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Booking e Airbnb contro la tassa sugli affitti brevi

10 Maggio 2017


Booking e Airbnb contro la tassa sugli affitti brevi

> Business Pubblicato il 10 Maggio 2017



Il gigante degli affitti brevi Airbnb e il sito di prenotazioni Booking attaccano le regole contenute nella cosiddetta «manovrina».

I grandi portali web attaccano la cosiddetta «tassa Airbnb» che introduce la possibilità di optare per la cedolare secca anche per gli affitti brevi e l’obbligo, sempre per  i portali, di agire come sostituto di imposta per le prenotazioni online.

In pratica far anticipare ai proprietari di case le tasse da girare direttamente allo Stato (Affitti turistici: Airbnb pagherà le tasse!): «Il meccanismo del sostituto d’imposta rischia di minare l’efficacia stessa della normativa», ha spiegato Alessandro Tommasi di Airbnb Italy in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite a Montecitorio sulla manovra, approvata dal Cdm e ora all’esame del Parlamento.

La soluzione secondo Airbnb

Airbnb è una piattaforma che ha fatto della trasparenza il proprio cardine semplificando la vita, sia per chi affitta, sia per le amministrazioni, sul problema della tassa di soggiorno che in circa 250 giurisdizioni del mondo la raccoglie e la versa automaticamente per conto dei suoi ospiti. Airbnb ha quindi indicato di trovare degli accordi con la stessa Agenzia delle Entrate ricordando che le norme internazionali prevedono, l’impossibilità di imporre un obbligo di sostituto di imposta alle piattaforme internazionali.

Booking ribatte alla tassa affitti brevi

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Booking.com, secondo cui gli strumenti previsti dalla manovra-bis per la tassazione degli affitti brevi sono non attuabili e non proporzionali allo scopo. La lotta all’evasione sono condivisibili secondo i rappresentanti del portale online ma non fattibili basta pensare che nella maggior parte dei casi gli ospiti pagano direttamente il proprietario dell’appartamento e Booking non fa altro che fornire una piattaforma che consente di metterli in contatto.  Inoltre agire come sostituto di imposta presuppone che il portale abbia in Italia una stabile organizzazione, cosa che Booking non ha e dove sono i proprietari i responsabili della regolarità degli alloggi e degli obblighi fiscali.

Regolare un fenomeno complesso

Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera ha comunque risposto che «Non esiste una tassa AirBnb ma una proposta coerente rispetto alla trasformazione in corso del mercato fatta dal governo sulla quale il Parlamento farà le proprie valutazioni . Stiamo cercando di regolare un fenomeno complesso e incredibilmente fuori controllo e stiamo lavorando, anche attraverso un allungamento delle audizioni, proprio per consentire a tutti gli attori coinvolti di dire la propria. Quello che non si può più consentire – ha aggiunto – è l’evasione totale che avviene da tempo in questo settore. Airbnb o Booking se pagano le imposte come fanno tutti i contribuenti sono le benvenute nel mercato italiano, come tutte le grandi imprese multinazionali».

note

Autore immagine: Google Immagini


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