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Fisco: come difendersi

8 agosto 2018 | Autore:


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Accertamenti fiscali: le mosse del contribuente per tutelarsi dall’Agenzia delle Entrate e dal redditometro.

Quasi tutti i contribuenti hanno il problema di difendersi dal fisco, anche chi ha le carte in regola: non solo perché spesso l’amministrazione finanziaria sbaglia e invia richieste di pagamento a chi invece non ha alcun obbligo, ma anche perché, in buona fede, si compiono degli atti che, all’algoritmo di un computer (in questo caso quello del fisco), possono apparire sospetti. Si pensi a un ragazzo disoccupato che, tutto d’un tratto, diventa proprietario di una casa compratagli dai genitori o pagata col denaro ricevuto in eredità; in questo caso l’Agenzia delle Entrate rileva l’intestazione di un immobile in capo a un soggetto privo di reddito – cosa che farebbe insospettire chiunque – senza però essere in grado di sapere con quali soldi è stato acquistato il bene. Ecco che allora a chiedersi come difendersi dal fisco non è solo l’evasore fiscale ma anche il contribuente che non ha mai sottratto un euro all’erario.

In questa guida forniremo alcuni suggerimenti, quelli più comuni per poter sopravvivere agli accertamenti fiscali.

In che modo il fisco controlla l’evasione fiscale?

Il fisco ha diverse armi per contrastare l’evasione fiscale. La scelta è ovviamente rimessa nelle mani dell’Agenzia delle Entrate a seconda dello specifico caso.

Controllo delle dichiarazioni dei redditi

Spesso gli accertamenti derivano dal controllo delle dichiarazioni dei redditi e dei dati riportati dai contribuenti, non sempre in linea con quelli invece in possesso dell’amministrazione finanziaria. Si immagini, ad esempio, un contribuente che riporta come familiare “fiscalmente a carico” la moglie o un figlio quando invece questi percepiscono un reddito sopra la soglia prevista dalla legge.

Accertamento presuntivo o analitico-induttivo

C’è poi l’accertamento analitico induttivo, denominato anche “presuntivo” che consiste nella contestazione dell’evasione mediante il ricorso a presunzioni qualificate, ovvero gravi, precise e concordanti. Tra le metodologie di accertamento presuntivo più comuni rientrano il redditometro, le indagini finanziarie, il tovagliometro, le percentuali di ricarico, i parametri contabili e gli studi di settore.

Sono in sostanza infinite le ipotesi in cui l’imponibile del contribuente può essere determinato in via presuntiva, come da tabella che segue. Vi rientrano ad esempio:

  • il divario tra scontrini fiscali e carta di credito:
  • documenti, brogliacci, contabilità parallela;
  • files rinvenuti nel computer durante un controllo;
  • documenti ricevuti presso terzi;
  • consumo di carburante per gli agenti di commercio;
  • consumo di energia elettrica per le aziende:
  • tovagliometro, ossia i costi che il ristorante spende per lavorare le tovaglie sporcate dai clienti;
  • prezzi esposti al pubblico;
  • presenza di lavoratori in nero;
  • consulenze aziendali spropositate rispetto ai guadagni dichiarati, ecc.

Accertamento induttivo

C’è poi l’accertamento induttivo che, tra tutti, è quello più pericoloso. Esso si caratterizza per il minor rigore con cui l’Agenzia delle Entrate è legittimata alla ricostruzione del reddito e, di conseguenza, è potenzialmente più lesiva dei diritti del contribuente rispetto agli accertamenti analitici o presuntivi. Ciò perché l’accertamento avviene:

  • sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza;
  • con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili;
  • utilizzando presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

La legge però subordina l’accertamento alla la sussistenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • omessa presentazione della dichiarazione;
  • mancata indicazione del reddito d’impresa in dichiarazione;
  • rilevazione, mediante verbale d’ispezione, di omessa tenuta della contabilità, sottrazione all’ispezione di una o più scritture contabili (rileva il rifiuto di esibizione), o di scritture contabili non disponibili per forza maggiore;
  • rilevazione, mediante verbale d’ispezione, della generale inattendibilità della contabilità;
  • inottemperanza del contribuente agli inviti disposti dagli uffici;
  • irregolarità dichiarative relative agli studi di settore.

Perché difendersi dal fisco?

Abbiamo visto che anche chi ha le carte in regola può essere oggetto di un accertamento fiscale. Si pensi al marito che intesta l’auto alla moglie pur essendo questa priva di reddito o al giovane disoccupato che vive da solo grazie a una grossa somma ereditata e depositata sul conto corrente da più di cinque anni. Sono tutte situazioni che possono far nascere più di un sospetto all’Agenzia delle Entrate e far partire così una richiesta di chiarimenti.

Tra tutte le reti utilizzate dall’Agenzia delle Entrate, quella nella quale finiscono più “pesci”, buoni e cattivi, è appunto il redditometro. Questo strumento è un algoritmo in grado di misurare il livello di spesa di ogni contribuente per poi misurarlo con il reddito da lui dichiarato in quello stesso anno: per cui, se il soggetto ha speso più di quanto ha guadagnato è verosimile che ha occultato una parte dei propri averi al fisco. Ma l’Agenzia delle Entrate, prima di notificargli l’accertamento, gli consente di difendersi preventivamente; pertanto lo chiama a fornire chiarimenti e per dimostrare da dove ha preso i soldi con cui ha condotto un tenore di vita superiore alle sue possibilità. Sul punto ti invito a leggere la guida Redditometro: cos’è e come funziona.

Un esempio è dato da chi acquista beni di lusso il cui prezzo è incompatibile con la sua busta paga o la cui manutenzione è particolarmente costosa (si pensi a un impiegato di banca che, con uno stipendio di 1.800 euro, acquista una Lamborghini).

Attenzione però: per far scattare il redditometro è necessario che il volume di spesa sia superiore di almeno il 20% (un quinto) rispetto a quanto guadagnato. Le piccole incongruenze sono irrilevanti.

Come difendersi dal fisco

Prima di dare qualche suggerimento su come difendersi dal fisco dobbiamo però ammonire il lettore di una cosa molto importante: non ci si può difendere dal fisco se non si hanno documenti che dimostrano la fondatezza di ciò che si sostiene. Difatti nelle cause innanzi alle commissioni tributarie, e di conseguenza anche nei confronti presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, le testimonianze non hanno valore. Ecco perché è sempre bene tenere una contabilità ordinata, la prova di eventuali assegni ricevuti e gli estratti conto che dimostrano il ricevimento di bonifici.

Ci sono una serie di soluzioni per difendersi dal fisco nei casi in cui l’accertamento è di tipo presuntivo. Genericamente la legge dice che, per evitare l’accertamento, il contribuente deve dimostrare di essersi procurato i soldi tramite redditi già tassati alla fonte o esentasse. Cosa significa? Il fatto che nella dichiarazione dei redditi non appaiono le maggiori entrate deve essere dovuto al fatto che queste non devono essere denunciate (si pensi a una donazione) o che sono già tassate prima dell’erogazione (si pensi a una vincita al gioco).

Ecco allora alcuni suggerimenti per dimostrare all’Agenzia delle Entrate di aver ricevuto i soldi in modo lecito.

Vendita di beni usati

Il primo modo per difendersi dal fisco è dimostrare di aver avuto una maggiore disponibilità economica per via della vendita di propri beni. Si pensi al contribuente che vende la propria casa e, con il prezzo, ne acquista un’altra o a chi dà in permuta la vecchia con una nuova, aggiungendo solo un piccolo sovrapprezzo.

La vendita di un bene usato non dà luogo a un reddito imponibile e, pertanto, va riportata nella dichiarazione dei redditi. Ecco perché la disponibilità di tale denaro è un fatto non noto all’Agenzia delle Entrate, ma suscettibile di bloccare l’accertamento fiscale. Non è infatti illegale vendere un bene di seconda mano e trattenere i soldi per altri acquisti o in banca (se si tratta di cifre superiori a 3mila euro bisognerà far transitare il denaro da un bonifico o un assegno). Per dimostrare ciò il contribuente deve avere sempre i documenti (un estratto conto o la copia dell’assegno).

Donazioni

Si ricevono spesso donazioni di denaro. Si tratta di redditi esenti che, anche in questo caso, servono per difendersi da un eventuale accertamento basato sul maggiore potere d’acquisto. Le donazioni non vanno indicate in dichiarazione dei redditi se rientrano nelle soglie di esenzione che sono:

  • genitori-figli, nonni-nipoti, coniugi: 1milione di euro; dopodiché l’aliquota è al 4%;
  • fratelli: 100mila euro; dopodiché l’aliquota è al 6%;
  • parenti fino al 4° grado: 6%;
  • tutti gli altri soggetti: 8%.

Convivenza con familiari titolari di reddito

In molti casi, per difendersi dal fisco, si sostiene che la maggiore capacità di spesa è derivata dai contributi dei familiari. In tal caso, Secondo la Corte non basta solo dimostrare, con documenti alla mano, di aver ricevuto soldi in regalo come prova contro il fisco. Bisogna anche dimostrare:

  • la disponibilità all’interno del nucleo familiare di tali redditi: ad esempio, sarà difficile sostenere di aver ricevuto soldi in donazione dalla madre se questa è titolare di una pensione minima e di un conto con una giacenza irrisoria; sarà invece più facile per chi ha entrambi i genitori che lavorano e che sono benestanti;
  • l’entità dei redditi dei familiari conviventi: a completamento del punto precedente, il contribuente che subisce l’accertamento tramite redditometro deve provare quali sono le fonti di reddito dei parenti che hanno consentito a questi di regalargli il denaro necessario all’acquisto “sospetto”;
  • la durata del possesso di tali redditi in capo al contribuente interessato dall’accertamento.

Non spetta invece al contribuente provare l’impiego proprio di tali redditi per l’acquisto dei beni sospetti. Per esempio, se un contribuente acquista un’automobile e l’Agenzia delle Entrate gli chiede come è riuscito ad acquistarla se è disoccupato, il contribuente che voglia difendersi dal redditometro dovrà:

  • indicare al fisco chi sono i familiari con cui vive;
  • che lavoro fanno i familiari conviventi
  • quanto guadagnano i suddetti soggetti
  • la donazione (o le donazioni) da questi ricevuta/e tramite prova documentare: bonifici, assegni, ecc.

Eredità e vincite al gioco

Il contribuente può difendersi dal redditometro dimostrando di aver ricevuto una somma in denaro come eredità e di averla utilizzata per acquistare i beni che hanno fatto scattare l’accertamento. Stesso discorso per quanto riguarda le vincite al gioco e la lotteria.

Conto in banca

Le disponibilità in banca anteriori a cinque anni non sono più accertabili. Questo significa che il contribuente potrà difendersi dal fisco dimostrando che i beni di lusso, superiori al suo reddito, sono stati acquistati grazie alla giacenza che aveva sul conto corrente.

Sono sufficienti i conti bancari esibiti dal contribuente a sconfessare il redditometro. La produzione di documentazione bancaria, infatti, è in grado di fornire tutte le indicazioni sull’entità dei redditi, date di movimenti e sull’eventuale addebito di assegni circolari usati per acquisti. Lo ha stabilito la Cassazione con una recente ordinanza [1]. Così è stato respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate contro la sentenza che aveva annullato un accertamento a carico di un contribuente. Secondo la Corte «la mera produzione di documentazione bancaria, in considerazione della natura di estratto di scrittura contabile, fornisce tutte le indicazioni sull’entità dei redditi, sulle date dei movimenti, sull’eventuale addebito di assegni circolari usati per taluni acquisti, la cui esibizione è in grado di scalfire le risultanze a cui è pervenuto l’ufficio». I conti bancari del contribuente, in definitiva, riescono a sconfessare l’accertamento.

note

[1] Cass. ord. n. 12026/18 del 16.05.2018.

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