleo familiare (nel caso di specie il lettore) sia considerato inabile ai fini Anf deve essere verificata, dall’apposita commissione medica, almeno l’inabilità a proficuo lavoro: lo ha chiarito l’Inps, con la circolare n.11/2014.

Per inabilità a proficuo lavoro s’intende l’impossibilità assoluta e permanente di dedicarsi ad un proficuo lavoro, a causa di infermità o difetto fisico o mentale: non, dunque, l’impossibilità assoluta e permanente di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

È dunque possibile lavorare, per l’inabile a proficuo lavoro, senza che questo pregiudichi il diritto agli Anf, in quanto il grado di inabilità non consente alla persona di dedicarsi ad un lavoro proficuo, ma non impedisce di dedicarsi a qualsiasi attività lavorativa.

Perché sia riconosciuta la maggiorazione legata alla condizione d’inabilità ai fini Anf è necessario presentare, oltre all’ordinaria domanda di assegno al nucleo familiare (su modello Anf Dip), la documentazione sanitaria attestante l’inabilità.

Inoltre, per l’inclusione nel nucleo familiare di qualsiasi componente inabile a proficuo lavoro, è necessario richiedere un’apposita autorizzazione all’Inps mediante modello Anf 42, come previsto dalla normativa (DM 11/05/1990), ma solo se non risulta già documentata l’invalidità al 100%.

Gli importi dell’assegno al nucleo familiare spettante, nel caso di specie, non dipendono solo dal numero dei componenti del nucleo familiare, ma anche dal reddito annuo familiare.

In particolare l’assegno, per 3 componenti nella tabella Anf 15, parte da un massimo di 326,67 euro mensili, per reddito del nucleo sino a 25.659,92 euro, sino a un minimo di 13 centesimi, per redditi da 77.670,16 euro annui a 77.785,21 euro annui.

Ad ogni modo, in base al già menzionato messaggio 5171/2016 dell’Inps, considerando che la compagna del lettore non rileva al fine del numero dei componenti del nucleo, non rileva nemmeno il suo reddito, ma rileverà soltanto quello del lettore in qualità di richiedente. Bisogna in ogni caso ricordare che, per aver diritto agli Anf, almeno il 70% del reddito prodotto deve derivare da lavoro dipendente.

Per quanto riguarda gli altri sussidi, considerando che il lettore ha il 100% d’invalidità e l’handicap grave, può aver diritto:

– alla pensione per invalidi civili totali, pari a 282,55 euro mensili, se il reddito non supera 16.664,36 euro annui;

– all’assegno ordinario d’invalidità, se possiede almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio; l’assegno è calcolato allo stesso modo della pensione.

Il lettore ha inoltre diritto a diverse agevolazioni fiscali (ad esempio per l’acquisto dell’auto) e lavorative (come il rifiuto al trasferimento, i permessi retribuiti mensili…) in quanto portatore di handicap grave;

Inoltre si noti che il lettore ha diritto al riconoscimento di 2 mesi di contributi figurativi ogni 12 mesi di servizio.

 

 Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci  


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