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Bacio sulla bocca di sorpresa: è violenza sessuale

13 maggio 2018


Bacio sulla bocca di sorpresa: è violenza sessuale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2018



Chi ci prova con una ragazza deve sempre assicurarsi che lei possa esprimere il proprio dissenso liberamente, sottraendosi al bacio sulle labbra.

Probabilmente l’unico timore che, in passato, ti ha trattenuto dal baciare una ragazza sulla bocca è stato quello di ricevere un sonoro schiaffo o un’imbarazzante rifiuto, accompagnato da frasi come «Mi sa che hai equivocato…», «tu per me sei solo un amico» oppure «Hey! ma che ti sei messo in testa?». Bé, se le cose sono andate così, sappi che sei stato fortunato: hai evitato guai ben peggiori. Piuttosto che rimediare una brutta figura, potevi essere denunciato per violenza sessuale. Ciò succede in tutti quei casi in cui il bacio sulle labbra avviene in una circostanza che non consente alla donna di divincolarsi. Secondo infatti la Cassazione il bacio sulla bocca di sorpresa è violenza sessuale. La sentenza è stata pubblicata qualche giorno fa [1] e chiarisce, meglio di quanto sia stato già detto in passato, qual è il confine tra il lecito e l’illecito di quel famoso apostrofo rosa tra due labbra. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire quando il bacio sulla bocca è reato e quando invece è consentito dalla nostra legge.

Probabilmente, nel leggere questa notizia, i più timorosi paventeranno un ritorno ai tempi delle elementari quando, se un bambino voleva “fidanzarsi” con la compagna di classe, le mandava il bigliettino con scritto «Ti vuoi mettere con me?». L’alternativa per chi invece “ci prova” direttamente e magari si avvicina per dare un bacio sulla bocca o sul collo è di valutare la situazione con attenzione e competenza giuridica, facendo ben attenzione a che la ragazza corteggiata possa sottrarsi in qualsiasi momento e con facilità al galante gesto.

La regola è: non prendere la donna alla sprovvista. Se, in un modo o nell’altro, riesci anche solo a sfiorarne le labbra giocando sulla sua distrazione o sul fatto che non se lo aspettava, allora potresti avere problemi legali. Una denuncia per violenza sessuale, se lei non l’ha presa bene.

Un bacio può essere un apostrofo rosa tra le parole “violenza” e “sessuale”

Non è necessario il bacio alla francese: basta solo il contatto perché si possa parlare di violenza sessuale. Possibile? Assolutamente sì perché, secondo la Cassazione, le labbra sono una zona erogena al pari del seno, nelle natiche, delle cosce, del collo e, ovviamente, delle parti intime.

Ma quando il bacio è violenza sessuale? Non certo tutti i baci. Solo alcuni. Il concetto di violenza è sicuramente legato al gesto dell’uomo che, ad esempio, spinge verso il muro una donna, le cinge i fianchi in modo da non consentirle vie d’uscita e la bacia. In questo caso non c’è difesa di avvocati che tenga: siamo nel penale. L’atto è riprovevole anche socialmente perché fa leva sulla violenza fisica per costringere la donna a subire qualcosa che non avrebbe altrimenti voluto (che ragione ci sarebbe stata altrimenti di “chiuderla nell’angolo”, a mo’ di un pugile?).

Tuttavia non è l’unico caso in cui il bacio sulla bocca è violenza sessuale. Secondo i supremi giudici il reato scatta anche quando la vittima, benché non costretta fisicamente, è comunque presa alla sprovvista e, in quanto tale, incapace di sottrarsi al gesto.

Non è necessaria “la lingua” per far scattare il reato. Basta il contatto delle labbra

Facciamo un esempio. Immaginiamo un dentista che abbia in cura una paziente. Questa si rilassa (si fa per dire) sulla sedia e apre la bocca. Lui le si avvicina, le guarda i denti, la invita poi a chiudere le labbra e, proprio in quel momento, la bacia. Siamo nel campo del reato? Assolutamente sì. Il comportamento tenuto dal dentista è qualificabile come “violenza sessuale” in piena regola, sanciscono i giudici della Cassazione. Legittima, di conseguenza, la condanna alla reclusione.

Un bacio sulla guancia è inoffensivo?

Quando il bacio sulla bocca viene dato in maniera repentina, in modo netto, basta il semplice contatto delle labbra per far scattare la condanna. Le circostanze del caso concreto, certamente, giocano una componente essenziale e le dichiarazioni della vittima, in questo, hanno un rilievo importantissimo. Il reato scatta ad esempio quando viene accertata l’assenza di qualsiasi confidenza personale e fisica tra le due persone ed il bacio non è riconducibile all’ipotesi di una espressione di innocua affettività amicale. E sempre secondo i magistrati, è corretto parlare di «violenza», se la ragazza «è stata colta di sorpresa dall’estemporanea iniziativa dell’uomo» e si è trovata «nell’impossibilità di reagire e di esprimere il proprio dissenso».

Insomma, tutto sommato è forse consigliabile iniziare con una carezza sulle guance, in modo tale da aver ben chiara la situazione e la possibile reazione della giovane.

note

[1] Cass. sent. n. 20712/18 del 10.05.2018.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 19 gennaio – 10 maggio 2018, n. 20712

Presidente Rosi – Relatore Zunica

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 7 febbraio 2017, la Corte di appello di Bologna confermava la sentenza dell’8 luglio 2011, con cui il G.U.P. presso il Tribunale di Reggio Emilia aveva condannato Jo. An. Up. Ku. alla pena di anni 1 e mesi 2 di reclusione in ordine al reato di cui all’art. 609 bis cod. pen., ritenuta l’ipotesi di minore gravità di cui all’ultimo comma, perché, abusando della sua autorità di medico dentista e comunque con violenza, estrinsecata nella rapidità del gesto, dopo avere fatto accomodare la minore Il. Us., nata il (omissis…), sulla poltrona ed avere controllato l’apparecchio ortodontico, la baciava sulla bocca, fatto commesso in Rubiera il 20 luglio 2006.

Oltre ad applicare le pene accessorie di legge, il G.U.P. condannava il ricorrente altresì al risarcimento dei danni subiti dalla costituita parte civile, da liquidarsi in separata sede, oltre che al pagamento di una provvisionale di Euro 5.000.

2. Avverso la sentenza della Corte di appello bolognese, Jo. An. Up. Ku.. tramite il difensore, ha proposto ricorso per cassazione, sollevando tre motivi.

Con il primo lamenta la violazione degli art. 441 comma 5 e 603 commi 1 e 3 cod. proc. pen., osservando che la Corte di appello aveva omesso di motivare rispetto alla doglianza difensiva relativa all’ordinanza del 25 maggio 2011, con cui era stata rigettata la richiesta di integrazione dell’istruttoria dibattimentale rispetto a due testi presenti nello studio dentistico del ricorrente al momento dei fatti, ovvero Ar. Ca. e Th. Jo. Va., i quali avrebbero smentito l’affermazione della persona offesa secondo cui nessuno sarebbe stato presente quando si sarebbe verificato l’episodio contestato.

Con il secondo motivo, il ricorrente contesta la violazione dell’art. 609 bis cod. proc. pen., evidenziando che i comportamenti fondati sull’inganno o sulla rapidità dell’azione, nel rispetto del principio di tassatività e del conseguente divieto di analogia in malam partem, non possono ricomprendersi nell’alveo della previsione incriminatrice, in quanto estranei ai concetti di violenza e minaccia. Ai fini dell’integrazione della norma incriminatrice, occorrerebbe pertanto un’energia fisica trasmodante in un effettivo pregiudizio fisico, nel caso di specie non ravvisabile, essendo stato il contatto tra la bocca del ricorrente e quello della minore lieve, brevissimo e quasi impercettibile.; in ordine poi all’abuso di autorità, ci si duole del fatto che la Corte ha omesso ogni motivazione sul punto, non considerando che l’imputato non aveva abusato della sua autorità, ma al più avrebbe abusato del proprio rapporto professionale che lo legava alla paziente.

Con il terzo motivo, speculare al precedente, la difesa osserva infine come la Corte di appello abbia omesso ogni tipo di motivazione sul tema dell’abuso di autorità, pur in presenza di una specifica impugnazione nell’atto di appello.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è infondato.

1. Iniziando dal primo motivo, occorre evidenziare che la Corte di appello ha disatteso in maniera non immotivata l’istanza di integrazione istruttoria avanzata dalla difesa, rilevando che la stessa era superflua, in quanto non era contestato il quadro d’insieme della vicenda, ovvero la visita dentistica della minore da parte del ricorrente e il loro successivo appartarsi nella stanza adibita alla segreteria per la fissazione del prossimo appuntamento, essendo il reato avvenuto in questo contesto spazio-temporale, ovvero fuori dalla visuale dei testi indicati dalla difesa, cioè dell’assistente di poltrona che si trovava nella sala medica, della segretaria che pacificamente non c’era e del cliente seduto in sala d’attesa. Il rigetto della sollecitazione istruttoria avanzata dalla difesa non può quindi essere ritenuto illegittimo, essendo stato fondato su argomentazioni razionali e aderenti alle risultanze probatorie acquisite in sede di giudizio abbreviato. La ricostruzione dell’intera vicenda, del resto, è scaturita da un’attenta lettura del materiale investigativo raccolto, costituito dalle puntuali dichiarazioni della persona offesa, che il G.U.P. aveva ritenuto necessario sentire ai sensi dell’art. 441 comma 5 cod. proc. pen., dalle convergenti affermazioni dell’amica Francesca (anch’essa sentita nel corso del rito abbreviato), cui la minore, in evidente stato di agitazione, aveva confidato nella immediatezza l’episodio del bacio subito dal dentista, e dalle dichiarazioni del marito della madre della minore; questi, pochi giorni dopo, si recava nello studio del dr. Up. Ku. registrando la conversazione con il ricorrente, dal quale riceveva una sorta di spontanea confessione, inutilmente ridimensionata dall’imputato nel corso del procedimento penale, stante la natura inequivocabile delle espressioni di scusa proferite, certamente riconducibili all’episodio del bacio e non certo a un errore medico, come sostenuto in modo inverosimile dal ricorrente.

Né la rinuncia della persona offesa, divenuta nelle more maggiorenne, alla costituzione parte civile, depositata alla Corte dal difensore del ricorrente, appare idonea a incidere sulla valutazione di attendibilità della persona offesa, apparendo piuttosto l’intervenuto risarcimento del danno una conferma ulteriore della consapevolezza da parte del ricorrente del disvalore della propria condotta. Passando al secondo motivo, suscettibile di essere trattato congiuntamente al terzo, che ne costituisce una sintetica specificazione, deve ritenersi che la qualificazione giuridica della condotta appare parimenti immune da censure. Ed invero i giudici di appello hanno correttamente richiamato il costante orientamento di questa Corte (Sez. 3, n. 25112 del 13/02/2007 Rv. 236964), secondo cui “a/ fini della configurabilità del reato di violenza sessuale, va qualificato come “atto sessuale” anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra, potendosi detta connotazione escludere solo in presenza di particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica, come, ad esempio, nel caso del bacio sulla bocca scambiato, nella tradizione russa, come segno di saluto”.

La giurisprudenza di legittimità è inoltre costante nel ritenere (Sez. 3, n. 964 del 26/11/2014 Rv. 261634) che, “ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale, la rilevanza di tutti quegli atti che, in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo, anche con finalità del tutto diverse, come i baci o gli abbracci, costituisce oggetto di accertamento da parte del giudice del merito, secondo una valutazione che tenga conto della condotta nel suo complesso, del contesto sociale e culturale in cui l’azione è stata realizzata, della sua incidenza sulla libertà sessuale della persona offesa, del contesto relazionale intercorrente tra i soggetti coinvolti e di ogni altro dato fattuale qualificante (in applicazione di tale principio è stata ritenuta penalmente rilevante la condotta di un medico di guardia presso una casa di riposo, che si avvicinava velocemente ad una operatrice sanitaria alla quale non era legato da alcun particolare rapporto confidenziale o affettivo e la baciava alla bocca con una forte pressione)”. Alla stregua di tali condivise premesse ermeneutiche, la Corte territoriale ha osservato, in modo non illogico, che la peculiarità del rapporto medico-paziente, il significativo divario di età tra i protagonisti all’epoca dei fatti (48 anni il ricorrente, non ancora 14 la persona offesa), e l’assenza di qualsiasi antecedente confidenza personale e fisica tra i due, qualificavano il bacio come atto del tutto estraneo all’ambito di una mera espressione di innocua affettività amicale. Quanto al requisito della violenza, non può che ribadirsi anche in questa sede la costante affermazione di questa Corte (ex multis cfr. Sez. 3, n. 27273 del 15/06/2010, Rv. 247932), secondo cui, nel reato di violenza sessuale, l’elemento della violenza può estrinsecarsi, oltre che in una sopraffazione fisica, anche nel compimento insidiosamente rapido dell’azione criminosa tale da sorprendere la vittima e da superare la sua contraria volontà, così ponendola nell’impossibilità di difendersi, come appunto avvenuto nel caso di specie, essendo stata la minore colta di sorpresa dall’estemporanea iniziativa del suo dentista, di fronte alla quale si è trovata nell’impossibilità di reagire e di esprimere il suo dissenso. Non appare dirimente infine la circostanza che la Corte di appello non abbia approfondito l’ulteriore questione sollevata dalla difesa relativamente all’abuso di autorità (contestato peraltro come elemento aggiuntivo della condotta, essendo il requisito della violenza, nei termini sopra descritti, di per sé già idoneo ai fini dell’integrazione della fattispecie oggetto di imputazione), dovendosi evidenziare al riguardo che il tema era stato già trattato dalla sentenza di primo grado, la cui motivazione, trattandosi di doppia conforme, è destinata a saldarsi con quella della sentenza impugnata, per formare un unico complessivo corpo argomentativo (sul punto cfr. Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013 Rv. 257595). Orbene, nella sentenza di primo grado, il G.U.P. aveva correttamente evidenziato che il ricorrente aveva sfruttato la sua posizione di superiorità rispetto alla vittima, approfittando del fatto che, essendo egli da almeno un anno il dentista da cui si faceva curare la minore, poteva far leva su una condizione di sicura affidabilità, che tuttavia è stata utilizzata per compiere un’azione repentina risultata comprensibilmente invasiva della libertà sessuale della persona offesa. Del resto, rispetto alla nozione di abuso di autorità, la recente e più condivisibile evoluzione giurisprudenziale è nel senso che tale espressione fa riferimento non solo a una posizione autoritativa di tipo formale e pubblicistico, ma anche a situazioni di supremazia di tipo privatistico (sul punto cfr. Sez. 3 n. 19419 del 19.4.2012 Rv. 252768, e Sez. 3 n. 33042 dell’8.3.2016, Rv. 267453), come appunto quella in cui si è realizzata la condotta illecita oggetto di contestazione.

5. In conclusione, alla stregua delle considerazioni svolte, il ricorso deve essere quindi rigettato, con conseguente onere per il ricorrente, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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1 Commento

  1. Neanche questo caso per me è violenza sessuale, violenza si ma non sessuale perchè sessuale vuol dire relativa al sesso e il sesso delle persone è una parte ben definita del corpo, forse per le donne si può includere anche la zona mammelle:
    Ma sessuale riguarda solo il sesso; non è che questa distinzione cambia molto le cose e le pene ma mi pare giusto precisare come ho scritto sopra.
    Vi ringrazio ed invio cordiali saluti.

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