Diritto e Fisco | Editoriale

Autocertificazione: che cos’è e cosa si può dichiarare

10 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 maggio 2018



Quando è ammessa la dichiarazione sostitutiva dei certificati? Ha una scadenza? Come si presenta? Chi può farla? Ecco il modello facsimile. 

Avrete sicuramente sentito parlare dell’autocertificazione e forse non vi è mai capitato di doverne compilare una. Si tratta di una dichiarazione che sostituisce la montagna di certificati previsti una volta per ottenere un permesso o un documento dalla Pubblica amministrazione. È possibile presentarla di persona oppure in via telematica. Ma che cosa si può autocertificare? Ci sono dei certificati che non possono essere sostituiti con questo documento. Vediamo, allora, che cos’è l’autocertificazione, a cosa serve e cosa si può dichiarare.

Autocertificazione: che cos’è?

La legge [1] ha introdotto la possibilità di fornire alla Pubblica amministrazione ed ai privati una dichiarazione resa e firmata da un cittadino che sostituisce in modo completo e definitivo alcune certificazioni amministrative. Ecco perché si chiama anche «dichiarazione sostitutiva». È, quindi, un modo per evitare burocrazia ed inutili perdite di tempo, soprattutto quando si sceglie di fare l’autocertificazione online.

In base alla legge, gli uffici pubblici sono obbligati ad accettare l’autocertificazione per le pratiche previste. In caso contrario, incorrerebbero nella violazione dei doveri d’ufficio. Diverso il discorso per quanto riguarda i privati: l’accettare o meno questa dichiarazione resta per loro un fatto discrezionale.

Pertanto, l’autocertificazione ha lo stesso valore legale ed amministrativo del certificato o dell’atto che sostituisce. Purché si dica il vero: se i dati contenuti nell’autocertificazione si rivelano falsi, l’interessato perde ogni beneficio.

Autocertificazione: che cosa serve?

Per fare l’autocertificazione serve soltanto un documento di identità valido. La firma dell’interessato non deve per forza essere autenticata.

Autocertificazione: cosa si può dichiarare?

Abbiamo accennato al fatto che l’autocertificazione non può sostituire tutti i tipi di documenti richiesti dalla Pubblica amministrazione o da un privato. Nel dettaglio, può essere utilizzata per dichiarare:

  • la data ed il luogo di nascita;
  • la residenza;
  • la propria cittadinanza;
  • il godimento dei diritti civili e politici;
  • lo stato civile;
  • lo stato di famiglia;
  • l’esistenza in vita;
  • i cambiamenti della propria famiglia (nascita di un figlio, decesso del coniuge, ecc.);
  • l’iscrizione ad albi, registri o elenchi tenuti dalla Pubblica amministrazione;
  • l’appartenenza ad un ordine professionale;
  • il titolo di studio o gli esami sostenuti;
  • la qualifica professionale o il titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione;
  • la situazione reddituale ed economica per ottenere i benefici di legge;
  • l’assolvimento di obblighi contributivi;
  • il possesso ed il numero di codice fiscale, di partita Iva e di altri dati contenuti nell’anagrafe tributaria;
  • lo stato di disoccupato, di pensionato o di studente;
  • la propria qualità di legale rappresentante, di tutore o di curatore;
  • l’iscrizione ad associazioni o formazioni sociali;
  • l’adempimento degli obblighi militari.

È possibile autocertificare anche:

  • di non avere avuto delle condanne penali o di non essere destinatario di provvedimento che prevedano misure di sicurezza o di prevenzione;
  • di non essere a conoscenza di essere sottoposto ad un procedimento penale;
  • di non essere ente destinatario di provvedimenti giudiziari;
  • la qualità di vivenza a carico;
  • qualsiasi dato a diretta conoscenza dell’interessato che sia contenuto nei registri dello stato civile;
  • di non trovarsi in liquidazione o in fallimento e di non avere presentato domanda di concordato.

Autocertificazione: cosa non si può dichiarare?

Non è possibile consegnare un’autocertificazione per sostituire certificati:

  • medici;
  • sanitari;
  • veterinari;
  • di origine;
  • di conformità con le norme Ce;
  • di marchi;
  • di brevetti.

Autocertificazione: chi può farla?

Possono presentare un’autocertificazione, cioè una dichiarazione sostitutiva del certificato occorrente:

  • i cittadini italiani o dell’Unione europea;
  • le persone giuridiche;
  • le società di persone;
  • le pubbliche amministrazioni;
  • enti, associazioni e comitati che hanno sede legale in Italia o in uno Stato membro dell’Ue;
  • cittadini extracomunitari con regolare soggiorno in Italia limitatamente ai dati e ai fatti che possono essere certificati in Italia dalla Pubblica amministrazione oppure grazie a particolari convenzioni tra l’Italia ed il Paese d’origine.

In alcuni casi è consentito che l’autocertificazione venga presentata da una persona diversa dall’interessato. Succede quando si tratta di:

  • un minore: la dichiarazione può essere presentata da chi ne esercita la patria potestà o dal tutore;
  • un soggetto interdetto: la dichiarazione può essere presentata dal tutore;
  • un soggetto inabilitato o un minore emancipato: la dichiarazione può essere presentata dall’interessato ma con l’assistenza del curatore;
  • un soggetto in condizioni di temporaneo impedimento: la dichiarazione può essere presentata davanti al pubblico ufficiale dal coniuge o, in sua assenza dai figli o, ancora, in mancanza di questi da un parente in linea retta o affine fino al terzo grado.

Le persone che non sanno o non possono firmare devono fare l’autocertificazione davanti ad un pubblico ufficiale.

Autocertificazione: la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà

Quando non è possibile fare l’autocertificazione per uno stato o qualità personale, cioè in uno dei casi sopra indicati, si può fare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. Tramite questo documento, ad esempio, si possono dichiarare gli eredi, la proprietà di un immobile oppure stati, fatti e qualità personali che riguardano terzi di cui si abbia diretta conoscenza.

Se lo ritiene opportuno, la Pubblica amministrazione può controllare la veridicità dei dati riportati sulla dichiarazione entro 15 giorni, chiedendo la documentazione all’amministrazione competente. L’interessato può anche inviare – pure in via telematica – copia non autenticata dei certificati che abbia già ottenuto in passato.

Autocertificazione: come si fa?

Per presentare l’autocertificazione basta compilare il modulo che si trova negli uffici della Pubblica amministrazione oppure online e consegnarla a mano, per posta ordinaria, via fax oppure via e-mail (in quest’ultimo caso servirà la forma elettronica o la Pec).

Ecco un esempio di autocertificazione di luogo e data di nascita (per ovvi motivi di privacy, il sottoscritto ha inserito qualche dato non veritiero. Non è difficile indovinare quali sono):

 

Dichiarazione sostitutiva della
CERTIFICAZIONE DI LUOGO E DATA DI NASCITA

(Art. 46 – lettera a – D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)

Il Sottoscritto Arija Garcia Carlos
nato a Spagna (EE) il 02/01/1966,
residente a Fino Mornasco (CO) in Via Laleggepertutti1

consapevole che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia, ai sensi e per gli effetti dell’art. 76 D.P.R. n. 445/2000

 

DICHIARA

di essere nato a Spagna (EE) il 02/01/1966

Esente da imposta di bollo ai sensi dell’art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 455

10 May 2018

________   Carlos Arija Garcia_____________________
Firma del dichiarante (per esteso e leggibile)*

* La firma non va autenticata, né deve necessariamente avvenire alla presenza dell’impiegato dell’Ente che ha richiesto il certificato.

Autocertificazione: quando scade?

La dichiarazione sostitutiva, o autocertificazione, ha la stessa validità dei certificati che sostituiscono e, quindi:

  • non c’è scadenza per la dichiarazione su certificati rilasciati dalla Pubblica amministrazione che attestino stato, qualità personali e fatti non soggetti a modificazioni;
  • scade dopo 6 mesi l’autocertificazione relativa a tutti gli altri certificati (la validità può essere superiore se previsto da leggi o regolamenti specifici).

note

[1] DPR n. 445/2000.

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