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Lo sai che? Somme depositate nel conto corrente di un solo coniuge

Lo sai che? Pubblicato il 13 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 maggio 2018

I soldi dello stipendio, di donazioni o eredità, di vendita di case o terreni propri, di risarcimenti del danno o di proventi di aziende e società che fine fanno? Vanno divisi tra moglie e marito?

Si cade spesso in confusione quando si parla di comunione dei beni tra marito e moglie. In comunione vi ricadono tanti beni: alcuni vi entrano subito, ossia nel momento stesso in cui sono acquisiti (ad esempio ciò che si compra dopo il matrimonio, case e terreni acquisiti tramite usucapione, l’azienda costituita da entrambi i coniugi dopo il matrimonio, ecc.), mentre altri non vi ricadono subito ma vanno ugualmente divisi se la comunione cessa (cosiddetta «comunione residuale»; è il caso dello stipendio di uno dei due coniugi depositato in banca, l’azienda costituita da un solo coniuge dopo il matrimonio, ecc.). Così, se la coppia si separa o uno dei due coniugi muore, l’altro ha diritto a prendere il 50% del denaro contante, anche se il frutto del lavoro dell’ex. Ebbene per le somme depositate nel conto corrente di un solo coniuge non si può tracciare una regola generale, ma tutto dipende dalla provenienza di tale denaro. In questo articolo cercheremo di capire a chi appartengono i soldi sul conto corrente intestato solo al marito o soltanto alla moglie, a chi vanno nel caso di morte di uno dei due o di separazione e divorzio e, infine, come devono essere divisi. 

Il conto corrente: a chi appartiene?

Prima di spiegare qual è la sorte delle somme depositate sul conto corrente di un solo coniuge cerchiamo di capire chi è l’effettivo proprietario di tale conto. La soluzione è differente a seconda che la coppia sia sposata in regime di comunione o separazione dei beni.

Marito e moglie in separazione dei beni: di chi è il conto corrente?

Se la coppia è in regime di separazione dei beni non si pongono problemi: il titolare del conto corrente è (anche in caso di separazione) solo colui che ha firmato il contratto con la banca, il quale può essere solo il marito, solo la moglie o entrambi nel caso di conto cointestato. In questa seconda ipotesi (conto corrente cointestato) si crea una situazione di contitolarità che funziona secondo regole particolari: 

  • nei rapporti tra coniugi, ciascuno dei due si presume titolare solo della metà del conto, salvo patto contrario o prova che la cointestazione del conto era solo una simulazione (volta, ad esempio, a consentire al coniuge non titolare di reddito di poter effettuare prelievi e provvedere al ménage domestico). Questo significa che se uno dei due contitolari preleva più del 50% del conto, deve poi restituire all’altro la sua parte sottrattagli; 
  • nei confronti della banca, invece, si crea una situazione di solidarietà: in pratica, nonostante la situazione di proprietà per pari quote, il dipendente allo sportello non può impedire ad uno dei due coniugi di prelevare più della propria metà di conto o anche l’intera giacenza (salvo poi l’obbligo per questi di restituire al contitolare la sua parte). Dall’altro lato, però, se la banca dovesse vantare dei crediti nei confronti dei titolari del conto potrebbe esigere le proprie somme indifferentemente dall’uno o dall’altro (chi però viene costretto a pagare l’intero può pretendere la restituzione del 50% dall’altro contitolare). 

Marito e moglie in comunione dei beni: di chi è il conto corrente?

Quando la coppia è in regime di comunione dei beni si potrebbe ritenere che anche il conto corrente finisce in comunione. Non è invece così. Come abbiamo già spiegato in Conto corrente in comunione tra marito e moglie, nei rapporti con la banca il titolare del conto resta sempre chi ha firmato il contratto e l’altro coniuge non ha il potere (salvo specifica delega) di prelevare o fare altre operazioni allo sportello. Tuttavia questo non toglie che, in determinate occasioni, i soldi depositati possano finire in comunione e vadano divisi. È proprio di questo che stiamo per parlare adesso, ossia a chi appartengono le somme depositate nel conto corrente di un solo coniuge quando questi è in comunione dei beni. La risposta non può essere sempre la stessa ma varia a seconda della provenienza del denaro. Ecco qui di seguito le varie ipotesi.

Stipendi e redditi di lavoro depositati sul conto di un coniuge

Di solito sul conto corrente vanno a finire gli stipendi del lavoro o dell’attività imprenditoriale. Questi soldi, per quanto considerati “beni mobili” al pari di tanti altri che sono presenti in casa (come l’arredo, gli elettrodomestici, i gioielli), non cadono subito in comunione (come invece vi cade il tostapane, il divano e la camera da letto). In parole povere la moglie non può prelevare dal conto del marito:

  • sia perché la banca non può consentirglielo, non essendo lei l’intestataria del conto;
  • sia perché i soldi dello stipendio non entrano subito nella comunione.

In verità, però, se questi soldi sono ancora presenti sul conto alla cessazione della comunione, vanno divisi tra i coniugi (comunione residuale). Quindi, se sul conto del marito ci sono 10 euro nel momento in cui i due vanno dal giudice per separarsi, 5 euro sono della moglie, 5 invece del marito. Non conta il fatto che, solo qualche settimana prima, sullo stesso conto vi fossero 50mila euro e questi siano stati spesi dal titolare. Risultato: meglio spendere tutto prima di separarsi.

Quindi, il coniuge non ha alcun diritto sulle somme depositate sul conto corrente di un solo coniuge finché resta in vita la comunione; può però pretendere la metà se la comunione si scioglie. 

In un altro esempio, se il marito – titolare del conto – dovesse morire, la moglie potrebbe rivendicare, a titolo di comunione, il 50% del deposito mentre l’altro 50% dovrebbe dividerlo con gli altri eredi.

Proventi dell’azienda depositati sul conto del coniuge

Se sul conto, intestato a uno dei due coniugi, vi vanno a finire i proventi derivati dall’azienda familiare costituita dopo il matrimonio, i soldi entrano subito nella comunione dei beni. Questo significa che la moglie può sempre chiedere al marito di darle il 50% del deposito e viceversa.

Se invece l’azienda è quella di un solo coniuge le somme versate sul conto rimangono nel patrimonio separato del titolare del conto fino allo scioglimento della comunione; dopo invece vanno divise. 

Prezzo di vendita di un bene personale depositato sul conto di un coniuge

I beni di cui si è proprietari prima di sposarsi o quelli ricevuti (anche dopo le nozze) in donazione o per eredità non entrano mai in comunione nonostante il matrimonio. Se tali beni vengono venduti, anche il relativo prezzo non cade in comunione. Per cui, se tali soldi vengono depositati sul conto intestato a un solo coniuge, l’altro non può vantare diritti su di essi alla cessazione della comunione (gli importi versati in banca costituiranno un patrimonio “separato” dalle altre somme presenti sul conto).

Risarcimento del danno depositato sul conto di un coniuge

Se uno dei due coniugi fa un incidente stradale o subisce un infortunio sul lavoro o per qualsiasi altra ragione riceve un risarcimento del danno, tali somme non rientrano nella comunione. Con la conseguenza che, se anche depositate sul proprio conto, non vanno divise al momento della separazione della coppia. Sono soldi personali che restano sempre del danneggiato.

Donazioni depositate sul conto corrente di un coniuge

Se uno dei due coniugi riceve la donazione di una somma di denaro con un bonifico sul proprio conto, questa somma non entra in comunione. Con la conseguenza che l’altro coniuge non può chiederne la metà né quando ancora la coppia è unita, né quando invece si separa. In caso di decesso del titolare dei soldi, dovrà dividere l’intero importo con tutti gli altri eredi.

Soldi da eredità depositati sul conto corrente di un coniuge

Se il marito o la moglie acquista, per eredità, una somma di denaro e la deposita sul proprio conto corrente, questa non entra in comunione e resta un patrimonio separato dal resto del conto. Con la conseguenza che se la coppia si separa, i soldi in questione non vanno divisi. 

Pensione di invalidità depositata sul conto di un coniuge

La pensione di invalidità non entra in comunione. Quindi non va divisa con il coniuge né durante, né dopo la comunione. Invece se si tratta della normale pensione di anzianità, questa subisce la regola della divisione solo allo scioglimento della comunione (comunione residuale).

Fondi comuni di investimento e partecipazioni in società

Le partecipazioni in società di capitali (spa, srl e sapa) entrano subito nella comunione; altrettanto vale per i fondi comuni di investimento. Viceversa, le partecipazioni a società di persone rientrano nella comunione residuale.

Proventi di opere dell’ingegno

Se uno dei due coniugi è un artista o un inventore e riceve dei proventi da questa propria attività, i guadagni depositati sul conto non entrano subito nella comunione ma fanno parte della comunione residuale.

Affitto di immobili propri

Anche i frutti di beni personali (come l’affitto di un appartamento ricevuto in eredità o in donazione o acquistato prima delle nozze) non entrano subito nella comunione legale dei coniugi, ma le somme ancora presenti sul conto all’atto dello scioglimento vanno divise a metà (comunione residuale).


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