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Lo sai che? A che età si può firmare un contratto

Lo sai che? Pubblicato il 15 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 maggio 2018

La capacità d’agire si acquista a 18 anni, ma in alcuni casi i contratti conclusi da un minorenne possono essere validi. Ecco quando.

Ti sei mai domandato a che età si può firmare un contratto? Forse non te lo sei mai chiesto perché probabilmente sono sempre stati i tuoi genitori ad acquistare tutto ciò che ti serve: dagli oggetti per la scuola a quelli per il tempo libero e lo sport; forse non ci hai mai pensato perché non sai che anche comprare un pacchetto di figurine dal giornalaio significa concludere un contratto; o probabilmente non hai mai ritenuto che fosse un problema perché, da quando hai memoria, sei sempre andato dal droghiere a comprare il panino per la colazione a scuola o le caramelle nonostante avessi ancora lo zaino delle elementari sulle spalle. Ciò nonostante non tutti possono firmare un contrato. C’è un’età minima sotto la quale ogni acquisto è annullabile e, se anche momentaneamente produce effetti, può essere comunque contestato dinanzi a un giudice entro termini molto ampi. Ma procediamo con ordine e vediamo a che età si può firmare un contratto.

So che quello che sto per dirti potrà sembrarti eccessivo e troppo rigoroso, non in linea con i tempi moderni che vedono i giovani sempre più autonomi nelle scelte e in grado di gestire una propria paghetta. Tuttavia, a chi si chiede a che età si può firmare un contratto si deve dare un’unica risposta: a partire da 18 anni. In base al codice civile, i minorenni non hanno la capacità di firmare contratti. E quando diciamo “firmare” non intendiamo solo la sottoscrizione con la penna di una scrittura privata, ma anche l’accordo preso a voce come l’acquisto della rivista dal giornalaio, della busta di patatine fritte al bar, della pizza con gli amici al ristorante il sabato sera. Addirittura un minore non potrebbe neanche prestare un proprio oggetto a un compagno perché ciò costituisce un contratto di comodato (che, come noto, può essere anche orale). 

Quando si parla di contratto, quindi, non dobbiamo pensare solo ai documenti scritti, né soltanto alla vendita di beni e servizi: il contratto è l’incontro delle volontà che può avvenire – anzi, normalmente avviene – con dichiarazioni orali, una stretta di mano o un comportamento concludente (prelevare i prodotti dagli scaffali del supermercato e portarli alla cassa). Il contratto è poi un mezzo per regolare i propri interessi economici che può coinvolgere non solo gli acquisti, ma qualsiasi altro tipo di intesa come appunto il prestito, la donazione, la locazione, ecc.

Quando comunemente parliamo di «possibilità di concludere un contratto», la legge definisce questo concetto con un termine tecnico che va sotto il nome di capacità d’agire. In buona sostanza, può concludere un contratto solo chi è dotato di capacità d’agire ed essa si acquisisce una volta compiuti i 18 anni. 

So già quello che stai pensando: «Ma allora tutto ciò che ho fatto fino ad oggi è nullo e non ha valore? Ha commesso un illecito o un reato chi, pur sapendo che ero minorenne, ha accettato soldi da me? Posso chiedere la restituzione ad Amazon dei soldi spesi per l’acquisto di un videogame oppure al gestore del pub per i panini acquistati l’altra sera?». Cerchiamo di fornire una risposta precisa a questi giusti interrogativi.

Il contratto stipulato da un minore non è nullo, ma annullabile. Anche se i termini che usa la legge sembrano simili, la differenza è enorme. Il contratto nullo è un contratto che nasce già invalido e lo si può far “cancellare” dal giudice in qualsiasi momento (non ci sono termini di scadenza). Ciò succede quando esso è affetto da vizi molto gravi come, ad esempio, l’errata indicazione delle parti.

Invece l’annullabilità comporta che il contratto produce i suoi effetti, ed è quindi provvisoriamente “valido”; tuttavia la parte che ha concluso senza la capacità d’agire (nel nostro caso il minorenne non appena compiuti 18 anni o, al suo posto, i genitori che ne esercitano la potestà) ha cinque anni di tempo per far annullare il contratto. In questo modo, non commette alcun illecito chi accetta soldi da un minore, ma deve sapere che se, nei cinque anni successivi, i genitori si presenteranno a contestare, egli dovrà restituire il denaro ricevuto, fatto salvo un indennizzo per ciò che ha comunque eseguito. 

La capacità d’agire è quindi la capacità di esercitare liberamente il contenuto dei propri diritti e di assumere obblighi. Si acquista al compimento del diciottesimo anno d’età. Prima di questa scadenza il minore è soggetto alla potestà dei genitori oppure di un tutore.

La legge tutela sia la persona priva di capacità di agire perché minore di età sia l’individuo maggiorenne che non sia pienamente capace di rendersi conto del valore degli atti che compie. Per l’individuo maggiorenne è previsto un procedimento che, in base al suo grado di infermità, può concludersi con la nomina di un amministrazione di sostegno oppure con la dichiarazione di interdizione giudiziale o di inabilitazione.

È tutelata anche la persona che si trova in stato di incapacità soltanto temporanea (cosiddetto incapace naturale).

Saranno pertanto i genitori (o il tutore) ad esercitare i diritti dell’incapace. Essi potranno amministrare i suoi beni, acquistarne altri in suo nome o venderne alcuni.

A questo punto, guardandoti intorno (specialmente nei luna park, nei pressi delle scuole, delle sale giochi o dei pub), potresti giustamente pensare che un gran numero di contratti è annullabile. È proprio così. Ma questo non significa che si stiano commettendo dei reati o degli illeciti. Chi accetta soldi da un minore deve essere consapevole – per quanto ciò non succede quasi mai – che si tratta di un contratto “traballante”, ossia che potrebbe essere annullato dai genitori nei successivi cinque anni. I contratti conclusi da chi ha meno di 18 anni compiuti possono, tuttavia, essere pienamente validi (e non annullabili) quando il minore conclude personalmente un contratto facendo credere alla controparte, con dei raggiri, di essere maggiorenne. L’onere di provare la sussistenza dei raggiri è a carico di chi resiste alla domanda di annullamento. Si considera “raggiro” una vera e propria attività del minore diretta a trarre in errore la controparte. Non è, pertanto, sufficiente la semplice dichiarazione di maggiore età da parte del minore.

Anche se la legge non lo dice espressamente, la giurisprudenza ritiene che il minore possa tuttavia compiere personalmente atti giuridici di scarsa rilevanza, come appunto l’acquisto di una caramella o di un giornalino, sempreché gli usi e la quotidiana esperienza lo autorizzino. Vi è un’enorme quantità di acquisti per il consumo operati direttamente dai minori, come ad esempio un servizio (contratto di trasporto su un mezzo pubblico) o cose consumabili (acquisti di beni in generale, di cibo e così via). Tali atti sono validi e il minore deve pagarne il prezzo. Del resto sfido chiunque a voler fare una causa per farsi restituire i soldi pagati dal figlio per comprare una lattina di coca cola.

In alcuni casi, inoltre, la legge autorizza il minore a svolgere specifiche attività. Ad esempio: un sedicenne può compiere tutti gli atti relativi alle opere d’ingegno da lui create ed il relativo esercizio delle azioni che ne derivano. Il fatto che alcuni contratti di lavoro possano essere conclusi anche al di sotto di 18 anni (si pensi a quelli relativi alla pubblicità e al mondo dello spettacolo) non modifica questa regola: sono contratti validamente conclusi per i quali, comunque, c’è sempre bisogno del consenso dei genitori.

Ricordiamo infine che l’ultima versione del Regolamento della Privacy approvata dall’UE subordina al compimento dei 16 anni il valido consenso ai fini della cessione dei dati personali. Per cui l’utilizzo di social network come Facebook o messaggerie come WhatsApp è interdetto a chi ha meno di questa età, salvo che il consenso sia fornito dai genitori.


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