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Lo sai che? Pensione tipo VR. Cosa fare per un ricalcolo

Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2018

Sono titolare di una pensione tipo VR da ottobre 2010, dopo ho lavorato altri 4/5 anni con contributi versati nella gestione separata. L’Inps mi ha detto di fare domanda per il ricalcolo della pensione presso i caaf. Mi sono rivolto a questi, che mi hanno detto che potrò usufruire di questi contributi per ricalcolare la pensione solo quando avrò 67 anni. Chi ha ragione e cosa devo fare?

Nella situazione del lettore, avendo questi già ottenuto la liquidazione di una pensione categoria VR dall’Inps, per ottenere un ricalcolo della pensione, o più precisamente un supplemento di pensione, avrebbe dovuto proseguire nello svolgimento di un’attività che comporti il versamento dei contributi nella stessa gestione previdenziale presso la quale si è pensionato.

Poiché il lettore, invece, una volta pensionato, ha versato i contributi presso la gestione separata dell’Inps, quella, cioè, nella quale è accreditata la contribuzione dei liberi professionisti, dei parasubordinati e dei lavoratori occasionali, questi non ha diritto al ricalcolo della pensione, o al supplemento di pensione, in quanto la gestione previdenziale in cui risultano accreditati i contributi è diversa.

Il lettore avrà però diritto, una volta compiuta l’età pensionabile, ossia l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, al riconoscimento di una pensione supplementare da parte della gestione separata.

L’età pensionabile, sino al 31 dicembre 2018, è pari a 66 anni e 7 mesi; dal 1° gennaio 2019, aumenta a 67 anni. Dal 1° gennaio 2021 dovrebbe aumentare, secondo le previsioni delle tabelle sugli incrementi dell’aspettativa di vita, in misura pari a 3 mesi, e così ogni biennio; potrebbero però essere applicati incrementi maggiori, qualora l’aumento dell’aspettativa di vita riscontrato dall’Istat sia maggiore di quello previsto, oppure potrebbe non essere applicato alcun incremento, nel caso in cui l’aspettativa di vita diminuisca. In ogni caso, l’aumento a 67 anni dal 2019 è già stato confermato da un apposito decreto.

La pensione supplementare, a differenza del supplemento di pensione, consiste in un trattamento differente, aggiuntivo rispetto alla pensione principale e calcolato separatamente da questa, sulla base dei contributi previdenziali accreditati presso la cassa che riconosce la prestazione supplementare.

La gestione separata, in particolare, è l’unica cassa previdenziale che riconosce la pensione supplementare qualsiasi sia la gestione che liquida la pensione principale: possono ricevere la pensione supplementare dalla gestione separata, ad esempio, anche coloro che possiedono la pensione principale presso le casse dei liberi professionisti.

Per ottenere la pensione supplementare presso la gestione separata, come sopra anticipato, è necessaria un’età minima, ossia l’età utile alla liquidazione della pensione di vecchiaia ordinaria.

Non è invece necessario possedere un requisito contributivo minimo, o aver maturato un assegno non inferiore a una determinata soglia: ciò vuol dire che la gestione separata liquida la pensione supplementare a prescindere dagli anni di contributi accreditati e dall’ammontare del trattamento.

L’importo della pensione supplementare nella gestione separata viene calcolato col sistema contributivo, poiché si tratta di contributi versati dal 1996 in poi; non si deve applicare il sistema di calcolo utilizzato per liquidare la pensione principale perché, come già osservato, si tratta di una prestazione liquidata da una cassa differente, non di un ricalcolo della pensione, o supplemento di pensione. L’ammontare della pensione supplementare risulterà, dunque, proporzionale ai contributi versati, rivalutati (sulla base del tasso di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del Pil, calcolata dall’Istat con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare) e trasformati in assegno col coefficiente di trasformazione corrispondente all’età del richiedente al momento della domanda di pensione.

Ad esempio, ipotizzando che un lavoratore invii la domanda di pensione supplementare a 66 anni e 7 mesi di età, età per la quale l’attuale coefficiente di trasformazione corrisponde al 5,619% e considerando un montante contributivo pari a 15mila euro, la pensione supplementare annua lorda ammonterebbe a 842,85 euro e quella mensile a 64,83 euro (bisogna dividere la pensione annua per 13 mensilità).

La domanda di pensione supplementare, una volta maturato il requisito di età, può essere fatta tramite il sito web dell’Inps, se si risulta in possesso del codice pin dispositivo, della carta nazionale dei servizi o di identità unica digitale Spid almeno di secondo livello: bisogna accedere alla sezione Servizi per il cittadino, alla voce Domanda di prestazioni previdenziali; in alternativa, ci si può rivolgere al contact center Inps Inail (chiamando il numero 803.164), oppure a un qualsiasi patronato.

La pensione decorre dal momento della domanda, dunque, nel caso in cui i requisiti siano maturati prima dell’invio dell’istanza, non si ha diritto agli arretrati.

I requisiti per ottenere la pensione supplementare sono, comunque, “cristallizzati”: significa che, una volta raggiunto il diritto all’assegno supplementare (cioè raggiunti i 66 anni e 7 mesi di età, o i 67 anni per chi non raggiunge 66 anni e 7 mesi entro il 31 dicembre 2018), questo può essere richiesto in qualsiasi momento successivo, anche se i requisiti d’età necessari dovessero aumentare per effetto degli incrementi legati alla speranza di vita.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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