Diritto e Fisco | Editoriale

Carne di cane o di gatto: è legale mangiarla in Italia?

15 maggio 2018


Carne di cane o di gatto: è legale mangiarla in Italia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 maggio 2018



Un divieto non contenuto in modo esplicito in alcuna legge: uccidere e mangiare animali di affezione e compagnia come cani e gatti è considerato lecito?

Una affermazione provocatoria per alcuni; aberrante e moralmente inaccettabile per altri; frutto invece di pregiudizi e consuetudini alimentari consolidatesi negli anni per altri ancora. A chi si chiede se in Italia è illegale mangiare carne di cane e di gatto e se esiste una legge che ne vieta il commercio bisogna dare, di primo acchito, risposta negativa. Tuttavia, come si spiega che, nei menu dei ristoranti, non è possibile trovare, tra le pietanze offerte, un bel pastore tedesco al forno o le costolette di chihuahua? E come mai se qualche locale si dovesse permettere di farlo – anche solo agli stranieri che, per loro cultura, sono soliti mangiare questo cibo – verrebbe probabilmente chiuso in un battibaleno? Cerchiamo di comprendere come stanno le cose in Italia e se è legale mangiare carne di cane o di gatto.

Quando ci si chiede se un comportamento è lecito o illecito si pensa spesso che ci sia un’apposita legge a stabilirlo in modo esplicito. Ma non è sempre così. Spesso il legislatore non è così preciso e i divieti e le facoltà si ricavano da norme più generiche o che disciplinano altre fattispecie, finendo poi per escluderne tacitamente il campo di applicazione a tutto ciò che non è da essere contemplato. 

Allo stato attuale si può dire che in Italia non è legale mangiare carne di cane e di gatto ma che non esiste una norma specifica a dirlo. Il divieto si ricava in modo implicito da una serie di norme. Vediamo quali sono.

In primo luogo esiste una vecchia normativa del 1928, adottata quando l’Italia era ancora un regno. Si tratta del regolamento per la vigilanza sanitaria delle carni [1]. In esso, il primo articolo stabilisce che la macellazione è consentita solo nei pubblici macelli e, a riguardo, si riferisce solo agli animali bovini, bufalini, suini, ovini, caprini ed equini. Quindi si può mangiare il manzo, il bufalo, la mucca, il toro, il maiale, il cinghiale, capre, agnelli, pecore, cavalli. Il regolamento tuttavia non fa riferimento ai leporidi e, se dovessimo ritenere l’elenco “chiuso”, non sarebbe legale mangiare coniglio e, allo stesso modo, dovrebbe essere vietato mangiare galline e polli. Siccome ciò non è vero e comunemente acquistiamo pollo e coniglio in macelleria, dobbiamo ritenere che l’elenco si riferisce solo a determinate macellazioni. Non è quindi dal Regio Decreto del 1929 che si può desumere il divieto di mangiare carne di cane e gatto. Esistono però altre norme.

Innanzitutto c’è il regolamento della Comunità europea del 2004 [2] che vieta la commercializzazione e l’importazione di pellicce di cane e gatto e di prodotti che le contengono. Ma anche qui si parla dell’uccisione solo per fini di abbigliamento e non per scopi di alimentazione. 

Andiamo a vedere cosa dice allora il nostro codice penale. Una norma [3] stabilisce che «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi». L’articolo è generico. Secondo alcuni si dovrebbe riferire solo agli animali di compagnia come cani e gatti, ma non è così: la norma penale non specifica quale tipo di animale sia destinatario di questa tutela. E se questa è la corretta interpretazione, ne deriva che anche l’uccisione per crudeltà di un daino o di un cinghiale, così come quella di un pesce o di un topo, deve essere considerata illegale. Del resto, sono ormai considerati animali di compagnia anche i conigli che, come noto, vengono serviti come pietanze succulente.

Peraltro c’è da dire che lo scopo di alimentazione non viene considerato “bieco” e, quindi, chi ammazza una mucca o un maiale per mangiarlo non lo fa per crudeltà o senza necessità. Anzi l’alimentazione tramite la carne viene considerata dalla legge – legge che non è “vegetariana” – una necessità di sopravvivenza. Tanto è vero che, ragionando per estremo, si può arrivare a giustificare il cannibalismo di chi, per salvarsi da una morte certa per fame, a seguito di un naufragio dovesse mangiare la carne dei compagni di viaggio periti durante la disavventura.

Insomma, a quanto pare sembra che ci sia un vero e proprio vuoto normativo, colmato tuttavia dall’interpretazione delle norme generali sull’igiene e la salute relative agli alimenti. Non esistono infatti discipline legali che regolino le modalità di macellazione e conservazione, ai fini della vendita, delle carni di cane e gatto. Come dire: se è vero che non ci sono divieti, non esistono neanche norme che lo consentono e, nel campo dell’alimentazione, si può vendere solo ciò che è espressamente consentito e regolamentato. Dunque, si deve concludere che, allo stato attuale, in Italia è vietato vendere e mangiare carne di cane e gatto.

note

[1] RD n. 3298/1928.

[2] Regolamento CEE n. 1523/2004.

[3] Art. 544-bis cod. pen.


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4 Commenti

  1. Tutti quello che avete sviluppato nel ragionamento va nel senso opposto a quello della vostra conclusione .
    Anche cavalli conigli porcellini d India e piccioni viaggiatori sono comunemente considerati animali d affezione. …. eppure nessuno si sognerebbe di vietarne la macellazione. E finché saremo onnivori nessuna legge scritta potrá vietarci di mangiare quel che ci pare

  2. Perché non provate le fettine di carne dei nostri Politici ?
    Sono stupende e considerato il numero di Politici, potrete mangiare per diversi anni a venire.

  3. Scusate ma come si fa a mangiare la carne dei nostri politici sicuramente sarà indigesta ma la cosa più difficile e abbatterli a quanto pare sono IMMORTALI :):):):)

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