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Cos’è la bit tax e chi deve pagarla

10 Maggio 2017 | Autore:
Cos’è la bit tax e chi deve pagarla

Una tassa di 0,000001 centesimi di dollaro a bit, da applicare sui dati trasmessi via internet. Ecco la soluzione per contrastare l’evasione dei colossi del Web.

L’accordo tra Google e Fisco, che consentirà al fisco italiano di incassare 306 milioni di euro, ha riproposto ancora una volta il problema del pagamento delle tasse da parte dei grossi colossi del web. Grandi aziende tecnologiche americane operanti in Italia che mediante scappatoie legali pagano le tasse in altri paesi a tassazione agevolata, come per esempio l’Irlanda e Lussemburgo. Una soluzione a questo annoso problema potrebbe essere l’introduzione della Digital Tax, allo studio del Parlamento in questi giorni.

Cos’è la bit tax

Si tratta di un’imposta che colpisce i dati trasmessi via internet, da applicare al traffico digitale per ogni unità di trasmissione elettronica, cioè il bit. Non colpisce quindi reddito o patrimonio ma la capacità di trarre profitto misurata dal conteggio dei bit trasmessi. Una tassa di 0,000001 centesimi di dollaro a bit.

La tassazione tradizionale non è adatta a tassare i redditi delle grosse imprese operanti sul web. Questo dipende da diversi motivi, primo tra tutti la difficoltà di controllare le cosiddette transazioni virtuali che si nascondono dietro la produzione di tali redditi, e cioè transazioni globali, anonime, dematerializzate.

Perché l’introduzione della Digital Tax

Lo sviluppo dell’economia digitale riduce sensibilmente i posti di lavoro. Causa la forte concorrenza le imprese tradizionali incassano sempre meno e pagano sempre meno imposte.

È ora quindi di porre un freno a questa situazione e introdurre criteri che consentano di attrarre a tassazione le attività svolte nel territorio, ma non imputabili a una stabile organizzazione.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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