Diritto e Fisco | Editoriale

Ferie 2018: entro quando vanno godute?

19 Mag 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Mag 2018



I lavoratori subordinati hanno diritto di prendersi obbligatoriamente per legge delle prime due settimane di ferie nell’anno 2018. Entro quando vanno godute?

 Con l’avvicinarsi del periodo estivo, i lavoratori che hanno iniziato quest’anno un rapporto di lavoro di tipo subordinato iniziano a chiedersi quando e soprattutto come poter andare in vacanza e godere delle tanto attese ferie collettive. Iniziamo immediatamente a dire che il lavoratore per legge [1] ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi. La sua durata e modalità di fruizione è generalmente stabilita dal Ccnl (Contratto collettivo nazionale del lavoro) applicato al lavoratore che si basano sulla normativa nazionale che andremo a illustrare nel seguente articolo.

Ma quante ferie spettano a un lavoratore annualmente? Esiste un limite temporale entro il quale bisogna fruire obbligatoriamente le ferie o posso tranquillamente posticiparli negli anni? Devo prendermeli per forza o posso anche monetizzarli? Facciamo un passo indietro e rivediamo dettagliatamente come e quando vanno godute le ferie 2018.

 Ferie: cosa dice la legge?

La prima cosa da fare per comprendere la disciplina delle ferie è partire dalla normativa nazionale. La Costituzione italiana [1], nell’affermare che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, stabilisce espressamente che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Quanto alla durata del periodo feriale, è stato stabilito che esso non può mai essere inferiore alle quattro settimane annuali [2]. Tuttavia, i contratti collettivi di lavoro possono stabilire condizioni di miglior favore. Al riguardo, è importante ricordare che tale periodo non può essere sostituito da indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro. Per evitare sanzioni per la violazione degli obblighi di legge, è opportuno considerare prioritariamente le ferie maturate nei periodi rispetto ai quali è più vicina la data di scadenza del termine per il godimento. Il regime legale delle ferie, si applica a tutti i lavoratori dipendenti, qualunque sia l’inquadramento o il contratto applicato.

Quante ferie mi spettano?

Per prima cosa occorre sapere che l’attuale disciplina distingue le ferie in tre periodi:

  • i primi due periodi corrispondono a due settimane l’uno;
  • mentre il terzo periodo, quello eccedente il minimo sindacale, può essere previsto dai Ccnl o dal contratto di assunzione.

Entro quando va goduto il primo periodo di ferie?

Il primo periodo di ferie, pari a due settimane, va fruito nello stesso anno di maturazione, in modo anche ininterrotto, se richiesto dal lavoratore, purché non vengano violati i principi del Codice civile. Nel senso che la richiesta deve essere comunque formulata in anticipo in modo tale da rispettare le esigenze dell’impresa.

Ne deriva che qualora il lavoratore non abbia beneficiato del suddetto periodo di ferie nel corso dell’anno.

  • il datore diventa passibile di sanzione;
  • al contrario, il lavoratore vanta un credito per ciascun giorno di mancato godimento delle ferie, i quali gli verranno liquidati a fine rapporto.

Da notare che affinché il datore di lavoro venga sanzionato è sufficiente che il lavoratore non abbia goduto anche solo di una parte delle due settimane cui egli ha diritto.

In tale periodo, il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutti i provvedimenti idonei a consentire l’esaurimento delle ferie pregresse, non essendo ammissibile la monetizzabilità del diritto, a meno che la concessione non risulti eccessivamente onerosa. In Italia, infatti, vige il divieto di monetizzazione del periodo di ferie corrispondente alle quattro settimane garantite per legge, operante salvo il caso della risoluzione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno.

Entro quando va goduto il secondo periodo di ferie?

Per quanto concerne il secondo periodo di ferie, sempre pari a due settimane, la legge prevede che può essere fruito in modo ininterrotto o frazionato entro e non oltre 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione. Se non viene rispettato il suddetto termine:

  • il datore di lavoro sarà sanzionato;
  • mentre il lavoratore vanterà un credito di ferie arretrate di cui potrà usufruire a fine rapporto di lavoro.

È possibile prevedere un’ulteriore periodo feriale?

Infine, il terzo periodo, vale a dire quello che eccede il periodo minimale, è piuttosto flessibile rispetto ai precedenti periodi in quanto è generalmente previsto dalla contrattazione collettiva o dal contratto di assunzione. Infatti, è addirittura possibile monetizzare le ferie non fruite mediante un’indennità sostitutiva.

 Posso monetizzare le mie ferie?

Una domanda che spesso si pongono i lavoratori che preferiscono lavorare anche d’estate, è se possono rinunciare alle ferie previste dal Ccnl e chiedere al proprio datore di lavoro di ricevere l’importo direttamente in busta paga. Questa è una pratica assolutamente vietata. Come appena accennato, per il periodo c.d. «minimo legale» (quattro settimane) vige il divieto assoluto di monetizzare le ferie non godute.

Esistono due fattispecie che fanno eccezione alla inderogabile regola generale:

  • contratti a tempo determinato di durata inferiore ad un anno, per i quali è ammessa la corresponsione del corrispettivo per le ferie non godute anche mensilmente;
  • il pagamento delle ferie non godute in seguito alla risoluzione del rapporto di lavoro, a prescindere dalla causale della cessazione.

Quali sono le ferie che posso monetizzare?

Eventualmente, le ferie che possono essere sostituite da un’indennità sono:

  • le ferie maturate fino al 29 aprile 2003 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 66/2003);
  • le ferie maturate dal lavoratore il cui rapporto di lavoro cessi entro l’anno di riferimento;
  • le settimane o i giorni di ferie previsti dalla contrattazione collettiva in misura superiore al periodo minimo legale.

Le ferie spettano sempre in misura piena?

Quanto alla durata delle ferie, è bene tenere innanzitutto presente che esse maturano nel corso del rapporto di lavoro in maniera progressiva e proporzionale in relazione all’attività lavorativa effettivamente prestata dal lavoratore. È dunque chiaro che laddove il lavoratore abbia lavorato per l’intero anno, gli vengono attribuite le ferie nella misura piena prevista dal Ccnl applicato; di converso, ossia qualora il lavoratore non lavori per l’intero periodo di maturazione delle ferie ha diritto ad un numero di giorni di ferie proporzionale al servizio effettivamente prestato, secondo i criteri dettati dai contratti collettivi di categoria.

Inoltre, se il dipendente il cui rapporto di lavoro viene a cessare ha anticipatamente usufruito di ferie non ancora maturate il datore di lavoro procederà alle relative trattenute.

Quali sono le assenze utili alla maturazione delle ferie?

Esistono alcune tipologie di assenze che sono considerate utili dalla legge ai fini della maturazione delle ferie, tra i quali possiamo annoverare:

  • l’astensione obbligatoria per congedo di paternità o di maternità;
  • il congedo matrimoniale;
  • l’infortunio sul lavoro;
  • la malattia;
  • gli incarichi presso i seggi elettorali.

Quali sono le assenze inutili alla maturazione delle ferie?

Mentre le ferie non maturano durante:

  • l’astensione facoltativa per maternità;
  • l’astensione per malattia del bambino;
  • lo sciopero;
  • il periodo di preavviso non lavorato in quanto l’avvenuto pagamento dell’indennità sostitutiva, accettata dal lavoratore, comporta la risoluzione del rapporto di lavoro;
  • la sospensione del lavoro con ricorso alla CIG a zero ore.

Chi decide quando posso andare in ferie?

L’esatta determinazione del periodo feriale spetta unicamente al datore di lavoro quale estrinsecazione del generale potere organizzativo e direttivo dell’impresa. Tale potere, però, non è privo di vincoli, in quanto occorre:

  • tenere conto degli interessi del lavoratore [3];
  • comunicare al lavoratore il periodo stabilito per il godimento delle ferie con qualche preavviso che, secondo correttezza e buona fede, è utile a consentire al lavoratore di organizzare in modo conveniente il riposo concesso (trattasi di atto recettizio, non vincolato a forma scritta, ma necessariamente idoneo a palesare specificamente la volontà);
  • rispettare il principio per cui le ferie debbono essere godute entro l’anno e non successivamente [4].

Pertanto, è illegittima la determinazione unilaterale del periodo di godimento delle ferie da parte del datore di lavoro allorché:

  • non venga tenuto conto anche degli interessi dei lavoratori e non vi siano comprovate esigenze organizzative aziendali;
  • non venga salvaguardata la funzione fondamentale dell’istituto di consentire al lavoratore la reintegrazione delle energie psicofisiche.

Il lavoratore può decidere quando andare in ferie?

Altro punto controverso riguarda la decisione circa la volontà di prendere le ferie in un determinato periodo piuttosto che in un altro.  Iniziamo subito a dire che al lavoratore compete soltanto la facoltà di indicare il periodo entro il quale intende fruire del riposo annuale, anche nell’ipotesi in cui un accordo sindacale o una prassi aziendale stabilisca, al solo fine di una corretta distribuzione dei periodi feriali, i tempi e le modalità di godimento delle ferie tra il personale di una determinata azienda.

Non sussiste, inoltre, un diritto incondizionato del lavoratore alla determinazione del proprio periodo di ferie. Pertanto, è giustificato il comportamento del datore di lavoro che, nel rispetto delle previsioni del Ccnl ed in presenza di effettive esigenze di servizio, accolga solo parzialmente le richieste del dipendente in merito al periodo di fruizione del riposo feriale.

Come gestire le ferie 2018?

Di seguito, si fornisce un attento riepilogo del piano ferie al fine di verificare la posizione di ciascun dipendente in modo da intervenire laddove il lavoratore presenti giorni di ferie non goduti entro i termini previsti dalla legge.

Piano ferie

Le ferie relative all’anno 2016

·  Due settimane vanno fruite entro il 30 giugno 2018·  l’eventuale ulteriore periodo può essere monetizzato. La contribuzione, però, andrà in ogni caso assolta, su tutte le ferie arretrate risultanti al 30 giugno 2018 (ferie che, evidentemente, riguarderanno il periodo dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018), entro il 20 agosto 2018 con la denuncia contributiva relativa al mese di luglio 2018.

Le ferie relative all’anno 2017

·  Due settimane vanno fruite entro il 30 giugno 2019·  l’eventuale ulteriore periodo può essere monetizzato. La contribuzione, però, andrà in ogni caso assolta, su tutte le ferie arretrate risultanti al 30 giugno 2019 (ferie che, evidentemente, riguarderanno il periodo dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2019), entro il 20 agosto 2019 con la denuncia contributiva relativa al mese di luglio 2019.

Le ferie relative all’anno 2018

·  Due settimane vanno fruite nell’anno di maturazione entro il 30 giugno 2018

·  le restanti due settimane vanno fruite entro il 30 giugno 2019

E se il datore di lavoro non concede le ferie al lavoratore?

Può accadere che il datore di lavoro neghi le ferie riconosciute per legge al proprio lavoratore. In tali casi, ossia qualora l’azienda non permette al lavoratore di godere delle due settimane di riposo, maturate nell’anno in corso, sarà punito con una sanzione che va da 100 a 600 euro per ciascun lavoratore a cui la violazione si riferisce.

Nel caso in cui la violazione:

  • interessi più di cinque lavoratori;
  • si è verificata per almeno due anni;

la sanzione amministrativa andrà da 400 a 1500 euro.

Se invece la violazione:

  • interessa più di dieci lavoratori;
  • si è verificata per almeno quattro anni;

la sanzione amministrativa andrà da 800 a 4500 euro.

note

[1] Costituzione, art. 36.

[2] Art. 10 del Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66.

[3] Art. 2109 cod. civ.

[4] Corte Costituzionale, Sentenza del 19.12.1990, n. 543.


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