Diritto e Fisco | Editoriale

Come si diventa cattivo pagatore senza esserlo

15 maggio 2018


Come si diventa cattivo pagatore senza esserlo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 maggio 2018



La segnalazione in Crif conseguente a un prestito richiesto e rifiutato o a un mutuo mai richiesto in banca.

A volte può capitare di trovarsi segnalati nelle banche dati dei cattivi pagatori e, soprattutto, senza avere mai ricevuto un prestito o mancato o ritardato una rata di un mutuo o di una finanziaria. Possibile? È successo a numerosi lettori che, increduli, hanno trovato il proprio nome presente in Crif. Per riabilitarsi, in alcuni casi, basta aspettare poche settimane; in altre ipotesi, invece, siamo dinanzi a vere e proprie truffe contro le quali è necessario presentare un reclamo. Se anche a te è capitata qualcosa del genere e, in tali circostanze, ti sei chiesto come si diventa cattivo pagatore senza esserlo, ecco questa breve guida che ti spiegherà i casi più ricorrenti in cui, per errore o prassi, si fa la parte dei debitori insolventi.

Prestito non accettato e segnalazione in Centrale rischi

Il primo caso in cui si passa per cattivo pagatore senza esserlo è quando si fa una richiesta di un prestito e questa viene rifiutata. In tali casi, infatti, pur non avendo mai ricevuto un prestito e, quindi, non avendo alcun obbligo di restituire il denaro, si viene ugualmente segnalati in Crif e nelle altre centrali rischi private. L’informazione resta presente negli archivi per 30 giorni (calcolati, però, non dalla data della richiesta, bensì dalla data della comunicazione effettuata dall’istituto di credito a Crif), dopo i quali viene cancellata in automatico.

Qui però c’è un equivoco di fondo: il fatto che il proprio nominativo sia presente in tali banche dati non significa essere “cattivi pagatori”, anche se comunemente lo si crede. La ragione è presto detta.

Esistono delle banche dati, chiamate Sic (acronimo che sta per: Sistema di Informazioni Creditizie), che raccolgono tutta la “storia creditizia” di chi si rivolge a intermediari come banche, poste e finanziarie. Ogni richiesta di prestito, accolta o non accolta, ogni pagamento, mancato pagamento o pagamento in ritardo delle rate, viene “registrato” in tali archivi e lì resta per un arco di tempo predeterminato. Le Sic più note sono Crif, Experian, Agos Ducato.

Lo scopo delle Sic è quello di tutelare il sistema bancario nei confronti di soggetti eccessivamente esposti a debiti e, quindi, non in grado di rispettare gli impegni presi. Facciamo un esempio per capire meglio come funzionano. Immaginiamo una persona che si presenti a una finanziaria per ottenere un prestito per l’acquisto di un televisore; come prova del proprio reddito presenta la busta paga. Il giorno dopo, con la stessa busta paga, si reca da un’altra finanziaria per chiedere i soldi necessari a comprare l’arredo del soggiorno. Il terzo giorno ripete la stessa storia per acquistare l’auto nuova. Alla fine, se le tre finanziarie non potessero dialogare tra loro attraverso un sistema di interscambio dei dati, ciascuna avrebbe accordato il prestito al proprio cliente, confortata dalla presenza di un reddito mensile erogato da un’azienda. In verità, tale stipendio è di fatto assottigliano dalla contestuale presenza di ben tre finanziamenti. Le Sic servono proprio a informare gli intermediari finanziari cui il cittadino si rivolge di quelle che sono le sue passività, il residuo da pagare, l’eventuale puntualità nei versamenti delle rate, la presenza di debiti insoluti.

Chi chiede un prestito e se lo vede negato resta quindi presente in Crif e nelle altre centrali di rischio private (da non confondere con quella della Banca d’Italia che, invece, raccoglie solo i dati negativi del correntista ossia i mancati pagamenti).

Chi chiede un prestito e poi vi rinuncia prima ancora che vi sia stata la formale accettazione o rifiuto, non deve però essere iscritto nelle Sic in quanto manca proprio il presupposto per la registrazione dell’informazione.

Per tutelarsi conviene inviare un reclamo scritto alla finanziaria o alla banca, chiarendo che la propria richiesta di prestito in realtà non è mai diventata definitiva e che quindi non ci può essere un esito negativo a una domanda che di fatto non è arrivata a conclusione.

La Finanziaria è tenuta a correggere la comunicazione inviata alla Sic a pena di risarcimento per i danni subìti all’immagine.

In caso di errori o di mancate cancellazioni di nominativi che non dovrebbero stare nelle banche dati, attraverso un reclamo scritto si deve chiedere di provvedere a una rettifica alla banca o alla finanziaria che ha fatto la segnalazione. Se entro i 30 giorni successivi non arriva risposta o ne arriva una insoddisfacente, si può fare ricorso all’Arbitro bancario e finanziario (www.arbitrobancariofinanziario.it). Si tratta di un ricorso che ha lo scopo di trovare una conciliazione senza coinvolgere il giudice. Il costo è di poche decine di euro e la procedura è interamente online.

Furto di identità e mutuo mai richiesto

Il secondo caso in cui si diventa cattivo pagatore senza esserlo è invece il frutto di una truffa. Si parte da un furto d’identità: un criminale riesce a ottenere copia dei documenti di identità di un’altra persona, di solito giustificandolo con la vittoria di un premio o con una offerta di lavoro o l’invio di un curriculum a una azienda importante. Con la copia di questi documenti viene poi creato un documento falso di carta, del tutto simile a quello originale. Il terzo passaggio vede il malvivente andare in banca e chiedere un prestito per conto dell’ignara vittima, inconsapevole in quel momento che qualcun altro sta sfruttando la sua identità per contrarre un debito, debito che ovviamente non ha alcuna intenzione di onorare. Così il titolare della carta di credito falsificata si trova, sul più bello, segnalato alla Centrale Rischi della banca d’Italia o alla Crif. Di solito, si scopre la truffa nel momento in cui si riceve un sollecito di pagamento da parte della banca mutuante o quando si va a chiedere, a propria volta, un finanziamento e lì il dipendente di banca rivela l’impossibilità ad erogarlo per via della pendenza.

In questi casi la reazione deve essere più incisiva: bisognerà innanzitutto sporgere una querela presso i carabinieri o la polizia cercando di ricordare a chi è stata mostrata, negli ultimi mesi, la propria carta di identità. Dopodiché bisogna presentare una copia della querela alla banca accompagnandola da un reclamo. L’istituto di credito sarà tenuto a cancellare la segnalazione fatta in capo all’incolpevole vittima; diversamente potrà essere trascinata in tribunale.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI