Diritto e Fisco | Editoriale

Equo indennizzo per eccessiva durata del processo


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 maggio 2018



Richiesta di indennizzo per irragionevole durata dei processi: i presupposti, i rimedi preventivi obbligatori e la procedura da seguire.

In Italia, si sa, spesso i processi durano molti anni, con ciò compromettendo, talvolta, i diritti dei cittadini. Per tale ragione, nel 2001, il legislatore ha emanato una legge (cosiddetta Legge Pinto) [1] che ha previsto il diritto ad un equo indennizzo per chi subisce un processo eccessivamente lungo (o meglio la cui durata sia ritenuta irragionevole secondo dei parametri ben precisi previsti dalla stessa normativa). In quali casi, quindi, può essere richiesto ed ottenuto questo indennizzo e come si richiede? Tutte le risposte sono in questa guida che cerca di illustrare, passo per passo, la procedura, i diritti, le novità legislative e le conseguenze della disciplina sull’equa riparazione in caso di violazione del principio di ragionevole durata del processo.

 Equo indennizzo: i presupposti

Secondo la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali [2] ogni persona ha diritto a vedere esaminata la sua causa equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole, da un tribunale indipendente ed imparziale (costituito per legge) chiamato a pronunciarsi sulle controversie inerenti ai suoi diritti e doveri (di carattere civile) così come sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti. In sostanza, chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa del mancato rispetto del termine ragionevole previsto per la definizione dei processi, ha diritto ad una equa riparazione. Ma quando la durata del processo si dice irragionevole?

Si considera rispettato il termine ragionevole [3] se il processo non eccede la durata:

  • di tre anni, in primo grado;
  • di due anni, in secondo grado;
  • di un anno, nel giudizio di legittimità.

Ai fini del computo della durata, il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio o con la notificazione dell’atto di citazione. Si considera, altresì, rispettato il termine ragionevole se:

  • il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni;
  • la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni.

Ai fini del computo della ragionevole durata del processo, il processo penale si considera iniziato con l’assunzione della qualità di imputato, di parte civile e di responsabile civile ovvero quando l’indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è stato sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui è iniziato a decorrere il termine per proporre l’impugnazione e la proposizione della stessa.

In pratica: se i termini del vostro procedimento superano questi appena descritti e ciò vi ha causato un danno patrimoniale o non patrimoniale (immaginiamo le spese legali oppure ansia, stress, o ancora il mancato superamento di un concorso) potrete chiedere un’equa riparazione.

Ma in che fase del processo è possibile presentare la richiesta? Fino a poco tempo fa il presupposto indefettibile per la presentazione della domanda di equa riparazione era la conclusione del processo del quale si lamentava la eccessiva durata (doveva, infatti, dirsi concluso in via definitiva) [4]. Una recente sentenza della Corte Costituzionale [5] ha, però, dichiarato illegittima la Legge Pinto nella parte in cui prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta, a pena di inammissibilità, solo se il giudizio presupposto si è concluso in via definitiva. Ad oggi, dunque, l’indennizzo può essere richiesto anche prima della fine del processo, non appena sia maturato l’irragionevole ritardo calcolato secondo i parametri appena indicati.

Nessuna riparazione senza rimedi preventivi

Dal 2016 [6] il legislatore ha previsto dei rimedi preventivi che, se non esperiti, rendono inammissibile la domanda di equa riparazione.

  1. Nei processi civili [7] è indispensabile:
  • l’introduzione del giudizio nelle forme del procedimento sommario di cognizione;
  • la richiesta di passaggio da rito ordinario al rito sommario, entro l’udienza di trattazione e comunque almeno sei mesi prima del termine previsto per la declaratoria di irragionevole durata del processo;
  • l’istanza di decisione a seguito di trattazione orale (per i processi in cui non si applica il rito sommario di cognizione ed in grado di appello), almeno sei mesi prima del termine previsto per la declaratoria di irragionevole durata del processo.
  1. Nei processi penali, la domanda può essere ammessa solo se l’imputato, la parte civile ed il responsabile civile hanno depositato personalmente, o a mezzo di procuratore speciale, un’istanza di accelerazione almeno sei mesi prima del termine previsto per la declaratoria di irragionevole durata del processo.
  2. Nei giudizi dinanzi al giudice amministrativo, solo se è stata presentata un’istanza di prelievo, almeno sei mesi prima del termine previsto per la declaratoria di irragionevole durata del processo.
  3. Nei procedimenti contabili dinanzi alla Corte dei conti, la parte deve avere depositato personalmente, o a mezzo di procuratore speciale, un’istanza di accelerazione, almeno sei mesi prima del termine previsto per la declaratoria di irragionevole durata del processo.
  4. Nei giudizi dinanzi alla Corte di cassazione, la parte deve avere depositato un’istanza di accelerazione, almeno due mesi prima del termine previsto per la declaratoria di irragionevole durata del processo.

Riparazione per irragionevole durata del processo: procedura

La domanda di equa riparazione va proposta con ricorso indirizzato al presidente della corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo di cui si lamenta la irragionevole durata [8]. Se, ad esempio, il processo troppo lungo è stato celebrato (o è ancora pendente) dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Napoli, il ricorso dovrà essere presentato alla corte di appello di Napoli.

Il ricorso è proposto:

  • nei confronti del Ministro della giustizia in caso di procedimenti del giudice ordinario;
  • nei confronti del Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare.

Insieme al ricorso, il ricorrente deve depositare copia autentica:

  • dell’atto di citazione, del ricorso, delle comparse o memorie relative al procedimento;
  • dei verbali di causa e dei provvedimenti del giudice;
  • del provvedimento che ha definito il giudizio, qualora questo si sia concluso con sentenza od ordinanza irrevocabili.

La domanda di riparazione, come abbiamo già detto, secondo il nuovo insegnamento della corte costituzionale, può essere proposta anche in pendenza del procedimento presupposto ovvero, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva [9].

Richiesta di equa riparazione: la decisione

 Il presidente della corte di appello, o un magistrato della corte di appello a tal fine designato (che deve essere necessariamente diverso dal giudice del processo presupposto), provvede sulla domanda di equa riparazione con decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso [10]. Se il ricorso è accolto, il giudice ingiunge all’amministrazione contro cui è stata proposta la domanda, di pagare senza dilazione la somma liquidata a titolo di equa riparazione. Se il ricorso è in tutto o in parte respinto, la domanda non può essere riproposta, ma la parte può fare opposizione. Nel caso in cui la domanda sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata, il giudice può condannare il ricorrente al pagamento in favore della cassa delle ammende di una somma di denaro non inferiore ad euro 1.000 e non superiore ad euro 10.000 [11].

L’opposizione al provvedimento di rigetto

Contro il decreto che ha deciso sulla domanda di equa riparazione può essere proposta opposizione [12]. L’opposizione si propone:

  • nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero dalla sua notificazione;
  • con ricorso davanti alla corte di appello del distretto al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto.

La corte si pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, con decreto impugnabile in cassazione.

L’indennizzo per irragionevole durata del processo: l’ammontare

L’indennizzo è determinato tenendo conto:

  • dell’esito del processo;
  • del comportamento del giudice e delle parti;
  • della natura degli interessi coinvolti;
  • del valore e della rilevanza della causa, valutati in relazione alle condizioni personali della parte.

Nello specifico, il giudice, in caso di accoglimento della domanda, liquida a titolo di equa riparazione, di regola, una somma di denaro:

  • non inferiore ad euro 400;
  • non superiore ad euro 800;

per ciascun anno, o frazione di anno che superi i sei mesi, che ecceda il termine ragionevole di durata del processo.

La somma può essere incrementata:

  • fino al 20% per gli anni successivi al terzo;
  • fino al 40% per gli anni successivi al settimo;
  • fino al 20% per ciascun ricorso riunito (se ve n’è più d’uno e ne sia disposta la riunione) quando la riunione avviene su istanza di parte.

La somma può essere anche diminuita:

  • fino al 20% quando le parti del processo presupposto sono più di dieci;
  • fino al 40% quando le parti del processo sono più di cinquanta [13].

In nessun caso la misura dell’indennizzo può essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice.

Esclusione dell’indennizzo

L’indennizzo non è riconosciuto:

  • in favore della parte che ha agito o resistito consapevole della infondatezza originaria o sopravvenuta delle proprie domande o difese;
  • alla parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta;
  • alla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta;
  • in ogni altro caso di abuso dei poteri processuali che abbia determinato una ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento [14].

Insussistenza del pregiudizio: rigetto della richiesta

Vi sono casi in cui il pregiudizio di irragionevole durata del processo si presume insussistente (salvo ovviamente prova contraria), ovvero in caso di:

  • dichiarazione di intervenuta prescrizione del reato, limitatamente all’imputato;
  • contumacia della parte;
  • estinzione del processo per rinuncia o inattività delle parti;
  • perenzione del ricorso, per il giudizio amministrativo;
  • mancata presentazione della domanda di riunione nel giudizio amministrativo presupposto, in pendenza di giudizi introdotti dalla stessa parte;
  • introduzione di domande nuove, connesse con altre già proposte, con ricorso separato, pur ricorrendo i presupposti per i motivi aggiunti;
  • irrisorietà della pretesa o del valore della causa, valutata anche in relazione alle condizioni personali della parte [15].

Anche il danno si presume insussistente quando la parte ha conseguito, per effetto della irragionevole durata del processo, vantaggi patrimoniali eguali o maggiori rispetto alla misura dell’indennizzo altrimenti dovuto [16].

note

[1] L. n.89 del 24.03.2001.

[2] Art. 6 L. n. 848 del 4.08.1955.

[3] Art. 2 L. n. 89 del 24.03.2001.

[4] Art. 4 L. n. 89 del 24.03.2001.

[5] C. Cost. Sent. n. 88/2018.

[6] D.M. del 28.10.2016.

[7] Art. 1 ter L. n. 89 del 24.03.2001.

[8] Art. 3 L. n. 89 del 24.03.2001.

[9] Art. 4 L. n. 89 del 24.03.2001.

[10] Art. 3 co. 4 L. n. 89 del 24.03.2001.

[11] Art. 5 quater L. n. 89 del 24.03.2001.

[12] Art. 5 ter L. n. 89 del 24.03.2001.

[13] Art. 2 bis L. n. 89 del 24.03.2001.

[14] Art. 2 co. 2 quiniquies L. n. 89 del 24.03.2001.

[15] Art. 2 co. 2 sexies L. n. 89 del 24.03.2001.

[16] Art. 2 co. 2 septies L. n. 89 del 24.03.2001.

 

 

 

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