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Genitore anziano e infermo: i doveri dei figli

12 maggio 2018


Genitore anziano e infermo: i doveri dei figli

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2018



I miei genitori quando avevo 13 anni hanno divorziato, sono stato affidato a mia madre e sono cresciuto all’estero. Mio padre vive in Italia, ora è anziano e ha bisogno di cure. Non ho contatti con lui da diversi anni. Ho il diritto di rifiutare qualsiasi responsabilità o ho ancora degli obblighi verso i suoi confronti? Mio padre dispone di una buona pensione ma pare non sarebbe più in grado di vivere senza una persona che lo aiuti (badante o altro) o potrebbe avere bisogno di entrare in una casa per anziani.

La risposta al quesito (Ho il diritto di rifiutare qualsiasi responsabilità verso mio padre?) è negativa per le ragioni che si vanno di seguito a illustrare.

Innanzitutto occorre precisare che il fatto che il lettore, dopo la separazione dei suoi genitori, sia stato affidato in via esclusiva a sua madre andando a vivere in Svizzera, non ha fatto mai venir meno la responsabilità genitoriale di suo padre. Infatti, anche in caso di affido esclusivo i genitori devono prendere insieme le decisioni di maggiore interesse per i figli (relative a educazione, salute e istruzione) rispetto alle quali il giudice, solo in presenza di gravi motivi, può escludere o limitare l’esercizio della responsabilità da parte del genitore non affidatario; questi infatti non solo ha il diritto e il dovere di vigilare sulla istruzione ed educazione dei minori (potendosi persino rivolgere al giudice in tutti i casi in cui ritenga che siano state prese delle decisioni pregiudizievoli al loro interesse), ma conserva anche il diritto di frequentare i figli in base ai tempi e ai modi di permanenza stabiliti dal magistrato.

In altre parole una cosa è non avere l’affidamento dei figli, altra cosa (ben diversa) è aver avuto dal tribunale un provvedimento di decadenza dalla potestà (ora responsabilità) genitoriale.

Da quanto detto si desume che, anche nel caso (come quello in esame) in cui il figlio, dopo la separazione dei genitori sia stato affidato ad uno solo di loro, rimangono fermi i doveri di costui verso entrambi i genitori. Doveri che, quando questi diventano anziani, si possono individuare:

– nell’obbligo di versare gli alimenti al genitore in stato di bisogno (obbligo questo che non appare sussistere nel caso di specie, atteso che il padre del lettore gode di una buona pensione);

– nel dovere di assicurarsi che il genitore non versi in condizioni che possano mettere a rischio la sua vita o la sua incolumità personale.

Ove ciò avvenga, infatti, il figlio potrebbe trovarsi a dover rispondere del reato di abbandono di persona incapace. Reato questo che si configura tutte le volte in cui un soggetto, rivestendo una particolare posizione giuridica (genitore, coniuge, figlio, insegnante, ecc.), sia tenuto alla custodia e alla cura di una persona incapace di provvedere a se stessa. Intendendosi per “custodia” il dovere (sia pure temporaneo) di diretta e immediata sorveglianza del soggetto, e con la parola “cura” la prestazione protettiva dovuta nei riguardi di persone con particolari esigenze (come quelle derivanti dall’età avanzata e lo stato precario di autonomia da essa derivante, come nel caso del padre del lettore).

Il reato infatti non si individua solo allorquando sia un minore ad essere abbandonato, ma anche quando lo sia una persona resa incapace da una malattia (fisica o mentale) oppure dall’età avanzata: sicché non occorre che tale persona sia incapace in senso giuridico (perché ad esempio interdetta dal giudice) ma è sufficiente che versi in una situazione oggettiva che le impedisce di salvaguardare la propria incolumità non disponendo degli strumenti (fisici e/o cognitivi) per farlo.

L’abbandono del soggetto incapace può consistere in qualsiasi comportamento che contrasti con il dovere giuridico di assistenza nei suoi riguardi. Esso può dunque consistere:

– nel lasciare che l’anziano sia curato da una persona che non ha le capacità di farlo (si pensi al caso della persona che, in ragione della sua malattia, richieda delle specifiche cure di tipo infermieristico);

– nell’impedire il pronto intervento di altri soggetti, teso evitare il pericolo quando se ne ponga la necessità (in tal caso si parla di omissione);

– nell’interrompere la assistenza prestata fino a quel momento;

– nel non prestare alcuna assistenza all’incapace (si parla in questo caso di abbandono totale);

– nel prestare un’assistenza inadeguata alle necessità del soggetto (è questo il c.d. abbandono parziale); tale può considerarsi l’ipotesi in cui l’incapace riceva solo le cure necessarie alla sopravvivenza, venendo per il resto lasciato in una situazione di degrado.

Per chi incorre in tale reato, la legge prevede la pena della reclusione da 6 mesi a 5 anni, con due aggravanti. Quella in cui all’abbandono consegua la lesione personale o la morte dell’ incapace (ipotesi in cui la pena è rispettivamente aumentata da 1 a 6 anni e da 3 ad 8 anni) e quella in cui a compiere il reato siano persone particolarmente vicine alla vittima quali il genitore (anche adottante), il figlio (anche adottato), il tutore o il coniuge: ipotesi per le quali è previsto un aumento di pena.

Va visto dunque, all’atto pratico, in che modo il lettore potrebbe evitare di incorrere in questa situazione, anche a seguito di eventuali segnalazioni fatte alle autorità o ai servizi sociali, attesa l’affermazione secondo cui il padre non sarebbe più in grado di vivere senza una persona che lo aiuti.

Orbene, se l’anziano non ha in Italia nessuno su cui poter contare è necessario che il lettore si adoperi affinché gli sia assicurata una assistenza specifica:

– o attraverso l’assunzione di una o più badanti che si alternino in casa (situazione che però che non permetterebbe al lettore – vista la distanza – la vigilanza (quanto mai opportuna in questi casi) sulle persone assunte;

– oppure (situazione che è forse più adatta al caso di specie) individuando una adeguata struttura per anziani in grado di fornire al padre la necessaria assistenza in modo costante.

Allo scopo (in un caso o nell’altro) però, sarà necessario per il lettore -specie ove suo padre non dovesse mostrarsi dotato di sufficiente autonomia decisionale in tal senso (intesa come piena consapevolezza di non essere più in grado di provvedere a se stesso in modo autonomo)- poter gestire il denaro del genitore e costituire il primo riferimento per i soggetti deputati alla sua vigilanza.

Dunque, se il padre del lettore non è più in condizioni di aver cura della propria persona, neppure nel senso di assumere iniziative finalizzate a non porlo in situazioni di pericolo (assunzione di una badante, ricovero in una struttura protetta), in tal caso, dovrà essere cura del lettore (in veste, da quanto sembra di capire, di familiare più prossimo) predisporre tutte le tutele del caso, preoccupandosi di individuare la forma di protezione più adeguata alla situazione, onde evitare di incorrere in futuro in possibili responsabilità, anche conseguenti ad eventuali segnalazioni di abbandono fatte alle autorità (anche da parte di semplici conoscenti).

Se l’uomo, come si può dedurre dai dati forniti, ha un reddito adeguato a sopportare i costi della necessaria assistenza, in caso di mancata collaborazione, il lettore potrà anche rivolgersi all’ufficio del giudice tutelare del luogo di residenza del genitore affinché – tenuto conto della situazione venutasi a determinare, della impossibilità oggettiva (vista la distanza) per lo stesso di occuparsene – nomini un amministratore di sostegno (che potrà essere individuato anche, ma non necessariamente, nella persona del lettore) affinché gestisca quel denaro al fine di assicurare la presenza di qualcuno in casa oppure gestire i contatti con una casa di riposo per anziani. Il provvedimento di nomina dell’amministratore delimiterà i poteri di quest’ultimo e la durata dell’incarico, indicando gli atti che il padre potrà compiere da solo o con l’assistenza dell’amministratore, nonché il limite di spesa a cui l’amministratore dovrà attenersi con il denaro dell’amministrando. L’amministratore nominato, dovrà inoltre fornire al giudice un rendiconto periodico del proprio operato.

Si tratta di una istanza da rivolgere all’ufficio della volontaria giurisdizione del tribunale e che non richiede necessariamente l’assistenza di un avvocato, per quanto questa sia senz’altro consigliabile. A seguito del deposito dell’istanza, il giudice, dopo aver sentito il padre (anche recandosi egli stesso presso il domicilio ove sia impossibilitato a muoversi) e il lettore, potrà anche disporre una consulenza medica d’ufficio per accertarsi della situazione clinica dell’uomo e verificarne la necessità di una assistenza continuativa.

In questo modo certamente il lettore non dovrà preoccuparsi che gli si rivolga l’accusa di disinteressarsi dell’anziano genitore, mettendone in pericolo l’incolumità. È necessario, cioè, porre in essere qualsiasi misura che, ove dovesse verificarsi un evento infausto (un malore dell’uomo che non gli permetta di chiedere aiuto, facendo intervenire i soccorsi in tempi debiti) non possa far ricadere sul lettore la responsabilità di quanto accaduto.

Va evidenziato che, tuttavia, l’amministratore non ha l’incarico di tutelare l’incolumità del beneficiario, ma solo quella di amministrare il suo patrimonio. Si tratta dunque di rappresentare al giudice la necessità che il denaro del padre venga correttamente utilizzato a tutela della sua persona e della sua salute destinandolo a tutte le cure di cui necessita.

Il consiglio pertanto al lettore è senz’altro quello di programmare un rientro in Italia e, prima ancora che rivolgersi al tribunale, cercare – ove possibile – un dialogo con suo padre al fine di individuare (anche senza il necessario intervento del giudice) una soluzione concretamente attuabile e il più possibile conforme alle esigenze di entrambi.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano

 

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2 Commenti

  1. Anche io ho un problema similare che provo in poche righe a descriverlo .Mio Padre e’ ancora capace di intendere e volere ha 92 anni ed e’ Testimone di Geova. non ci permette di accudirlo, ha eliminato la linea telefonica fissa ed e’ irraggiungibile su quella mobile, risponde e chiama solo chi vuole Lui. non possiamo andare a casa sua, l’unica cosa che ci ha detto che nel caso gli succedesse qualcosa
    verremmo informati,non sappiamo da chi. e’ economicamente autosufficiente, pero’ credo che abbia necessita’ di un aiuto per ripulire casa,ma non vuole nessun famigliare e ne un badante.ogni 10 gg telefona a mio fratello per farsi acquistare del vino,pero’ non vuole che gli venga portato a casa. Anzi non dobbiamo presentarci sottocasa e non vuole essere accompagnato.non dobbiamo piu’presenziare a suo nome nelle riunioni condominiali. Non sappiamo quanti risparmi ha e dove li tenga,non abbiamo le chiavi di casa che e’ di sua propieta’,in quanto non c’e’ la volute fornire per un uso ermegenziale. tutto cio’ perche’ non abbiamo voluto seguire la sua fede di Testimone.e’ vedovo. Come dobbiamo comportarci e se rischiamo io e i miei fratelli qualcosa in caso di incidente o altro?

  2. D’accordo, i figli devono badare al genitore, ma se i figli sono più scannati dei genitori? Se i figli sono in condizioni di disagio economico cosa devono fare? Andare a rubare? Perché tutta questa bella discussione dell’Avvocato non è per nulla chiara.

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