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Lo sai che? Ecco la nuova riforma forense punto per punto

Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2012

Il Senato ha approvato la riforma della professione forense: la nuova legge, che va ad abrogare parzialmente l’attuale disciplina risalente al 1933, prevede due tipi di regolamenti:

– quelli che dovranno essere adottati dal ministro della Giustizia, dopo avere acquisito i prescritti pareri e comunque entro due anni dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni;

– quelli demandati all’organo di autogoverno della categoria.

Fino alla data di entrata in vigore dei suddetti regolamenti, si applicheranno, se necessario e in quanto compatibili, le disposizioni vigenti non abrogate.

Ecco alcune delle principali novità.

 

 

Esercizio in forma societaria

I soci di uno studio legale potranno essere solo avvocati iscritti all’albo.

Ogni avvocato potrà far parte di una sola società tra avvocati. La denominazione sociale dovrà contenere l’indicazione “società tra avvocati” e l’amministrazione dovrà essere affidata esclusivamente ai soci. L’incarico professionale sarà conferito alla società, ma eseguito personalmente da uno o più soci professionisti.

Dell’esatto adempimento della prestazione risponderanno la società ed il socio professionista che l’ha eseguita. La società dovrà essere iscritta in una apposita sezione dell’albo e sarà soggetta al rispetto del codice deontologico L’esercizio in forma societaria della professione forense non costituirà mai attività d’impresa e la società stessa non potrà fallire, ma sarà soggetta solo alle procedure di composizione delle crisi da sovra indebitamento.

L’incarico professionale conferito alla società può essere eseguito solo dai soci [1].

Il socio incaricato risponde personalmente e illimitatamente dell’errore professionale, la società invece nei limiti del proprio patrimonio. La responsabilità può estendersi agli altri soci:

– quando la società non abbia comunicato al cliente il nominativo del socio professionista incaricato di eseguire la prestazione;

– quando si tratta di obbligazioni sociali non derivanti dall’attività professionale.

Pubblicità commerciale

 Caduti i richiami al decoro e alla dignità professionale, sarà possibile la pubblicità informativa sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio, sulle eventuali specializzazioni, titoli scientifici e professionali posseduti. Le informazioni potranno essere diffuse con qualunque mezzo di comunicazione, a patto che siano veritiere, corrette e che non propongano comparazioni con altri professionisti.

Assicurazione obbligatoria

 Per l’avvocato che eserciti in proprio o in forma associata, scatta l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa a copertura della responsabilità per i danni arrecati alla clientela nell’esercizio della professione. La copertura è da intendersi altresì estesa all’attività di collaboratori e praticanti che operino in nome e per conto del titolare dello studio legale.

L’avvocato dovrà, inoltre, stipulare una apposita polizza a copertura degli infortuni derivanti a sé e ai propri collaboratori (compresi sostituti e collaboratori occasionali) in conseguenza dell’attività lavorativa svolta, anche fuori dei locali dello studio legale.

Compenso

 Il compenso è pattuito, di regola, per iscritto. L’avvocato, nel rispetto del principio di trasparenza, è tenuto a rendere noto al cliente il livello di complessità dell’incarico, fornendo, a richiesta, comunicazione scritta sulla prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale.

Sostituzioni

 Gli avvocati potranno farsi sostituire da altro avvocato con una delega anche verbale o da un praticante abilitato, con delega scritta.

Incompatibilità

La riforma ribadisce l’incompatibilità della professione forense con altri tipi di rapporti di lavoro: in particolare con le attività di lavoro autonomo svolte professionalmente, salvo nel caso in cui abbiano natura hobbistica e sporadica; e con le attività di lavoro subordinato, anche se aventi orario di lavoro limitato.

L’incompatibilità è, invece, esclusa con le attività di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale. È espressamente consentita l’iscrizione nell’albo dei dottori commercialisti, degli esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili o nell’albo dei consulenti del lavoro.

Sospensione

Sono sospesi d’ufficio dall’esercizio professionale gli avvocati che ricoprano cariche istituzionali per l’intera durata dell’incarico: così il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio, il Ministro, il Viceministro o Sottosegretario di Stato; il presidente di giunta regionale e presidente delle province autonome di Trento e di Bolzano; il membro della Corte Costituzionale o del Consiglio superiore della magistratura, il presidente di provincia con più di un milione di abitanti e il sindaco di Comune con più di 500.000 abitanti.

È inoltre prevista anche la sospensione volontaria: essa consente all’avvocato iscritto all’albo di poterla sempre richiedere, senza neppure doverne specificare le motivazioni.

La sospensione, sia essa obbligatoria o volontaria, sarà annotata sull’albo.

 

 

Esercizio professionale effettivo

La permanenza del professionista nell’albo sarà subordinata all’effettivo esercizio della professione. La mancanza del continuativo, abituale e prevalente svolgimento dell’attività forense, se non sussistono giustificati motivi [2], comporta la cancellazione dall’albo.

Obbligo di iscrizione alla Cassa forense

 Fissato tale obbligo, la Cassa forense, con proprio regolamento, entro un anno dalla data di entrata in vigore della riforma, dovrà stabilire i minimi contributivi dovuti da quei soggetti iscritti senza il raggiungimento dei parametri reddituali, eventuali condizioni temporanee di esenzione o di diminuzione dei contributi.

Specializzazione

Gli avvocati, al pari degli altri professionisti, possono specializzarsi in determinati settori e ottenere così il titolo di “specialista che, tuttavia, non comporta riserva di attività professionale. Le modalità di conseguimento del titolo sono specificamente stabilite con regolamento adottato dal Ministro della giustizia, previo parere del CNF.

Il titolo di specialista può essere conseguito in due modi:

– a seguito di esito positivo di percorsi formativi almeno biennali organizzati presso le facoltà di giurisprudenza con le quali il CNF e i consigli degli ordini territoriali possono stipulare convenzioni per corsi di alta formazione;

– a seguito di comprovata esperienza nel settore di specializzazione negli ultimi cinque anni, limitatamente agli avvocati iscritti all’albo da almeno otto anni.

In entrambi i casi, le relative valutazioni sono riservate da apposito regolamento al Consiglio nazionale forense.

 

 

Obbligo di formazione continua

La riforma prevede l’obbligo per l’avvocato di provvedere all’aggiornamento della propria competenza professionale. A tal  fine, il CNF si occupa di stabilire le modalità e le condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento e per la gestione e l’organizzazione dell’attività di aggiornamento a cura degli ordini territoriali, delle associazioni forensi e di terzi, superando l’attuale sistema dei crediti formativi. Gli unici soggetti esonerati dall’obbligo sono: gli avvocati ultrasessantacinquenni, gli iscritti all’albo da oltre venticinque anni, i docenti e ricercatori universitari, coloro che ricoprono cariche con funzioni legislative e coloro che siano sospesi dall’albo a seguito di mandato di natura istituzionale.

note

[1] Così come già previsto dall’art. 24 del d.lgs. 96/2001.

[2] La prova dell’effettività, continuità, abitualità e prevalenza non è richiesta, durante il periodo della carica, agli avvocati componenti di organi con funzioni legislative o componenti del Parlamento europeo; alle donne avvocato in maternità e nei primi due anni di vita del bambino o, in caso di adozione, nei successivi due anni dal momento dell’adozione stessa (l’esenzione si applica, anche agli avvocati vedovi o separati affidatari della prole in modo esclusivo); agli avvocati che dimostrino di essere affetti o di essere stati affetti da malattia che ne ha ridotto grandemente la possibilità di lavoro;  agli avvocati che svolgano comprovata attività di assistenza continuativa di prossimi congiunti o del coniuge affetti da malattia qualora sia stato accertato che da essa deriva totale mancanza di autosufficienza.


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