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Lo sai che? Se l’ex moglie va via di casa con arredi e figli

Lo sai che? Pubblicato il 18 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 maggio 2018

Sono separato da tre anni in regime di separazione dei beni con tre figli in coaffido. Il giudice assegna la casa coniugale, di mia proprietà ante matrimonio, alla madre collocando prevalentemente i figli con lei. Due mesi fà la mia ex moglie ha lasciato di sua volontà la casa coniugale portandosi via tutti gli arredi e i figli (due ancora minori) senza preavviso e quindi senza nulla concordare con me. Io finora ho vissuto ospite presso mio fratello e ora che potrei rientrare in casa non ho arredi (acquistati da me ma non ho ricevute) nè soldi per comprarne dei nuovi. La casa necessita di molta ordinaria manutenzione. Cosa posso fare?

Prima di rispondere al quesito si ritiene opportuno fare una precisazione attesa l’affermazione del lettore: “ora che potrei rientrare in casa non ho arredi”.

A tal riguardo va innanzitutto chiarito che per legge, il fatto che la moglie sia andata via da casa con i figli non autorizza in automatico il lettore a fare rientro nell’immobile per il solo fatto di esserne l’esclusivo proprietario.

Attualmente infatti, è in vigore un titolo, ossia una sentenza di separazione che assegna la casa coniugale alla moglie del lettore; tale provvedimento deve considerarsi in vigore fintantoché non intervenga una nuova pronuncia da parte del tribunale.

La legge infatti (art 337 sexies cod.civ.) prevede che in un caso del genere debba prima intervenire un provvedimento di revoca dell’assegnazione da parte del giudice. Provvedimento che, tra le diverse ipotesi, può essere disposto nel caso in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare la casa coniugale; classico è il caso in cui la moglie torni a vivere dai genitori (non avendo le disponibilità economiche per mantenere le spese dell’immobile) oppure quello in cui cambi città per ragioni di lavoro o ancora vada a convivere in modo stabile con un’altra persona.

In tutti questi casi, quindi, è possibile ottenere la revoca del provvedimento di assegnazione della casa familiare al coniuge che non vi abiti più stabilmente.

Dovranno tuttavia ricorrere delle specifiche circostanze:

– il lettore dovrà essere in grado di provare in modo rigoroso la sussistenza della condizione del trasferimento della moglie che legittima la revoca: ciò in ragione della presenza di figli minori collocati presso la madre assegnataria della casa;

– attestare in modo univoco che detto evento ha carattere stabile e irreversibile: non deve cioè trattarsi di un allontanamento temporaneo o occasionale (a suffragio di tale circostanza si ritiene che il prelievo degli arredi da parte della moglie del lettore non potrà che avere una forte valenza probatoria);

– il giudice chiamato a decidere sull’istanza di revoca dovrà verificare che quanto richiesto non si ponga in contrasto con i preminenti interessi dei figli conviventi con la madre.

Quindi, all’atto pratico, fintanto che non intervenga una revoca da parte del giudice dell’attuale provvedimento di assegnazione, la moglie del lettore risulta essere l’unica titolare del diritto di godimento sul bene e quest’ultimo non è autorizzato a rientrare a casa.

Quanto poi alla circostanza della sottrazione degli arredi da parte della moglie, questa configura invece una specifica ipotesi di reato: quello di appropriazione indebita. Reato che punisce chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o della cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso.

Essendo infatti i due coniugi legalmente separati non si può ritenere applicabile nei riguardi della moglie del lettore la causa di non punibilità del reato (prevista dall’ultimo comma della norma) che sarebbe invece applicabile nel caso in cui tra i coniugi vi fosse solo una separazione di fatto.

Dunque il lettore è legittimato a sporgere una denuncia penale nei confronti di sua moglie per essersi indebitamente appropriata degli arredi di casa.

Sul piano della prova che detti arredi sono stati acquistati in via esclusiva dal lettore, certamente il fatto che lo stesso non conservi le ricevute degli acquisti non agevola. Pur tuttavia detta prova potrà essere fornita anche in altro modo, ad esempio attraverso le dichiarazioni testimoniali degli stessi commercianti.

Sul piano del procedimento civile, nel momento in cui il lettore avanzerà con un avvocato la domanda per ritornare in possesso della casa (attraverso una richiesta di modifica delle condizioni di separazione o anche una domanda di divorzio) potrà chiedere che il giudice disponga la restituzione dei beni mobili indebitamente sottratti.

In tal caso, in mancanza di uno spontaneo adempimento da parte di sua moglie, il lettore potrà avviare un’azione esecutiva per la consegna di detti beni come pure un giudizio ordinario per il risarcimento del danno (specie nel caso in cui si trovi costretto a ripristinare con dei nuovi acquisti gli arredi essenziali sottratti alla casa).

Certamente, insomma, la soluzione al caso di specie non è di facile e pronta soluzione ma richiede l’avvio di una causa in tribunale, anche tenuto conto del problema del mancato versamento da parte della moglie delle rate del mutuo per l’altro immobile. Problema questo che, nelle more, il lettore potrà affrontare semmai rimodulando il contratto con la banca al fine di prevedere l’alleggerimento delle rate da versare.

In ogni caso, il consiglio al lettore è quindi quello di rivolgersi tempestivamente ad un avvocato, al fine di ottenere la revoca del provvedimento di assegnazione.

Di seguito il lettore sarà libero anche di vendere l’immobile per acquistarne uno più piccolo, specie se reputa poco conveniente apportarvi le opere di manutenzione resesi necessarie.

Ciò non esclude l’opportunità di ricercare il lettore un accordo con sua moglie sulle altre questioni (restituzione degli arredi, pagamento del mutuo) tanto più nel primario interesse dei bambini ad una serenità familiare, atteso che questi riferisce di essere in regime di affido condiviso e quindi di dover relazionarsi di continuo con la moglie sulle questioni importanti che riguardano la vita dei loro figli.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano


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