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Lo sai che? Bonus 80 Euro

Lo sai che? Pubblicato il 16 maggio 2018

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Bonus 80 euro: chi può riceverlo e chi no, a quali condizioni, come fare richiesta e cosa devo dimostrare per ottenerlo.

Tra i più recenti interventi di sostegno ai consumi e al reddito delle famiglie, il legislatore ha introdotto nel 2014 il bonus 80 euro: si tratta di una misura che permette a coloro che si trovano in una determinata situazione reddituale di poter ottenere un bonus nella busta paga mensile, che non si computa ai fini del reddito da dichiarare per l’IRPEF.
Senz’altro, la misura ha avuto il merito di contribuire ad incrementare il reddito per tutti quelli che faticano ad arrivare a fine mese. Ma quali sono le condizioni per poter ricevere il bonus? Che natura ha il beneficio ai fini fiscali? Si tratta di una misura destinata a durare nel tempo o è un bonus una tantum? Come faccio ad essere sicuro di aver diritto al bonus e come faccio a calcolare il reddito necessario a rientrare nei requisiti richiesti dalla legge? Per rispondere a tutte queste domande è necessario esaminare nel dettaglio la disciplina prevista dalla legge, passando per l’analisi dei casi in cui si ha diritto a beneficiare del bonus, delle condizioni e degli strumenti per cui richiederlo, e della documentazione necessaria a questo fine.

Bonus 80 euro: cos’è?

Il bonus 80 euro è un’agevolazione fiscale che viene attribuita su base mensile ai lavoratori che risultano in possesso di determinati requisiti [1]. La misura rientra nel novero dei meccanismi fiscali già ampiamenti utilizzati in Italia. Nello specifico, si atteggia come un credito Irpef, che viene accreditato direttamente dal datore di lavoro in busta paga ai lavoratori che ne possono beneficiare: in sostanza, non si tratta di un aumento di stipendio o di un contributo statale, ma di una sorta di sconto sulle imposte, che permette, se sussistono i requisiti, di beneficiare di un totale di 960 euro lordi in più all’anno, o di una cifra inferiore se il vostro reddito supera una determinata soglia. Da ciò deriva che il bonus non deve essere richiesto con apposita domanda, in quanto viene accreditato automaticamente sulla busta paga a fine mese per i lavoratori dipendenti.

L’agevolazione è stata introdotta una tantum dal Governo Renzi nel 2014, ma nel 2015 con la legge di Stabilità è diventata strutturale, per essere confermata negli anni successivi [2]. Da ultimo, la Legge di Bilancio 2018 ha modificato il meccanismo di riconoscimento del bonus, innalzando le soglie di reddito da 24.000 a 24.600 euro (fascia per ottenere il bonus integrale), e aumentando la soglia massima (per ottenere il bonus ridotto) da 26.000 a 26.600 euro [3]. Tuttavia, pur avendo riportato una vasta applicazione tra milioni di lavoratori, il bonus 80 euro ha riscontrato anche una certa opposizione, dal momento che i suoi requisiti di applicazione sono particolarmente stringenti e che sono stati molti i casi di contribuenti a cui il fisco ha richiesto la restituzione del bonus ricevuto. Per questo motivo, è necessario esaminare nel dettaglio la disciplina prevista dalla legge e capire quando conviene o meno beneficiare del bonus 80 euro.

Ho diritto al bonus 80 euro?

Partiamo da questa semplice domanda: chi ha diritto al bonus 80 euro? In seguito alle recenti riforme, è stato ampliato il novero dei soggetti che hanno diritto a ricevere il bonus da 80 euro. Le soglie di riferimento riguardano i lavoratori con un reddito compreso tra gli 8.000 e i 26.600 euro lordi l’anno: questi soggetti si vedono attribuite 12 mensilità da 80 euro.

Hanno diritto al bonus in generale tutti i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato che rimangono nelle soglie reddituali considerate. Nel calcolo del reddito si considera il cumulo tra lo stipendio ed eventuali entrate ulteriori, come gli affitti percepiti su una casa o un secondo lavoro. Oltre ai lavoratori dipendenti, il bonus spetta anche alle seguenti categorie:
– soci lavoratori nelle società cooperative;
– disoccupati che percepiscono l’indennità di disoccupazione;
– studenti titolari di borse di studio o di assegni per la formazione professionale;
– lavoratori in mobilità o in cassa integrazione;
– lavoratori impiegati presso i servizi sociali o in lavori socialmente utili;
– i lavoratori a progetto (i famigerati co.co.co. e co.co.pro);
– i lavoratori delle forze dell’ordine (polizia, carabinieri, vigili del fuoco, esercito, capitaneria di porto e simili).

Ad essere esclusi dal bonus 80 Euro sono essenzialmente i soggetti che non rientrano nei limiti di reddito considerati. In particolare, occorre spiegare per quale motivo il bonus non viene riconosciuto al di sotto della soglia di 8.000 euro annui: nonostante questi soggetti abbiano un reddito più basso di quelli a cui è destinato il bonus Renzi, la soglia reddituale li inserisce nella cosiddetta no tax area. In altri termini, chi guadagna meno di 8.000 euro annui non è soggetto al pagamento delle imposte: per questo motivo, visto che il bonus 80 euro è un credito IRPEF, non può beneficiare di questo sconto.

Sono, inoltre, esclusi dal bonus i collaboratori domestici, dal momento che per questi ultimi il datore di lavoro non è considerato sostituto d’imposta. Costoro dovranno recuperare il bonus attraverso la dichiarazione dei redditi: ad esempio, una colf o una baby sitter non ricevono automaticamente il bonus 80 euro, ma ne beneficeranno con uno sconto conseguente sull’imponibile IRPEF. Allo stesso modo, sono esclusi dal bonus i pensionati e coloro che percepiscono rendite vitalizie o assegni periodici, dal momento che anche per questi soggetti non si configura un rapporto di lavoro.

Quali sono i requisiti per ottenere il bonus 80 euro?

Abbiamo anticipato che per vedersi riconosciuto il bonus non è necessario fare alcuna domanda specifica, poiché questo viene versato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Ciò nonostante, sono previsti dei requisiti di reddito molto stringenti, rispetto ai quali è necessario osservare qualche accorgimento.

Innanzitutto, vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti per ottenere il bonus 80 euro. La legge prevede che per la fascia compresa tra gli 8.174 e i 24.600 euro lordi annuali, i beneficiari hanno diritto ad un bonus in misura fissa di 80 euro mensili per un totale di 960 euro lordi annui. Tuttavia, per i lavoratori che si collocano nella fascia di reddito compresa tra i 24.600 e i 26.600 euro lordi annui, la cifra può essere ridotta [4]. Quindi, per sapere esattamente a quanto ammonterà il bonus annuo percepito, è possibile calcolare la cifra esatta con la seguente formula matematica: 960 X (26.600 – Reddito percepito) : 2.000. Ecco, a titolo esemplificativo, i dati principali:

  • sotto gli 8.174 euro annui, il bonus non è dovuto;
  • per i redditi compresi tra 8.174 e 24.600 euro, il bonus è integrale è ammonta a 960 euro annui;
  • per i redditi annui di 25.000 euro, il bonus annuale ammonta a 768 euro annui;
  • se il reddito è di 25.500 euro, il bonus è pari a 528 euro l’anno;
  • infine, se il reddito è pari o superiore a 26.600 euro, il bonus è nullo.

Perché è importante stabilire se si rientra perfettamente all’interno della soglia stabilita dalla legge? Perché se il reddito annuale lordo, calcolato al netto della casa principale e di altre indennità o sgravi fiscali percepiti (come, ad esempio, l’anticipo sul TFR) dovesse risultare superiore alla soglia massima, il bonus percepito nel corso dell’anno deve essere restituito.
Da ciò deriva che è necessario comunicare al proprio datore di lavoro la presenza di eventuali redditi extra derivanti da altre attività di cui quest’ultimo potrebbe non essere a conoscenza: se percepite un affitto o svolgete una seconda attività lavorativa, inevitabilmente rischiate di sforare la soglia reddituale massima prevista per il riconoscimento del bonus.
Altro elemento importante da tenere a mente riguarda il meccanismo di erogazione del contributo. Il bonus 80 euro è dovuto per intero (o nella misura corrispondente alla fascia di reddito risultante), se il rapporto di lavoro è continuativo per tutto l’anno. Se, però, il contratto di lavoro non è annuale, è possibile ricevere soltanto gli importi del bonus relativi alle effettive mensilità di lavoro, per cui la misura annuale del bonus sarà corrispondente al periodo di impiego.

In quali casi bisogna restituire il bonus?

Abbiamo detto che ci sono casi in cui è obbligatorio restituire il bonus 80 euro erogato in busta paga: questo avviene solitamente perché la busta paga annuale non supera i limiti di reddito previsti dalla legge, ma il lavoratore ha altre entrate indipendenti, come una rendita immobiliare, i proventi di un investimento, e così via, che inevitabilmente fanno incrementare il reddito annuale.
Addirittura, nel suo primo anno di applicazione, sono stati circa 1,4 milioni i contribuenti chiamati dal fisco alla restituzione (totale o parziale) del bonus Renzi. La revoca del beneficio scatta in tutti i casi in cui non si ha diritto al bonus o si è percepito in misura maggiore a quella dovuta. In altri termini, se avete un reddito inferiore o superiore alle soglie stabilite dalla legge, dovrete restituire per intero il bonus; viceversa, se avete un reddito compreso tra i 24.600 e i 26.600 euro e vi è stato accreditato il bonus integrale, ne dovrete restituire la parte in eccedenza.
Non è corretto affermare, invece, che lo Stato si riprende il bonus tramite le imposte successivamente dovute. Anzi, il funzionamento del bonus è proprio nel senso di istituire una soglia di reddito non soggetta a tassazione, tale da far trovare al lavoratore quasi 1.000 euro in più alla fine dell’anno, ai quali non si applicano le regole sulla fiscalità generale IRPEF.

Come funziona la restituzione del bonus in eccesso? Se il lavoratore risulta un contribuente che ha già beneficiato di detrazioni Irpef da lavoro dipendente che superano l’imposta lorda dovuta, o risulta avere redditi ulteriori e, quindi, non aveva diritto al bonus, o per qualsiasi altra causa che non lo rende idoneo a percepirlo, dovrà restituire l’importo con la prima busta paga utile, a seguito di liquidazione del modello 730; in alternativa, è necessario versare in un’unica soluzione tutto l’ammontare del bonus non dovuto ma percepito successivamente, con la presentazione del modello Unico della dichiarazione dei redditi. Se, però, il 730 risulta in credito per il dipendente, l’importo dovrà essere restituito dal datore di lavoro con il cedolino di luglio, per poi essere compensato tramite il modello F24. Il datore di lavoro, poi, tratterrà quanto restituito in più rate, secondo la scelta operata dal lavoratore con il 730.

Bonus 80 euro: in quali casi conviene rinunciare?

Vista la disciplina del bonus 80 euro, le condizioni per riceverlo, e l’obbligo di restituzione se non se ne aveva diritto, ci sarebbe da domandarsi se, in alcuni casi, convenga addirittura rinunciare a percepire il bonus.
Il problema della restituzione, infatti, è che il lavoratore che non ha rispettato i requisiti di legge, ma che ha beneficiato del bonus Irpef, è costretto a versare al fisco l’intero credito ricevuto in un’unica soluzione, al momento della dichiarazione dei redditi. Proprio per evitare questo inconveniente, se si hanno dubbi in merito all’effettiva spettanza del credito d’imposta, potrebbe risultare più conveniente rinunciare al bonus 80 euro, compilando un apposito modulo di rinuncia al bonus da consegnare al datore di lavoro.

Un’altra fonte di dubbi potrebbe derivare per quei soggetti che non hanno un lavoro stabile, tale da avere il dubbio di non arrivare alla soglia minima richiesta dalla legge per il riconoscimento del bonus 80 euro. Si è già detto che il bonus è rapportato alle giornate lavorative effettivamente svolte e a quelle assimilate. Per questo, i lavoratori con contratti a termine, che non hanno la certezza di un’occupazione continuativa per tutto l’anno (ma il problema si ripresenta, a parti opposte, anche per chi svolge occasionalmente degli straordinari, che potrebbero variare notevolmente la busta paga di un mese rispetto alle altre), dovrebbero necessariamente calcolare in anticipo l’ammontare del reddito imponibile.

E’ possibile fare ciò prendendo come riferimento la retribuzione lorda mensile o l’imponibile che viene dichiarato all’Inps per il versamento dei contributi; questa somma deve essere moltiplicata per 13 mensilità (o 14, se percepite anche la quattordicesima), eliminando dal risultato l’equivalente dell’aliquota Inps a carico del lavoratore (che, solitamente è del 9,19% del totale, ma può variare a seconda del rapporto di impiego). All’esito di questa operazione sarà possibile determinare se il risultato reddituale è inferiore, compreso o superiore alle soglie di reddito previste dalla legge.

Se neanche così avete la certezza di ottenere un risultato attendibile, perché ad esempio, non potete calcolare in anticipo il lavoro extra, i premi, le assenze retribuite e l’ammontare dei redditi supplementari rispetto allo stipendio, allora è meglio rinunciare al bonus. Questa scelta, peraltro, non pregiudica la possibilità di ricevere il bonus: se il lavoratore ha rinunciato al bonus 80 euro, ma risulta idoneo allo scadere dell’anno, perché il suo reddito non supera le soglie previste dalla legge, il diritto al beneficio non viene meno; il lavoratore, quindi, ha diritto a ricevere quanto gli spetta in un’unica soluzione, mediante il conguaglio del modello 730 relativo all’anno successivo.

note

[1] Il Bonus 80 Euro (anche noto come Bonus Renzi) è stato introdotto dall’art. 1 del D.L. 66 del 24 aprile 2014, convertito in Legge 89/2014, come misura una tantum finalizzata ad incrementare i redditi da lavoro più bassi ed a favorire la ripresa dei consumi.

[2] Il bonus è stato confermato dalla Legge di Stabilità 2015, diventando strutturale: pertanto esso è stato corrisposto anche per il 2016 e per il 2017.

[3] Tali modifiche sono state introdotte dall’art. 1, co. 132 della Legge 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), che ha modificato anche l’art. 13, co. 1-bis del D.P.R. 917/1986 (noto anche come Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Tale modifica è stata resa necessaria per evitare che il bonus rendesse praticamente nullo l’aumento degli stipendi riconosciuti ai dipendenti statali dalle coeve riforme che hanno inciso sul rinnovo dei contratti pubblici.

[4] I dettagli sulle soglie reddituali relative al Bonus 80 Euro sono specificati dal già citato art. 13, co. 1-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir).


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