Diritto e Fisco | Editoriale

Rumori sotto casa: quando rischia il gestore del locale

15 Mag 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Mag 2018



La mancanza di un permesso per musica dal vivo può diventare reato se si disturba la quiete pubblica. C’è obbligo di chiedere ai clienti di abbassare la voce?

Non solo gli avventori piuttosto agitati e rumorosi di notte ma anche i gestori troppo permissivi dei locali che tengono aperto fino a tardi. Finiscono tutti nel mirino della legge quando ad orari poco ortodossi tengono sveglio un intero condominio con schiamazzi e musica ad alto volume. È quello che in gergo «legalese» si chiama «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone» [1], punito dal Codice penale. E siccome spesso vengono ignorate le ordinanze dei sindaci che tentano di tenere a bada chi esagera dopo una certa ora, adesso interviene di nuovo la Cassazione [2] per precisare quando rischia il gestore del locale se i vicini avvertono dei rumori sotto casa piuttosto insopportabili. Come se non bastasse, anche il Tar di Reggio Emilia ha stabilito che chi non riesce a tenere a bada i propri clienti rischia una sanzione [3]. Anche se su quest’ultima questione ci sono dei pareri contrastanti.

Rumori sotto casa: se il gestore non ha il permesso

Non è detto che chiunque possa ospitare della musica dal vivo nel proprio locale. È vero che avere un complesso che suona la sera può attirare più clienti (sempre che ascoltarli sia un piacere e non una tortura). Ma è altrettanto vero che per fare della musica dal vivo ci vuole un permesso e non soltanto da parte della Siae. Quando rischia il gestore del locale se i rumori sotto casa dei condòmini sono provocati da un complesso? Rischia, come ha sentenziato la Cassazione, quando non ha l’autorizzazione per organizzare delle manifestazioni o eventi con diffusione di musica o con l’utilizzo di strumenti musicali fino a tarda notte ma soltanto per la somministrazione di bevande e alimenti. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha confermato la condanna del titolare di un locale pubblico per disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone. Il gestore non solo aveva ospitato della musica dal vivo fino a tardi senza autorizzazione ma tale attività si era svolta in ambito condominiale creando rumori in grado di turbare la quiete dei vicini. Un disturbo certificato sia dall’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, deputata a fare tali rilievi) sia dai condòmini dell’intero edificio.

Rumori sotto casa: quando diventano reato

C’è da ricordare che il gestore del locale che provoca dei rumori sotto casa dei condòmini con la musica ad alto volume può incorrere in:

  • illecito amministrativo se supera i limiti di emissione del rumore fissati dalla legge [4];
  • reato previsto dal Codice penale con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro quando l’attività viene svolta superando le normali modalità di esercizio in modo da realizzare una condotta idonea a turnare la quiete pubblica [1] (appunto, organizzare un evento musicale nel locale fino a tarda ora senza averne l’autorizzazione);
  • reato punito dal Codice penale con l’ammenda da 309 fino a 516 euro quando vengono violate le disposizioni di legge o le prescrizioni delle autorità che regolano l’esercizio dell’attività diverse da quelle riguardanti i valori limiti della legge [5].

Il gestore, dietro presentazione di un esposto da parte dei condòmini, rischia anche il sequestro preventivo del locale fino a quando non verrà debitamente insonorizzato e messo in regola.

Attenzione, però: affinché il disturbo della quiete pubblica diventi reato è necessario che la condotta possa creare un concreto fastidio a diverse persone e non a una sola, anche se la giurisprudenza non ha mai stabilito un numero minimo. I rumori sotto casa, dunque, devono essere potenzialmente in grado di disturbare più vicini [6].

Oltretutto, trattandosi di un reato di pericolo e non di danno, non occorre la prova del disturbo ma la semplice dimostrazione del fatto che la condotta sia tale da poter disturbare un numero imprecisato di persone [7].

Rumori sotto casa: l’obbligo del gestore verso i clienti

Può capitare che i rumori sotto casa non siano provocati solo dalla musica ad alto volume ma dagli schiamazzi provocati dai clienti che ridono e urlano senza ritegno fuori dal bar, dal pub o dal ristorante senza che nessuno chieda loro di abbassare la voce e di rispettare la quiete dei vicini. Quando rischia il gestore del locale in questo caso? Proprio quando non interviene per tenere a bada i suoi clienti. Così ha deciso il Tar di Reggio Emilia con una recente sentenza. Il Tribunale amministrativo, infatti, ritiene legittima l’ordinanza del sindaco che punisce la condotta di chi permette ai propri clienti di sostare sul marciapiede o sulla carreggiata esterna al locale alzando la voce (e il gomito) e disturbando il vicinato, oltre ad intralciare il passaggio di pedoni e di veicoli.

Una situazione che non solo dà fastidio a chi tenta di dormire ad una certa ora ma che può provocare il deprezzamento dell’immobile: comprereste o affittereste una casa in un posto dove di notte si fa fatica a dormire?

Per il Tar, dunque, non c’è alcunché da eccepire ad un eventuale verbale della Polizia municipale in cui si accerta la responsabilità del gestore del locale in caso di clienti troppo vivaci non invitati ad abbassare i toni. Così come è lecita l’eventuale ordinanza del sindaco che limiti l’orario in cui è possibile somministrare bevande alcoliche.

Questa sentenza, però, contrasta con quella precedente del Tar della Lombardia [8] secondo cui è compito del Comune e non del gestore del locale che provoca i rumori sotto casa controllare la clientela per evitare le notti insonni dei condòmini. Secondo i giudici lombardi, infatti, l’area su cui sostano gli avventori al di fuori del bar o del ristorante è di proprietà dell’amministrazione locale e, di conseguenza, è quest’ultima a doversi occupare di ciò che succede nel proprio territorio.

Ancora: per il Tar, il Comune non ha alcuna competenza per pretendere che il gestore del locale impedisca ai propri clienti di sostare all’esterno o che si occupi di ciò che succede sul suolo pubblico, sempre che il titolare del bar non abbia in uso quello spazio come plateatico, cioè come area destinata a tavolini e sedie per gli avventori.

note

[1] Art. 659 co. 1 cod. pen.

[2] Cass. sent. 17131/2018.

[3] Tar Reggio Emilia, sent. 188 del 26.02.2018.

[4] Legge n. 447/1995.

[5] Art. 659 co. 2 cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 47298/2011 del 20.12.2011.

[7] Cass. sent. n. 1284/1997 del 13.02.1997.

[8] Tar Lombardia sent. n. 1255/2017.


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