Diritto e Fisco | Editoriale

Familiari tossici: come difendersi?

13 maggio 2018


Familiari tossici: come difendersi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2018



Quando un figlio si droga ed è di pericolo per i genitori o i fratelli può essere allontanato da casa; ma per farlo bisogna prima rivolgersi a un giudice. Lo stesso dicasi per i genitori.

Sono situazioni davvero difficili quelle che si vengono a creare in famiglia quando un parente si droga. Per chi vive con una persona dedita all’uso di stupefacenti la vita può diventare difficile se non impossibile. La perdita ricorrente del controllo dei propri istinti e della capacità di intendere e volere porta il familiare tossico a una serie di gesti pericolosi per i conviventi, gesti che vanno dai piccoli furti alle reazioni violente. Non sempre è facile, poi, procedere al ricovero in un centro di recupero. In tali situazioni diventa spesso necessario l’allontanamento temporaneo del drogato, almeno fino a quando questi non avrà accettato un piano terapeutico. Tuttavia, sbattere fuori di casa, dalla sera alla mattina, un convivente non è consentito dalla legge, anche se questi è maggiorenne: bisogna sempre dargli la possibilità e il tempo di trovare una sistemazione alternativa.  Salvo vi siano serie situazioni di pericolo che giustifichino il gesto come una forma di autodifesa, l’allontanamento immediato può avvenire solo previo ricorso al giudice. È di questo che parleremo in questo articolo dedicato appunto a come difendersi dai familiari tossici.

Quando i comportamenti di un convivente si trasformano in abusi ai danni degli altri familiari, determinando così nei loro confronti delle vere e proprie lesioni è possibile ottenere dal tribunale un provvedimento di allontanamento. Si pensi al figlio che inveisce contro il padre tanto da procurarle continui malori; o a quello che si appropria dei gioielli della madre per rivenderli e procurarsi i soldi per la droga; oppure si pensi anche a tutti quei casi in cui la conflittualità è tale da esporre uno dei familiari al rischio concreto e attuale di subire violenze gravi o quando vi è un grave pregiudizio all’integrità morale di una persona.

Abbiamo parlato del caso in cui a drogarsi è il figlio, ma la situazione si può ripetere anche nell’ipotesi inversa, ossia quella di un genitore drogato o perennemente ubriaco che può arrecare grave danno all’educazione e alla serenità della prole. Così, ad esempio, se la moglie si accorge che il marito è dedito alle sostanze stupefacenti o non riesce a uscire dal tunnel dell’alcol e tale situazione lede i figli, può ricorrere al giudice per chiederne l’allontanamento.

Il tribunale emette quello che tecnicamente viene chiamato ordine di protezione. Di cosa si tratta?

Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari sono dei “comandi” che il giudice emette nei confronti del familiare responsabile della condotta pregiudizievole. Il contenuto di tali provvedimenti può essere vario: si parte da un semplice ordine di astenersi dal ripetere i comportamenti in contestazione, all’obbligo di allontanarsi per non oltre un anno dalla casa familiare. Nei casi estremi il magistrato può anche vietare al soggetto in questione di frequentare gli stessi luoghi dei familiari.

Si tratta dunque di provvedimenti che hanno un carattere temporaneo, che non possono cioè essere definitivi, visto che scopo della norma è solo tutelare i familiari da una situazione che, di solito, è momentanea.

A prevedere gli ordini di protezione contro gli abusi familiari è il codice civile [1]; la legge, adottata inizialmente per difendere le mogli dalle violenze dei mariti maneschi, è comunque utilizzabile nei confronti di qualsiasi convivente pericoloso, ivi compresi i fratelli e i figli tossici.

Il grosso vantaggio di questa disposizione è che consente una valutazione complessiva della situazione familiare, anche se le singole condotte “lesive” non possono essere considerate dei reati o, comunque, non esiste una legge che le vieta. Tanto per fare un esempio, si pensi al figlio che risponde male alla madre, che la rinnova e le dice che non la ama; un comportamento del genere non può passare inosservato a nessuna donna anche se dettato da una situazione di incapacità generata dalla droga. Ecco, se questo comportamento, ripetuto quotidianamente in attacchi e insulti, diventa di pregiudizio per la salute della madre questa potrebbe ricorrere agli ordini di allontanamento. Del resto, la funzione degli ordini di allontanamento è anche prevenire danni ben più gravi che possono verosimilmente verificarsi con la vicinanza della persona colpevole.

Chiaramente il giudice ha il potere di rendere più o meno incisivi gli ordini di protezione a seconda della situazione; per cui l’allontanamento del familiare tossico da casa può venire solo quando la condotta di questi è di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale dei conviventi, insomma in tutti quei casi di violenza domestica.

Quando il familiare tossico è un genitore c’è la possibilità, oltre a chiedere gli ordini di protezione, di avviare un procedimento per la pronuncia della decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale; la legge infatti prevede che il tribunale per i minorenni possa disporre l’allontanamento del genitore (o del convivente) maltrattante o abusante.

A presentare il ricorso al giudice per l’ordine di allontanamento del familiare tossico può essere qualsiasi convivente o familiare non convivente, senza bisogno dell’assistenza di un avvocato. L’atto va depositato al tribunale civile del luogo di residenza o domicilio di chi presenta la richiesta. Il presidente del tribunale designa il giudice a cui è affidata la trattazione del ricorso. Il giudice, sentite le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti.

Nel caso di urgenza, il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l’ordine di protezione fissando l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a 15 giorni e assegnando all’istante un termine non superiore a 8 giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All’udienza il giudice conferma, modifica o revoca l’ordine di protezione.

note

[1] Art. 342 bis cod. civ.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI