Diritto e Fisco | Editoriale

Manovre pericolose con l’auto: è reato?

11 maggio 2018


Manovre pericolose con l’auto: è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2018



Tagliare la strada a un’altra macchina può configurare il reato di violenza privata se lo scopo è quello di interferire con l’altrui guida. 

C’è chi è distratto alla guida, chi è spericolato e se ne infischia dell’altrui sicurezza, chi infine crede di gareggiare anche in città e il traffico quotidiano è la scusa per fare a zig-zag. Tuttavia, ci sono situazioni, ancora più pericolose, in cui un automobilista pone manovre pericolose con l’auto allo scopo di interferire con l’altrui guida. È il caso di chi, volontariamente, “stringe” un altro per dispetto e per dargli fastidio fino a tagliare la strada e costringerlo ad arrestarsi o a svoltare o a urtare contro il marciapiede. O di chi addirittura supera una macchina e poi le sbarra la strada per impedirle di passare. In ipotesi del genere viene violato di certo il codice della strada che non consente una guida da film polizieschi; tuttavia, non è il solo rischio che corre il conducente spavaldo. Per lui si aprono le porte di un procedimento penale. Fare manovre pericolose con l’auto è reato, ed a sottolinearlo è stata più volte la Cassazione [1]. 

Ormai tutti sanno che, con le recenti modifiche legislative, anche le lesioni personali giudicate gravi fanno scattare il carcere per chi è imprudente o viola il codice della strada. L’ipotesi dell’omicidio stradale è certamente la più nota, ma non è la sola. Il reato lo commette anche chi parla al cellulare e, distratto, urta un pedone facendolo cadere. O chi fa una inversione a U laddove la striscia di mezzeria non glielo consente e, così facendo, provoca un incidente stradale. Ed è anche il caso di chi passa col rosso e va addosso all’altra macchina che stava invece attraversando l’incrocio col semaforo verde. Tutte ipotesi, queste, in cui alla violazione delle regole stradali si accompagnano feriti. 

Ma, come dice la Cassazione, non c’è bisogno che ci scappi il morto o il ricovero in ospedale per passare dalla semplice multa stradale al procedimento penale. Difatti, anche una guida spericolata può essere causa di reato quando questa costringe il vicino automobilista a una manovra improvvisa e violenta che, altrimenti, non avrebbe posto in essere. Hai visto il film “The Duel” di Spielberg? Bene, stiamo parlando di qualcosa di simile, anche se non necessariamente così ripetuto. Basta anche una sola manovra pericolosa per trovarci nell’orbita del penale. In particolare, scatta il reato di violenza privata che, certo, tra tutti i reati non è quello più grave, ma implica pur sempre un procedimento penale, una condanna e una macchia sulla fedina. Oltre ovviamente a tutte le spese legali. Compiere quindi manovre pericolose che hanno lo scopo di interferire con l’altrui guida è reato. Vediamo perché.

Il reato di violenza personale ricorre nel caso in cui chi è alla guida del proprio veicolo, compie deliberatamente manovre tali da imporre a un altro utente della strada di modificare la propria traiettoria, oppure supera la persona offesa per poi sbarrarle la strada ed impedirle di andare nella direzione desiderata o ancora taglia la strada o, non in ultimo, parcheggia l’auto in maniera da ostruire l’ingresso al garage condominiale e rifiuta di rimuoverla nonostante la richiesta della persona offesa [1].

Difatti, ricorda la Corte suprema, integra il delitto di violenza privata qualsiasi comportamento, sia verso il soggetto passivo, che verso altri, idoneo ad incutere timore ed a suscitare la preoccupazione di subire un danno ingiusto, finalizzato ad ottenere che, mediante l’intimidazione, il soggetto passivo sia indotto a fare, tollerare od omettere qualcosa [2]. 

Detto in parole più tecniche, il requisito della violenza consiste in qualsiasi mezzo idoneo a «privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione».

Ecco perché la semplice manovra spericolata non basta a far scattare il penale, ma è necessario anche che essa sia rivolta deliberatamente a modificare l’altrui percorso di guida. 

Ecco perché, solo pochi mesi fa la Cassazione ha detto che configura il reato di violenza privata parcheggiare la propria automobile a pochi centimetri da un’altra, impedendo di fatto al conducente dell’altra vettura di poter regolarmente uscire dal proprio sportello [3]. La Suprema Corte si è trovata alle prese con una vicenda davvero singolare. Per la Corte, nella fattispecie scatta il reato in quanto, ai fini della configurabilità della violenza privata, «il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e azione».

Sempre la Cassazione ha detto che risponde di violenza privata colui che nella circolazione stradale compie deliberati atti emulativi tali da interferire consistentemente nella condotta di guida di un altro utente della strada costringendolo a comportarsi in modo diverso dal proprio volere e da come aveva programmato (nella specie, l’imputato aveva tagliato la strada a un’altra vettura durante la guida) [4]. Altra pronuncia conferma la linea dura di chi pone manovre pericolose alla guida [5]: integra il reato di violenza privata la condotta del conducente di autoveicolo il quale compia deliberatamente manovre insidiose al fine di interferire con la condotta di guida di un altro utente della strada, realizzando così una privazione della libertà di determinazione e di azione della persona offesa, che si viene a trovare nell’impossibilità di eseguire una qualsiasi manovra di emergenza – di arresto o deviazione del veicolo – per evitare la collisione ovvero si viene a trovare costretto a cambiare direzione di marcia proprio per evitare la collisione.

note

[1] Cass. sent. n. 33253/2015, n. 21197/2013, n. 603/2011.

[2] Cass. sent. n. 29261/2017.

[3] Cass. sent. n. 53978/2017.

[4] Cass. sent. n. 33253/2015: «Integra il delitto di violenza privata la condotta di chi alla guida del proprio veicolo, compie deliberatamente manovre tali da interferire significativamente nella guida di altro utente della strada, costringendolo ad una condotta diversa da quella programmata. (Nella specie, l’imputato, con il proprio veicolo, aveva superato quello della persona offesa, per poi sbarrarle la strada ed impedirle di andare nella direzione desiderata; la S.C., affermando il principio di cui in massima, ha ritenuto sussistente il reato)».

[5] Cass. sent. n. 19551/2015.


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