HOME Articoli

Che significa? Maternità surrogata: come funziona l’utero in affitto?

Che significa? Pubblicato il 2 giugno 2018

Articolo di




> Che significa? Pubblicato il 2 giugno 2018

Mettere al mondo un figlio è il desiderio di molte coppie ma quando ciò non è possibile esistono delle alternative, vediamo quali.

Coronare un sogno d’amore, completare la coppia, continuare la stirpe, avere un erede, sono solo alcuni dei motivi che spingono ad avere un figlio. Donare la vita ad un altro essere umano è probabilmente una delle cose più belle ma se questo diventa impossibile per motivi di salute, o per il superamento nel naturale limite di età, il sogno si trasforma in incubo. Quando neanche i trattamenti ormonali o la fecondazione assistita portano al risultato tanto sperato, la maggior parte delle coppie tende ad arrendersi pensando di non essere destinata a diventare genitori. Molti non prendono in considerazione il percorso dell’adozione perché lo ritengono troppo complesso ma si orientano verso una pratica che in Italia non è legale ma in molte nazioni del mondo, come ad esempio gli Stati Uniti o la Russia, viene regolarmente riconosciuta, la maternità surrogata: come funziona l’utero in affitto?

L’utero in affitto

In alcuni Stati, come è possibile affittare un appartamento o un’automobile è possibile affittare anche un utero. Alcuni a questa affermazione potrebbero inorridire ma è quello che accade davvero in luoghi in cui la maternità surrogata è oramai una pratica consolidata e nessuno o pochi si scandalizzano. Da una parte vi sono delle donne, o degli uomini, che non possono avere figli per i motivi più diversi, dall’altra, invece, vi sono donne giovani e fertili che mettono a disposizione il proprio corpo per fare nascere dei bambini. In sostanza, grazie alla maternità surrogata si soddisfano vicendevolmente queste due diverse esigenze che comunque, indipendentemente da tutto, meritano la giusta attenzione.

Le parti coinvolte in questo particolare rapporto giuridico sono essenzialmente la madre surrogata, ossia la donna che materialmente offre il proprio utero, e i futuri genitori del bambino. Un apposito contratto, sottoscritto tra le parti, evidenzia i reciprochi obblighi e stabilisce il compenso per la madre surrogata che varia a seconda della nazione di riferimento. Questo, a grandi linee, è quello che accade ma sono in molti a domandarsi, quando si parla di maternità surrogata, come funziona esattamente l’utero in affitto?

Come funziona l’utero in affitto?

Generalmente, si rivolge ad una madre surrogata il single, la coppia eterosessuale o omosessuale che non può avere figli o che, pur potendoli avere, preferisce che sia un’altra persona a portare avanti la gravidanza per i motivi più disparati.

Chi è interessato a questa pratica si rivolge ad apposite organizzazioni che seguono i futuri genitori in ogni fase. Dal momento che l’utero in affitto in Italia è assolutamente vietato e considerato reato, gli italiani che sono orientati verso questa forma alternativa di procreazione devono recarsi nelle nazioni in cui è legale.

Arrivati sul posto, l’organizzazione predispone un incontro conoscitivo in cui si espongono i vari passaggi della procedura e si consente alle parti di conoscersi e familiarizzare.

Con la maternità surrogata vengono impiantati spermatozoi e ovuli dei richiedenti oppure di donatori e donatrici attraverso concepimento in vitro.

Le donne che pongono il proprio utero in affitto lo fanno, nella gran parte dei casi, a scopo di lucro, alcune però si prestano per scopi solidaristici, ad esempio come avviene tra sorelle o amiche di cui una è sterile e l’altra porta avanti la gravidanza al suo posto.

La trascrizione

Il bambino nasce nella nazione estera dove la maternità surrogata viene considerata legale e da quel momento in poi la madre cessa il suo compito e affida il piccolo ai suoi genitori. La nascita viene regolarmente registrata nello Stato in cui avviene e il bambino è munito dunque di certificato.

Con riferimento al ritorno in Italia, l’atto di nascita deve essere trascritto presso il Comune di appartenenza. Se per le coppie eterosessuali la procedura è relativamente più semplice in quanto si diventa automaticamente genitori del bambino nato all’estero, per le coppie omosessuali il genitore è solo uno, soltanto quello biologico, per l’altro la coppia si deve rivolgere al tribunale chiedendo l’adozione.

Casi di maternità surrogata

I casi di maternità surrogata sono molto frequenti anche tra i vip, italiani ed internazionali, in quanto, essendo una pratica abbastanza costosa, non tutti possono permetterselo. Ne hanno fatto ricorso ad esempio Ricky Martin e Jodie Foster come single, Sarah Jessica Parker e Matthew Broderick, Kim Kardashian e Kanye West, come coppie eterosessuali, Elton John e David Furnish, Niky Vendola ed Eddy Testa come coppie omosessuali. Questi ultimi, in particolare, sono genitori di un figlio nato da madre surrogata in Canada e, pur essendo uniti civilmente, a seguito della legge sulle unioni civili, a causa della mancata approvazione della stepchild adoption, ossia dell’adozione del figlio del partner, attualmente per la legge italiana viene riconosciuto padre del bambino solo Eddy Testa, quale padre biologico, e non anche Niky Vendola.

Non commette reato di falsa certificazione la donna che dichiara di essere la madre di bambini nati con la maternità surrogata, con fecondazione eterologa, se in quel Paese la pratica è lecita. La Cassazione ribadisce il principio in relazione ad una vicenda di utero in affitto avvenuto in Ucraina, paese dove tale pratica è consentita dalla legge nazionale, a condizione che uno dei due committenti sia anche il genitore biologico, circostanza ricorrente nella fattispecie. Per i giudici, non solo manca il dolo del reato di alterazione di stato nella richiesta di registrazione dell’atto di nascita, ma anche l’elemento oggettivo, posto che il concetto di stato di filiazione tende ad essere non più legato ad una relazione necessariamente biologica, ma sempre più ad essere considerato legame giuridico. Corte di Cassazione,Sezione 6, Penale, Sentenza , n. 48696.

 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI