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Riconoscimento paternità: è possibile conoscendo solo il numero di cellulare?

12 maggio 2018


Riconoscimento paternità: è possibile conoscendo solo il numero di cellulare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2018



Una persona (abitante in Francia) può intentare una causa di riconoscimento di paternità non conoscendo nome e cognome del presunto padre ma conoscendo il numero di cellulare? Un giudice, in questo caso, può farsi dare i dati relativi l’intestatario del numero di telefono dal gestore telefonico e quindi procedere con la causa?

La risposta al quesito è negativa per le ragioni che si vengono qui di seguito ad illustrare.

L’azione finalizzata ad ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità (ai sensi dell’art. 269 e ss. cod. civ.) può essere promossa (sempre nei casi in cui il riconoscimento è ammesso dalla legge) dando prova, con ogni mezzo, della sussistenza del legame biologico tra il figlio e il presunto genitore.

Orbene, l’inciso “con ogni mezzo” non va, tuttavia, inteso nel senso che il soggetto che chiede l’accertamento della genitorialità naturale possa domandare al tribunale di svolgere un’indagine (investigativa) a priori sulla identità della persona che presume (o è certa) essere il genitore biologico, bensì va letto nel senso che, dopo aver indicato al giudice il soggetto di cui si chiede venga accertata la genitorialità, questa possa essere dimostrata con ogni mezzo.

Va detto, tra l’altro, che la Corte Costituzionale (con sentenza n. 50/2006) ha apportato una sostanziale modifica al procedimento per la dichiarazione giudiziale di paternità/maternità in quanto ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 274 cod. civ. che subordinava l’esercizio dell’azione di riconoscimento giudiziale al previo esperimento di una procedura di ammissibilità della domanda. Fase questa che quindi è stata soppressa, sicché la procedura oggi è più rapida ed è esperibile anche qualora il ricorrente nutra dei meri sospetti riguardo alla sussistenza del rapporto biologico di genitorialità.

La domanda, tra l’altro, va proposta innanzi al tribunale del luogo di residenza del presunto genitore (o, nel caso di morte, dei suoi eredi) e in essa viene chiesto che il giudice dichiari che il Sig. Tizio è il genitore biologico del ricorrente o del minore (nel caso in cui la domanda sia proposta dal genitore che esercita la responsabilità genitoriale). In altre parole l’azione va promossa nei confronti del presunto genitore (o, in mancanza, dei suoi eredi) che è dunque legittimato passivo dell’azione e non può certamente essere avviata nei confronti di un soggetto di cui si conosce il solo numero di cellulare!

Sicché l’atto dovrà essere notificato al presunto genitore biologico il quale potrà costituirsi nel giudizio per contestare o confermare la propria paternità.

Come si accennava in premessa, nel giudizio è ammesso qualsiasi mezzo di prova (anche per testimoni); è consentita anche la prova indiziaria e indiretta, raggiunta attraverso una serie di elementi presuntivi che, valutati nel loro complesso, possono risultare idonei, per la loro attendibilità e concludenza, a dimostrare in modo completo e rigoroso la paternità. Tali non sono ritenuti, tuttavia, né la sola dichiarazione con cui la madre (o il padre) indichi il presunto padre (o la presunta madre), nè la dichiarazione del genitore che ha già riconosciuto il figlio di avere avuto rapporti sessuali con l’altro genitore all’epoca del concepimento.

Certamente la prova biologica (tramite prelievo del Dna) è quella più attendibile in quanto consente il raggiungimento di un risultato certo. Ma tale prova che non può comunque essere imposta al presunto genitore; tuttavia, su di essa l’orientamento dei giudici è ormai consolidato nel ritenere che, ove il presunto genitore opponga il proprio rifiuto a sottoporsi al test, questo debba essere valutato già di per sé come prova del rapporto di filiazione.

Alla luce di quanto detto, il consiglio per il lettore è quello di accertarsi, tramite una autonoma indagine (svolta privatamente o a mezzo di un investigatore privato), della identità del soggetto riconducibile al numero di cellulare da questi in possesso.

Anche in questo caso, tuttavia, si sconsiglia al lettore di affidarsi al mero dato (ufficiale o ufficioso) della intestazione telefonica, ben potendo essere il numero di telefono intestato a soggetto diverso (genitore, figlio, partner o persino un amico) da quello che poi di fatto lo utilizza.

Una volta individuato fisicamente il soggetto in questione, non sarà difficile informarsi sulla sua identità ed acquisire ulteriori informazioni su di lui che possano ricondurlo alla certezza della paternità. Così, tanto per fare un esempio, anche acquisire una bottiglietta d’acqua gettata via dopo l’utilizzo per fare un’autonoma indagine del Dna sarebbe un risultato ottimale per poter esperire l’azione giudiziaria con la certezza dell’accoglimento della domanda.

Da notare, tra l’altro, che quando l’azione giudiziaria è proposta da un maggiorenne, i soli costi da sostenere per l’iscrizione della causa a ruolo superano i 500 euro. Ad essi andranno aggiunti quelli da anticipare sulla presumibile consulenza tecnica che potrà disporre il giudice, oltre alla parcella dell’avvocato.

È pertanto bene muoversi con una fondata consapevolezza prima di intraprendere qualsivoglia azione giudiziaria.

 

 Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano


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