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Le Guide Licenze Creative Commons: cosa sono e come funzionano

Le Guide Pubblicato il 10 gennaio 2013

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> Le Guide Pubblicato il 10 gennaio 2013

Sono passati esattamente dieci anni da quando Lawrence Lessing creò le licenze Creative Commons (CC), una via di mezzo tra il mondo rigido e chiuso del copyright e quello dei contenuti completamente aperti e liberi.

L’Organizzazione senza scopo di lucro “Creative Commons” (di cui Lessing è amministratore delegato) ha sede a San Francisco (California, USA), ma dal 2004 esiste anche la versione italiana (http://www.creativecommons.it).

A metà tra il copyright e il pubblico dominio

Le licenze CC si sono rivelate da subito un ottimo strumento per consentire la gratuita circolazione dei contenuti in internet, pur assicurando al proprio autore la garanzia di paternità. Insomma: un sistema geniale per rimanere padri delle proprie opere e, nello stesso tempo, farle conoscere in rete.

A metà strada tra il rigido modello del copyright (C) (“Tutti i diritti riservati”, All rights reserved) e quello invece di pubblico dominio (PD) (“Nessun diritto riservato”, No rights reserved), le Creative Commons (CC) hanno introdotto il concetto di “Alcuni diritti riservati” (some rights reserved).

Con esse, peraltro, se l’autore lo concede nella licenza, è possibile modificare l’opera originale e creare opere derivate. Così, per esempio, partendo da una ricerca altrui, da un articolo scientifico, da un software o una composizione artistica, altri autori possono contribuire, a loro volta, allo sviluppo dell’originario lavoro, mantenendo la stessa tipologia di licenza e ottenendo, insieme all’autore iniziale, il riconoscimento della paternità dei reciproci contributi. Si ampia così il panorama delle opere e, in definitiva, la conoscenza: secondo il sogno di Lessing.

In questo modo, le licenze CC permettono all’utente di servirsi gratuitamente dell’opera altrui e, nello stesso tempo, consentono agli artisti di autoprodurre (senza l’intermediazione di editori o produttori) e di controllare la propria creatura.

I metadati

Anche i motori di ricerca sono già in grado di comprendere se un contenuto è rilasciato con licenze CC o meno e, nel primo caso, gli consentono un canale privilegiato nella libera circolazione sul web. Infatti, dal punto di vista tecnico, Creative Commons poggia su un sistema atto a rendere l’opera immediatamente riconoscibile come “risorsa open” dai motori di ricerca di rete: ciò grazie ad alcuni metadati tecnici.

Come si compongono le licenze CC

Passando nello specifico, le licenze CC si compongono di due parti.

La prima parte indica quali sono le libertà che l’autore vuole concedere ai terzi. Tutte le licenze CC consentono di riprodurre (ma non di plagiare) e distribuire gratuitamente le opere.

Solo alcune delle licenze consentono anche di modificare l’opera; tale diritto deve essere attribuito espressamente dall’autore.

La seconda parte delle licenze prevede l’individuazione di quattro condizioni per l’utilizzo dell’opera. Si tratta di una sorta di clausole contrattuali, che l’autore può, a suo piacimento, decidere se e come inserire. Sulla combinazione di tali clausole, egli si può sbizzarrire in base alle proprie aspirazioni ed esigenze.

Le quattro clausole individuate dalle licenze Creative Commons sono:

 

1) Attribuzione (BY).

Questa clausola impone a chi utilizza l’opera altrui di riconoscere sempre la paternità dell’opera all’autore originario. Si tratta di una clausola sempre presente in tutte le tipologie di licenze CC.

L’obbligo di indicare la fonte riguarda anche i set di lavori a cui hanno partecipato più utenti, come in un passaggio del testimone: il ché potrebbe comportare di dover indicare una folla di persone.

2) Non uso commerciale (NC).

Tale clausola impone che il riutilizzo dell’opera non sia consentito per fini commerciali. Il suo inserimento non è una costante (per esempio, la musica distribuita con licenze CC consente spesso la riproduzione in serate danzanti a pagamento).

Per utilizzare in ambiti commerciali il materiale distribuito, è necessario chiedere il consenso all’autore.

3) Non opere derivate (ND).

L’inserimento di tale clausola impedisce la possibilità di trasformare, alterare o modificare l’opera. Anche in tal caso, come per la clausola non commerciale, qualora si intenda realizzare opere derivate è necessario uno specifico permesso dell’autore originario.

4) Condividi allo stesso modo (SA).

L’inserimento di tale clausola impone, a chi alteri, trasformi o sviluppi l’opera originaria, di redistribuirla con la medesima licenza con la quale era stata originariamente rilasciata. In questo modo, le libertà concesse dall’autore originario vengono garantite anche alle opere derivate.

L’autore ha sempre la possibilità di rilasciare l’opera con la licenza CC0 cioè “nessun diritto riservato”, qualora intenda rendere di pubblico dominio il proprio lavoro.

Le licenze CC sono un modo per consentire la gratuita circolazione dei contenuti in internet, pur assicurando al proprio autore di essere sempre riconosciuto, dalla collettività, come il padre dell’opera medesima. Le licenze CC quindi sono incompatibili con il mandato conferito alla SIAE (sia per gli associati che per le opere depositate), in quanto la società italiana degli Autori ed Editori gestisce  il mandato di riscossione dei proventi del diritto d’autore con esclusiva.


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