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Lo sai che? Inps: caregiver e assegno di accompagnamento

Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2018

Non lavoro, convivo con mia madre di 92 anni. Ho letto che c’è un decreto che riconosce a chi si trova nella mia condizione un contributo economico (caregiver). A chi fare domanda? Quando e cosa occorre? Potrei chiedere l’accompagnamento? Sono due trattamenti compatibili o uno esclude l’altro?

Sfortunatamente il disegno di legge sui caregiver, che prevedeva l’erogazione di un contributo di 1900 euro annui per chi assiste un genitore anziano, più altri numerosi vantaggi, ad oggi non è ancora diventato legge, né si hanno notizie certe sulla data in cui eventualmente entrerà in vigore.

Tuttavia, esistono allo stato attuale diverse misure agevolative per chi assiste un genitore non autosufficiente. Vediamole tutte, dopo aver capito i presupposti perché l’anziano sia considerato non autosufficiente.

Per quanto riguarda il requisito della non autosufficienza, in generale questo è riconosciuto quando l’interessato ha un’invalidità pari al 100% e persistenti difficoltà nello svolgere le attività quotidiane della vita, o a camminare senza l’aiuto di un accompagnatore. Se la madre della lettrice ha scarsa capacità di svolgere compiti e funzioni quotidiane senza assistenza, è consigliabile inviare comunque all’Inps, dopo aver fatto predisporre dal medico curante apposita certificazione, la domanda di riconoscimento dell’invalidità, utile anche per ottenere l’assegno di accompagnamento. È possibile, con la stessa procedura, richiedere anche la certificazione di handicap (numerosi vantaggi sono collegati, dalla Legge 104, al possesso di handicap in situazione di gravità).

Nel caso in cui, a seguito degli accertamenti sanitari, sia riconosciuto alla madre della lettrice il possesso del 100% d’invalidità, assieme alle persistenti difficoltà nello svolgere gli atti quotidiani della vita o nel deambulare, potrà ottenere l’assegno di accompagnamento, che ammonta a 516,35 euro e non è soggetto a limiti di reddito.

Un’altra tra le agevolazioni più significative per i caregiver, in termini economici, è senza dubbio il programma Inps Home Care premium, al quale si può aderire anche nel 2018: questo progetto si rivolge però ai soli dipendenti e ai pensionati pubblici, ai i loro coniugi, parenti o affini di primo grado non autosufficienti. Pertanto, potrebbe essere utile nel caso in cui lettrice sia o sia stata dipendente pubblica, o in cui sua madre sia stata dipendente pubblica.

Il progetto Home Care Premium, nel dettaglio, prevede due tipologie di prestazioni da parte dell’Inps, con il coinvolgimento di enti pubblici e ambiti territoriali sociali:

– un contributo economico mensile, sino a un massimo di 1.050 euro, denominato prestazione prevalente, da utilizzare per rimborsare le spese sostenute per l’assunzione di un assistente familiare;

– un servizio di assistenza alla persona, la cosiddetta prestazione integrativa (servizi personali domiciliari, prestazioni di sollievo, protesi, ausili, apparecchi…), erogata attraverso la collaborazione degli ambiti territoriali sociali (Ats), oppure da enti pubblici convenzionati che abbiano competenza a rendere i servizi di assistenza alla persona.

È possibile, se si possiedono i requisiti, inviare la domanda tramite il sito dell’Inps o tramite patronato; se si vuole presentare domanda dal portale Inps, bisogna accedere alla sezione Servizi, e successivamente alla prestazione Gestione dipendenti pubblici: domanda Assistenza Domiciliare (Progetto Home Care Premium).

Per il familiare che assiste una persona non autosufficiente è anche possibile fruire di una detrazione fiscale per le spese di assistenza. Si possono cioè detrarre i costi sostenuti per l’assistenza dalle imposte (sia da parte dell’interessato, che dei familiari che lo hanno a carico), sino a 2.100 euro l’anno, se il reddito non supera 40mila euro. La detrazione è pari al 19% dei costi e deve essere indicata nel modello 730 o Redditi.

Ai fini dell’agevolazione fiscale può essere considerata non autosufficiente anche una persona che necessita di sorveglianza continuativa; lo stato di non autosufficienza, per ottenere il beneficio fiscale, deve risultare da un’apposita certificazione medica, ma non è necessario effettuare l’iter per il riconoscimento dell’invalidità.

Si possono inoltre dedurre sempre dai redditi i contributi versati per la badante o per la colf (nel caso in cui si fruisca di un aiuto domestico), a prescindere dai requisiti della persona assistita, sino a un massimo di 1549,37 euro annui.

Ad ogni modo, nel caso in cui la madre della lettrice sia dichiarata invalida al 100% o portatrice di handicap (anche non grave), è possibile dedurre dal reddito della lettrice le spese mediche e di assistenza specifica sostenute per suo conto, anche se sua madre non risulta fiscalmente a suo carico.

Le spese di assistenza specifica possono essere, nel dettaglio:

Le spese di assistenza specifica che possono essere dedotte dal reddito sono:

– l’assistenza infermieristica e riabilitativa resa da personale paramedico in possesso di una qualifica professionale specialistica;

– le prestazioni rese dal personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale, se dedicato esclusivamente all’assistenza diretta della persona;

– le prestazioni fornite dal personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo, dal personale con la qualifica di educatore professionale, dal personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.

I disabili portatori di handicap, o i familiari che li hanno a carico, beneficiano anche di una detrazione del 19% dall’Irpef che riguarda:

– le spese mediche specialistiche sostenute per il disabile;

– l’acquisto di mezzi d’ausilio alla deambulazione;

– l’acquisto di poltrone per inabili e minorati, di apparecchi correttivi e di ulteriori ausili specifici.

Altre agevolazioni collegate al possesso di handicap grave sono relative all’acquisto di veicoli, all’abbattimento di barriere architettoniche, alla possibilità di ottenere protesi e ausili, sussidi tecnici e informatici ed un trattamento di vantaggio per l’imposta sulle successioni e le donazioni a favore del disabile.

In base a quanto osservato, e in base al fatto che non si ha ancora nessuna certezza riguardo all’operatività delle nuove agevolazioni per chi assiste un genitore anziano, è da consigliare alla lettrice, nel caso di specie, considerato anche che sua madre presenta difficoltà nello svolgimento di funzioni e compiti quotidiani, di presentare domanda di riconoscimento d’invalidità, handicap e non autosufficienza. Per quanto riguarda l’invalidità, naturalmente non si fa riferimento alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere gli atti della vita quotidiana.

Innanzitutto, per ottenere il riconoscimento dei requisiti sanitari per l’invalidità, bisogna recarsi dal proprio medico curante, che redige un certificato nel quale deve attestare che il paziente possiede una determinata percentuale di riduzione della capacità lavorativa. Per ottenere l’accompagnamento, dovrà essere riconosciuto invalido, come abbiamo detto, al 100%.

Inoltre, per il diritto all’accompagnamento, il medico deve anche scrivere, nel certificato, che il disabile è, alternativamente:

– impossibilitato a deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore (per ottenere l’assegno di accompagnamento);

– impossibilitato a compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza (per l’assegno di accompagnamento).

Il medico, se riscontra ulteriori patologie, può comunque scrivere nel certificato che il disabile è anche:

– affetto da malattia neoplastica (tumore);

– affetto da patologia in situazione di gravità;

– affetto da patologia di competenza Anffas (disabilità intellettiva o relazionale).

Inoltre la lettrice deve specificare che la domanda è inviata ai fini del riconoscimento delle seguenti condizioni (ne può indicare più di una):

– handicap;

– invalidità;

– cecità;

– sordità;

– disabilità.

In ultimo luogo, la lettrice deve specificare l’esistenza di problematiche connesse ad un eventuale spostamento del disabile, per richiedere, eventualmente, la visita medica domiciliare.

Una volta trasmesso il certificato all’Inps in via telematica, il medico deve rilasciare un’attestazione, con il numero di protocollo assegnato dal sistema. Bisogna conservare il documento ed il numero, servirà per inviare all’Inps la domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari per l’assegno di accompagnamento.

Per inviare la domanda all’Inps bisogna essere in possesso del codice pin dispositivo , o dell’identità unica spid almeno di secondo livello, per l’accesso ai servizi online dell’istituto, o della carta nazionale dei servizi.

È possibile richiedere il pin direttamente dal sito dell’Inps: metà del codice arriverà subito, l’altra metà per posta. Ci si può anche recare presso una sede Inps, muniti di carta d’identità e codice fiscale, e richiedere il pin allo sportello: sarà assegnato subito.

Se non si è pratici con le procedure online, si può comunque inviare la domanda attraverso un patronato: in questo caso sarà il patronato a inviare l’istanza e non si avrà bisogno del pin, della cns o dello spid.

Una volta in possesso del codice pin o delle differenti credenziali, si deve:

– accedere al sito web dell’Inps;

– cliccare su “Accesso ai servizi”, “Servizi per il cittadino”; bisogna indicare come username il proprio codice fiscale e il codice pin di 16 cifre assegnato (che sarà cambiato, al primo accesso, in un codice di 8 cifre);

– a questo punto si deve entrare nella sezione “Servizi per il cittadino”, nella quale appare un lungo elenco di funzioni a cui accedere: è necessario selezionare ”Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”;

– la domanda, come già detto, vale per tutte le prestazioni richieste, sia per l’invalidità che per l’indennità di accompagnamento;

– entrati nell’area “Invalidità civile”, bisogna selezionare, sulla sinistra, la sezione “Acquisizione richieste”.

Una volta entrati su “Acquisizione richieste”, bisogna compilare la domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari per ottenere l’invalidità e l’assegno di accompagnamento, che è formata da 3 sezioni; verranno richieste le seguenti informazioni:

– dati personali: indirizzo, numeri di telefono, email, eventuale domicilio per l’invio delle comunicazioni;

– eventuale indicazione di un nominativo e di un’utenza telefonica di una seconda persona, per contatti;

– numero del certificato rilasciato dal medico curante;

– condizione per la quale si richiede il riconoscimento dei requisiti sanitari:

– sordo civile;

– cieco civile;

– invalido civile;

– portatore di handicap;

– collocamento mirato.

Si devono poi indicare:

– l’Asl territorialmente competente;

– eventuali giornate da escludere per fissare l’accertamento.

Effettuate queste operazioni, cliccando sul tasto “continua”, compare una schermata contenente i seguenti dati:

-numero di protocollo assegnato alla domanda;

– giorno e ora della visita medica (assegnata automaticamente dal sistema);

– identificativo visita;

– commissione medica competente ed indirizzo presso cui sarà effettuata la visita.

Lo stesso procedimento va utilizzato non solo per la domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari per le prestazioni connesse all’invalidità (o all’handicap, alla cecità, alla sordità…), ma anche per quella di aggravamento dei requisiti.

Se qualcosa va storto durante la compilazione della domanda, non è necessario compilare da zero una nuova istanza, ma si può recuperare dalla sezione “Recupero richiesta”.

Dalla sezione Invalidità civile, terminata la compilazione della domanda, è poi possibile visualizzare la domanda (o le domande, se le richieste sono più d’una), dalla sezione “visualizzazione richieste”, o modificarle, dalla sezione “Modifica Richiesta”.

Si può anche modificare la data dell’appuntamento per la visita medica, alla sezione “Cambio appuntamento”, ma solo entro 48 ore dall’acquisizione della richiesta.

L’interessato deve poi presentarti all’appuntamento, davanti alla commissione medica, perché siano effettuati gli accertamenti sanitari. La commissione medica è detta Cmi, commissione medica integrata: si tratta della commissione medica locale Asl integrata da un medico dell’Inps.

È importante sapere che è possibile farsi assistere, durante la visita, da un medico di fiducia, che può anche non essere il medico curante.

Una volta effettuata la visita medica da parte della commissione Asl, questa si conclude con un verbale, nel quale possono essere riconosciute o meno la condizione d’invalidità, di handicap, ulteriori condizioni ed i correlati benefici. In particolare, per il diritto all’assegno di accompagnamento, è necessario che nel verbale sia presente una delle seguenti diciture:

– persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;

– persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

In caso di mancato accoglimento delle richieste, è possibile ricorrere al tribunale, dopo essersi sottoposti un accertamento tecnico preventivo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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