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Venditore ambulante: serve la partita Iva?

13 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2018



Stai pensando di avviare una nuova attività di commercio su strada: ecco quali step devi seguire per fare tutto in modo regolare

Non è un momento facile per trovare lavoro, così stai pensando – visto che a vendere sei un vero talento – di muovere i primi passi nel commercio. Non in quello da negozio però. Troppo cari gli affitti e tutte le altre spese fisse. Stai riflettendo se sia davvero il caso di avviare un’attività di venditore ambulante e far sì che il tuo negozio sia la strada. Il fatto che sarai libero da sedi, affitti e bollette, non significa che potrai vendere i tuoi prodotti senza uno straccio di regola. Tieni presente che resta pur sempre un’attività d’impresa commerciale. La prima domanda che ti salta in mente (dal momento che inciderà non poco sul tuo business) è se devi diventare impresa a tutti gli effetti aprendo la partita Iva. Cerchiamo di capirlo insieme. Scopriamo se a un venditore ambulante serve la partita Iva.

Cosa vuol dire venditore ambulante?

Avete presente i tradizionali stand (o più comunemente le bancarelle) di porchetta, biancheria intima, di abbigliamento, di dolciumi, oggettistica artigianale, di piadina, di frutta e verdura, di scarpe, che vediamo tutte le settimane al mercato del paese? Ecco, il titolare della nostra bancarella preferita, dove acquistiamo sempre, (e che spesso ci fa pure lo sconto) è il classico esempio di venditore ambulante.

Per sua stessa definizione un venditore ambulante è una persona che esercita la sua attività di commerciante fuori da una sede stabile, senza possedere un negozio. Solitamente vende prodotti nelle aree pubbliche (mercati, manifestazioni pubbliche, piazze, fiere): in questo caso sta svolgendo un’attività che si chiama commercio su aree pubbliche in forma itinerante. Ma possiamo anche incontrarlo sul ciglio della strada mentre guidiamo (anche se, diciamolo, a volte sono venditori abusivi quelli).

Il venditore ambulante esercita l’attività con l’aiuto di mezzi mobili (camion, furgoni), che lo accompagnano nel luogo in cui deve posizionare la propria postazione momentanea e mettersi a vendere per un tempo limitato.

Come diventare venditore ambulante?

L’idea di essere un venditore ambulante ti fa respirare aria di gitana libertà e ti attrae? Se ti stai chiedendo come diventarlo, devi sapere una prima fondamentale regola: di libero in questa attività c’è poco. Non credere che l’assenza del vincolo fisico della sede, dell’affitto, dell’orario da negozio, delle utenze (insomma i costi fissi), bastino a esonerarti da qualsiasi regola amministrativa, burocratica e fiscale.

Questo perché quella del venditore ambulante è un’attività d’impresa vera e propria (anche se individuale) e la sua peculiarità di essere itinerante e di occupare suolo pubblico, la rende rigidamente ancorata ad autorizzazioni e adempimenti burocratici e fiscali (oltre che a pesantissimi orari di lavoro se si fanno i mercati e già alle 5 si deve essere pronti a mettersi in marcia!).

Se sei ancora convinto di voler svolgere questa professione, vediamo allora come fare e tutto quello che c’è da sapere. Innanzitutto si deve fare riferimento alla riforma Bersani [1], integrata poi da un decreto [2], che ha recepito la normativa comunitaria. Ecco i requisiti necessari:

  • possono avviare un’attività di venditore ambulante le persone fisiche, le società di persone (Sas, Snc), le società di capitali (srl) e le cooperative, purché nel rispetto delle normative;
  • si devono possedere i requisiti morali (e professionali, se si vogliono vendere prodotti alimentari);
  • se è previsto dalla normativa regionale, occorre presentare il Durc (documento di regolarità contributiva);
  • per diventare venditore ambulante occorre chiedere e ottenere la licenza amministrativa.

L’autorizzazione che viene rilasciata può essere di due tipi:

  • Licenza di tipo A, che dà diritto ad avere il posto fisso al mercato. La postazione cioè è tua e la concessione è valida per un periodo prefissato stabilito dal Comune, su indicazione della Regione (comunque non inferiore a 7 anni e non inferiore a 12 anni). Si fa richiesta al Comune dove si vuole vendere e, se c’è disponibilità, viene rilasciata, altrimenti si deve attendere il prossimo bando di gara. Con questa licenza puoi vendere in modo fisso al mercato, e puoi anche svolgere attività di vendita ambulante in tutto il territorio regionale in cui viene rilasciata, oltre che nelle fiere a livello nazionale.
  • Licenza di tipo B, che viene rilasciata dal Comune di residenza del venditore e consente la vendita itinerante su tutto il territorio nazionale, nei mercati, nelle fiere. Però potrai posizionarti solo nei posteggi momentaneamente non assegnati ai venditori ambulanti

Venditore ambulante prodotti alimentari: quali regole?

E se invece la tua attività di venditore ambulante vuole andare nella direzione di una bella bancarella itinerante di street food? In pratica se vuoi vendere cibi e bevande? Una cosa è certa: proprio come chi apre un’attività in negozio, i venditori ambulanti che decidono di commerciare prodotti alimentari (panini, porchetta, dolciumi, piadine, bevande, ecc), devono possedere requisiti aggiuntivi (professionali) e svolgere qualche pratica burocratica in più, rispetto a chi sceglie di vendere prodotti non alimentari (come abbigliamento e scarpe). Ad esempio:

  • iscrizione alla Camera di commercio industria artigianato agricoltura (Cciaa), con data e numero di iscrizione;
  • attestazione della frequenza di un corso professionale sul settore alimentare o il diploma di scuola alberghiera;
  • in alternativa, devi dimostrare di aver lavorato in un impresa di prodotti alimentari;
  • devi poi rispettare tutti i requisiti igienico-sanitari chiesti dal Ministero dalla salute [3] in merito alle caratteristiche dei banchi mobili, delle attrezzature su cui opererai e alle modalità di preparazione e somministrazione cibi.

Venditore ambulante: serve la partita Iva?

Una volta sbrigate tutte queste pratiche e presentati tutti questi documenti – a seconda del tipo di prodotto che si vuole vendere in modo itinerante – l’aspirante venditore ambulante deve compiere un ultimo passo: correre ad aprire la partita Iva.

Ebbene si, per poter avviare e svolgere la propria attività in regola, al venditore ambulante serve la partita Iva. È un’attività d’impresa normale. E il solo fatto di non avere un negozio fisico in cui lavorare non ti esime dal considerarti tale.

La partita Iva quindi è d’obbligo. C’è solo un caso in cui non c’è bisogno di aprire alcuna partita Iva: se decidi di svolgere la tua attività commerciale ambulante in modo occasionale. Ma questo significherebbe in pratica non vivere di quell’attività, ma magari vendere solo sporadicamente per hobby.

Quindi, se vuoi diventare venditore ambulante in modo professionale, appena concluse le altre pratiche, apriti la tua partita Iva e iscriviti all’Inps (per i contributi e per la malattia) e all’Inail (per gli infortuni).

note

[1] D.lgs. n. 114/98 del 31 marzo 1998.

[2] D.lgs. n. 59/10 del 26 marzo 2010.

[3] Min. ord. del 4 aprile 2002.

Autore immagine: Pixabay

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