HOME Articoli

Lo sai che? Separazione e mutuo cointestato: cosa restituire all’ex?

Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 11 maggio 2018

Nel 2007 ho stipulato contratto di mutuo cointestato con mia moglie per la costruzione della casa di mia proprietà. Nel 2011 mi sono separato con provvedimento del presidente del tribunale; nel 2014 è stata pronunciata sentenza di separazione giudiziale. Ora che siamo separati, la mia ex moglie può pretendere la restituzione delle somme che ha versato per il mutuo? Può astenersi dal pagare le rate pur essendoci un contratto in corso?

Il quesito posto non fornisce particolari che sarebbero invece stati utili al fine di un più corretto inquadramento della questione. Ad esempio: se l’immobile in oggetto sia stato anche la casa coniugale, se dal matrimonio siano nati dei figli, se nell’ambito del giudizio di separazione la questione rimborso o pagamento del mutuo sia già stata affrontata, quale sia il regime patrimoniale (comunione o separazione) scelto dai coniugi con il matrimonio.

In mancanza, si deve rispondere al quesito in maniera meno circoscritta, non senza aver prima fatto una opportuna premessa.

Innanzitutto va chiarito che anche quando è in atto una separazione tra coniugi, quello del mutuo deve considerarsi un contratto autonomo rispetto alle questioni economiche riguardanti la crisi coniugale. Ciò significa, in parole semplici, che non è lo stato di coniuge separato a incidere sull’obbligo del pagamento del mutuo. Né il giudice può entrare, nell’ambito di questo giudizio, nelle condizioni contrattuali stipulate dai coniugi con la banca. E d’altronde a quest’ultima non può certo interessare se si siano incrinati i rapporti tra i due contraenti (che ben potrebbero anche non essere dei coniugi) e, di conseguenza, uno dei due non intenda più proseguire nel pagamento delle rate, avendo perso interesse a farlo.

Dunque, con la separazione, a prescindere da chi abiterà la casa o da chi (come nel caso di specie) ne sia l’effettivo proprietario, le condizioni contrattuali negoziate con la banca devono considerarsi valide.

Ciò non significa, tuttavia, che il giudice non possa tenere conto, nell’ambito di un giudizio di separazione, di questa importante spesa oppure che non sia possibile per i coniugi raggiungere un accordo che possa bilanciare le scelte economiche effettuate prima che intervenisse la crisi.

Nell’ambito del giudizio, infatti, il giudice deve certamente tenere conto, al fine di equilibrare le posizioni reddituali dei coniugi, di questo importante esborso. Egli infatti, se manca l’accordo delle parti, dovrà provvedere sulle questioni economiche (nella specie, l’eventuale determinazione dell’assegno di mantenimento per coniuge e/o figli) avendo ben presente le capacità di reddito di marito e moglie, non solo con riferimento alle “entrate”, ma anche alle effettive o presumibili “uscite” (classico esempio sono i costi legati alla nuova collocazione abitativa del coniuge che lascerà la casa coniugale).

E così, ad esempio, in presenza di figli non autosufficienti, il giudice può anche imporre, come modalità di adempimento dell’obbligo di contribuzione al loro mantenimento, il pagamento da parte di uno dei genitori delle rate di mutuo gravante sulla casa familiare, rappresentando queste non solo di una voce di spesa determinata, ma anche strumentale alle esigenze cui il mantenimento è finalizzato (cfr. Cass. n. 20139/13).

Ciò premesso, e per rispondere ad uno dei quesiti posti (“Può astenersi dal pagare le rate pur essendoci un contratto in corso?), può senz’altro affermarsi di “no”, perché, nonostante la separazione, la moglie del lettore rimane vincolata al rispetto del contratto stipulato con la banca. Se non lo facesse e quindi l’importo concordato fosse pagato solo in parte (nella specie quella versata dal lettore), l’Istituto di credito potrebbe procedere ad esecuzione forzata (purtroppo) nei confronti di entrambi voi coniugi, in quanto debitori coobbligati in solido.

Ciò detto, non è possibile dare, invece, una risposta così netta all’ulteriore quesito (Ora che siamo separati, la mia ex moglie può pretendere e da quando la restituzione delle somme che ha versato per il mutuo?) ben potendo la donna chiedere il rimborso o quantomeno di non dover più versare (considerato che non può più godere del bene di proprietà del lettore) gli importi residui dovuti alla banca.

Ciò non toglie che, tenuto conto che il mutuo è stato contratto nel 2007 e la sentenza di separazione è intervenuta nel 2014, la stessa ben avrebbe potuto, nel corso del giudizio, sollevare la questione delle rate dovute e debende per l’acquisto di un immobile di cui il lettore risulta unico intestatario.

Il fatto che non l’abbia fatto in quella sede (o almeno così sembra potersi desumere dai pochi dati forniti) può lasciare pensare che non intenda più farlo.

Certamente, tuttavia, anche pensando ad una rinuncia da parte della moglie agli importi già versati, riesce difficile pensare che la stessa ritenga giusto proseguire nel pagamento del debito assunto con la banca, specie se l’immobile in questione non sia la casa familiare della quale la stessa abbia conservato il godimento per effetto di un provvedimento di assegnazione da parte del giudice della separazione.

Pertanto, non è possibile escludere che eventuali richieste economiche legate all’esborso delle rate versate e da versarsi all’istituto di credito possano essere sollevate dalla moglie in sede di divorzio.

E se, d’altronde, la situazione descritta è quella che vede il lettore come unico intestatario dell’immobile, nonché unico soggetto avente diritto al godimento dello stesso, potrebbe apparire una soluzione equa quella che quantomeno sia quest’ultimo, d’ora in poi, ad assumersi l’esclusivo onere del pagamento delle rate di mutuo residue (sempre che, naturalmente, il giudice non abbia già bilanciato in qualche modo, con la sentenza di separazione, i rapporti economici tra voi coniugi).

Ciò potrà, forse, favorire questa volta una soluzione consensuale in grado di evitare una lunga causa di divorzio. Causa che invece sembra non si sia potuta evitare nella fase della separazione.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI