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Pensione Enasarco: i requisiti per ottenerla

18 maggio 2018


Pensione Enasarco: i requisiti per ottenerla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 maggio 2018



Sono un pensionato Inps di 65 anni. Nella mia carriera ho versato 14 anni di Enasarco, ma per ottenere la pensione Enasarco occorrono 20 anni di contributi. È corretto? Non posso avere quindi nulla?

Per quanto riguarda la pensione Enasarco, i requisiti attualmente previsti per gli uomini sono:

– per la pensione anticipata, 65 anni di età, 20 anni di contributi e la quota 90 (data dalla somma tra età anagrafica e anzianità contributiva); l’importo della pensione anticipata è ridotto del 5% per ogni anno di anticipazione rispetto all’età anagrafica altrimenti necessaria per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia;

– per la pensione di vecchiaia:

– per il 2017, 66 anni di età, 20 anni di contributi e quota 91;

– per il 2018, 66 anni di età, 20 anni di contributi e quota 92;

– dal 2019, 67 anni di età, 20 anni di contributi e quota 92.

La pensione Enasarco non può essere ricongiunta, totalizzata o cumulata con la pensione Inps: i contributi Enasarco, infatti, servono a creare una pensione aggiuntiva, ma non possono essere sommati con i contributi degli altri enti ai fini del diritto alla pensione, di qualsiasi tipologia essa sia. La pensione Enasarco, cioè, è una prestazione integrativa che non sostituisce la pensione eventualmente maturata presso l’Inps [come stabilito dal Dpr 758/1968], nonostante l’iscrizione alla fondazione sia obbligatoria per gli agenti e i rappresentanti. In pratica, la pensione Enasarco integra la pensione Inps (o il trattamento percepito presso fondi previdenziali diversi): difatti, i contributi versati all’Enasarco non possono essere ricongiunti né ai contributi Inps, né a quelli versati presso altre casse, comprese le casse dei liberi professionisti; inoltre, i contributi Enasarco non possono essere sommati attraverso il cumulo gratuito, né totalizzati, e non danno nemmeno luogo alla pensione supplementare (una pensione che si ottiene presso una determinata gestione previdenziale, senza necessità di soddisfare i requisiti previsti, per il solo fatto di aver maturato la pensione di vecchiaia presso una diversa gestione).

La pensione Enasarco risulta, dunque, una pensione in più rispetto alla pensione “principale” percepita dall’Inps o da un altro ente previdenziale, ma che non può essere connessa in alcun modo a nessun tipo di pensione maturata presso gestioni previdenziali differenti.

In base a quanto esposto, non è possibile, per pensionarsi presso Enasarco, prescindere dal requisito di 20 anni di contributi, eccettuata la casistica dell’invalidità.

Chi cessa l’attività di agente o rappresentante prima di aver raggiunto i 20 anni di versamenti all’Enasarco, per non perdere i contributi versati obbligatoriamente ha la sola possibilità di effettuare i versamenti volontari dei contributi, sino ad arrivare ai 20 anni di contribuzione richiesti.

Anche per accedere ai versamenti volontari, però, devono essere rispettati determinati requisiti:

– cessazione dell’attività di agente o rappresentante;

– almeno 5 anni di anzianità contributiva, di cui 3 maturati nell’ultimo quinquennio.

Chi non ha i requisiti per versare la contribuzione volontariamente e non è arrivato a 20 anni di contributi, purtroppo, ad oggi perde tutto quello che ha versato in Enasarco, perché l’ente, come sopra osservato, non prevede ricongiunzione, totalizzazione o cumulo con i contributi di altre casse, né prevede l’equivalente della pensione supplementare, ma prevede solo il supplemento di pensione per chi continua a versare contribuzione dopo la data di pensionamento.

Tuttavia, per chi ha pochi contributi Enasarco è prevista un’interessante novità, che sarà operativa a partire dal 2024: si tratta della cosiddetta rendita previdenziale. Nel dettaglio, la rendita previdenziale consentirà agli iscritti con almeno 67 anni d’età e almeno 5 anni di anzianità contributiva di ottenere, a decorrere dal 2024, l’erogazione di una rendita reversibile calcolata col metodo contributivo, ridotta in misura del 2% per ciascuno degli anni mancanti al raggiungimento della quota 92.

Il trattamento risulterà dunque, in gran parte dei casi, molto basso, ma ha comunque il vantaggio di evitare la perdita dei contributi versati.

L’unico problema è che, per vedersi convertire gli anni di contributi in rendita, si dovrà attendere sino al 2024.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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