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Pergolato o tettoia: quali differenze e che permessi servono

15 maggio 2018


Pergolato o tettoia: quali differenze e che permessi servono

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 maggio 2018



Se per il pergolato non è necessaria la licenza edilizia, per la tettoia bisogna valutare caso per caso sulla base delle dimensioni e dell’utilizzo della costruzione.

Per chi ha la fortuna di avere uno spazio aperto come un giardino o una terrazza, il pergolato o la tettoia costituiscono soluzioni convenienti per sfruttare al meglio, e senza grossi costi, le aree scoperte. Fortuna vuole inoltre che, in gran parte di questi casi, non c’è neanche bisogno di chiedere al Comune il permesso di costruire (la vecchia licenza edilizia). Il che succede, prevalentemente, per le opere di piccole dimensioni o comunque prive di una struttura rigida e fissa. Due recenti sentenze del Consiglio di Stato [1] chiariscono con precisione quali differenze e che permessi servono per il pergolato e la tettoia. Le pronunce hanno il merito di spiegare in quali casi è necessaria l’autorizzazione amministrativa per evitare il reato di abuso edilizio e quando invece siamo nell’ambito della cosiddetta «edilizia libera», quella cioè che non necessita di permessi.

Pergolato, tettoia e pegotenda: che differenza c’è?

La prima questione da chiarire riguarda la differenza tra pergolato e tettoia.

Cos’è il pergolato?

Il pergolato è una struttura realizzata con lo scopo di abbellire e ombreggiare giardini o terrazze. Esso è costituito da un’impalcatura formata da pali verticali ed elementi orizzontali che li connettono tra loro ad una altezza tale da consentire il passaggio delle persone. Il pergolato è aperto su tre lati; sulla parte superiore (quella cioè che guarda al cielo) di solito si lasciano inerpicare delle piante rampicanti, magari sostenute da fili di ferro.

Proprio questa sua caratteristica di non creare alcun spazio coperto e di essere facilmente rimovibile fa sì che il pergolato rientri nelle opere di edilizia libera, per la quale quindi non è necessario alcun permesso di costruire.

Cos’è la tettoia?

La tettoia è invece un pergolato la cui parte superiore è coperta, anche in parte, con una struttura non facilmente amovibile: ad esempio mattonelle, lastre di vetro, legno, argilla.

Come vedremo a breve, non si può stabilire a priori se la tettoia necessita o meno di permesso di costruire: tutto dipende prevalentemente dalle sue dimensioni.

Cos’è la pergotenda?

A metà strada tra un pergolato e una tettoia vi è la pergotenda: si tratta di una struttura molto simile al pergolato (quindi costituita da montanti verticali e assi di raccordo orizzontali) dove però la copertura non è costituita da materiali rigidi come nella tettoia, ma da tessuti o altro materiale impermeabile, fisso e tuttavia facilmente ripiegabile, che ripara dal sole e dalla pioggia. Lo scopo della pergotenda è quello di aumentare, rispetto al pergolato, la fruibilità dello spazio; è più simile alla tettoia, da cui si distingue solo per via di una struttura più leggera.

Pergolato: ci vuole il permesso di costruire?

Sul pergolato, come abbiamo già anticipato, la giurisprudenza unanime è d’accordo nel senso di ritenere che esso non necessiti di licenze edilizie. Si tratta di una struttura che non crea spazio coperto. Difatti l’architrave del pergolato è costituito solo da montanti verticali (normalmente di legno o di ferro) uniti a loro volta da elementi orizzontali, ma senza alcuna copertura né rigida, né rimovibile, né retrattile. L’eventuale copertura viene compiuta di solito dai fiori o da fogliame secco. Dunque non si può parlare di nuova costruzione e non c’è bisogno di autorizzazioni amministrative da richiedere al Comune.

Di recente è stato tuttavia approvato un decreto ministeriale [2] contenente il cosiddetto glossario con «l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera». Ne abbiamo riportato il testo nell’articolo Lavori in casa senza bisogno di permesso di costruire. Con riferimento a quanto qui di interesse, il glossario chiarisce che non c’è bisogno del permesso per l’installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di pergolati di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo.

Secondo dunque i nuovi chiarimenti ministeriali, i pergolati, così del resto come i gazebo, non richiedono licenze edilizie solo se di limitate dimensioni.

Ciò non significa che si possa agire senza limiti. Lo stesso glossario, infatti, precisa che le opere devono essere effettuate «nel rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e di tutte le normative di settore». Dunque se esistono vincoli e norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, o prescrizioni paesaggistiche vanno rispettate e potrebbe essere necessario un permesso o un nulla osta. Così come va salvaguardato l’eventuale diritto di terzi e, in condominio, l’osservanza di ciò che è prescritto dal regolamento.

Tettoia: ci vuole il permesso?

Con riferimento alla tettoia, la giurisprudenza si è da sempre attenuta a una valutazione casistica: non conta tanto il materiale con cui questa è realizzata ma la sua dimensione. La tettoia per semplici scopi estetici o quella di grandezza talmente modesta da consentire solo la copertura della testa di una persona (si pensi a quella posta sopra l’uscio della porta di casa, necessaria a coprirsi dalla pioggia quando si infilano le chiavi nella serratura) non necessita di permesso di costruire. Invece la tettoia di grandi dimensioni costituisce un abuso edilizio se non ha prima ottenuto la licenza edilizia.

Insomma – sostiene il Consiglio di Stato – non è possibile affermare a priori se la tettoia richiede o meno il permesso di costruire, ma bisogna verificare come è stata realizzata. Spetta all’amministrazione motivare in modo preciso per quale ragione la tettoia supera i limiti entro cui non rientra più tra le opere di edilizia libera.

Ciò in quanto la disciplina della tettoia non è definita in modo univoco né nella normativa né in giurisprudenza.

Tettoie: cosa dice la legge?

La legge [3] contiene l’elenco delle opere di edilizia libera, le quali non necessitano di alcuna autorizzazione amministrativa. Non è chiaro se questo elenco ha natura esemplificativa o è tassativo. In più in esso sono indicate voci abbastanza generiche, tali da poter ricomprendere anche opere non espressamente nominate.

Con riferimento alle tettoie, la norma [4] considera opere di edilizia libera gli «elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici», concetto nel quale può sicuramente rientrare una tettoia genericamente intesa, come copertura comunque realizzata di un’area pertinenziale, come il terrazzo.

Anche in questo caso, però, l’elemento di distinzione tra le opere di edilizia libera e quelle soggette ad autorizzazione è la dimensione. Come abbiamo anticipato sopra, la tettoia per fini meramente estetici, di dimensioni tali da non creare spazio abitabile, non richiede permessi, mentre quella che crea uno spazio coperto ne necessita. Diversa è la conclusione invece per la tettoia di grandi dimensioni trattandosi in questo caso di nuova costruire con necessità di permesso di costruire.

Pergotende: ci vuole il permesso?

Chiudiamo con le pergotende. Il recente glossario delle opere di edilizia libera stabilisce la non necessità di permessi per l’installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento di tende, pergole, coperture leggere di arredo. Quindi per esse non è necessaria l’autorizzazione del Comune.

Gazebo: permessi

Il gazebo è una struttura leggera, non aderente ad altro immobile, coperta nella parte superiore e aperta ai lati, talora chiusa da tende. In caso di opere di limitate dimensioni e non stabilmente infisse al suolo, è possibile procedere in edilizia libera secondo il nuovo glossario in vigore dal 22 aprile. Non necessita di autorizzazione il gazebo installato per fini momentanei (si pensi al gazebo per un banchetto o un ricevimento).

Detrazioni fiscali

Pergolato

Non ha detrazione. Solo la tenda a pergola, ancorata stabilmente all’edificio, con copertura in tessuto o lamelle orientabili, marcata CE e a protezione di una superficie vetrata, può rientrare nell’ecobonus (detrazione del 65%) I pergolati sono tra le opere inserite dal glossario unico in edilizia libera, purché di limitate dimensioni e non stabilmente infisse al suolo. Ma una sentenza del Consiglio di Stato ha specificato che serve una valutazione caso per caso.

Gazebo

Non è prevista alcuna agevolazione per l’intervento singolo.

note

[1] Cons. Stato sent. n. 2715/18 e n. 2701/18 del 7.05.2018.

[2] D.m. 2 marzo 2018, pubblicato nella G.U. 7 aprile 2018 n. 81.

[3] Art. 6, T.U. n. 380/2001.

[4] Art. 6 comma lett. e) quinquies, T.U. n. 380/2001.

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 26 aprile – 7 maggio 2018, n. 2715

Presidente Santoro – Estensore Spisani

Fatto

Con la determinazione 18 ottobre 2011 meglio indicata in epigrafe, l’amministrazione intimata appellata ha ordinato ai ricorrenti appellanti, il primo quale usufruttuario responsabile e la seconda quale nuda proprietaria, di rimuovere in quanto abusiva, perché realizzata senza titolo alcuno, una copertura con tenda in tessuto sorretta da una struttura principale e secondaria di legno installata sulla terrazza a livello del locale soffitta al sesto piano dell’immobile situato in via Baldo degli Ubaldi 201 (doc. s.n. in I grado ricorrenti appellanti, atto impugnato, allegato al ricorso introduttivo).

Con la sentenza a sua volta meglio indicata in epigrafe, il TAR ha respinto il ricorso proposto dagli interessati contro tale provvedimento, ritenendo che l’opera integrasse ristrutturazione soggetta al necessario rilascio di un permesso di costruire, e non di un titolo edilizio minore, in quanto struttura stabile modificatrice della sagoma dell’edificio, e che quindi in mancanza del permesso stesso ne fosse stata correttamente ingiunta la demolizione.

Contro tale sentenza, gli originari ricorrenti hanno proposto impugnazione, con appello che contiene un unico complesso motivo in cui si deduce, in sintesi estrema, il travisamento del fatto, dal momento che la struttura per cui è causa, a dire della parte appellante, sarebbe in realtà una tenda parasole, liberamente installabile su edifici i quali, come quello interessato, non si trovano in zona vincolata per ragioni storico artistiche o ambientali.

L’amministrazione intimata ha resistito, con atto 8 agosto 2012 e memoria 21 marzo 2018, in cui chiede che l’appello sia respinto.

All’udienza del giorno 26 aprile 2018, la Sezione ha trattenuto il ricorso in decisione.

Diritto

1. L’appello è fondato e va accolto, per le ragioni di seguito precisate.

2. L’abuso contestato ai ricorrenti appellanti consiste nella realizzazione di una tettoia, ovvero di un manufatto la cui disciplina non è definita in modo univoco né nella normativa né in giurisprudenza.

2.1 Dal punto di vista normativo, va considerato anzitutto l’art. 6 del T.U. 6 giugno 2001 n.380, che contiene l’elenco delle opere di cd edilizia libera, le quali non necessitano di alcun titolo abilitativo; a prescindere dalla natura esemplificativa o tassativa che si voglia riconoscere a tale elenco, va poi osservato che esso comprende voci di per sé abbastanza generiche, tali da poter ricomprendere anche opere non espressamente nominate.

Con riferimento alle tettoie, rileva in particolare la voce di cui all’art. 6 comma lettera e) quinquies, che considera opere di edilizia libera gli “elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici”, concetto nel quale può sicuramente rientrare una tettoia genericamente intesa, come copertura comunque realizzata di un’area pertinenziale, come il terrazzo.

La norma è stata introdotta dall’art. 3 del d lgs. 25 novembre 2016 n.222, ma si deve considerare applicabile anche alle costruzioni precedenti, come quella per cui è causa, per due ragioni.

In primo luogo, nel diritto delle sanzioni è principio generale e notorio, e come tale non richiede puntuali citazioni, che non si possano subire conseguenze sfavorevoli per un comportamento in ipotesi illecito nel momento in cui è stato realizzato, che più non lo sia quando si tratti di applicare le sanzioni stesse.

In secondo luogo, la giurisprudenza di cui subito si dirà, anche in epoca anteriore alla modifica legislativa di cui s’è detto, distingueva all’interno della categoria in esame costruzione da costruzione assoggettandola a regime diverso a seconda delle sue caratteristiche.

2.2 In materia, è poi intervenuto di recente un chiarimento da parte del legislatore, ovvero il recente D.M. 2 marzo 2018, pubblicato nella G.U. 7 aprile 2018 n.81, di “Approvazione del glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera”, ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del citato d. lgs. 222/2016.

A sua volta, la norma dell’art. 1 comma 2 prevede che “Con riferimento alla materia edilizia, al fine di garantire omogeneità di regime giuridico in tutto il territorio nazionale, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è adottato un glossario unico, che contiene l’elenco delle principali opere edilizie, con l’individuazione della categoria di intervento a cui le stesse appartengono e del conseguente regime giuridico a cui sono sottoposte, ai sensi della tabella A di cui all’articolo 2 del presente decreto”.

Il decreto ministeriale attuativo di cui s’è detto comprende, al n.50 del glossario delle opere realizzabili senza titolo edilizio alcuno, in particolare le cd pergotende, ovvero, per comune esperienza, strutture di copertura di terrazzi e lastrici solari, di superficie anche non modesta, formate da montanti ed elementi orizzontali di raccordo e sormontate da una copertura fissa o ripiegabile formata da tessuto o altro materiale impermeabile, che ripara dal sole, ma anche dalla pioggia, aumentando la fruibilità della struttura. Si tratta quindi di un manufatto molto simile alla tettoia, che se ne distingue secondo logica solo per presentare una struttura più leggera.

2.3 Al polo opposto, v’è l’art. 10 comma 1 lettera a) del T.U. 380/2001, che assoggetta invece al titolo edilizio maggiore, ovvero al permesso di costruire, “gli interventi di nuova costruzione”. Come subito si vedrà, la giurisprudenza si fonda su tale norma per richiedere appunto il permesso di costruire nel caso di tettoie di particolari dimensioni e caratteristiche.

Si afferma infatti in via generale che tale struttura costituisce intervento di nuova costruzione e richiede il permesso di costruire nel momento in cui difetta dei requisiti richiesti per le pertinenze e gli interventi precari, ovvero quando modifica la sagoma dell’edificio: fra le molte, C.d.S. sez. IV 8 gennaio 2018 n.12 e sez. VI 16 febbraio 2017 n.694.

3. Da tutto ciò, emerge chiara una conseguenza: non è possibile affermare in assoluto che la tettoia richiede, o non richiede, il titolo edilizio maggiore e assoggettarla, o non assoggettarla, alla relativa sanzione senza considerare nello specifico come essa è realizzata. In proposito, quindi, l’amministrazione ha l’onere di motivare in modo esaustivo, attraverso una corretta e completa istruttoria che rilevi esattamente le opere compiute e spieghi per quale ragione esse superano i limiti entro i quali si può trattare di una copertura realizzabile in regime di edilizia libera.

4. Tutto ciò non si ritrova nel provvedimento impugnato, che come detto in narrativa si limita ad una descrizione generica di quanto rilevato, a fronte della quale, si noti, la difesa dei ricorrenti appellanti (già nel ricorso di I grado a p. 4) è nel senso che si tratterebbe di una tenda da sole scorrevole su binari, ovvero proprio di una delle pergotende di cui si è detto.

Il provvedimento stesso va allora annullato, con salvezza com’è ovvio di eventuali successivi provvedimenti dell’amministrazione, conseguenti a un congruo riesame della fattispecie concreta.

5. La particolarità del caso deciso, come fin qui illustrato, è giusto motivo per compensare le spese di entrambi i gradi del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto (ricorso n.6051/2012), lo accoglie e, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado (n.358/2012 R.G. TAR Lazio Roma) e annulla la determinazione 18 ottobre 2011 n.1748 del Dirigente dell’Unità organizzativa tecnica del Municipio XVIII di Roma Capitale.

Compensa per intero fra le parti le spese dell’intero giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 26 aprile – 7 maggio 2018, n. 2701

Presidente Santoro – Estensore Spisani

Fatto

Con l’ordinanza meglio indicata in epigrafe, il Comune intimato appellato ha ingiunto alla ricorrente appellante di demolire in quanto abusive due opere realizzate nell’abitazione di sua proprietà che si trova a Porto Rotondo, località Punta Nuraghe, su terreno distinto al catasto al foglio 2 mappale 1056 sub 5; si tratta in particolare della costruzione di un soppalco di 3 metri per 3 metri con annesso un bagno di 2,30 per 1,15 metri circa e della trasformazione di un lastrico solare di circa 16 mq in veranda mediante una copertura installata al posto della pergola che invece era stata autorizzata, il tutto costruito senza titolo in zona sottoposta a vincolo paesistico come da D.M. 30 novembre 1965 e 11 gennaio 1968 (doc. 7 in I grado ricorrente appellante, ordinanza citata).

Con la sentenza meglio indicata in epigrafe, il TA ha respinto il ricorso proposto contro tale ordinanza; in motivazione, ha ritenuto in sintesi che il soppalco in questione abbia realizzato un aumento della superficie utile dell’appartamento, e quindi del carico urbanistico, dato che ospita un bagno ed un posto letto, e che quindi esso necessitasse di permesso di costruire; ha ancora ritenuto che la veranda, costituita da una struttura in legno coperta da una guaina impermeabile, fosse difforme dalla pergola coperta di canne che invece era stata assentita.

Contro tale sentenza, l’interessata ha proposto impugnazione, con appello che contiene un unico motivo, secondo logica di violazione dell’art. 31 del T.U. 6 giugno 2001 n.380, in cui sostiene che gli interventi in questione richiederebbero, al più, un titolo edilizio minore come la segnalazione certificata di inizio attività – SCIA, e in sua mancanza sarebbero passibili di sole sanzioni pecuniarie.

Il Comune non si è costituito.

All’udienza del giorno 26 aprile 2018, la Sezione ha trattenuto il ricorso in decisione.

Diritto

1. L’appello è parzialmente fondato, nei termini di quanto subito si dirà.

2. L’ordinanza impugnata in primo grado si riferisce a due distinte opere, ovvero alla realizzazione senza titolo di un soppalco interno all’abitazione della ricorrente appellante e alla trasformazione in veranda di un manufatto assentito come pergola esterna coperta di incannicciato.

Le opere in questione, di natura all’evidenza diversa, vanno considerate separatamente.

3. Con riferimento al soppalco, vale quanto già affermato in via generale dalla Sezione in particolare nella sentenza 2 marzo 2017 n.985, che si cita per tutte.

3.1 Il soppalco, ovvero lo spazio aggiuntivo che si ricava all’interno di un locale, di solito come nella specie, un’abitazione, interponendovi un solaio, è soggetto ad una disciplina edilizia che non è definita in modo univoco, ma va apprezzata caso per caso, in relazione alle caratteristiche del manufatto.

In linea di principio, il soppalco richiede infatti il permesso di costruire quando sia di dimensioni non modeste e comporti una sostanziale ristrutturazione dell’immobile preesistente, ai sensi dell’art. 3 comma 1 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, con incremento delle relative superfici dell’immobile e in prospettiva del carico urbanistico: così per tutte C.d.S. 3 settembre 2014 n.4468.

Il soppalco che non sia tale da incrementare la superficie utile dell’immobile, e in particolare quello che non sia suscettibile di utilizzo come stanza di soggiorno a sé stante rientrerà invece nell’ambito degli interventi edilizi minori, per i quali comunque il permesso di costruire non è richiesto.

3.2 Applicando il principio appena delineato al caso di specie, risulta immediato affermare che, come già ritenuto dal Giudice di primo grado, il soppalco realizzato dalla ricorrente appellante rientra fra quelli che richiedono il permesso di costruire.

Esso infatti si compone di uno spazio nel quale è stata realizzata una piccola stanza da bagno, e quindi, per definizione, uno spazio fruibile dalle persone: di conseguenza, il carico urbanistico risulta incrementato, con necessità di ottenere il titolo edilizio in questione.

4. Considerazioni diverse vanno svolte a proposito della veranda asseritamente realizzata mediante trasformazione del pergolato già assentito

4.1 Con riferimento specifico al pergolato, la Sezione ha avuto già modo di affermare che lo stesso è una struttura realizzata al fine di adornare e ombreggiare giardini o terrazze, costituita un’impalcatura formata da montanti verticali ed elementi orizzontali che li connettono ad una altezza tale da consentire il passaggio delle persone. Di norma quindi il pergolato, come struttura aperta su tre lati e nella parte superiore, non richiede alcun titolo edilizio. Di contro, il pergolato stesso, quando sia coperto superiormente, anche in parte, con una struttura non facilmente amovibile, diventa una tettoia, ed è soggetto alla disciplina relativa: così C.d.S. sez. VI 25 gennaio 2017 n.306.

5. La disciplina della tettoia, peraltro, non è definita in modo univoco né nella normativa né in giurisprudenza.

5.1 Dal punto di vista normativo, va considerato anzitutto l’art. 6 del T.U. 6 giugno 2001 n.380, che contiene l’elenco delle opere di cd edilizia libera, le quali non necessitano di alcun titolo abilitativo; a prescindere dalla natura esemplificativa o tassativa che si voglia riconoscere a tale elenco, va poi osservato che esso comprende voci di per sé abbastanza generiche, tali da poter ricomprendere anche opere non espressamente nominate.

Con riferimento alle tettoie, rileva in particolare la voce di cui all’art. 6 comma lettera e) quinquies, che considera opere di edilizia libera gli “elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici”, concetto nel quale può sicuramente rientrare una tettoia genericamente intesa, come copertura comunque realizzata di un’area pertinenziale, come il terrazzo.

La norma è stata introdotta dall’art. 3 del d lgs. 25 novembre 2016 n.222, ma si deve considerare applicabile anche alle costruzioni precedenti, come quella per cui è causa, per due ragioni.

In primo luogo, nel diritto delle sanzioni è principio generale e notorio, e come tale non richiede puntuali citazioni, che non si possano subire conseguenze sfavorevoli per un comportamento in ipotesi illecito nel momento in cui è stato realizzato, che più non lo sia quando si tratti di applicare le sanzioni stesse.

In secondo luogo, la giurisprudenza di cui subito si dirà, anche in epoca anteriore alla modifica legislativa di cui s’è detto, distingueva all’interno della categoria in esame costruzione da costruzione assoggettandola a regime diverso a seconda delle sue caratteristiche.

5.2 In materia, è poi intervenuto di recente un chiarimento da parte del legislatore, ovvero il recente D.M. 2 marzo 2018, pubblicato nella G.U. 7 aprile 2018 n.81, di “Approvazione del glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera”, ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del citato d. lgs. 222/2016.

A sua volta, la norma dell’art. 1 comma 2 prevede che “Con riferimento alla materia edilizia, al fine di garantire omogeneità di regime giuridico in tutto il territorio nazionale, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è adottato un glossario unico, che contiene l’elenco delle principali opere edilizie, con l’individuazione della categoria di intervento a cui le stesse appartengono e del conseguente regime giuridico a cui sono sottoposte, ai sensi della tabella A di cui all’articolo 2 del presente decreto”.

Il decreto ministeriale attuativo di cui s’è detto comprende, al n.50 del glossario delle opere realizzabili senza titolo edilizio alcuno, in particolare le cd pergotende, ovvero, per comune esperienza, strutture di copertura di terrazzi e lastrici solari, di superficie anche non modesta, formate da montanti ed elementi orizzontali di raccordo e sormontate da una copertura fissa o ripiegabile formata da tessuto o altro materiale impermeabile, che ripara dal sole, ma anche dalla pioggia, aumentando la fruibilità della struttura. Si tratta quindi di un manufatto molto simile alla tettoia, che se ne distingue secondo logica solo per presentare una struttura più leggera.

5.3 Al polo opposto, v’è l’art. 10 comma 1 lettera a) del T.U. 380/2001, che assoggetta invece al titolo edilizio maggiore, ovvero al permesso di costruire, “gli interventi di nuova costruzione”. Come subito si vedrà, la giurisprudenza si fonda su tale norma per richiedere appunto il permesso di costruire nel caso di tettoie di particolari dimensioni e caratteristiche.

Si afferma infatti in via generale che tale struttura costituisce intervento di nuova costruzione e richiede il permesso di costruire nel momento in cui difetta dei requisiti richiesti per le pertinenze e gli interventi precari, ovvero quando modifica la sagoma dell’edificio: fra le molte, C.d.S. sez. IV 8 gennaio 2018 n.12 e sez. VI 16 febbraio 2017 n.694.

6. Da tutto ciò, emerge chiara una conseguenza: non è possibile affermare in assoluto che la tettoia richiede, o non richiede, il titolo edilizio maggiore e assoggettarla, o non assoggettarla, alla relativa sanzione senza considerare nello specifico come essa è realizzata. In proposito, quindi, l’amministrazione ha l’onere di motivare in modo esaustivo, attraverso una corretta e completa istruttoria che rilevi esattamente le opere compiute e spieghi per quale ragione esse superano i limiti entro i quali si può trattare di una copertura realizzabile in regime di edilizia libera.

7. Tutto ciò non si ritrova nel provvedimento impugnato, che come detto in narrativa si limita ad una descrizione generica di quanto rilevato; esso va allora annullato nella parte corrispondente indicata in dispositivo, con salvezza com’è ovvio di eventuali successivi provvedimenti dell’amministrazione, conseguenti a un congruo riesame della fattispecie concreta.

8. La parziale soccombenza è giusto motivo per compensare per intero fra le parti le spese dei due gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto (ricorso n.2390/2012), lo accoglie in parte e per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, accoglie per quanto di ragione il ricorso di primo grado (ricorso n. 75/2010 R.G. TAR Sardegna) e annulla l’ordinanza 7 ottobre 2009 n.31 del Comune di Olbia nella sola parte concernente la trasformazione del un lastrico solare di circa 16 mq in veranda coperta mediante copertura installata al posto della pergola autorizzata.

Compensa per intero fra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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