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Bagagli in aereo danneggiati: risarcimento

11 maggio 2018


Bagagli in aereo danneggiati: risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2018



Il passeggero che vuol ottenere un risarcimento dei danni superiore ai massimali fissati dalla Convenzione sul Trasporto aereo internazionale, cagionati agli oggetti preziosi imbarcati nella stiva di un aereo, deve fornire l’esatto valore al momento dell’imbarco o in precedenza. 

Hai preso l’aereo per viaggiare; nel bagaglio che hai imbarcato nella stiva c’erano alcuni oggetti di valore che, tuttavia, sono andati distrutti durante le operazioni di carico e scarico. L’acquisto di una valigia antiurto non è valsa a tutelarti dall’incuria degli addetti della compagnia aerea che, evidentemente, hanno sbattuto con violenza sacche e borse senza preoccuparsi di quanto c’era dentro. Così ora vuoi ottenere il risarcimento del danno. La società che ha gestito il trasporto ti ha detto che ci sono dei massimali previsti da una convenzione internazionale e che, oltre questi, non ti è possibile chiedere, anche se l’oggetto rotto era di valore superiore. Ti sembra ingiusto un ragionamento del genere, atteso che, anche volendo, non ti sarebbe stato possibile portare “a mano” un bagaglio ingombrante e che gli stessi addetti all’imbarco ti hanno costretto a consegnargli la valigia. Come ottenere, in casi del genere, il risarcimento per i bagagli in aereo danneggiati? La risposta è in una recente ordinanza della Cassazione [1]. 

Bagagli danneggiati: come calcolare il risarcimento?

Quando si parla di danni ai bagagli dei passeggeri in aereo (ma il discorso va esteso a qualsiasi forma di trasporto internazionale) entrano in gioco le norme di due importanti convenzioni: la Convenzione di Varsavia, firmata il 12 ottobre 1929, e la Convenzione di Montreal, firmata il 28 maggio 1999, che aggiorna quella precedente.

Questi due testi introducono una serie di norme sulla responsabilità del vettore, ivi compresa quella conseguente ai danni ai bagagli. Prima però di spiegare come funziona il risarcimento per i bagagli in aereo danneggiati bisogna fare una premessa. La Convenzione si è trovata a definire dei valori di risarcimento tra Stati che non avevano la stessa moneta. Pertanto, anziché usare il dollaro o l’euro come parametri di riferimento universali, si è preferito creare un  valore ideale, chiamandolo DSP, ossia diritti speciali di prelievo. Ciascuno Stato converte poi i DSP secondo la propria moneta interna in base a parametri predefiniti e certi. Esistono numerosi convertitori di calcolo gratuiti anche online [2]. Ad esempio, al momento in cui stiamo scrivendo questo articolo, 100 DSP corrispondono a circa 120,20 euro. Chiaramente si tratta di un valore che può cambiare sensibilmente nel tempo a seconda delle oscillazioni, sui mercati internazionali, delle singole valute.

Detto ciò vediamo cosa stabiliscono gli accordi internazionali per quanto attiene al risarcimento per i bagagli distrutti durante il volo in aereo.

Bagagli danneggiati: i massimali di risarcimento

In caso di distruzione, perdita, deterioramento o ritardo nella consegna dei bagagli dei passeggeri, la responsabilità della compagnia aerea è limitata alla somma di 11312 diritti speciali di prelievo (DSP) per passeggero. 

Tuttavia il passeggero, al momento dell’imbarco può dichiarare un valore superiore della merce contenuta nel bagaglio imbarcato; ciò gli consente di innalzare la garanzia e ottenere, in caso di danni, smarrimento, deterioramento o distruzione, un risarcimento pari a tale valore. Chiaramente la compagnia può pretendere, al momento della consegna al vettore del bagaglio, un’eventuale tassa supplementare per compensare l’aumento di responsabilità conseguente al trasporto. In tal caso il vettore sarà tenuto al risarcimento sino a concorrenza della somma dichiarata, a meno che egli non dimostri che tale somma è superiore all’interesse reale del mittente alla consegna a destinazione.

Diverso è regolato il trasporto di merci. In tal caso la responsabilità del vettore in caso di distruzione, perdita, deterioramento o ritardo è limitata alla somma di 193 diritti speciali di prelievo per chilogrammo, salvo dichiarazione speciale di interesse alla consegna a destinazione, effettuata dal mittente al momento della consegna del collo al vettore, dietro pagamento di un’eventuale tassa supplementare. In tal caso il vettore sarà tenuto al risarcimento sino a concorrenza della somma dichiarata, a meno che egli non dimostri che tale somma è superiore all’interesse reale del mittente alla consegna a destinazione.

Bagagli danneggiati: come ottenere un risarcimento superiore

Veniamo infine alla sentenza della Cassazione in commento che chiarisce come ottenere un risarcimento maggiore dei massimali in caso di danni ai bagagli in aereo. Secondo i giudici supremi, in caso di trasporto aereo internazionale, il passeggero ha diritto di ottenere un risarcimento oltre i limiti fissati dalla Convenzione di Varsavia (e quindi superiore ai massimali), per i danni causati agli oggetti preziosi imbarcati nella stiva di un aereo, a patto che fornisca l’esatto valore di tali bagagli al momento dell’imbarco o in precedenza. 

Nel caso di specie, il cliente di una compagnia aerea adiva il Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento del danno causato alla propria bicicletta, di ingente valore, imbarcata a bordo dell’aereo della compagnia convenuta. Il giudice accoglieva la domanda, ma la compagnia aerea faceva appello per ottenere la riduzione del risarcimento. In secondo grado le sorti si sono capovolte in favore del vettore. Si è finiti così in Cassazione. Il Supremo Collegio ha sottolineato che sebbene il passeggero avesse al momento dell’imbarco fatto presente verbalmente il particolare valore della bicicletta, la Convenzione di Varsavia prevede che il risarcimento del danno oltre i limiti stabiliti dal medesimo articolo risulta possibile solo in presenza di un’efficace «dichiarazione di speciale interesse alla riconsegna», attraverso cui è dunque possibile ottenere «il risarcimento oltre i limiti, in misura pari all’importo dichiarato».

Ebbene, nel caso di specie, al di là dell’assenza nella dichiarazione di speciale interesse dell’indicazione in forma scritta dell’esatto valore dell’oggetto da trasportare, il passeggero non aveva nemmeno fornito verbalmente il valore esatto della bicicletta al momento dell’imbarco o in precedenza.

Il caso è indicativo per comprendere che chi vuol ottenere il risarcimento per i danni ai bagagli di valore elevato, in misura superiore ai massimali previsti dai trattati internazionali è tenuto a:

  • indicare il valore del bene al momento della consegna del bagaglio alla compagnia aerea;
  • sottoscrivere un apposito documento (di cui è bene conservare copia) in cui si dichiara lo «speciale interesse alla riconsegna»;
  • pagare l’eventuale sovrapprezzo previsto dalla compagnia stessa secondo le proprie tariffe (sarà bene quindi informarsi prima dell’imbarco, magari sul sito della società);
  • in caso di successivo danneggiamento dovrai fare una denuncia in aeroporto alla compagnia aerea; puoi presentare il reclamo nei successivi 7 giorni, mentre nel caso di ritardo, il reclamo va presentato entro 21 giorni;
  • sarà bene che tu faccia anche qualche fotografia all’oggetto distrutto o danneggiato contenuto nel bagaglio imbarcato per dimostrare la natura e l’entità del danno;
  • anche se non hai conservato lo scontrino che dimostra il prezzo pagato per il bagaglio danneggiato, puoi sempre dimostrarne il valore in altro modo o anche solo con presunzioni o prove testimoniali.

note

[1] Cass. ord. n. 11037/18 del 9.05.2018.

[2] Sul sito del FMI si trova sotto il punto IMF Finances una tabella di conversione, cliccando sulla opzione SDR valuation. In data 9 aprile 2015 il valore di 1 DSP era pari ad euro 0,780327.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 15 febbraio – 9 maggio 2018, n. 11037

Presidente Amendola – Relatore Tatangelo

Fatti di causa

C.F. ha agito in giudizio nei confronti di Egyptair – Linee Aeree Egiziane per ottenere il risarcimento del danno subito in seguito al danneggiamento di una bicicletta imbarcata a bordo di un aereo della compagnia convenuta, in una tratta dall’(…) all’(…).

La domanda è stata accolta dal Tribunale di Roma, che ha riconosciuto all’attore un risarcimento pari ad Euro 5.999,000, oltre accessori.

La Corte di Appello di Roma, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha ridotto il risarcimento nel limite di 17 diritti speciali di prelievo per 20 kg, oltre interessi (limite previsto dalla Convenzione di Varsavia regolante il trasporto internazionale).

Ricorre il C. , sulla base di tre motivi.

È stata disposta la trattazione in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato inammissibile.

È stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

La compagnia intimata (che non ha provveduto a notificare alcun controricorso) ha depositato memoria difensiva in data 10 febbraio 2018.

Il collegio ha disposto che sia redatta motivazione in forma semplificata.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “omesso esame di un fatto decisivo controversia (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.), violazione Convenzione di Montreal e Convenzione di Varsavia”.

Con il secondo motivo si denunzia “omesso esame di un fatto decisivo controversia (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.), violazione Convenzione di Montreal e Convenzione di Varsavia, e artt. 396 e 419 456 e 955 codice nav.”.

Con il terzo motivo si denunzia “omesso esame di un fatto decisivo controversia (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.), violazione Convenzione di Montreal e Convenzione di Varsavia, e art. 115, 116 e 117 c.p.c.”.

I tre motivi del ricorso sono connessi e possono quindi essere esaminati congiuntamente.

Essi sono inammissibili, per difetto di specificità.

Le censure avanzate dal ricorrente non colgono infatti le effettive ragioni della decisione impugnata.

Il C. deduce ripetutamente di avere fatto presente verbalmente in sede di imbarco la delicatezza ed il particolare valore del contenuto del proprio bagaglio da trasportare in stiva, di avere chiesto se era necessaria una speciale procedura o il pagamento di un sovrapprezzo per detto trasporto, ricevendone risposta negativa dagli addetti della compagnia, di avere poi tempestivamente provveduto a denunciare il danno subito dal predetto bagaglio, all’atterraggio; sostiene inoltre che la dichiarazione di speciale interesse alla riconsegna prevista dalle convenzioni internazionali in tema di trasporto non richiede una particolare forma, e di avere comunque dimostrato il valore effettivo della bicicletta distrutta, senza che la compagnia stessa – sulla quale gravava l’onere di provare l’assenza di responsabilità – abbia sostanzialmente negato il suo diritto al risarcimento.

In realtà, la corte di appello ha pienamente riconosciuto il diritto dell’attore al risarcimento per il danneggiamento del proprio bagaglio, anche se ha ritenuto applicabili i limiti previsti dall’art. 22 della Convenzione per l’unificazione di alcune regole del trasporto internazionale, stipulata a Varsavia il 12 ottobre 1929, resa esecutiva in Italia con legge 19 maggio 1932 n. 841, emendata con Protocollo dell’Aja del 28 settembre 1955, ratificato dall’Italia con legge 3 dicembre 1962 n. 1832 (disposizione del resto non modificata dalla successiva Convenzione di Montreal, non applicabile nella fattispecie, ratione temporis), in mancanza di una efficace dichiarazione di speciale interesse alla riconsegna, dichiarazione che, in base alla suddetta disposizione, rende possibile il risarcimento oltre detti limiti, in misura pari all’importo dichiarato (salva la prova del difetto di effettivo interesse del mittente).

Ed ha in proposito ritenuto, in diritto, che la dichiarazione in questione richieda necessariamente l’indicazione esatta del valore dell’oggetto da trasportare da parte del mittente.

Anche a prescindere dalla (pur affermata) necessità che essa (in quanto accessoria al contratto di trasporto aereo, che ha forma scritta ad probationem ai sensi dell’art. 940 c.n.), risulti per iscritto, ha quindi rilevato, quale circostanza assorbente (e quindi autonoma ratio decidendi), che nella specie l’indicazione esatta del valore della bicicletta non risultava essere stata effettuata neanche verbalmente al momento dell’imbarco o in precedenza.

Sotto questo profilo la decisione non risulta specificamente censurata con i motivi di ricorso, né sotto il profilo di diritto (con riguardo cioè alla affermata necessità che la dichiarazione in questione, a prescindere dalla sua forma, contenga l’indicazione esatta del valore del bene da trasportare) né sotto quello di fatto (con riguardo cioè alla circostanza che nella specie tale valore non era stato specificato, né per iscritto né verbalmente, dall’attore).

Ed è appena il caso di osservare, solo per completezza espositiva, che nessun rilievo può attribuirsi alle allegazioni dell’attore in ordine alla propria richiesta, rivolta agli addetti della compagnia aerea, sulla eventuale necessità di seguire una speciale procedura o pagare un sovrapprezzo per l’imbarco del suo bagaglio: in mancanza di qualunque elemento che porti a ritenere che fossero state specificamente chieste informazioni sulla procedura da seguire al fine di potere poi richiedere un eventuale risarcimento in misura superiore ai limiti previsti dalle convenzioni vigenti (e non semplicemente per l’imbarco del bagaglio, in conformità alle ordinarie previsioni convenzionali), le risposte degli addetti non possono ritenersi ingannevoli; in ogni caso, anche se esse potessero considerarsi errate, ciò non potrebbe in nessun caso determinare l’efficacia della dichiarazione di speciale interesse alla riconsegna priva di indicazione di valore del bene (potendo al più, in astratto, determinare esclusivamente una responsabilità risarcitoria di altro tipo, in relazione al’inesatto adempimento di eventuali obblighi informativi, che nella specie peraltro non risulta neanche azionata).

2. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Esso risulta peraltro notificato dopo l’entrata in vigore del decreto legge 31 agosto 2016 n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2016 n. 197, che ha previsto la definizione all’esito di camera di consiglio non partecipata dei procedimenti per i quali sussistano le condizioni di cui all’art. 375, comma 1, n. 1 e 5, c.p.c..

Poiché la compagnia intimata non risulta aver notificato alcun controricorso, è inammissibile la memoria da questa depositata in data 10 febbraio 2018, in vista dell’adunanza camerale. Ed infatti, secondo l’indirizzo di questa Corte, “in tema di giudizio di cassazione, è inammissibile una memoria di costituzione presentata dalla parte intimata che non abbia previamente notificato al ricorrente il controricorso nel termine previsto dall’art. 370 c.p.c., né tale parte potrebbe giovarsi della facoltà di presentare memorie in vista dell’adunanza camerale prevista dall’art. 380 bis c.p.c., come modificato dalla legge n. 197 del 2016, quando, alla data di entrata in vigore di tale legge, aveva ancora la possibilità di ottemperare al disposto dell’art. 370 c.p.c., atteso che in tale caso sarebbe stato suo onere dapprima notificare il controricorso, ancorché tardivamente, e poi interloquire con la memoria di cui al citato art. 380 bis c.p.c.” (Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 24835 del 20/10/2017, Rv. 645928 – 01; cfr. anche Cass., Sez. 1 -, Sentenza n. 27140 del 15/11/2017, Rv. 646185 – 01; per analoga conclusione in relazione al procedimento con discussione in pubblica udienza: Sez. 3, Sentenza n. 25735 del 05/12/2014, Rv. 633422 – 01).

L’intimata non può quindi ritenersi regolarmente costituita e, di conseguenza, non possono essere liquidate in suo favore le spese del giudizio di legittimità.

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dall’art. 1, co. 18, della legge n. 228 del 2012, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13, co. 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, introdotto dall’art. 1, co. 17, della citata legge n. 228 del 2012.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– nulla per le spese.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

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