Diritto e Fisco | Editoriale

L’usucapione entra in comunione?


L’usucapione entra in comunione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2018



Il coniuge diventa comproprietario della casa o del terreno iniziato a usucapire prima del matrimonio?

Per anni hai abitato nella casa di alcuni cugini di cui ti era pervenuta in eredità una semplice quota. Tutti però se ne sono disinteressati e tu l’hai utilizzata come se fossi stato l’unico proprietario, senza riconoscere un fitto o un compenso agli altri. Per oltre un ventennio hai zappato e arato un terreno come se fosse il tuo, quando invece era del confinante ormai partito all’estero. In entrambi i casi vuoi ora intestarti l’immobile, fare cioè una causa di usucapione affinché il giudice ti riconosca il diritto di proprietà. Nel frattempo però ti sei sposato. Così ti chiedi se l’usucapione entra in comunione: quali diritti potrà vantare l’altro coniuge sul bene una volta che sarà tuo e che così faticosamente hai “conquistato” nel corso del tempo? Se sei assalito da questo dubbio e non sai qual è la risposta al quesito legale, sei capitato sulla pagina giusta: in questo articolo proveremo a spiegarti, con parole semplici e ricorrendo ad alcuni esempi pratici, cos’è e come funziona l’usucapione, ma soprattutto quali diritti può vantare la moglie o il marito sulla casa o sul terreno usucapito dal coniuge.

Come funziona l’usucapione

Grazie all’usucapione, chi si impossessa di un bene altrui, lo utilizza per almeno 20 anni, magari lo recinta o comunque fa in modo che nessun altro lo utilizzi, ne diventa proprietario. Dovrà prima intentare una causa al titolare (anche se questi è irreperibile) affinché un giudice valuti le prove del suo possesso esclusivo dell’immobile. Troverai tutti i chiarimenti del caso nell’articolo L’usucapione: cos’è e come funziona. Quello che più interessa in questa sede però è sfatare un vecchio luogo comune: con l’usucapione non si legittima una espropriazione, l’occupazione abusiva o l’usurpazione di un bene altrui, ma solo si formalizza una situazione di fatto già verificatasi, ossia la totale indifferenza del proprietario a un bene che non utilizza e che non intende sfruttare. Difatti, affinché l’usucapione si realizzi, è necessaria una serie di presupposti tra cui: l’aver acquisito il possesso in modo pacifico, senza violenze o in modo occulto; l’aver compiuto degli atti, alla luce del giorno, che manifestano espressamente la volontà di atteggiarsi ad esclusivo proprietario; l’assenza di qualsiasi ostruzione, da parte del legittimo titolare del bene, a tale situazione; il decorso di ben 20 anni, periodo durante il quale qualsiasi persona, che abbia un minimo di diligenza, dovrebbe occuparsi dei propri beni e verificare in che condizioni stanno.

Se ci si sposa prima che si concludano i 20 anni per l’usucapione

A questo punto vediamo che succede se una persona, nel corso dei 20 anni durante i quali sta utilizzando il bene altrui con (o senza) l’intenzione di usucapirlo, si sposa. Le domande che ci si possono porre sono due:

  • con il matrimonio, il bene acquistato grazie all’usucapione diventa di proprietà di entrambi i coniugi oppure resta solo di chi lo ha materialmente utilizzato?
  • e, in caso di risposta positiva alla precedente domanda: se una persona si sposasse proprio l’ultima settimana del ventennio necessario all’usucapione, si verificherebbe ugualmente la comunione sull’immobile?

Diciamo subito che un bene usucapito durante il matrimonio entra in comunione a prescindere da quando è iniziato il possesso esclusivo e da quando viene avviata la causa per l’accertamento dell’usucapione. Conta solo il momento esatto in cui scade il ventennio. Se tale ventennio si compie nel momento in cui la coppia si è già sposata l’immobile usucapito cade in comunione, anche se gran parte di tale periodo invece si è consumato prima delle nozze.

Facciamo un esempio. Un tale inizia a utilizzare un terreno del vicino come se fosse proprio; dopo 19 anni e 364 giorni decide di passare a nozze e presceglie, come regime patrimoniale, la comunione dei beni. Al 365° giorno del 20° anno è quindi sposato: pertanto la moglie diventerà comproprietaria del terreno nel momento in cui verrà completata la causa di usucapione.

La ragione di questa regola è abbastanza semplice ed è contenuta nel codice civile [1]: la legge stabilisce infatti che rientrano nel regime di comunione legale tutti gli acquisti compiuti dai coniugi, o anche da uno solo di questi, durante il matrimonio. Si prescinde quindi dalle modalità in cui avviene l’acquisto. Restano esclusi infatti solo i beni ricevuti in donazione o in eredità, che non cadono mai in comunione. Invece i beni acquisiti con l’usucapione rientrano nella comunione automaticamente. La sentenza del giudice che accerta l’usucapione avrà effetti diretti sia sul marito che sulla moglie.

Se ci si sposa dopo i 20 anni necessari all’usucapione

Immaginiamo ora che la stessa persona dell’esempio precedente si sposi dopo una settimana che sono scaduti i 20 anni di possesso dell’immobile. In tal caso il bene acquistato in usucapione non cade in comunione e la moglie non ne diventa comproprietaria. Ciò vale anche se la causa per l’accertamento dell’usucapione viene avviata dopo il matrimonio e, quindi, la sentenza esce quando la coppia è già marito e moglie. Quindi, per capire se il bene usucapito entra o meno in comunione non bisogna riferirsi alla data in cui esce la sentenza di accertamento di tale diritto, ma a quale periodo si riferisce il possesso del bene: se anche solo l’ultimo giorno del ventennio ricade nel matrimonio, l’usucapione entra in comunione. Non conta se solo il giorno prima si era single.

La moglie diventa comproprietaria per usucapione?

In sintesi, dopo ciò che abbiamo appena detto, possiamo così sintetizzare i termini della questione. Se uno dei coniugi possiede in modo continuato, ad esempio, un immobile per 20 anni (termine necessario per l’usucapione ordinaria) ed il ventesimo anno si compie durante il matrimonio, l’immobile è acquistato per usucapione in comunione dei beni con l’altro coniuge, anche se l’inizio del possesso è anteriore al matrimonio ed indipendentemente da quando il coniuge propone la domanda giudiziale di accertamento dell’usucapione e di quando interviene la relativa sentenza. Detta sentenza infatti si limita a dichiarare intervenuto l’acquisto con effetto retroattivo al momento del compimento del termine dell’usucapione.   

note

[1] Art. 177 co. 1, lett. a) cod. civ.

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