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Pensione di inabilità: come si calcolano i contributi

12 maggio 2018


Pensione di inabilità: come si calcolano i contributi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2018



Mia moglie probabilmente sarà costretta a richiedere l’intervento della Legge 335/95 per inabilità lavorativa a seguito di alcune gravi patologie. La situazione contributiva alla data odierna (25/04/2018) è la seguente : 1) Contributi Inps : Anni 5 + mesi 7; 2) Contributi Inpdap : Anni 8 + mesi 6 + giorni 15; 3); Disoccupazione : Anni 1 + mesi 10. Lo scorso 06 Aprile 2018 abbiamo richiesto all’Inps – Gestione Pubblica- la Ricongiunzione Contributiva. Mia moglie continua ad essere assunta dall’Amministrazione Pubblica (settore scuola).Ha 53 anni e negli ultimi anni ha sempre lavorato e versato i contributi previdenziali (sia pur usufruendo di lunghi periodi di malattia coperti a livello contributivo). Ci sono quindi i requisiti richiesti dei 3 anni contributivi versati negli ultimi 5 anni. Ha iniziato a lavorare e versare contributi fin dal 1988.Se avviassimo la procedura prevista con la legge 335/95 e la domanda fosse accolta, mia moglie dovrebbe avere un beneficio contributivo in anni e mesi fino al sessantesimo anno di età? Quali contributi verranno conteggiati al fine della valutazione della pensione e dei requisiti per la stessa?

In base a quanto descritto, la moglie del lettore possiede quasi 16 anni di contributi accreditati presso Inps gestione ordinaria ed Inps dipendenti pubblici- ex Inpdap. Nel caso in cui ottenga la pensione L.335/1995, per inabilità permanente ed assoluta allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, potrebbero essere conteggiati tutti gli anni di contributi (15 anni+11mesi+15 giorni) ai fini della pensione nel caso in cui:

– gli anni di contributi posseduti presso la gestione Inps ordinaria siano ricongiunti presso la gestione Inps dipendenti pubblici (ossia ex Inpdap);

– si opti per la pensione di inabilità in regime di cumulo (art. 239 e ss. L.228/2012): in questo caso, come precisato dalla circolare Inps 140/2013, i contributi presenti nelle diverse gestioni si possono sommare gratuitamente; per il calcolo della pensione si deve dunque tener conto di tutti i contributi disponibili nelle gestioni assicurative;

– si opti per la pensione di inabilità in regime di totalizzazione (D.lgs. 42/2006): in questo caso, per il calcolo della pensione si può ugualmente tener conto, gratuitamente, di tutti i contributi disponibili nelle gestioni assicurative, ma opera il ricalcolo contributivo della prestazione, solitamente penalizzante.

Nel caso in cui si scelga il regime del cumulo, maggiormente conveniente rispetto alla ricongiunzione perché gratuito, e maggiormente conveniente rispetto alla totalizzazione perché non comporta il ricalcolo contributivo, le regole di calcolo risultano le seguenti:

il trattamento di inabilità deve essere liquidato tenendo conto di tutta la contribuzione disponibile nelle diverse

gestioni, anche se coincidente;

la misura del trattamento pensionistico di inabilità si compone di due quote:

una quota riferita all’anzianità contributiva maturata dall’assicurato fino alla data di decorrenza della pensione di inabilità;

una quota costituita dalla maggiorazione convenzionale; per quantificare la maggiorazione occorre tener conto di tutta la contribuzione disponibile nelle gestioni assicurative.

Si noti che la maggiorazione convenzionale si calcola secondo le regole del sistema contributivo.

Nel dettaglio, l’anzianità contributiva maturata viene incrementata virtualmente (nel limite massimo di 2080 contributi settimanali, pari a 40 anni) dal numero di settimane che intercorrono tra la decorrenza della pensione di inabilità e il compimento dei 60 anni di età.

I contributi sono calcolati prendendo a base le medie contributive pensionabili possedute negli ultimi 5 anni e rivalutate ai sensi della Legge Amato. In pratica, si devono:

– rivalutare le ultime 260 settimane di retribuzione (reddito o stipendio) prima del pensionamento, o il minor numero esistente, per i coefficienti di rivalutazione della Quota B della pensione;

– sommare queste ultime 260 settimane di retribuzione rivalutate;

– moltiplicare il risultato per l’aliquota di computo della gestione (pari al 33% del reddito prodotto per i lavoratori dipendenti);

– dividere questo risultato per 260 settimane;

– si ottiene così la media contributiva settimanale rivalutata dell’ultimo quinquennio lavorato;

– la media contributiva settimanale rivalutata deve essere poi moltiplicata per il numero di settimane intercorrenti tra la data di decorrenza della pensione di inabilità e il raggiungimento dei 60 anni di età;

– si determina così la quota di maggiorazione riferita al periodo mancante al raggiungimento del sessantesimo

anno di età, da aggiungere al montante individuale, cioè alla somma dei contributi dell’interessato;

– in ogni caso non può essere calcolata un’anzianità contributiva complessiva superiore a 2080 settimane (40 anni).

Il coefficiente di trasformazione, cioè la cifra, espressa in percentuale, che trasforma la somma dei contributi (montante contributivo) in pensione, come per gli assegni di invalidità, deve essere quello relativo a 57 anni di età per chi si pensiona con un’età inferiore.

Il calcolo della maggiorazione è, nel caso di pensione d’inabilità in regime di cumulo, è indipendente dalla gestione a carico della quale viene liquidata la pensione.

Per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici l’importo del trattamento di pensione di inabilità non può superare l’80% della base pensionabile, né l’ammontare del trattamento privilegiato spettante, ove applicabile tale tipologia di pensione, in caso di inabilità riconosciuta dipendente da causa di servizio.

La pensione di inabilità in cumulo viene liquidata ed erogata dalla gestione nella quale il lavoratore è iscritto al momento del verificarsi dello stato inabilitante con le modalità da questa previste: nel caso di specie, sarebbe dunque liquidata ed erogata da ex Inpdap.

La normativa sul cumulo stabilisce che le gestioni interessate, ciascuna per la parte di propria competenza, determinano la misura del trattamento pro quota, in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni e/o reddito di riferimento.

Ai fini della misura del trattamento pensionistico pro quota vengono presi in considerazione tutti i periodi assicurativi accreditati nella singola gestione, indipendentemente dalla loro eventuale coincidenza con altri periodi accreditati presso altre gestioni.

Per la determinazione del sistema di calcolo, ai fini dell’accertamento dell’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1995, occorre aver riguardo all’anzianità contributiva complessivamente maturata nelle diverse gestioni assicurative, senza contare i periodi non siano sovrapposti temporalmente.

La quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012 è calcolata comunque con il sistema di calcolo contributivo.

I periodi contributivi maturati nelle diverse gestioni nelle quali l’assicurato è stato iscritto concorrono con quelli maturati nella gestione “accertatrice” alla determinazione dell’anzianità contributiva massima riconoscibile come maggiorazione convenzionale.

Nel calcolo della quota di maggiorazione convenzionale, per determinare la quota di contribuzione, , n. 335, rilevano esclusivamente le retribuzioni esistenti in tale gestione.

La ripartizione dell’onere derivante dalla maggiorazione convenzionale tra le diverse gestioni si effettua tenendo conto del rapporto tra l’anzianità contributiva utile per la misura della pensione posseduta dal lavoratore in ciascuna gestione e l’anzianità contributiva utile per la misura acquisita complessivamente dal lavoratore nelle diverse gestioni.

In caso di revoca della pensione d’inabilità, i contributi già maturati resterebbero validi. La già citata circolare 140/2013 Inps dispone infatti che, in caso di revoca della pensione di inabilità (anche liquidata in regime di cumulo) la contribuzione che ha dato luogo alla pensione revocata, accreditata nelle singole gestioni, sarà utile ai fini del riconoscimento delle prestazioni pensionistiche previste dalle singole gestioni medesime.

Inoltre, in caso di cessazione del diritto alla pensione di inabilità conseguente al recupero della capacità di lavoro, è attribuito il riconoscimento della contribuzione figurativa per tutto il periodo durante il quale l'interessato ha usufruito della pensione stessa, come stabilito dall’articolo 4, comma 4, della legge n. 222 del 1984. In pratica, i 16 anni di contributi posseduti sarebbero integrati dai contributi figurativi accreditati per tutto il periodo in cui è percepita l’inabilità.

Nel caso in cui non sia riconosciuta l’inabilità permanente ed assoluta, la moglie del lettore potrebbe comunque percepire

l’assegno ordinario d’invalidità, per il quale i requisiti contributivi sono gli stessi richiesti per la pensione d’inabilità: 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio. Non potrebbe invece percepire la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, in quanto per questi trattamenti non è prevista la possibilità di cumulo o totalizzazione (potrebbe percepire solo la pensione per inabilità a proficuo lavoro, se le saranno riconosciuti i requisiti sanitari, solo in caso di ricongiunzione, in quanto per la prestazione sono richiesti almeno 15 anni di contributi; per l’inabilità alle mansioni sono invece richiesti 20 anni di contributi).

Tornando all’assegno ordinario d’invalidità, per il quale, come si è detto, sono necessari 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio, il trattamento sarebbe calcolato sulla sola base dei contributi esistenti presso Inps gestione dipendenti pubblici, in quanto non è possibile ottenere l’assegno ordinario di invalidità in regime di cumulo. L’assegno ordinario di invalidità è calcolato come la futura pensione, ma senza alcuna maggiorazione. Perché si abbia diritto all’assegno è richiesto il riconoscimento di un’invalidità almeno superiore ai 2 terzi.

In tutti gli altri casi, il requisito minimo contributivo richiesto per ottenere una pensione è pari a vent’anni di contributi. 15 anni di contributi per ottenere la pensione sono sufficienti soltanto nel caso in cui l’interessato sia beneficiario di una delle 3 deroghe Amato (D.lgs. 503/1992), ossia:

– possieda 15 anni di contributi accreditati prima del 31 dicembre 1992;

– oppure, possieda un’autorizzazione al versamento dei contributi volontari rilasciata entro il 24 dicembre 1992;

– oppure, possieda almeno 15 anni di contributi complessivi derivanti da effettivo lavoro dipendente (sono esclusi i contributi figurativi da disoccupazione), 25 anni di anzianità contributiva e almeno 10 anni lavorati discontinuamente, cioè per periodi inferiori alle 52 settimane.

In base a quanto esposto, la moglie del lettore non dovrebbe rientrare in alcuna di queste ipotesi (per accertarsene con sicurezza occorrerebbe, comunque, un’attenta ed apposita analisi dell’estratto conto contributivo.

Per ottenere la pensione di vecchiaia, dovrebbe dunque lavorare (o percepire la pensione d’inabilità) per altri 4 anni,

sino ad arrivare a 20 anni di contributi.

La pensione di vecchiaia, ad oggi, può essere ottenuta a 66 anni e 7 mesi di età, a 67 anni dal 2019. Dal 2021, il requisito dovrebbe aumentare di 3 mesi ogni biennio.

Purtroppo la moglie del lettore, essendo dipendente pubblica, non può ottenere la pensione di vecchiaia anticipata, per la quale sono richiesti 20 anni di contributi, 55 anni e 7 mesi di età (per le donne, mentre sono richiesti 60 anni e 7 mesi per gli uomini; dal 2019 i requisiti saliranno, rispettivamente, a 56 e 61 anni; è inoltre richiesta una finestra di attesa di 12 mesi per ricevere la pensione), e un’invalidità pensionabile almeno pari all’80%.

Per quanto riguarda la possibilità di ottenere l’Ape sociale per invalidità (che deve essere almeno pari al 74%), ossia l’anticipo pensionistico a 63 anni, non si sa se questo strumento sarà prorogato in futuro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci

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