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Le Guide Come faccio a sapere quanto manca alla pensione?

Le Guide Pubblicato il 14 maggio 2018

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Come calcolare quando si può andare in pensione: come cambiano i requisiti negli anni a causa degli adeguamenti alla speranza di vita.

In pensione a 67 anni dal 2019, o in alternativa con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e con 42 anni e 3 mesi per le donne. Dal 1° gennaio 2019, infatti, il pensionamento si allontana di 5 mesi, ma non finisce qui: in base ai nuovi adeguamenti alla speranza di vita media, difatti, ogni due anni i requisiti aumenteranno di 3 mesi, a meno che gli incrementi della speranza di vita riscontrati dall’Istat non si discostino da quelli previsti.

Aumentano di 5 mesi, e continueranno ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, anche i requisiti per accedere alla pensione anticipata contributiva, alla pensione anticipata precoci, alla pensione di vecchiaia e anzianità in totalizzazione ed a tutti i trattamenti soggetti agli adeguamenti alla speranza di vita.

Considerando che i trattamenti pensionistici che si possono ottenere sono di diverso tipo, e che i requisiti possono cambiare a seconda della situazione personale (lavoratore che ha iniziato a versare i contributi dopo il 1995, invalido, addetto ai lavori usuranti o ai turni notturni…), come si fa a sapere quanto manca alla pensione?

Cerchiamo di capire, con la nostra guida, in base ai futuri requisiti previsti per le principali categorie di lavoratori, quando si ha diritto alla pensione.

Quanto manca alla pensione di vecchiaia?

Per ottenere la pensione di vecchiaia è necessario possedere un determinato requisito anagrafico, detto età pensionabile, assieme ad almeno 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini); l’assegno di pensione, inoltre, non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (cioè a 679,50 euro per l’anno 2018) se si rientra tra coloro che sono assoggettati al calcolo integralmente contributivo della prestazione (rientrano nella categoria degli assoggettati al calcolo esclusivamente contributivo coloro che non possiedono contributi accreditati prima del 1996)..

Vediamo, di seguito, qual è l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia ordinaria:

  • 2018: l’età pensionabile è pari a 66 anni e 7 mesi per tutti;
  • 2019: in base agli incrementi della speranza di vita effettivamente registrati, il requisito è elevato a 67 anni per tutti;
  • 2020: 67 anni;
  • 2021: 67 anni e 3 mesi;
  • 2022: 67 e 3 mesi;
  • 2023: 67 e 6 mesi;
  • 2024: 67 e 6mesi;
  • 2025: 67 e 9 mesi;
  • 2026: 67 e 9 mesi;
  • 2027: 68 anni;
  • 2028: 68 anni;
  • 2029: 68 e 3 mesi;
  • 2030: 68 e 3 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumenteranno sempre di 3 mesi ogni biennio, ma potrebbero variare nel caso in cui si rilevino incrementi o decrementi della speranza di vita diversi da quelli previsti originariamente.

L’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, per l’anno 2019, non si applicherà:

  • agli addetti ai lavori gravosi beneficiari dell’Ape sociale, comprese le 4 nuove categorie di lavoratori;
  • agli addetti ai lavori usuranti beneficiari della speciale pensione di anzianità.

La decorrenza della pensione di vecchiaia, cioè la data in cui viene effettuato il pagamento dell’assegno, è il 1° giorno del mese successivo alla maturazione dell’ultimo requisito utile, o, su richiesta, il 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

La pensione di vecchiaia può essere ottenuta anche attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando i contributi posseduti in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti.

Quanto manca alla pensione di vecchiaia anticipata?

Bisogna poi ricordare che la pensione di vecchiaia può essere ottenuta a 60 anni e7 mesi di età per gli uomini, ed a 55 anni e 7 mesi di età per le donne, se beneficiari della pensione di vecchiaia anticipata per invalidità almeno pari all’80%.

I requisiti per questa particolare pensione agevolata, alla quale hanno diritto i soli dipendenti del settore privato, aumenteranno di 5 mesi nel 2019: l’età pensionabile anticipata sarà dunque pari a 56 anni per le donne ed a 61 anni per gli uomini.

Successivamente, come per le altre pensioni soggette agli adeguamenti periodici, i requisiti aumenteranno di 3 mesi ogni biennio.

Bisogna ricordare che, una volta compiuta l’età pensionabile e maturato il requisito contributivo, la pensione di vecchiaia anticipata non è liquidata subito, ma occorre attendere 12 mesi: si applicano ancora, difatti, le vecchie finestre mobili.

Come si calcolano gli adeguamenti alla speranza di vita?

Cerchiamo ora di capire meglio qual è il meccanismo che determina l’aumento dei requisiti per la pensione nel tempo.

A questo proposito, l’Inps ha spiegato che, a causa delle modifiche apportate dalla legge di Bilancio 2018, la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2021-2022 sarà pari alla differenza tra la media dei valori registrati nel biennio 2017-2018 e il valore registrato nell’anno 2016.

A decorrere dal 2023, la variazione della speranza di vita relativa a ciascun biennio di riferimento sarà pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio stesso e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio immediatamente precedente. Ad esempio, per il biennio 2023-2024 la variazione della speranza di vita corrisponderà alla differenza tra la media dei valori registrati nel biennio 2019-2020 e la media dei valori registrati nel biennio 2017-2018.

In ogni caso, a decorrere dal 2021 gli adeguamenti biennali non potranno superare i tre mesi: l’eventuale parte eccedente andrà dunque a sommarsi agli adeguamenti successivi, fermo restando che anche questi non potranno superare i tre mesi.

In buona sostanza, considerando che dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria sarà pari a 67 anni, nel 2021 l’età pensionabile non potrà essere superiore a 67 anni e 3 mesi; lo stesso vale per la pensione anticipata, per la quale dal 2019 sono richiesti 43 anni e 3 mesi di contributi (42 anni e 3 mesi per le donne); nel 2021 il requisito non potrà superare i 43 anni e 6 mesi (42 e 6 mesi per le donne).

Nel caso di diminuzione della speranza di vita l’adeguamento non viene effettuato; il decremento viene considerato nei conteggi dei successivi adeguamenti, fermo restando il limite di tre mesi.

Quanto manca alla pensione di vecchiaia contributiva?

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo del trattamento, ha diritto alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi e senza soglie di accesso legate all’importo dell’assegno mensile di pensione, ma con i seguenti requisiti di età:

  • nel triennio 2016-2018, 70 anni e 7 mesi;
  • nel 2019-2020, 71 anni, a causa dell’incremento di 5 mesi basato sugli aumenti della speranza di vita media;
  • nel 2021-2022, 71 anni e 3 mesi;
  • nel 2023-2024, 71 anni e 6 mesi;
  • nel 2025-2026, 71 anni e 6 mesi;
  • nel 2027-2028: 71 anni e 9 mesi;
  • nel 2029-2030: 72 anni.

I requisiti continueranno, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, salvo variazioni di rilievo nella speranza di vita media.

La decorrenza della pensione di vecchiaia contributiva è il 1° giorno del mese successivo alla maturazione dell’ultimo requisito utile, o, su richiesta, il 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

Quanto manca alla pensione anticipata?

La pensione anticipata, introdotta a partire dal 2012 dalla legge Fornero [1] al posto della pensione di anzianità, è un trattamento che può essere raggiunto con un determinato numero di anni di contributi, a prescindere dall’età. Un limite di età esiste per la sola pensione anticipata contributiva (alla quale può accedere a 63 anni e 7 mesi di età solo chi è assoggettato al calcolo contributivo della pensione).

Il requisito contributivo previsto per la pensione anticipata ordinaria è più basso per i lavoratori precoci (cioè che possiedono almeno 12 mesi di contributi da lavoro accreditati prima del 19° anno di età) che appartengono a determinate categorie tutelate: questi lavoratori possono pensionarsi con 41 anni di contributi.

I requisiti previsti per fruire dell’ordinaria pensione anticipata, sino al 31 dicembre 2018, sono:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Dal 2019, i requisiti, per i lavoratori, aumenteranno in questo modo:

  • 2019: 43 anni e 3 mesi;
  • 2020: 43 anni e 3 mesi;
  • 2021: 43 anni e 6 mesi;
  • 2022: 43 anni e 6 mesi;
  • 2023: 43 anni e 9 mesi;
  • 2024: 43 anni e 9 mesi;
  • 2025: 44 anni;
  • 2026: 44 anni;
  • 2027: 44 anni e 3 mesi;
  • 2028: 44 anni e 3 mesi;
  • 2029: 44 anni e 6 mesi;
  • 2030: 44 anni e 6 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumenteranno sempre di 3 mesi ogni biennio, ma potrebbero variare, come già osservato, nel caso in cui si rilevino incrementi o decrementi della speranza di vita diversi da quelli previsti originariamente.

I requisiti per la pensione anticipata delle donne prevedono lo sconto di un anno, rispetto ai requisiti validi per gli uomini.

La decorrenza della pensione anticipata, cioè la data in cui viene effettuato il pagamento dell’assegno, è il 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

La pensione anticipata, come la pensione di vecchiaia ordinaria, può essere ottenuta anche attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando i contributi posseduti in casse diverse, comprese quelle dei liberi professionisti.

Quanto manca alla pensione anticipata contributiva?

Chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995 può optare per la pensione anticipata contributiva: per ottenere il trattamento, nel 2017, sono sufficienti 63 anni e 7 mesi di età, unitamente al possesso di 20 anni di contributi, e di un assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè superiore a 1268,40 euro mensili per l’anno 2018.

Vediamo come aumenta il requisito di età richiesto nel tempo:

  • 2018: 63 anni e 7 mesi
  • 2019: 64 anni
  • 2020: 64 anni
  • 2021: 64 anni e 3 mesi
  • 2022: 64 anni e 3 mesi
  • 2023: 64 anni e 6 mesi
  • 2024: 64 anni e 6 mesi
  • 2025: 64 anni e 9 mesi
  • 2026: 64 anni e 9 mesi
  • 2027: 65 anni
  • 2028: 65 anni
  • 2029: 65 anni e 3 mesi
  • 2030: 65 anni e 3 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumenteranno sempre di 3 mesi ogni biennio, ma potrebbero variare nel caso in cui si rilevino incrementi o decrementi della speranza di vita diversi da quelli previsti originariamente.

La decorrenza della pensione anticipata, cioè la data in cui viene effettuato il pagamento dell’assegno, è il 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

Quanto manca all’Ape e all’Ape sociale?

L’aumento dei requisiti di età previsti per la pensione di vecchiaia dovrebbe influire anche sull’età per accedere all’anticipo pensionistico. Ad oggi, sia per accedere all’Ape volontario, che per accedere all’Ape sociale, è necessario un minimo di 63 anni, ma non devono mancare più di 3 anni e 7 mesi dalla data di perfezionamento del requisito di età per la pensione di vecchiaia.

L’Ape dovrebbe essere dunque accessibile, per chi matura il requisito per la pensione di vecchiaia dal 2019 in poi, solo a partire dai 63 anni e 5 mesi di età.

Bisogna inoltre tener presente che l’Ape sociale può essere richiesta solo per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2018, mentre l’Ape volontario per chi li matura entro il 31 dicembre 2019, e non si sa se ci saranno ulteriori proroghe.

Quanto manca alla pensione anticipata per lavori usuranti?

Gli addetti ai lavori usuranti possono beneficiare di una particolare tipologia di pensione di anzianità, raggiungibile con una determinata quota minima (la quota è la somma del requisito di età e del requisito di contribuzione posseduti dal lavoratore). Per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Il beneficio della pensione di anzianità spetta:

  • se l’attività usurante è stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • se l’attività usurante è stata svolta per almeno metà della vita lavorativa.

Per ottenere la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti non basta inviare la domanda di pensione, ma bisogna prima inviare una domanda all’Inps per certificare il possesso dei requisiti.  Questa domanda va inviata entro il 1° maggio dell’anno precedente a quello in cui si maturano i requisiti agevolati.

Quanto manca alla pensione anticipata per lavoro notturno?

Chi ha lavorato per almeno 78 notti l’anno deve possedere, per accedere alla pensione, i seguenti requisiti, che sono gli stessi validi per tutti gli addetti ai lavori usuranti sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota 97,6, con un minimo di:
  • 61 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

I requisiti, come già visto in merito agli addetti ai lavori usuranti, sono innalzati di un anno (quota 98,6 e 62 anni e 7 mesi di età) per chi possiede contribuzione mista da lavoro dipendente ed autonomo.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 72 e le 78 l’anno deve possedere, invece, i seguenti requisiti:

  • quota 98,6, con un minimo di:
  • 62 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 99,6, con un minimo di 63 anni e 7 mesi di età.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 64 e le 71 l’anno deve possedere i seguenti requisiti:

  • quota 99,6, con un minimo di:
  • 63 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 100,6, con un minimo di 64 anni e 7 mesi di età.

Il beneficio della pensione di anzianità spetta:

  • se l’attività notturna è stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • se l’attività notturna è stata svolta per almeno metà della vita lavorativa.

Il lavoratore, in ogni caso, deve aver prestato servizio per almeno 6 ore per ciascuna notte; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se si raggiungono almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

La legge di Bilancio 2018 [2] ha introdotto un bonus per chi svolge lavoro notturno per meno di 78 giorni all’anno ed è impiegato in cicli produttivi del settore industriale su turni di 12 ore (sulla base di accordi collettivi sottoscritti entro il 31 dicembre 2016). In questi casi, i giorni lavorativi effettivamente svolti devono essere moltiplicati per il coefficiente 1,5: questo dovrebbe comportare il perfezionamento dei requisiti pensionistici anticipatamente.

Per ottenere la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori notturni non basta inviare la domanda di pensione, ma bisogna prima inviare una domanda all’Inps per certificare il possesso dei requisiti.  Questa domanda va inviata entro il 1° maggio dell’anno precedente a quello in cui si maturano i requisiti agevolati.

Quanto manca alla pensione in totalizzazione?

Chi possiede contributi versati in casse diverse, oltre al cumulo ed alla ricongiunzione (che consente, a pagamento, di far confluire i contributi presenti in gestioni diverse in un’unica cassa), può utilizzare la totalizzazione per riunire gratuitamente la contribuzione posseduta nelle differenti gestioni.

La totalizzazione non comporta oneri e permette di ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con un minimo di 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi; la pensione è liquidata trascorso un periodo di 18 mesi di finestra;
  • la pensione di anzianità, con un minimo di 40 anni e 7 mesi di contributi complessivi più 21 mesi di finestra.

La totalizzazione, però, comporta il ricalcolo contributivo delle varie quote di pensione. Pertanto, essendo questo sistema di calcolo fortemente penalizzante perché basato sui contributi versati e non sulla media delle retribuzioni, comporta notevoli svantaggi rispetto sia alla ricongiunzione, che al cumulo gratuito.

Anche i requisiti per la totalizzazione aumenteranno nel tempo; in particolare si potrà ottenere:

  • dal 2019, la pensione di vecchiaia con 66 anni di età e 20 anni di contributi, e la pensione di anzianità con 41 anni di contributi;
  • dal 2021, la pensione di vecchiaia con 66 anni e 3 mesi di età e 20 anni di contributi, e la pensione di anzianità con 41 anni e 3 mesi di contributi;
  • dal 2023, la pensione di vecchiaia con 66 anni e 6 mesi di età e 20 anni di contributi, e la pensione di anzianità con 41 anni e 6 mesi di contributi;
  • dal 2025, la pensione di vecchiaia con 66 anni e 9 mesi di età e 20 anni di contributi, e la pensione di anzianità con 41 anni e 9 mesi di contributi;
  • dal 2027, la pensione di vecchiaia con 67 anni di età e 20 anni di contributi, e la pensione di anzianità con 42 anni di contributi;
  • dal 2029, la pensione di vecchiaia con 67 anni e 3 mesi di età e 20 anni di contributi, e la pensione di anzianità con 42 anni e 3 mesi di contributi.

Resteranno ferme, ad ogni modo, le finestre di attesa di 12 e di 18 mesi.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] L.205/2017.


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1 Commento

  1. Ho lavorato nel mio paese Romania quasi dodici anni ,qui lavoro da sei anni in regola ma con sei ore a settimana come lavoro domestico ,. Dove posso chiedere informazioni quanto ho in totale fino adesso ,e quanto mi manca per raggiungere almeno la pensione minima .O se mi conviene a pagare qualcosa ? Ancora sono giovane (48) però devo pensare alla vecchiaia . Grazie.

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