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Malattie croniche: permessi

1 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 giugno 2018



In quali casi sono retribuite le assenze dal lavoro per visite, esami o terapie. Il diritto a chiedere il contratto part-time.

Se soffri di una malattia cronica sai che puoi avere bisogno di assentarti spesso dal lavoro per una visita medica di controllo, per fare una terapia o per restare a casa per colpa di una ricaduta. Una situazione non voluta da te ma, purtroppo, dalla tua patologia. Ma come funzionano i permessi per le malattie croniche? C’è un numero massimo di giorni di assenza? E bisogna rispettare comunque le fasce orarie di visita fiscale?

Forse ogni tanto avrai anche avvertito il peso di lavorare a tempo pieno soffrendo di una malattia cronica. E ti sarai chiesto se puoi chiedere alla tua azienda di trasformare il tuo attuale contratto in un part-time, in modo da non perdere uno stipendio e, al tempo stesso, avere una qualità di vita accettabile. Sappi che questo è possibile, come vedremo tra poco. Vediamo, intanto, a quali permessi ha diritto chi ha una malattia cronica.

Malattie croniche: permessi per visite, terapie ed esami

I permessi per assentarsi dal lavoro a causa di una visita medica, di un esame o di una terapia (ambulatoriale o in day hospital) anche in caso di malattie croniche vengono stabiliti dai contratti nazionali di categoria siglati da sindacati e aziende. Questi permessi sono di tre tipi:

  • retribuiti: in questo caso, il lavoratore che soffre di una malattia cronica deve presentare all’azienda il certificato in cui si attesta l’avvenuta visita (o esame o terapia) e l’orario in cui è stata fatta;
  • lo scomputo delle assenze per visita medica, su base oraria, dal monte ore dei permessi che spettano al lavoratore (le cosiddette Par, note anche come Rol e le ex festività);
  • non retribuiti.

A seconda dell’accordo tra aziende e sindacati, può essere retribuito anche il tempo impiegato per recarsi dal luogo di lavoro a quello in cui si deve effettuare la visita, l’esame o la terapia.

L’attestazione in cui si certifica la visita medica deve essere inviata all’Inps per via telematica oppure, se ciò non fosse possibile, deve essere rilasciata su carta intestata e spedita all’Istituto entro 2 giorni. Il certificato deve riportare:

  • i dati del lavoratore;
  • la data di rilascio;
  • l’ora di inizio e di conclusione della visita o del ricovero se si tratta di una prestazione in day hospital;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Al lavoratore che soffre di una malattia cronica può essere riconosciuto lo stato di incapacità lavorativa temporanea, come avviene per la malattia. Questo succede quando:

  • deve rimanere per visite, esami o terapie nel luogo di cura per l’intera giornata lavorativa;
  • il lavoratore non riesce a rientrare in orario al lavoro dal luogo di cura;
  • il dipendente deve sottoporsi ad una visita, un esame o una terapia non ritenuta compatibile con la sua attività lavorativa da parte del medico.

Per quanto riguarda gli esami diagnostici, chi soffre di malattie croniche ha diritto ad un permesso non equiparabile, però, all’assenza per malattia, a meno che:

  • l’esame sia urgente e non si possa effettuare fuori dall’orario di lavoro;
  • il controllo diagnostico sia talmente invasivo da richiedere una convalescenza.

Malattie croniche: permessi per cure ricorrenti

Può capitare a chi soffre di una malattia cronica di doversi assentare più volte dal lavoro per effettuare delle cure ricorrenti, se la sua patologia lo richiede. In questo caso, cioè quando si deve sottoporre periodicamente ad una terapia, l’assenza può essere assimilata alla malattia.

Anche qui, però, c’è bisogno di un certificato medico che attesti separatamente ogni ciclo di cura oppure che documenti la necessità di prestazioni frequenti. In quest’ultima ipotesi, la terapia successiva viene qualificata come ricaduta rispetto a quella precedente, esattamente come succede con la malattia.

Il certificato del medico deve essere inviato all’inizio della cura ed indicare le date in cui verranno effettuate le prestazioni. Alla fine del ciclo, la struttura sanitaria rilascerà la dichiarazione che attesta le avvenute terapie, altrimenti il lavoratore perde il diritto all’indennità.

Malattie croniche: i permessi per i dipendenti pubblici

Chi lavora come impiegato statale e soffre di una malattia cronica ha diritto ai permessi retribuiti per visite mediche, esami o terapie attraverso una particolare tipologia che prevede l’indennizzo di tali assenze e che non rientra nei limiti quantitativi stabiliti dai contratti nazionali di categoria per le altre assenze.

Malattie croniche: le assenze per restare a casa

Non c’è da stupirsi se una persona che soffre di una patologia cronica deve restare a casa in malattia per le sue condizioni di salute, magari per un riacutizzarsi, anche per un breve periodo, del suo problema. In questo caso ha diritto ad assentarsi dal lavoro se non è in grado di svolgere normalmente l’attività lavorativa.

Come al solito, per prima cosa deve recarsi dal medico curante per una visita e, se il suo stato lo richiede, ottenere i giorni di riposo ed il relativo certificato. Il medico invia quest’ultimo documento all’Inps per via telematica e rilascia al paziente il numero di protocollo da recapitare al datore di lavoro.

Malattie croniche: ci può essere la visita fiscale?

L’Inps non perdona nemmeno chi resta a casa in malattia per una patologia cronica, quindi il paziente deve rispettare le fasce di reperibilità per un’eventuale visita fiscale, pena il licenziamento. Ricordiamo che gli orari delle visite fiscali sono:

  • per i dipendenti del settore privato: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19;
  • per i dipendenti del settore pubblico: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

È importante segnalare che la visita fiscale può avvenire anche nei giorni festivi e più volte durante il periodo di malattia.

Viene giustificata l’assenza dal proprio domicilio durante gli orari di visita fiscale per una terapia o per una visita medica o per frequentare un luogo che possa beneficiare la salute di chi soffre di una malattia cronica.

Malattie croniche: permessi per chi soffre di invalidità

Al lavoratore che soffre di una malattia cronica a cui è stata riconosciuta l’invalidità civile con una riduzione della capacità lavorativa di oltre il 50% può avere ogni anno un congedo straordinario, anche frazionato, di 30 giorni per le cure che riguardano la sua patologia.

Il dipendente dovrà, però, presentare in azienda una domanda contenente il bisogno delle cure, allegando la richiesta di un medico convenzionato con il Sistema sanitario nazionale o facente parte di una struttura pubblica. Tale congedo non viene calcolato nel periodo di comporto per malattia. È necessario, infine, documentare di avere effettuato le cure, anche con attestazione cumulativa se il paziente si è sottoposto a trattamenti continuativi.

Malattie croniche: posso chiedere il part-time?

La legge [1] consente a chi soffre di malattie croniche degenerative e lavora sia nel settore pubblico sia in quello privato di chiedere la trasformazione del proprio contratto da tempo pieno a part-time. L’unica condizione richiesta è che la patologia comporti la riduzione della capacità lavorativa e la conseguente invalidità a causa delle terapie salvavita. Se le condizioni di salute mutano e mostrano un miglioramento, il dipendente ha altresì il diritto di chiedere di tornare al vecchio contratto a tempo pieno. L’azienda non può respingere tale richiesta, cioè non può rifiutarsi anche se, nel frattempo, le sue esigenze e l’organizzazione interna sono cambiate [2].

note

[1] Art. 46 Dlgs. N. 276/2003 ripreso dall’art. 8, co. 3, Dlgs. N. 81/2015.

[2] Min. Lavoro, circ. N. 40/2005.

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