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Lavoro notturno e diritto alla pensione di anzianità

19 Maggio 2018


Lavoro notturno e diritto alla pensione di anzianità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Maggio 2018



Ho inviato all’Inps la richiesta di verifica requisiti per lavoro usurante per poter andare in pensione dal 27.03.2019 in quanto sono nato il 27.08.1956. Al 27.03.2019 avrò maturato oltre 36 anni di contributi e dal 2010 al 2017 compresi ho svolto lavoro notturno con contratto a tempo determinato stagionale per 21/22 settimane all’anno per più di 78 giorni di lavoro notturno con orario 24:00-07:00 per 5 giorni a settimana (il sesto giorno orario 24:00-5:00). Fino al gennaio 2013 ho avuto anche contributi di lavoro autonomo. L’Inps rifiuta il riconoscimento in quanto non ho svolto l’attività per il periodo minimo richiesto dalla legge invitandomi al ricorso ma non specificandomi il motivo. Cosa c’è sfuggito?

Effettivamente, nella consulenza precedente il lettore non aveva specificato l’orario notturno svolto, ma aveva soltanto riferito di essere in possesso del requisito delle 78 giornate annue con lavoro notturno.

Perché il requisito possa dirsi soddisfatto, tuttavia, è necessario che il lavoro notturno sia svolto, per ciascuna notte, in misura almeno pari a 6 ore; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se si raggiungono almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

Tuttavia, in base a quanto riferito dal lettore nella presente consulenza, il requisito delle 78 giornate dovrebbe comunque essere presente, in quanto, se si moltiplicano 5 giornate da 6 ore per 21 settimane si ottengono 105 giornate annue, quindi più di 78 giornate.

A questo punto bisogna interrogarsi sul periodo minimo di svolgimento dell’attività lavorativa.

Il beneficio della pensione di anzianità spetta:

– se l’attività notturna è stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;

– in alternativa, se l’attività notturna è stata svolta per almeno metà della vita lavorativa.

Se il lettore ha svolto l’attività notturna dal 2010 al 2017, significa che l’attività è stata svolta per 8 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa, contando a ritroso dal 2019. Dunque non può essere nemmeno questo il requisito contestato.

Il problema potrebbe allora derivare dallo svolgimento di attività stagionale, in quanto svolta per meno della metà dell’anno. Tuttavia, se realmente la questione vertesse su questo punto, sarebbe “un assurdo”, in quanto superando il requisito delle 78 notti l’anno dovrebbe essere automaticamente soddisfatto il requisito dell’attività notturna prestata per almeno 7 anni nell’ultimo decennio.

I chiarimenti forniti dall’Inps al proposito sono i seguenti:

“Per l’individuazione del periodo dei 7 anni di svolgimento di attività lavorative particolarmente faticose e pesanti:

– si procede alla valutazione per “anno solare”, quello intercorrente tra un qualsiasi giorno dell’anno e il corrispondente giorno dell’anno precedente;

– si tiene conto dei periodi di svolgimento effettivo di attività lavorativa particolarmente faticosa e pesante desumibile dall’accredito di contribuzione obbligatoria, con esclusione dei periodi totalmente coperti da contribuzione figurativa (c.d. neutri);

– si tiene conto dei periodi di svolgimento di attività di lavoro dipendente.

Tale periodo:

– si deve collocare entro il periodo degli ultimi 10 anni di attività lavorativa;

– (deve comprendere l’anno di maturazione dei requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato – nell’anno di maturazione dei requisiti occorre aver svolto attività lavorativa particolarmente faticosa e pesante) questo requisito è stato abrogato dalla legge di bilancio 2017, L.232/2016;

– può non essere continuativo.

Poiché, nel caso specifico, in base alle indicazioni fornite dal lettore nelle richieste di consulenza, nell’ultimo decennio a ritroso dalla data di maturazione dei requisiti della pensione, risultano perfezionati almeno 7 anni con un minimo di 78 notti l’anno da 6 ore, a parere della scrivente il requisito per la pensione di anzianità con le quote sussiste.

Il discorso sarebbe stato differente, invece, per il lavoro usurante in sé (non a causa dei turni notturni), in quanto, non essendo previsto un numero specifico di giornate l’anno, in quel caso il lavoro stagionale, non svolto per tutto l’anno, avrebbe potuto precludere l’accesso al pensionamento agevolato (anche se la normativa in tal senso è lacunosa e l’interpretazione non è comunque univoca).

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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1 Commento

  1. Salve io sono un operaio che faccio turni a ciclo continuo …di media faccio 7 notti al mese da ormai 27 anni…volevo sapere se rientro nel lavoro usurante grazie.

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