Diritto e Fisco | Editoriale

Cartella di pagamento al familiare defunto

12 Agosto 2018
Cartella di pagamento al familiare defunto

Con la morte non tutti gli eredi sono tenuti a pagare, né tutti i debiti sono ricompresi nell’eredità. Ecco come far annullare o ridurre le cartelle di pagamento di un familiare defunto.

Quando arriva una cartella di pagamento per una persona deceduta si cade spesso nel panico: un po’ perché gli eredi sono tenuti a rispondere dei debiti del defunto e non sempre sono in grado di conoscerne le vicende più personali, come quelle relative ai debiti col fisco; un po’ perché ci si chiede spesso se, ad essa, ne seguiranno delle altre, cosa che potrebbe prendere in contropiede coloro che hanno accettato l’eredità; un po’ perché spesso si ignora come e se la cartella va divisa con gli altri coeredi (tra cui spesso si creano litigi); infine perché è sempre opportuno andare da un consulente per tentare di far annullare la cartella o impugnarla davanti al giudice. In questo articolo ti forniremo alcuni chiarimenti in merito alla cartella di pagamento al familiare defunto e ti spiegheremo in che misura è possibile difendersi.

Cartella di pagamento per sanzioni o multe: gli eredi non ne rispondono

La prima cosa che mi sento di dirti per tranquillizzarti è che gli eredi non rispondono mai delle sanzioni contenute nella cartella esattoriale e, quindi, anche delle multe stradali (che sono appunto sanzioni). Per cui se nella cartella sono presenti degli importi dovuti a titolo di imposta non versata ed altri a titolo di sanzioni, si può presentare un’istanza in autotutela all’ente impositore, comunicata per conoscenza anche all’Agenzia Entrate Riscossione, per chiedere lo sgravio delle sanzioni. Di solito la richiesta viene accolta bonariamente in questo modo, senza bisogno di ricorrere al giudice.

Cartella di pagamento persona deceduta: chi paga?

A pagare la cartella esattoriale al familiare defunto sono tutti gli eredi che hanno accettato l’eredità o che l’hanno accettata con beneficio di inventario, ciascuno in proporzione alla propria quota di eredità. Per cui, in presenza di una cartella da 3mila euro e di tre eredi, ciascuno di questi dovrà pagare solo mille euro. Questa regola però non vale per le cartelle di pagamento relative a Irpef e Irap non pagate per le quali vale la regola della responsabilità solidale: in pratica il fisco può chiedere l’intero pagamento anche a uno solo dei coeredi, fatta salva la possibilità per questi, dopo essere stato aggredito dal pignoramento, di rivalersi contro gli altri.

Sul punto leggi Debiti del defunto per cartelle di pagamento.

Altra questione molto importante: a pagare sono anche gli eredi che hanno accettato con beneficio di inventario. Difatti tale modalità di accettazione limita soltanto la loro responsabilità in termini quantitativi, ma non la esclude. Tanto per fare un esempio: se una persona riceve in eredità 10mila euro, nell’ipotesi in cui accetti l’eredità con beneficio di inventario i creditori del defunto potranno pignorargli solo tale somma ottenuta con la successione, ma non i beni personali (che restano intangibili).

Invece, non è tenuto a pagare chi rinuncia all’eredità.

Chi utilizza i beni dell’eredità o ne è già nel possesso (si pensi al convivente) non può più rinunciare all’eredità se non fa la dichiarazione entro 40 giorni dalla redazione dell’inventario (che deve essere fatto entro 3 mesi dal decesso). Anche la vendita di uno dei beni dell’eredità si considera accettazione tacita ed è incompatibile con la rinuncia all’eredità.

Chi rinuncia all’eredità e riceve una cartella di pagamento per il familiare defunto può far annullare tale atto ricorrendo al giudice. Una volta annullato, però, se ancora non sono decorsi 10 giorni dal decesso, può «revocare la rinuncia all’eredità» e accettare la sua quota: un ottimo metodo per evitare di pagare i debiti del defunto senza perdere la propria parte della successione.

Cartella di pagamento per persona deceduta: dove deve arrivare?

Un mezzo comunemente usato per contestare le cartelle di pagamento è il luogo di notifica. Nel primo anno dalla morte del contribuente vanno recapitate all’ultimo indirizzo del contribuente prima di morire. L’intestazione della cartella deve essere rivolta a tutti gli eredi (impersonalmente) del debitore. Dopo un anno, però, le ulteriori notifiche (solleciti, pignoramenti) devono avvenire presso l’indirizzo di ciascun erede e con l’espressa indicazione del rispettivo nome e cognome.

Controllare la prescrizione

Potrebbe darsi che la cartella di pagamento per debiti del defunto riporta imposte o sanzioni ormai cadute in prescrizione. Una verifica preventiva, prima di ricorrere al giudice e far annullare la cartella, sarà più che opportuna. A tal fine è consigliabile recarsi presso qualsiasi ufficio dell’Agente della Riscossione e chiedere una copia dell’estratto di ruolo che indica tutte le cartelle notificate e i relativi solleciti. Per questi atti bisognerà verificare, anche attraverso una domanda di accesso agli atti amministrativi, se le varie raccomandate hanno interrotto i termini di prescrizione o meno. La domanda può essere presentata, anche via internet, da ciascuno degli eredi.

Ricordiamo che la prescrizione è di 10 anni per Irpef (salvo qualche giudice che ritiene che sia di 5), Iva, Irap, canone Rai, imposta di registro, imposta di bollo; è di 5 anni per Imu, Tasi, Tari, contributi Inps e Inail, multe stradali e altre sanzioni; è di 3 anni per il bollo auto.

Leggi sul punto Debito del defunto per cartelle di pagamento.



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