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Editoriali Praticanti avvocati: tutte le novità nella riforma forense appena approvata

Editoriali Pubblicato il 21 dicembre 2012

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> Editoriali Pubblicato il 21 dicembre 2012

Tirocinio, compenso, formazione, abilitazione: ecco le principali novità della riforma forense.

Il Senato ha approvato definitivamente la riforma forense: ecco le più importanti novità relative alla pratica forense e all’esame di stato per i futuri avvocati.

 

Tirocinio: modalità e durata

Viene confermata la durata di diciotto mesi della pratica forense che si può svolgere:

a) presso un avvocato iscritto all’albo da almeno cinque anni;

b) presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario per non più di un anno;

c) per non più di sei mesi, in altro Paese dell’Unione europea presso professionisti legali, con titolo equivalente a quello di avvocato, abilitati all’esercizio della professione.

La pratica forense può anche iniziare, per i primi sei mesi, durante l’ultimo anno del corso di laurea in giurisprudenza, a condizione però che vi siano apposite convenzioni tra università e Consiglio Nazionale Forense.

Il tirocinio può essere svolto anche presso due avvocati contemporaneamente, previa richiesta del praticante e previa autorizzazione del competente consiglio dell’ordine, nel caso si possa presumere che la mole di lavoro di uno degli avvocati non sia tale da permettere al praticante una sufficiente offerta formativa.

Viene confermata la disposizione secondo cui il diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali [1] è valutato ai fini del compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato per il periodo di un anno.

La riforma sottolinea che Il tirocinio forense consiste, oltre che nella pratica svolta presso uno studio professionale, nella frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge. A tal proposito il Ministro della Giustizia, sentito il Consiglio nazionale forense, dovrà emettere appositi regolamenti per disciplinare i suddetti corsi  formativi.

Il tirocinio forense non preclude al praticante la possibilità di svolgere contemporaneamente altri lavori di tipo subordinato, pubblico e privato, purché ciò consenta l’effettivo e puntuale svolgimento di entrambi e non comporti conflitti di interesse.

Compenso

Secondo il testo della riforma “il tirocinio professionale non determina di diritto l’instaurazione di rapporto di lavoro subordinato anche occasionale”. Di conseguenza, non è previsto alcun compenso obbligatorio per i praticanti: fermo restando che negli studi legali privati, al praticante avvocato è sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio presso il quale svolge il tirocinio.

Tuttavia, il compenso per i praticanti può essere disposto discrezionalmente dal dominus. Infatti, ad eccezione del tirocinio presso gli enti pubblici e presso l’Avvocatura dello Stato, decorso il primo semestre, possono essere riconosciuti al praticante, con apposito contratto, un’indennità o un compenso per l’attività svolta per conto dello studio, commisurati all’effettivo apporto professionale dato nell’esercizio delle prestazioni e tenuto conto dell’utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio da parte del praticante stesso.

Gli enti pubblici e l’Avvocatura dello Stato riconoscono al praticante avvocato un rimborso per l’attività svolta presso di essi, solo ove ciò previsto dai rispettivi ordinamenti e comunque nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

Abilitazione del praticante

La riforma prevede che il praticante possa essere abilitato a svolgere attività in sostituzione del dominus già dopo sei mesi di tirocinio (il termine originario era di un anno). In particolare, nel periodo di svolgimento del tirocinio, il praticante avvocato, decorsi sei mesi dall’iscrizione nel registro dei praticanti, purché in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza, può esercitare attività professionale in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica e comunque sotto il controllo e la responsabilità dello stesso anche se si tratta di affari non trattati direttamente dal medesimo:

a) in ambito civile di fronte al tribunale e al giudice di pace;

b) in ambito penale nei procedimenti di competenza del giudice di pace, in quelli per reati contravvenzionali e in quelli che rientravano nella competenza del pretore.

L’abilitazione decorre dalla delibera di iscrizione nell’apposito registro. Essa può durare al massimo cinque anni, salvo il caso di sospensione dall’esercizio professionale non determinata da giudizio disciplinare, alla condizione che permangano tutti i requisiti per l’iscrizione nel registro.

Esame di stato

Per quanto riguarda l’esame di abilitazione di avvocato le regole rimangono le stesse, fatta eccezione per due importanti novità:

1) Sono ammessi soltanto codici di legge non commentati: a tal fine i testi di legge portati dai candidati per la prova vengono preventivamente controllati e vistati nei giorni anteriori all’inizio della prova e collocati sul banco su cui il candidato sostiene la prova. I candidati non possono portare con sé testi o scritti, neanche informatici, né ogni sorta di strumenti di telecomunicazione, pena la immediata esclusione dall’esame. Lo stesso dicasi, qualora siano fatti pervenire nell’aula, ove si svolgono le prove dell’esame, scritti o appunti di qualunque genere, con qualsiasi mezzo, per il candidato che li riceva e non ne faccia immediata denuncia alla commissione.

2) Sanzioni gravi per i più furbi: chiunque faccia pervenire in qualsiasi modo a uno o più candidati, prima o durante la prova d’esame, testi relativi al tema proposto è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la pena della reclusione fino a tre anni. I candidati destinatari dei testi suddetti sono denunciati al consiglio distrettuale disciplinare competente per il luogo di iscrizione al registro dei praticanti affinché assuma i provvedimenti di sua competenza.

Entrata in vigore delle novità

Fino al secondo anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, l’accesso all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato resta disciplinato dalle disposizioni originarie, fatta salva la riduzione a diciotto mesi del periodo di tirocinio.

note

[1] Articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni.


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18 Commenti

  1. Che pena, voi avvocati avete appena rovinato la vita di migliai di aspiranti avvocati! Se ci odiate tanto potevate dircelo! Per colpa vostra si creeranno migliaia di disoccupati…
    il codice commentato non dava fastidio a nessuno…siete davvero la feccia dell’umanità!

  2. Due domande:
    1) io dovrò fare l’esame a dicembre 2013,il codice deve essere quello puro e semplice,o quello annotato con la giurisprudenza (tenendo conto dell’entrata in vigore delle novità)?
    2)il vocabolario della lingua italiana è ammesso (a prescindere delle novità)?
    Grazie

  3. A quanto si evince le novità relative all’esame di Stato entreranno in vigore solo fra due anni, quindi nella sessione 2013 dovrebbero essere ammessi ancora i codici commentati con giurisprudenza.
    Per quanto concerne, invece, il vocabolario di italiano, già quest’anno non era ammesso all’esame presso il distretto della Corte d’Appello di Bologna.

    Non si capisce bene la posizione dei dottori abilitati che hanno già terminato il tirocinio…
    Possono ricevere direttamente mandato?
    Obbligo di assicurazione?
    Obbligo di iscrizione a CNF?

  4. permettere l’abilitazione per solo 5 anni è assurdo si permette di inziare l’attività per poi porre , il praticante abilitato nell’nulla , semplicemente ridicolo questo paese è governato da gentaglia con leggi infami…conosco praticanti che hanno centinaia di cause….

  5. Salve, a gennaio dovrei iscrivermi all’Ordine degli Avv. Dovrei fare l’esame di Stato nel 2014, per quella data si applicheranno le seguenti modifiche? Rigurado la qualifica di “praticante abilitato” dovrei assumermela dopo sei mesi o dopo un anno? (come precedentemente previsto).
    Grazie mille.

  6. spero solo che questi corsi di formazione, in quanto obbligatori, non siano a pagamento perchè se non becchiamo un centesimo come compenso non credo saremo capaci di sostenere spese del genere…la legge resta poco chiara e almeno una mano sopra la coscienza si spera qualcuno voglia mettersela.

  7. Vergognatevi…non si instaura alcun rapporto di lavoro. Quale migliore stronzata per giustificare questi avvocati del c….che non pagano il praticante! Cosa è se non un apprendista! Perchè non dovrebbe essere retribuito? Non è un lavoratore subordinato sarà un lavoratore autonomo allora, be pagate la sua prestazione! Che tutto il consiglio nazionale forense compreso Guido Alpa SI VERGOGNINO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  8. Buongiorno, non ho ben capito la riforma nella parte in cui prevede l’abilitazione al patrocinio dopo il primo semestre di pratica cosa comporta questo? Si può ricevere mandato nei limiti previsti dal vecchio regolamento circa l’abilitazione al patrocinio? oppure si può sostituire soltanto il proprio dominus? e ancora, la riforma prevede la sua applicazione decorsi due anni dalla data di pubblicazione, ciò vale solo per l’esame di avvocato ovvero per tutto?

  9. Salve! Per i praticanti avvocati abilitati ci sono novita’ in materia di limiti territoriali, di competenza per materia e per valore? Grazie

  10. non ho ben capito se per chi ha già da prima dell’entrata in vigore della riforma, il certificato di compiuta pratica la durata dello stesso è a tempo determinato (5 anni).

  11. Per non parlare del Fisco! I Dominus non pagano, ma il fisco presuppone un reddito ai praticanti di almeno 10 mila euro per gli studi più prestigiosi, da pagare anche se non si ottiene reddito. Lo pagano i genitori (in base al Redditometro)

  12. ASSURDOOOOO!!!

    …….è diventato un lusso(ammesso che non lo sia mai stato)
    la casta si è chiusa a riccio!!!

    VERGOGNAAA___MM …

  13. .sono laureata in legge dal 1999 e non sono riuscita a trovare uno studio legale per fare la pratica. Vorrei fare questa benedetta pratica ma non so più a chi rivolgermi. Vivo ad alghero e qui vorrei rimanere per problemi di famiglia.. Chi mi può consigliare o dirmi a chi posso rivolgermi…..Vi ringrazio.

  14. Cara Dina, davvero vuoi infilarti in questo tritacarne? Quale ne è il senso in fondo? Per quale motivo tutto quello sbattersi inutile? Troverai più ingiustizia nel cd “mondo della giustizia” che in qualsivoglia altro luogo tu abbia l’opportunità di frequentare. Inutile negarlo, una lobby potente come la casta degli avvocati non permetterà mai che la manodopera diventi obbligatoriamente a pagamento. E, per di più, ci si deve essere accorti che la clientela scarseggia a fronte del numero di avvocati, se si è deciso di rendere ancor più assurdo l’esame di abilitazione. La vita è fatta di scelte e chi si è ritrovato per caso in questo fantastico “mondo della giustizia”, ora non può che rassegnarsi: ha (anzi, abbiamo) fatto la scelta sbagliata.

  15. Ho perso la forza di lamentarmi, tutto era lì, più chiaro di un “lago senza fango e di un cielo d’estate sempre blu”…Ma non ho voluto vedere, speravo che non fosse come avevo pensato…

  16. scusate la domanda idiota, ma all’ordine non sanno dirmi nulla…chi chiede l’abilitazione quest’anno, da gennaio la perde? mi scoccerebbe buttare i soldi, o meglio regalarli alla cassa forense

  17. Lavoro presso un ente pubblico e sono laureato in giurisprudenza, il mio orario di lavoro mi impegna ogni mattina fino alle 16.00.
    Fino ad ora non ho trovato uno studio legale a napoli provincia che desse una mano per fare praticantato..
    Un consiglio da qualche veterano del forum?
    grazie mille

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