Diritto e Fisco | Editoriale

Origliare è legale?


Origliare è legale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 maggio 2018



Ascoltare attraverso un muro: è reato sentire ciò che dicono altre persone, ponendo l’orecchio sulla parete tra due stanze o sostando dietro la porta?

Un tempo, origliare significava mettere l’orecchio sulla porta o sulla parete tra due stanze per sentire ciò che veniva detto al di là dei mattoni. Oggi le tecniche per origliare si sono evolute grazie al progresso. Si può origliare anche a distanza di chilometri, con un semplice dispositivo camuffato all’interno di un orologio o di una radiosveglia, con una piccola telecamera nascosta in una lampadina o tra i volumi della libreria. Insomma, grazie alla tecnologia, spiare cosa dicono e cosa fanno altre persone situate in un altro luogo è molto facile. Che tuttavia questi apparecchi siano illegali, benché comunemente venduti sugli store telematici, non vi è ombra di dubbio. Spiare nella vita altrui, ledendo la privacy di altre persone, è considerato un reato: quello di illecite interferenze [1].

Ma cosa succede a chi, senza l’ausilio degli strumenti elettronici, si vale solo del proprio orecchio o, magari, dello stetoscopio del medico (che peraltro anch’esso si può acquistare con poche decine di euro su Amazon)? In questo articolo proveremo a spiegare se origliare è legale e cosa rischia chi eventualmente si macchia di questo crimine.

Il codice penale [1] punisce chi, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi di privata dimora. La pena è la reclusione da sei mesi a quattro anni. Il riferimento è quindi rivolto al soggetto che, invece di servirsi solo del proprio orecchio, si avvale di strumenti che gli consentono di superare artificialmente le naturali percezioni umane. Insomma, la norma si riferisce chiaramente ai registratori, alle telecamere e a tutti gli altri oggetti tecnologici che consentono di fissare su un supporto durevole l’audio o il video. 

Questo significa che appostarsi con l’orecchio su una parete o dietro la porta altrui per sentire ciò che due persone dicono in segreto non integra un reato. L’unica eccezione è l’ipotesi in cui ci si collochi dietro l’altrui porta di casa: la parte del pianerottolo antistante l’uscio è infatti considerata, dalla Cassazione, una adiacenza del domicilio e, pertanto, protetta dalla privacy (tanto è vero che rifiutarsi di allontanarsi dallo zerbino altrui è considerato reato e passibile di denuncia ai carabinieri). 

Visto il divieto di interpretare in modo analogico le norme del codice penale, sembrerebbe non costituire reato di «illecite interferenze nella vita privata altrui» neanche l’uso dello stetoscopio: ascoltare attraverso un muro con lo strumento utilizzato di norma dai medici per sentire il cuore o i bronchi del paziente non è un illecito visto che la legge vieta espressamente solo gli «strumenti di ripresa visiva o sonora» e lo stetoscopio non è in grado di catturare immagini o suoni, che restano invece solo nella memoria del curioso.

Come non è vietato registrare all’insaputa una persona durante una conversazione (a meno che ci si trovi nel domicilio di questa o nel suo posto di lavoro), è invece reato lasciare un registratore in una stanza e andarsene altrove per memorizzare ciò che dicono altre persone. Per non commettere reato, chi registra deve essere presente alla conversazione e consentire agli altri soggetti di sapere che questi è in grado di sentire ciò che dicono. Chi parla – dice la Cassazione – accetta il rischio di essere registrato.

Si può spiare una persona anche pedinandola di nascosto a meno che non si crei nel soggetto spiato uno stato di timore e ansia, cosa che farebbe sconfinare la condotta nel reato di molestia o, nei casi più gravi, nello stalking. Tanto è vero che ormai la Suprema Corte ha sdoganato anche le attività ispettive dei detective privati fatte dai datori di lavoro nei confronti dei dipendenti per le condotte da questi tenute al di fuori del luogo di lavoro (si pensi alle false malattie o all’utilizzo dei permessi per motivi familiari strumentalizzati invece per scopi personali).

Volendo tracciare le conclusioni al discorso possiamo terminare dicendo che origliare non è reato se ciò avviene con il proprio orecchio, anche se appostandosi dietro luoghi nascosti e all’insaputa dei conversanti. Chi parla deve considerare il rischio che la conformazione dei luoghi possa dare la possibilità a terzi di percepire le onde sonore. Del resto, se così non fosse, sarebbe difficile distinguere chi origlia volontariamente (magari per farne pettegolezzo) e chi, invece, è costretto a farlo perché si trova nei pressi di chi sta intrattenendo una conversazione segreta e si trova a sentire, suo malgrado, le parole altrui. 

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