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Emissioni di fumo e rumori molesti vicino casa: cosa fare


Emissioni di fumo e rumori molesti vicino casa: cosa fare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2018



A meno di 20 metri dalla mia casa, in una zona residenziale, vi sono da un lato un’abitazione privata con un camino usato dai vicini come un vero e proprio inceneritore e dall’altro da qualche anno una carrozzeria e officina meccanica che emette odori insalubri e rumori molesti. Le mie segnalazioni al Comune non sono valse a nulla. Sono presenti denunce riguardo il permesso di costruzione di questa struttura da parte di altri vicini e pare che la carrozzeria avrebbe perso la prima sentenza ricorrendo in appello. L’Arpa ha fatto una rilevazione, a seguito di un mio esposto, con esito negativo ma non doveva verificare, prima ancora delle emissioni, i permessi riguardo l’attività e la regolarità della struttura da cui provengono le emissioni? Non doveva valutare che le emissioni possono variare quotidianamente? Cosa posso fare in concreto?

La situazione che espone il lettore è tristemente nota a tante persone. Si tenterà, di seguito, di elencare le possibilità e gli strumenti che il lettore ha a disposizione per difendersi.

Innanzitutto, la prima strada è quella di segnalare la situazione al Comune di appartenenza, cosa che nel caso specifico è già stato fatto. Il Comune contatta l’Arpa competente per i sopralluoghi e le verifiche del caso.

L’Arpa, ovviamente, dovrebbe tener conto della variabilità della situazione: il disagio muta a seconda delle condizioni atmosferiche, del clima o della semplice volontà di chi si rende autore della condotta illecita. I sopralluoghi, pertanto, dovrebbero esser ripetuti nel tempo, eventualmente dietro segnalazione delle persone interessate, in modo tale che la verifica possa essere fatta quando l’immissione è presente. L’Arpa e i dipartimenti di prevenzione delle Asl spesso esercitano in maniera coordinata ed integrata le funzioni di controllo ambientale e di prevenzione collettiva che rivestono valenza ambientale e sanitaria.

L’Arpa, successivamente, relaziona al Comune (o meglio, all’ufficio tecnico) che adotta i provvedimenti del caso. Se v’è rischio per l’incolumità pubblica, il sindaco può, con ordinanza contingibile e urgente, disporre la sospensione dell’attività nociva.

L’Arpa potrebbe essere sollecitata anche dalla Procura della Repubblica, a sua volta attivata da una denuncia/querela. Il codice penale, all’art. 674, dice che chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206 euro.

Secondo la Corte di Cassazione (sent. n. 38297/2004) le emissioni in atmosfera di gas, vapori e fumi integrano reato in considerazione dell’idoneità di tali emissioni ad arrecare molestia alle persone, atteso che devono farsi rientrare nel concetto di molestia tutte le situazioni di fastidio, disagio, disturbo e comunque di turbamento della tranquillità e della quiete che producono un impatto negativo, anche psichico, sull’esercizio delle normali attività quotidiane di lavoro e di relazione.

La condotta descritta dal lettore è quindi sanzionabile anche penalmente. Le sorti del procedimento dipenderanno in gran parte dai rilievi tecnici effettuati. Nel processo penale, lo stesso potrà costituirsi parte civile per chieder il risarcimento dei danni patiti.

Altra ipotesi di reato che potrebbe ravvedersi nei fatti esposti dal lettore è quello del disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. L’art. 659 cod. pen. punisce con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309 chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone. Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.

Salvo diversa regolamentazione comunale, in genere è sufficiente dimostrare che i rumori del vicino abbiano superato di 3 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano nelle ore notturne) oppure che abbia superato di 5 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano di giorno).

Sul fronte amministrativo, per quanto riguarda l’esistenza dell’officina meccanica e la sua regolarità, il lettore potrebbe effettuare un accesso agli atti presso la pubblica amministrazione, motivando la richiesta con l’esposizione dei fatti sopra descritti. In effetti, il piano regolatore generale (p.r.g.) effettua delle suddivisioni (cosiddette zonizzazioni) contraddistinte dalla comune destinazione dell’area. Pertanto, è strano che in una zona residenziale possa essere presente un impianto del genere.

Dal punto di vista civilistico, invece, il lettore sicuramente sarà a conoscenza dell’art. 844 del codice civile, il quale

vieta le immissioni intollerabili; nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e può tener conto della priorità di un determinato uso.

Quest’ultimo inciso significa che, ad esempio, chi acquista una villetta in una zona industriale deve poi aspettarsi possibili immissioni e il limite della tollerabilità è più alto rispetto ad una zona residenziale. Nel caso specifico, però, come si è detto, accade esattamente il contrario.

Se ritiene che i suoi tentativi, finora, siano risultati vani, il lettore può decidere di intraprendere autonomamente un’azione civile contro i vicini molesti. In tal caso, sarà opportuno munirsi di perizia di parte che dimostri l’intollerabilità delle immissioni. In altre parole, dovrà essere il lettore ad incaricare un esperto ai fini dell’effettuazione dei rilievi.

Con questa documentazione, poi, questi potrà citare in tribunale gli autori delle immissioni moleste, chiedendo il risarcimento dei danni e, soprattutto, l’inibitoria, cioè la condanna a cessare dal tenere ancora il comportamento illecito.

È sicuramente una strada che prevede dei costi (tecnico di parte, avvocato, spese di giustizia), ma così il lettore potrà essere certo di fare qualcosa.

Chiaramente, prima di intraprendere la strada giudiziale, è sempre bene diffidare formalmente la controparte, eventualmente invitandola alla mediazione o alla negoziazione assistita in presenza dei presupposti di legge.

Si suggerisce, nel caso in cui volesse continuare con le segnalazioni alle autorità competenti, di intimare per iscritto all’amministrazione comunale di provvedere, eventualmente ricordando che, ai sensi dell’art. 328 del codice penale, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Inoltre, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

Questo significa che l’autorità competente (ad es., il sindaco) che, pur essendo stato informato della situazione, non adotta i dovuti provvedimenti rischia una sanzione penale. Secondo la Corte di Cassazione (sent. n. 138/1995), la responsabilità del sindaco per le esalazioni maleodoranti provocate da un impianto di depurazione del comune non può essere affermata sulla sola base dell’astratta inosservanza del dovere di vigilanza, ciò che darebbe luogo a responsabilità oggettiva, essendo invece necessario, per l’effettiva sussistenza della negligenza, dell’effettiva conoscenza dell’esalazione.

Significativa anche quest’altra sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui è configurabile il reato di getto pericoloso di cose in caso di produzione di “molestie olfattive” mediante un impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera, in quanto non esiste una normativa statale che prevede disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori, con conseguente individuazione, quale parametro di legalità dell’emissione, del criterio della stretta tollerabilità, e non invece, di quello della “normale tollerabilità” previsto dall’art. 844 cod. civ., attesa l’inidoneità di quest’ultimo ad assicurare una protezione adeguata all’ambiente ed alla salute umana (Cass., sent. n. 36905/2015).

Ancora, in tema di getto pericoloso di cose e di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, l’emissione di rumori e polveri sottili da parte di un impianto industriale, comporta un danno morale risarcibile per i soggetti abitanti nelle zone circostanti, stante il pregiudizio arrecato alla vita quotidiana delle persone ed il perturbamento psicologico risentito in relazione alle possibili conseguenze nocive per la salute (Cass. n. 31477/2013).

Da comprendere, dunque, che sussistono i presupposti per agire. Le strade, come si è detto, sono le seguenti:

  1. Civile: atto di citazione con prova delle immissioni;
  2. Penale: denuncia per i reati di cui agli artt. 674 e 659 cod. pen.; eventuale diffida e successiva denuncia ex art. 328 c.p. contro i pubblici ufficiali che non agiscono;
  3. Amministrativa: accesso agli atti per verificare profili di abusivismo. Se ve ne sono, il lettore potrà denunciare anche questi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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