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Cartelle esattoriali: l’estratto di ruolo è prova?

10 maggio 2018


Cartelle esattoriali: l’estratto di ruolo è prova?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 maggio 2018



Se il contribuente non riceve la cartella esattoriale, l’estratto di ruolo non è prova della notifica, ma dimostra comunque l’entità e la natura del debito azionato da Agenzia Entrate Riscossione.

Ti è stato consegnato dal postino un preavviso di ipoteca da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione. In verità, la lettera fa riferimento a delle cartelle esattoriali che non ricordi di aver mai ricevuto. Hai controllato tra i cassetti e nell’archivio ma non c’è alcuna traccia di esse. Del resto guardi tutti i giorni nella buca delle lettere e quantomeno avresti dovuto trovare un avviso di giacenza della raccomandata. Peraltro, se avessi ricevuto un atto così importante ne avresti di certo parlato con il tuo avvocato, cosa che invece non è avvenuta. Convinto di poter impugnare l’atto, decidi prima di chiedere un estratto di ruolo all’agente della riscossione per verificare se davvero le cose stanno per come ti sembrano. E invece, dal copioso elenco cartaceo che ti è stato consegnato allo sportello, alcune cartelle risultano regolarmente notificate. Chi ha ragione? In caso di cartelle esattoriali mai notificate, l’estratto di ruolo è prova? Sentiamo cosa dice la giurisprudenza a riguardo che, sul punto, ha registrato una nuova presa di posizione da parte della Cassazione con una ordinanza pubblicata ieri [1].

Cos’è e a che serve l’estratto di ruolo?

Ci sono tante cose da dire e da sapere quando si parla di estratto di ruolo delle cartelle esattoriali. Sono sicuro che già sai che l’estratto non è altro che un elenco in cui viene dettagliata la tua posizione debitoria con l’Agenzia Entrate Riscossione, in cui vengono elencate le cartelle già notificate, i relativi numeri, gli importi, le causali (ossia le imposte o le sanzioni per le quali sono state spedite), la data di consegna da parte del postino. Da questa lista, che puoi richiede sia allo sportello che in via telematica, collegandoti al sito di Agenzia Entrate Riscossione, ti puoi fare un’idea di quelli che sono i tuoi debiti maturati e non corrisposti.

Se dall’estratto di ruolo risultano delle cartelle mai ricevute

Capita diverse volte che, dall’estratto di ruolo, risulti riportata una cartella esattoriale ma non è indicata la relativa data di notifica (in tali casi, in corrispondenza della colonna relativa alla data di notifica, viene riportato di solito lo “zero”). In una ipotesi del genere, è verosimile pensare che la notifica della cartella non sia mai avvenuta o che sia  avvenuta in modo irregolare, per cui il contribuente non ne ha preso visione. Ciò significa che il contribuente può impugnare l’estratto di ruolo in quanto primo atto con cui ha preso conoscenza di un debito non comunicatogli prima. Lo deve fare entro 60 giorni dal momento in cui l’estratto gli è stato consegnato. Lo scopo di tale impugnazione è far cancellare, dalla posizione del cittadino, il debito relativo alla cartella esattoriale non notificata.

Se la cartella di pagamento non è mai stata consegnata al destinatario

La cartella di pagamento è quasi sempre il primo atto impositivo notificato al contribuente. La sua omessa/irregolare notifica comporta quindi una lesione dei diritti del debitore, che, a causa di ciò, può ricevere subito il pignoramento.

Il contribuente può ricorrere contro la cartella di pagamento non appena ne viene a conoscenza; ma se di essa ha conoscenza solo tramite l’estratto di ruolo consegnato dal funzionario di Agenzia delle Entrate-Riscossione può impugnare quest’atto [2].

Se infatti di norma l’estratto di ruolo non è impugnabile, essendo un documento riportante i dati indicati nelle iscrizioni a ruolo, quando invece è da questo che il contribuente prende visione di notifiche mai ricevute lo può contestare.

Il contribuente può quindi ricorrere contro la cartella di pagamento indicata nell’estratto di ruolo.

È necessario, in primis, che la cartella di pagamento sia stata notificata in maniera irregolare, o, caso più raro, non sia stata proprio notificata.

Deve trattarsi di un vizio di notifica tale da aver cagionato la mancata contezza della pretesa: esempi pertinenti, a livello generale, possono consistere nell’indebito utilizzo della procedura per gli irreperibili a causa di un errore dell’agente notificatore o del postino a seguito di mutamento di residenza, o di consegna dell’atto a persona non riconducibile al contribuente.

Restano dunque fuori le irregolarità che non hanno comportato l’impossibilità, per il contribuente, di prendere visione dell’atto.

Cosa fare per impugnare l’estratto di ruolo?

Tuttavia, prima di questo passo, è consigliabile presentare una domanda di accesso agli atti amministrativi per verificare se l’esattore è in possesso o meno di documenti che dimostrino il contrario, ossia che la raccomandata è stata consegnata. Alla richiesta l’ufficio deve rispondere producendo gli originali dei verbali di notifica (cosiddette «relative di notifica») o degli avvisi di ricevimento delle raccomandate (in caso di notifica tramite posta). La risposta all’istanza va data entro 30 giorni, sicché il contribuente ha tutto il tempo poi per decidere se fare ricorso. In ogni caso, la presentazione della domanda di accesso agli atti non interrompe i termini per l’impugnazione (risultato: meglio prepararsi da subito alla “guerra” insieme al proprio avvocato o commercialista).

L’estratto di ruolo fa prova?

Immaginiamo di presentare così opposizione contro le cartelle esattoriali mai ricevute e di cui abbiamo avuto contezza solo chiedendo una copia dell’estratto di ruolo. A questo punto l’agente della riscossione, se vuole dimostrare di aver regolarmente proceduto alla notifica, deve depositare gli avvisi di ricevimento delle raccomandate o le relate di notifica compilati quando il postino o l’ufficiale giudiziario si è recato a casa del contribuente per consegnargli l’atto. Insieme a tali documenti di norma allega anche l’estratto di ruolo. A questo punto ci si è chiesto che valore possa avere l’estratto di ruolo, atteso che si tratta di una stampa “a uso interno” all’amministrazione, una riproduzione dei dati contenuti negli archivi dell’esattore che però è parte in causa e che quindi potrebbe avere tutto l’interessa anche a “falsificare” tali dati pur di vincere la causa.

Ebbene, le cose stanno così. L’estratto di ruolo non vale a dimostrare la notifica della cartella di pagamento. Di ciò è prova solo la relata di notifica o l’avviso di ricevimento della raccomandata. Senza tali documenti, quindi, il fisco non può vincere la causa e, dinanzi alla contestazione del contribuente, la cartella è nulla perché mai consegnata al suo destinatario.

Ma l’estratto del ruolo è sufficiente a provare l’entità e la natura del credito azionato dall’agente della riscossione; esso è infatti una «riproduzione fedele ed integrale degli elementi essenziali contenuti nella cartella esattoriale». In definitiva l’estratto di ruolo costituisce quindi piena prova sia dell’importo del debito (la sua entità), che la natura dello stesso (ossia a che tipo di tassa o sanzione si riferisce la cartella ivi riportata); e ciò anche ai fini della verifica della natura tributaria o meno del credito azionato per accertare presso quale giudice presentare il ricorso.

Quindi, se è vero che l’estratto di ruolo da solo non è sufficiente a dimostrare che la cartella di pagamento è stata consegnata al contribuente, accompagnato però dalle prove della notifica (relate e cartoline) esso consente al fisco di spuntarla.

note

[1] Cass. ord. n. 11028/18 del 9.05.2018.

[2] Cass. SS.UU. 2.10.2015 n. 19704

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 23 gennaio – 9 maggio 2018, n. 11028

Presidente Amendola – Relatore Rubino

Ragioni in fatto e in diritto della decisione

La Elisar di C.G. e c. s.a.s. proponeva opposizione ex art. 617 c.p.c. a pignoramento mobiliare intrapreso nei suoi confronti da Equitalia Sud s.p.a. per l’omesso pagamento di n. 28 cartelle esattoriali, lamentando l’illegittimità dell’azione esecutiva, intrapresa senza essere preceduta da regolare notifica delle cartelle e di tutti gli atti prodromici al pignoramento. Il concessionario, nel costituirsi, eccepiva il difetto di giurisdizione quanto alle cartelle afferenti a crediti di natura tributaria, l’incompetenza funzionale del giudice adito per quelle relative all’omesso pagamento di contributi previdenziali, e l’inammissibilità di tutte le opposizioni perché proposte oltre i termini di legge.

Il giudice di primo grado accoglieva l’opposizione, annullando il pignoramento mobiliare e tutti gli atti presupposti (in motivazione dichiarati inesistenti). La sentenza, rilevando la presenza in atti delle sole relate di notifica e dell’estratto del ruolo, e non anche delle cartelle esattoriali in originale, riteneva che tali documenti non fossero sufficienti a provare in giudizio il credito di Equitalia. In particolare, quanto all’estratto di ruolo, affermava che esso non fosse riproduttivo del contenuto delle cartelle e che fosse privo della attestazione di conformità e della data di consegna del ruolo al concessionario.

Equitalia propone ricorso per cassazione articolato in sei motivi nei confronti della sentenza n. 2103 del 2016 emessa dal Tribunale di Taranto.

L’intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione all’interno della adunanza camerale non partecipata della sezione di cui all’art. 376 c.p.c., sulla base di una proposta del relatore che ne propone l’accoglimento in quanto manifestamente fondato.

Il collegio, previa discussione in camera di consiglio, condivide le conclusioni del relatore per le ragioni che seguono.

Preliminarmente, va detto che è ammissibile l’impugnazione, proposta direttamente avverso la sentenza di primo grado, in quanto il giudice adito ha espressamente qualificato l’opposizione proposta come opposizione agli esecutivi, e di conseguenza, per il principio dell’apparenza, legittimamente la ricorrente ha direttamente proposto avverso la sentenza che definisce il giudizio in primo grado il ricorso per cassazione.

Con il primo motivo si deduce l’omesso rilievo del difetto di giurisdizione, sulla base della natura tributaria di alcuni dei crediti azionati con il pignoramento opposto. Trattasi di questione che, stante l’accoglimento di altro motivo di ricorso, sarà devoluta all’esame del giudice di merito.

Con il secondo motivo si denuncia l’omessa pronuncia contro l’eccepita intempestività della opposizione, in quanto l’atto di pignoramento risale al 5.6.2012, l’opposizione al 12.10.2012.

Con il terzo motivo si denuncia il vizio di ultrapetizione in cui è incorso il giudice adito che non si è limitato ad annullare l’atto di pignoramento ma ha annullato anche gli atti presupposti.

Con il quarto motivo si contesta la violazione e falsa applicazione degli artt. 26 e 57 del d.P.R. n. 602 del 1973, nonché degli artt. 32 e 39 del d.m. 9 aprile 2001, laddove il giudice di primo grado ha negato idoneità probatoria degli estratti di ruolo.

Con il quinto motivo, la società ricorrente denuncia l’erroneità della pronuncia impugnata anche li dove ha negato valenza probatoria agli atti prodotti da Equitalia in quanto depositati privi di attestazione di conformità e dell’indicazione della data di consegna del ruolo al concessionario.

Con il sesto motivo la ricorrente denuncia il mancato disconoscimento della documentazione prodotta.

È preliminare l’esame del quarto motivo, che è fondato, ed il cui accoglimento conduce alla cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice a quo, al quale è rimesso anche l’esame nel merito di alcune questioni sollevate con i motivi di ricorso (quali la natura tributaria di alcuni dei crediti posti in esecuzione e conseguentemente il difetto di giurisdizione del giudice adito).

La sentenza qui impugnata sostiene che l’estratto di ruolo non ha forza probatoria per la sua natura di “estratto”, attribuendo alla denominazione una portata riassuntiva, ovvero di contenere una selezione, operata a sua discrezione dall’amministrazione, che potrebbe riportare in esso, a sua scelta, solo parte dei dati indicati nella cartella.

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare (v. Cass. n. 11794 del 2016), l’affermazione del tribunale si pone in contrasto con le norme che disciplinano la funzione e il contenuto dell’estratto di ruolo: il ruolo costituisce il titolo esecutivo, ex art. art. 49 del d.p.r. n. 602 del 1973 ai sensi del quale “Per la riscossione delle somme non pagate il concessionario procede ad espropriazione forzata sulla base del ruolo, che costituisce titolo esecutivo”.

La cartella esattoriale non è altro che la stampa del ruolo in unico originale notificata alla parte, e, al contrario di quanto affermato dalla corte territoriale, l’estratto di ruolo è una riproduzione fedele ed integrale degli elementi essenziali contenuti nella cartella esattoriale: esso deve contenere tutti i dati essenziali per consentire al contribuente di identificare a quale pretesa dell’amministrazione esso si riferisca (e per consentire al contribuente di apprestare le sue difese e al giudice ove adito di verificare la fondatezza della pretesa creditoria o gli altri punti sollevati dall’opponente) perché contiene tutti i dati necessari ad identificare in modo inequivoco la contribuente, ovvero nominativo, codice fiscale, data di nascita e domicilio fiscale; tutti i dati indispensabili necessari per individuare la natura e l’entità delle pretese iscritte a ruolo, ovvero il numero della cartella, l’importo dovuto, l’importo già riscosso e l’importo residuo, l’aggio, la descrizione del tributo, il codice e l’anno di riferimento del tributo, l’anno di iscrizione a ruolo, la data di esecutività del ruolo, gli estremi della notifica della cartella di pagamento, l’ente creditore (indicazioni obbligatoriamente previste dall’art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, oltre che dagli artt. 1 e 6 del d.m. n. 321 del 1999). Gli estratti di ruolo sono di conseguenza validi ai fini probatori e in particolare, per quanto qui interessa, per individuare a tutela di quale tipo di credito agisca l’amministrazione.

Questa Corte ha già avuto modo di affermare che la copia della parte del ruolo relativa al contribuente, munita della dichiarazione di conformità all’originale resa dal collettore delle imposte, costituisce prova del credito, ai sensi dell’art. 2718 cod. civ.(secondo cui le copie parziali o le riproduzioni per estratto, rilasciate nella forma prescritta da pubblici ufficiali che ne sono depositari e sono debitamente autorizzati, fanno piena prova solo per quella parte dell’originale che riproducono letteralmente), atteso che il collettore esercita le stesse funzioni dell’esattore, di cui è coadiutore (art. 130 d.P.R. 15 maggio 1963, n. 858), e che l’esattore, pur non rientrando tra i “pubblici depositari” – cui la legge attribuisce la funzione di tenere gli atti a disposizione del pubblico e che sono obbligati, ex art. 743 cod. proc. civ., a rilasciare copia degli atti anche a chi non ne è parte – è tuttavia un “depositario” del ruolo, datogli in consegna dall’intendente di finanza (art. 24 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602), ed inoltre è autorizzato a rilasciarne copia, ai sensi dell’art. 14 della legge 4 gennaio 1968 n. 15 (secondo cui l’autenticazione delle copie, anche parziali, può essere fatta dal pubblico ufficiale presso il quale è depositato l’originale) (Cass. n. 25962 del 2011).

L’estratto del ruolo non è quindi una sintesi del ruolo, operata a sua discrezione dallo stesso soggetto che l’ha formato, come sembrerebbe affermare nella sua scarna motivazione il tribunale, ma è la riproduzione fedele di quella parte del ruolo che si riferisce alla o alle pretese impositive che si fanno valere nei confronti di quel singolo contribuente con la cartella notificatagli (nel senso che l’estratto di ruolo non sia altro che una riproduzione parziale del ruolo v. già Cass. n. 724 del 2010).

Il motivo di ricorso va pertanto accolto, e la sentenza impugnata deve essere cassata sul punto non essendosi attenuta al seguente principio di diritto: “L’estratto di ruolo è la fedele riproduzione della parte del ruolo relativa alla o alle pretese creditorie azionate verso il debitore con la cartella esattoriale, contenente tutti gli elementi essenziali per identificare la persona del debitore, la causa e l’ammontare della pretesa creditoria. Ne consegue che esso costituisce idonea prova della entità e della natura del credito portato dalla cartella esattoriale ivi indicata, anche ai fini della verifica della natura tributaria o meno del credito azionato, e quindi della verifica della giurisdizione del giudice adito” (principio già affermato da questa Corte con le sentenze n. 11141 e 11142 del 2015).

Anche il quinto motivo è fondato. Nella redazione di atti amministrativi redatti con moduli meccanizzati, la firma autografa è sostituita, a tutti gli effetti, dall’indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile dell’atto. Tale indicazione consente di affermare la sicura attribuibilità dell’atto al soggetto che, secondo le norme positive, deve esserne l’autore e pertanto elimina ogni incertezza in ordine alla provenienza dell’atto (principio affermato, tra le altre, da Cass. n.24999 del 2016 e da Cass. n. 21918 del 2006 in relazione ai verbali di accertamento di violazioni al codice della strada). I restanti motivi rimangono assorbiti.

In accoglimento del quarto e quinto motivo di ricorso, assorbiti gli altri, la sentenza impugnata va pertanto cassata e la causa rimessa al Tribunale di Taranto, in diversa composizione, che si atterrà ai principi di diritto sopra richiamati.

P.Q.M.

Accoglie il quarto e il quinto motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Taranto in diversa composizione.


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