Diritto e Fisco | Editoriale

Il disturbo al riposo notturno in condomino

8 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 giugno 2018



Attenti a turbare la quiete pubblica: scatta il reato. Presupposti, caratteristiche e conseguenze per chi attenta al riposo delle persone.

Siete residenti in un condominio come tanti e siete stati improvvisamente svegliati da urla e schiamazzi provenienti da un condomino rumoroso. Oppure stavate placidamente dormendo tra le braccia di Morfeo, allorquando un condomino alticcio ha cominciato ad urlare frase irripetibili, svegliandovi dal vostro meritato riposo. E, inoltre, vi è capitato mai di avere a che fare con un vicino con il vizio di tenere molto alto il volume della televisione accesa, anche di notte? Ebbene, nei casi appena riportati è lecito il comportamento descritto? Se c’è qualcuno che arreca disturba al riposo notturno in condominio è reato oppure si tratta di una condotta priva di rilevanza penale? Approfondiamo insieme l’argomento in questo articolo.

Disturbo del riposo delle persone: il reato

La legge [1] tutela, anche penalmente, il riposo delle persone, specificatamente prevedendo un’ipotesi di reato, anche se di minore rilevanza (tecnicamente, infatti, non si tratta di un delitto, ma di una contravvenzione). In particolare, è previsto l’arresto fino a tre mesi o un’ammenda fino a trecentonove euro a carico di chi, mediante schiamazzi, rumori, strumenti sonori, ecc, disturba, tra l’altro, il riposo delle persone. Tecnicamente, questo reato si definisce di pericolo presunto, essendo sufficiente che i rumori intollerabili (tecnicamente definiti emissioni rumorose) siano potenzialmente in grado di disturbare le occupazioni o il riposo di un numero indefinito di persone, senza considerare quante siano state effettivamente e concretamente disturbate [2]. La Cassazione appena richiamata in nota, quindi, spiega che c’è reato anche se, di fatto, ad essere disturbato dagli schiamazzi sia stato soltanto qualcuno.

Disturbo del riposo delle persone: la prova

Qualcuno potrebbe pensare che per raggiungere la prova del reato o, per meglio dire, per dimostrare la capacità dei rumori provocati di disturbare il riposo delle persone, sia necessaria una perizia oppure una qualsivoglia strumentazione atta a misurare il rumore provocato: ebbene non è così. La Cassazione, già citata, ha precisato che non è necessario verificare, con una perizia, se i rumori emessi abbiano superato la normale tollerabilità. Infatti, il giudice può accertare questa circostanza su altri elementi probatori in grado di dimostrare obiettivamente il disturbo della quiete pubblica (ad esempio, gli stessi testimoni/vittime dell’accaduto). Quindi, in termini più poveri, se un vicino rumoroso ha disturbato il vostro riposo notturno urlando a squarciagola, rompendo oggetti e quant’altro, magari attirando l’attenzione dei passanti, sicuramente potrà essere denunciato e perseguito anche senza alcuna perizia: come detto, saranno sufficienti le dichiarazioni testimoniali.

Vicino di casa: urla e schiamazzi

È uno degli esempi riportati in premessa. Se cioè, durante la notte un condomino si rende responsabile di urla e schiamazzi tali da disturbare, anche solo potenzialmente, il riposo delle persone, va penalmente perseguito. Lo precisa la Suprema Corte di Cassazione appena citata in nota [2], la quale ha confermato la condanna a 100 euro di ammenda inflitta al responsabile dal Tribunale. Nel caso specifico, c’erano stati vetri rotti ed altri rumori, talmente forti, da essere sentiti da un passante che aveva, quindi, chiamato le forze dell’ordine. Si è trattata, pertanto, di una condotta pienamente conforme a quella vietata dalla legge.

Vicino con la televisione alta

Un vicino in condominio profondamente scostumato è quello che tiene il volume della televisione troppo alto. Se questo è tale da arrecare disturbo al riposo delle persone, scatta inesorabile la responsabilità penale. È la Cassazione [3] a precisare questa eventualità, se ovviamente il volume troppo alto è idoneo a disturbare, anche solo potenzialmente, la cosiddetta quiete pubblica. Nel caso esaminato dagli Ermellini, lo scostumato condomino durante la notte, aveva il volume del televisore talmente alto che i carabinieri accorsi, erano stati in grado di comprendere chiaramente persino le parole pronunciate all’interno del programma tv in onda. Per questa ragione, la Corte ha confermato la condanna inflitta al responsabile nei precedenti gradi di giudizio.

note

[1] Art. 659 cod. pen.

[2] Cass. pen sent. n. 9361/2018.

[3] Cass. pen sent. n. 28670/2017.

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