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Come cancellare i debiti con il fisco

13 maggio 2018


Come cancellare i debiti con il fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2018



Per annullare i debiti con il fisco ci sono diverse opzioni, una di queste è l’autotutela. Ma non sempre chi ha un debito, seppur non dovuto, riesce a cancellarlo. Ecco le ragioni per cui a volte è vietato fare causa al fisco.

Ti è arrivata una cartella esattoriale e ritieni che pagarla, oltre che eccessivo, sia anche ingiusto. Hai trovato una serie di contestazioni da sollevare ma il tuo obiettivo è quello di evitare il ricorso al giudice. Così ti chiedi come cancellare i debiti col fisco senza dover fare una causa o, comunque, spendendo il meno possibile. Ti sembrerà strano, ma – come ti spiegheremo più avanti – in alcuni casi, per quanto la richiesta di pagamento sia palesemente illegittima, è impossibile annullarla salvo a ricevere un altro atto o un pignoramento. Ma procediamo con ordine.

Debiti col fisco: cosa si rischia?

Avere debiti con il fisco è, tutto sommato, un male inferiore rispetto ad averli con una banca o un altro privato. Difatti, l’ente che gestisce il recupero dei crediti della pubblica amministrazione, ossia l’Agenzia Entrate Riscossione, ha poteri più limitati, in materia di pignoramento, rispetto a quelli di qualsiasi altro soggetto. È vero, da un lato, che l’Esattore può svolgere l’esecuzione forzata senza il controllo del giudice e completa in autonomia, ma è anche vero che non può pignorare l’unica casa del debitore, che per iscrivere ipoteca deve avere un credito di almeno 20mila euro, che per pignorare i beni immobili il debito deve superare 120mila, che per pignorare stipendi e pensioni valgono limiti ancor più bassi del famoso “quinto” (difatti per mensilità fino a 2.500 euro, il pignoramento è massimo un decimo; da 2.500 a 5.000 euro è di massimo un settimo; solo dopo 5.000 euro il pignoramento consentito è di un quinto; in più l’ultima mensilità non è mai pignorabile). Ciò nonostante, a nessuno piace avere debiti, tantomeno con il fisco. Anche perché c’è sempre il rischio di un fermo auto o di subire una compensazione con pensioni e altri crediti dovuti dallo Stato. Ecco perché, all’arrivo di una cartella esattoriale – legittima o illegittima che sia – ci si chiede sempre come cancellare i debiti con il fisco.

Esistono dei modi per sbarazzarsi del passato. Li analizzeremo qui di seguito.

Debiti col fisco: cancellarli con l’autotutela

Quando un accertamento fiscale o una cartella esattoriale è palesemente viziato è possibile chiedere all’ente impositore, in via bonaria, una correzione dell’atto illegittimo. La richiesta può essere inviata con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata. Lo scopo è quello di ottenere uno sgravio e la cancellazione del debito col fisco

Per autotutela si intende il potere, attribuito in generale alla Pubblica amministrazione (e, quindi, pure agli enti impositori) di annullare d’ufficio i propri atti, in quanto illegittimi o infondati.

Vi si ricorre, ad esempio, quando la richiesta di pagamento attiene a un debito prescritto o non dovuto (ad esempio la richiesta del bollo auto inoltrata al vecchio proprietario del mezzo) o per il quale sono previste esenzioni (si pensi a un accertamento per l’imposta della spazzatura in un’area non soggetta a tassazione). In verità le ragioni per l’annullamento in autotutela sono infinite e non soggette a limiti (si pensi anche alla duplicazione dell’imposta, all’avvenuto pagamento delle somme, alla sospensione della richiesta da parte di un’altra autorità amministrativa, ecc.).

Il potere di autotutela può essere esercitato d’ufficio, senza necessità di istanza di parte, ma è comunque espressione di un potere discrezionale (nel senso che l’amministrazione può decidere di accogliere o meno l’istanza senza dover fornire ampie motivazioni).

Con l’autotutela non si avvia un ricorso, per cui non è necessario né rispettare dei termini, né essere assistiti da un avvocato. L’ente è tenuto a rispondere entro 60 giorni, ma la sua mancata risposta si considera rigetto dell’istanza (leggi Autotutela: entro quanto tempo la risposta). Chiaramente presentare il ricorso in autotutela quando ancora c’è margine per la causa in tribunale dà maggiore certezza circa un’analisi della richiesta, temendo l’amministrazione una eventuale soccombenza in giudizio. Se questo pericolo non c’è è più facile che l’istanza non venga presa in considerazione.

Nella fase di riscossione, l’autotutela, se proveniente non dall’Agente della riscossione ma dall’ente impositore, prende il nome di “sgravio” degli importi.

Non ci sono limiti di tempo per presentare una istanza in autotutela: infatti essa può avvenire anche dopo che l’atto è divenuto definitivo (ove il contribuente, dunque, non abbia notificato il ricorso), a contenzioso pendente e addirittura successivamente alla sentenza. 

Il vantaggio dell’autotutela è che non implica costi, né rischi in caso di rigetto. Lo svantaggio è ovviamente il fatto che si è soggetti alla completa discrezionalità dell’amministrazione, senza un controllo giudiziario.

Debiti col fisco: cancellarli con un’istanza e il silenzio-assenso

Quando si riceve una cartella esattoriale palesemente illegittima (per prescrizione, decadenza, sospensione o annullamento da parte di un’autorità, per sgravio o avvenuto pagamento) è possibile presentare un’istanza all’Agenzia Entrate Riscossione che, in automatico, sospende l’esecutività del proprio atto. Vuol dire che non agisce con pignoramenti, fermi o ipoteche. L’istanza va presentata entro 60 giorni dal ricevimento della cartella e deve contenere l’indicazione dei vizi con le eventuali prove documentali. Lo scopo è quello di ottenere la cancellazione della cartella. Se entro 220 giorni il contribuente non riceve risposta, la cartella si considera automaticamente annullata d’ufficio. Qui vale quindi la regola del silenzio-assenso. Per maggiori dettagli su questa procedura leggi Sospensione della cartella di pagamento.

Cartella mai notificata: come cancellarla?

Immagina di ricevere un pignoramento, un preavviso di fermo o un’ipoteca per una cartella mai ricevuta. Richiedendo un estratto di ruolo, ti accorgi però che esiste questo debito sulla tua posizione di cui non ne avevi mai avuto notizia. In verità, il procedimento è illegittimo se la cartella non è stata notificata correttamente. Pertanto, per farla cancellare, devi fare ricorso contro l’estratto di ruolo entro 60 giorni da quando ti è stato consegnato. Ti devi ovviamente rivolgere al giudice. Anche in questo caso potresti presentare prima la richiesta in autotutela, tenendo tuttavia conto che questa non sospende i termini per il ricorso.

Cartella prescritta: come cancellarla?

Ci sono dei casi in cui il contribuente riceve delle cartelle di pagamento e non le impugna. Col tempo queste cartelle cadono in prescrizione perché, nel corso degli anni, l’agente della riscossione non intraprende azioni esecutive, pignoramenti né invia solleciti. Il fatto però che siano cadute in prescrizione non comporta la loro automatica cancellazione dalla posizione del contribuente il quale, se chiederà un estratto di ruolo, noterà ancora l’esistenza di questi debiti a suo nome.

Come fare a cancellarli? Qui le possibilità sono davvero ridotte. Nella pratica, le richieste in autotutela non vengono quasi mai prese in considerazione mentre l’istanza per la sospensione e successiva cancellazione della cartella nei 220 giorni (di cui abbia parlato sopra) si riferisce solo alla prescrizione avvenuta prima della formazione del ruolo (e quindi della notifica della cartella). 

Il problema è che la legge stabilisce che, nel processo tributario, si può fare causa al fisco solo se si impugna un atto. E i termini per impugnare la cartella, in questo caso, sono già decorsi. Cosa si deve fare? L’unica soluzione per cancellare il debito col fisco ormai prescritto è di attendere il successivo atto dell’Esattore (un sollecito, un preavviso di fermo o ipoteca, un pignoramento) e ricorrere contro quest’ultimo davanti al giudice. In tal caso verrà cancellato il debito prescritto.

Ma è ben possibile che il fisco non avvii mai alcun atto, proprio perché consapevole che il proprio credito è ormai scaduto; sicché il contribuente potrebbe rimanere a vita con questa – seppur solo virtuale – pendenza.

Cancellare i debiti con il fisco mediante la legge sul sovraindebitamento

Tutti coloro che non possono fallire, perché sono persone fisiche, imprenditori piccoli o agricoli o comunque sotto le soglie di fallibilità, associazioni professionali, startup innovative, nel momento in cui sono subissati di debiti col fisco possono avviare la procedura di sovraindebitamento che comporta una notevole defalcazione delle passività.

Il presupposto oggettivo è costituito dallo stato di sovraindebitamento. 

Il debitore deve trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni;
  • definitiva incapacità di adempierle regolarmente

Sono previste tre procedure di cui possono avvalersi i contribuenti:

  1. l’accordo con i creditori: il debitore presenta una proposta di pagamento in percentuale ai creditori, ivi compreso il fisco, vendendo i propri beni o attingendo da sostegni offerti da terzi. Se i creditori che hanno il 60% del debito complessivo approvano, si procede con la procedura di cancellazione dei debiti e pagamento secondo gli accordi. Questa procedura è riservata solo ai debiti di natura imprenditoriale;
  2. il piano del consumatore: in questo caso, il programma presentato dal debitore non deve essere approvato dai creditori ma solo dal giudice. La procedura è riservata ai debiti dei consumatori e delle famiglie;
  3. la liquidazione dei beni del debitore: consiste nella vendita dei propri beni guidata dal tribunale e destinata a soddisfare, col ricavato, i creditori.

In tutti e tre i casi, la proposta va presentata in tribunale per il tramite di un Organismo di composizione della crisi (possono essere anche professionisti). L’Organismo di composizione della crisi si caratterizza così per lo svolgimento di varie attività: attività di consulente legale e finanziario del debitore (ad esempio, attività di ausilio al debitore nell’elaborazione del piano sottostante alla proposta e nell’esecuzione della stessa), di ausiliario del giudice e di garanzia nei confronti dei creditori e, in generale, dei terzi (ad esempio, con la verifica della veridicità dei dati contenuti nella proposta e negli allegati e del rilascio dell’attestazione di fattibilità del piano).

A volte i contribuenti sono riusciti a ottenere uno sconto di oltre il 60% le tasse da pagare.

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